SEO, guida ai footprint di Google mediante esempi Uno strumento molto utile per trovare potenziali backlink, senza tool esterni e sfruttando la "magia" degli operatori di ricerca

<span class="entry-title-primary">SEO, guida ai footprint di Google mediante esempi</span> <span class="entry-subtitle">Uno strumento molto utile per trovare potenziali backlink, senza tool esterni e sfruttando la "magia" degli operatori di ricerca</span>

In questa seconda puntata di tutorial SEO “in libertà”, parlerò un po’ di uno strumento secondo me parecchio sottovalutato, da me già affrontato su Webhouse qualche tempo fa. Normalmente, infatti, quando di parla di ricerca e creazione di backlink per il proprio sito – cosiddetta link building o link earning – si tende a pensare che servano per forza degli strumenti esterni, del tool che poi sono quasi sempre a pagamento, costano parecchio e non sempre sono semplicissimi da usare. In realtà la ricerca di backlink, con un po’ di pratica e di creatività, possono essere ricercati anche direttamente da Google, con il vantaggio di trovare quasi sempre link presenti nell’indice di Google (quindi meno probabilmente penalizzanti), con un certo valore e, il più delle volte, che potrebbero sfuggire anche ai tool più avanzati.

Passiamo subito alla pratica: gli operatori di Google sono più o meno noti a tutti, ed in questo guida ammetto che per voi non abbiano segreti. Sì, perchè il loro uso di base è ben documentato, mentre quello combinato lo è decisamente meno. Per chi non avesse presente, ricordo brevemente gli operatori di Google che useremo in questa sede.

  • Operatore site: Serve a cercare tra i risultati di un sito, ad esempio site:trovalost.it
  • Operatore – Serve ad escludere risultati o parole chiave dai risultati, al fine di raffinare la ricerca

Cosa sono i footprint?

Di norma si considerano footprint una combinazione imprecisata di operatori e chiavi di ricerca, effettuate alle scopo di fare emergere – o fare mining – di eventuali risorse di valore nascoste tra i risultati di ricerca di Google. Il presupposto è che i backlink che dovremo guadagnarsi siano da ricercare certamente all’interno di siti web indicizzati in precedenza (altrimenti sarebbe inutile, oppure dovremmo lavorarci ulteriormente per fare indicizzare quei siti); per cui Google può essere lo strumento ideale per la ricerca di backlink.

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Sappiamo ad esempio che article marketing e guest blog siano due strategie molto usate di link building, per cui, molto semplicemente, un primo footprint SEO per trovare facilmente siti disponibili a guest post potrebbe essere, rispettivamente:

  • article marketing
  • guest blog

oppure, meglio ancora:

  • article marketing italiano
  • guest blog italiano

Ovviamente queste sono solo stringhe di ricerca o query ordinarie, che rischiano di portarci su siti chiaramente generalisti che, in linea di massima, non sono il top in termini di prestazioni. Se il nostro sito è incentrato su un certo argomento (topic), pertanto, proviamo a stilare una lista di termini di ricerca correlati a quel topic: se ad esempio il topic è macchine da cucire, i termini di ricerca potrebbero essere ad esempi sinonimi, parole correlate, parole simili, mispelling e così via: {macchine per cucire, tagliacuci, …}

per cui andremo a cercare tutte le combinazioni possibili generate in precedenza:

  • article marketing macchine per cucire
  • guest blog macchine per cucire
  • article marketing tagliacuci
  • guest blog italiano tagliacuci
  • article marketing italiano macchine per cucire
  • guest blog italiano macchine per cucire
  • article marketing italiano  tagliacuci
  • guest blog italiano tagliacuci

Ognuna di queste ricerche non farà altro che determinare una lista di siti a cui potremmo rivolgerci per fare article marketing o guest blog. Di fatto, questa strategia va sempre calibrata su come poi il link deve essere ottenuto, per cui tenete conto sempre del contesto e di come i link vengano richiesti (alcuni link potrebbero essere a pagamento e presentare dei rischi, altri potrebbero essere free ma di bassa qualità o inutili). Il senso è non rivolgerci a casaccio a tutti i siti che troviamo ed inviare a tutti la stessa richiesta, ma fare una cosa fondamentale per qualsiasi SEO abile e cioè:

capire come funziona il sito da cui vorremmo il link, prima di richiederne uno

Una volta che avete capito questo, non ci sono più limiti: i footprint si possono estendere da guest post a “forum italiano”, “blog”, “blog italiano” e via dicendo, ovviamente tenendo conto delle regole che sottostanno ad ogni tipo di sito: i forum non ammettono link building se non sotto determinati vincoli da seguire (dovrete postare almeno X thread prima di mettere un link, ad esempio), i blog della concorrenza non sempre saranno interessati o bendisposti nei confronti di link verso il vostro sito, e così via. In questo contesto, quando le ricerche iniziano a diventare troppe, i footprint si possono raffinare al fine di ridurre la presenza di siti di bassa qualità, oppure utilizzando parole chiave meno “spammose”.

Un esempio classico è legato a pattern di ricerca come:

  • guest post site:wordpress.org (che serve a cercare blog in WordPress gratuiti, quindi potenzialmente facili obiettivi di guest blogging, in cerca di collaborazioni)
  • collabora site:blogspot.it (che serve a cercare blog in Blogger in cerca di collaborazioni, utilizzando la parola “collabora” che spesso viene usata in favore dello “spammoso” guest blog o article marketing)

ma questi in molti casi reali non sono troppo interessanti per almeno due ragioni. Anzitutto, li conoscono tutti e ne abusano fin troppo; poi fanno parte di un modo di intendere la SEO un po’ rigido e, secondo la mia esperienza, spesso superato. In linea di massima, è possibile usare i footprint per limitare una qualsiasi ricerca ai siti in WordPress, tanto per dire, gestiti esclusivamente da amanti del web e non da professionisti. Questo può essere di grande aiuto per la link building per un discorso pratico: chi è disinteressato tende a concedere link più facilmente di chi, invece, ha interessi o addirittura vende link (anche se ovviamente spesso i confini tra un soggetto e l’altro si confondono).

Per esempio:

powered by wordpress

è un footprint classico che viene usato in modo sia benefico che malevolo, per la verità: serve sia a trovare siti che interessano i SEO (i siti wordpress “piacciono” per una varietà di motivi) che per scovare siti in WordPress potenzialmente fallati (il che interessa gli esperti di sicurezza informatica). Direi non a caso, molti webmaster possono avere interesse o meno nel rimuovere questa dicitura.

Può essere interessante tracciare siti in WordPress che siano indirizzati su un certo argomento, ad esempio la SEO:

powered by wordpress SEO

anche qui possono uscire fuori siti molto interessanti che normalmente sarebbero invisibili, e che per via della effettiva pertinenza o rilevanza, possono dare una grande mano (pertinenza dal gergo dell’Information Retrieval indica l’assonanza concettuale, la somiglianza oggettiva o assoluta di una pagina rispetto ad una ricerca; rilevanza è l’attinenza relativa, cioè soggettiva, di una pagina web rispetto ad una ricerca. Sono entrambi concetti che concorrono, a seconda dei casi e delle ricerche, a capire come Google formi i risultati di ricerca per garantire correttezza delle ricerche e, al tempo stesso, customer satisfaction).

Controindicazioni ovvie: se da un lato i footprint come quello appena visto aiutano a farsi trovare dagli interessati, dall’altro espone al rischio di comment spam, o di commenti automatizzati o maliziosi che vengono lasciati al solo scopo di beccarsi un backlink in ingresso al proprio sito.

Utilizzando l’operatore “-” di esclusione, senza virgolette, è possibile escludere determinati siti in blacklist dai risultati di ricerca, puntando così tutti gli altri che, per varie ragioni, non vi comparirebbero normalmente. Questo aiuta a filtrare molto bene sia escludendo termini (ad esempio apple -fruits) che escludendo siti che non volete far comparire nei risultati, e da cui non vorreste mai prendere backlink (ad esempio perchè compaiono più volte o spammano a loro volta).

Esempio, cercare solo siti che trattano di SEO ad esclusione dei “soliti noti”:

SEO -site:sitocattivo.it -site:altrositocattivo.website -site:sitocompetitor.net -site:sitospammone.org

I risultati possono cambiare sensibilmente anche giorno dopo giorno, in questi casi, per cui è bene tenere sempre gli occhi aperti nei confronti delle link opportunity. Questo operatore sembra banale ma, se avete una blacklist consistente, può letteralmente aprirvi un mondo.

Attenzione (3): inutile considerare footprint in inglese, fighissimi e copiati magari dai fighissimi blog SEO americani, se poi il sito è a malapena in lingua italiana.

Slegatevi dall’idea di trovare la corrispondenza esatta della parola chiave: per cui per trovare backlink per il nostro sito potete considerare anche ricerche meno ovvie, a cui magari non tutti possono aver pensato, del tipo tutorial categoria-prodotto, miglior nome-prodotto, categoria-prodotto economico e così via.

(fonti: Università Ca’ Foscari, Webhouse, operatori di ricerca di Google)

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