Guida pratica all’economic Web: il vero web 3.0?

Guida pratica all’economic Web: il vero web 3.0?

Sono trascorsi molti anni dalla nascita del web, e dai suoi primordiali meccanismi di classificazione delle informazioni – basato essenzialmente sui link e sulle referenze dirette – fino all’imposizione del modello basato sui social network – basato più che altro sui like – sembra essere venuto il momento di discutere e mettere in gioco nuove possibilità.

Cronologia del web

Il web ha vissuto ad oggi tre generazioni distinte: il web 1.0, che era quello costituito dalle tecnologie classiche HTML, da un uso relativamente lasco di JS ed in cui la maggioranza degli utenti agiva da consumatori di contenuti, distinguendosi dalla piccolissima massa di creatori o ideatori degli stessi. Con il web 2.0 siamo passati, secondo una celebre definizione del 2004 dovuta a Tim O’Reilly, ad una fase successiva in cui l’approccio alla rete è diventato più partecipativo: chi legge contenuti è anche chi li scrive, i blog ed i forum sono stati potenziali e si sono estesi e, soprattutto, è arrivata l’era dei social network di massa. Nel web 2.0 l’autorialità tende a cedere il passo alla pura fruizione dei contenuti, tanto che sono nati movimenti politici che si ispirano ad essa. Questo ovviamente ha iniziato a porre un problema di credibilità delle fonti, legato al fatto che qualsiasi link è tendenzialmente manipolabile ed è molto difficile (a volte impossibile) stabilire la credibilità delle notizie in base alla testata o al sito che li pubblica. La diffusione in massa di fake news, del resto, ci fa entrare nell’epoca della post-verità, che è forse l’apica e la conclusione dell’era del web 2.0. Viene spontaneo pensare, a questo punto, che sia arrivato il momento di entrare nell’era di un 3.0 da molti invocato ormai da anni, senza che pero’ si riuscisse a collocarlo in una dimensione ben precisa.

Storicamente Google, nel mostrare il propri risultati di ricerca, si basa su un sistema di classificazione delle informazioni, basato sul PageRank e su innumerevoli (e quasi sempre ignoti pubblicamente) criteri di ranking; di contro, Facebook ha sempre classificato i link sulla base del social feed e del numero di link e condivisioni opportunamente “pesati” su vari aspetti.

Il web 3.0: che cos’è?

Non ci sono definizioni univoche sul 3.0 del web e non in tantissimi hanno realmente capito cosa sia: secondo alcuni, infatti, esso farebbe riferimento al web semantico (semplificando parecchio, il web che si estende mediante dizionari, capacitò inferenziali, linguaggi di query più evoluti ed app verticali) o ad una sorta di connective intelligence: una rinnovata capacità da parte dei software del web di connettere tra loro dati, concetti, applicazioni e persone.

Web 3.0 si baserà sui BTC?

L’idea in questione è venuta alla startup inglese Userfeeds, che ha lanciato una pagina da cui è possibile aderire all’iniziativa di lanciare una piattaforma web che permetta di classificare l’autorevolezza dei contenuti. Essa porta il nome Userfeeds Engine (UE) e consentirà di classificare le notizie sul web in base ad un criterio basato sulla blockchain dei BTC o bitcoin, la moneta virtuale tanto discussa, critica e (anch’essa) fraintesa da molti operatori. In altri termini, Userfeeds Engine permetterà agli utenti, ma anche agli sviluppatori ed agli inserzionisti di classificare le notizie in base alla qualità, scremando le fake news e le bufale e mettendo così da parte il tradizionale sistema basato sul web 2.0, considerato fallato ed inefficente, che tende a dare maggiore risalto a segnali falsificabili come il numero di condivisioni. UE permetterà, per quanto ne sappiamo,  di produrre risultati di ricerca, feed di informazioni tematiche, sistemi di raccomandazione delle informazioni, liste dei “migliori” prodotti e servizi e link sponsorizzati, in cui i segnali di ranking siano legati ai token BTC o monete virtuale.

Il problema di fondo della manipolazione dei risultati di ricerca (e dei social network)

Tornando all’esempio del ranking dei contenuti effettuato da Google e Facebook, entrambi gli approcci non considerano direttamente gli incentivi economici e gli investimenti in ballo per promuovere una certa notizia, ma si limitano a tarare gli algoritmi sulla base di chi, in maniera tutt’altro che esplicita, investe in pubblicità e promozione diretta o indiretta (SEO, social media, ecc.). Facebook in effetti finisce per fare da termine di paragone ideale per la nuova piattaforma che sta per nascere: se nel celebre social network conta ciò che più amano e condividono i tuoi amici (social links), nel caso di Userfeeds avrebbero maggiore rilevanza la somma di bitcoin da te investita e posseduta (cryptoeconomic links). Il rischio ovviamente è che l’informazione diventi un’esclusiva di chi possiede più BTC, con tutti i rischi che ne conseguono e che ovviamente sarebbe il caso di non trascurare.

La presenza della blockchain, il libro contabile dei bitcoin, servirà a garantire una maggiore trasparenza pubblica delle operazioni che verranno svolte, prevenendo da eventuali abusi l’intero sistema di classificazione delle notizie. Se la trasparenza del sistema bitcoin – che è un sistema monetario privo di un controllo centralizzato, ed in cui le transazioni sono tutte pubblicamente disponibili sul libro contabile della blockchain – non è ancora perfettamente chiaro quali app o siti ne potranno attivamente fare uso. Anche perchè, di fatto, UE sembra più avere le caratteristiche di un framework per sviluppatori ed inserzionisti, non di un’applicazione destinata al grande pubblico; c’è da scommettere che qualcosa verrà fatto, nei prossimi tempi, anche dalle nostre parti.

A riguardo, il founder di Userfeeds Maciej Olpinski ha già parlato di Economic Web: un nuovo modello di diffusione delle informazioni paradigmatico, nel senso che potrà fondare una nuova economia informativa basata sul bitcoin. Quali potrebbero essere gli eventuali punti deboli di questo innovativo approccio è legato, almeno per l’idea che mi sono fatto finora, ai potenziali abusi effettuabili sul bitcoin stesso, allo sfruttamento di eventuali falle nel sistema senza contare quello, forse, più rilevante di tutti: in molti casi i siti che diffondono bufale hanno ingenti capitali da investire, per cui bisognerà trovare un modo per limitarne l’accesso, evitando una situazione di “doping” informativo in cui risalterà chiunque abbia grosse somme da investire in BTC, a prescindere dalla effettiva qualità della stessa. La presenza della blockchain renderà pubblica e non ambigua ogni genere di attività, che attualmente nelle pratiche di web marketing di ogni tipo tende ad essere effettuata in modo non pubblico mediante le banche tradizionali. Il modello basato su  rappresenta un web di operatori che agiscono come piccoli investitori sfruttando il bitcoin, e la sua trasparenza, per effettuare ogni genere di operazioni. Questo dovrebbe consentire la nascita di nuovi modelli di mercato per sviluppatori, startup ed investitori del web diversi dai classici advertising e sottoscrizioni a pagamento. La presenza di un token-moneta virtuale in BTC dovrebbe, inoltre, prevenire almeno in gran parte l’abuso di link, like, segnali social e trolling. Al tempo stesso, pero’, non possiamo fare a meno di notare come ciò, se dovesse a breve prendere piede, sarebbe un modello di networking globale che andrebbe mantenuto alla portata di tutti, e che rischia di diventare elitario o riservato solo a chi possa, sappia ed abbia voglia di investire tempo e risorse in essa.

(fonti: W3C, webopedia.com)

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