Open data: cosa sono e a cosa servono

Open data: cosa sono e a cosa servono (Guide)

Pubblicato il: 26 Agosto 2020 , Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre 2020

Definizione open data

La definizione di open data o, in italiano, dato aperto, è stata ufficialmente fornita dalla Open Knowledge Foundation:

un contenuto o un dato si definisce aperto se chiunque è in grado di utilizzarlo, ri-utilizzarlo e ridistribuirlo, soggetto, al massimo, alla richiesta di attribuzione e condivisione allo stesso modo

Questa definizione è quella che viene maggiormente utilizzata e che, analizzandola, mette in evidenza i punti cardine perchè un dato possa definirsi open:

  1. il dato deve essere utilizzabile o riutilizzabile da chiunque, in modo libero;
  2. il dato deve essere distribuibile o ridistribuibile da chiunque, in modo libero;
  3. può essere richiesta un’attribuzione all’autore o referente del dato
  4. può essere richiesta una condivisione che sia apertamente allo stesso modo di quella originale (tipico delle Licenze Creative Commons)

Nonostante il concetto di open data non sia nulla di sconvolgente, non sembra esistere una definizione in grado di mettere d’accordo tutti nel concreto, e si ricorre ad una che è invece sostanzialmente astratta e si applica diversamente caso per caso.

Esempi di open data

Un esempio di open data nella pratica è dettato, ad esempio, dalle banche che dovranno aprirsi al PSD2 e all’open banking. Un altro esempio di open data sono le banche dati offerte da Google (Dataset Search), relative a statistiche sulla popolazione, dati sulla diffusione del Covid-19 e dati sulla temperatura a livello mondiale. In Italia, poi, il sito ufficiale dell’AGID mediante il portale:

www.dati.gov.it

fornisce pubblicamente open data relativi a diversi ambiti: energia, agricoltura, ambiente, finanza, popolazione, regioni, città, trasporti e così via.

Critiche agli open data

Non mancano le critiche, tuttora irrisolte, alla diffusione degli open data: sfruttandoli troppo massivamente molte aziende rischiano di perdere il proprio potenziale commerciale dovuto alla perdita del valore commerciale degli stessi.

Ulteriori “attori” che non sono favorevoli agli open data non lo sono per motivazioni spesso lecite, come ad esempio tutela della privacy, segreto statistico, dati sensibili che rischierebbero di essere diffusi in modo indiscriminato oppure, più frequentemente, specifici interessi aziendali o commerciali.

Equivoci sugli open data

La diffusione di banche dati su internet o nel dark web, peraltro, non deve essere intesa come diffusione di open data, perchè gli open data non devono semplicemente potersi scaricare ma dovrebbero essere pubblicati col consenso degli interessati, e deve esistere un protocollo informatico e funzionale atto a consentirne l’accesso, in modo regolamentato a dovere.

Quali sono le conseguenze degli open data?

Open data è, pertanto, un’idea o un modello di distribuzione dell’informazione che prevede che i dati, nel loro insieme (ad esempio anagrafici, bancari, relativi ad un ambito specifico ecc.) dovrebbero essere liberamente disponibili senza restrizioni dettate da brevetti o copyright o meccanismi di controllo analoghi. Gli obiettivi del movimento dei dati open source sono simili a quelli di altri movimenti “open (-source)” come software open-source, hardware, contenuto aperto, istruzione aperta, risorse educative aperte, governo aperto, conoscenza aperta, accesso aperto , scienza aperta e Web aperto. Questi elementi sono necessari allo sviluppo tecnologico, alla crescita della società e ad un aumento (teoricamente) del numero, del tipo e della qualità di servizi  online disponibili per gli utenti finali.

Ma gli open data devono essere gratis?

Esattamente come avviene per l’open source, la mia idea è che gli open data possano essere gratuiti ma – attenzione – non debbano necessariamente essere free data o dati gratis; puoi anche farti pagare, l’accesso a determinati dati può essere soggetto ad un pagamento ed è il motivo per cui svariate API o librerie per accedere a informazioni in una certa nicchia sono e saranno comunque soggette al pagamento di una fee. Questo, a mio avviso, senza contraddire l’idea degli open data per come sono stati pensati.

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