Miti e leggende sulla “prima impressione”

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Pubblicato il: 03-10-2021 21:06 , Ultimo aggiornamento: 04-10-2021 07:57

La prima impressione è sempre quella giusta! Ancora meglio: la prima impressione è quella che conta. Quante volte ci è capitato di sentire frasi del genere nella vita di ogni giorno? Avete notato come queste frasi vivano di assoluti, del tipo: sempre quella giusta, mai che si sbagli! La prima impressione conta, ha importanza, sembra quasi di vederla con il suo sguardo inquisitorio mentre ci dice “tu conti 10, tu invece conti 1“. La nostra mente è solita ingannarci e naturalmente, in questo caso, non si fa eccezione.

Chiunque abbia fatto un colloquio di lavoro avrà sentito dire che, per il candidato modello, “la prima impressione è quella che conta“; come a dire, ti presenti ben vestito, ben pettinato, dai l’idea di uno ordinato, preciso, a posto. Poi poco conta che tu magari sia depresso o abbia un esaurimento nervoso: il posto è suo, sembra quasi di vedere il capo che ti da’ il “benvenuto a bordo” e chi si è visto, si è visto. Lo stereotipo della prima impressione è talmente comune che merita di essere discusso se non, almeno in parte, smentito.

Eppure un diffusissimo modo di dire, in voga anche tra persone estremamente pacate e razionali (non per forza che credano agli oroscopi, insomma) stabilisce che è la prima impressione, quella importante. Si pensa che sia anche alla base del cosiddetto “colpo di fulmine“, per fare un esempio romanticheggiante, e molte persone tendono a dare a questo “sentire” forse più importanza di quella che abbia. Ma allora come stanno le cose?

Ci sono autorevoli studi nell’ambito della psicologia sociale che, contrariamente a quello che si potrebbe pensare di primo achitto, stabiliscono piuttosto il contrario. Tutto sta nel capire, dal punto di vista di questa disciplina s’intende, se la prima impressione non sia condizionante in negativo, e possa portare ad errori di valutazione o bias ovvero distorsioni cognitive.

Ragionando scientificamente, infatti, è abbastanza facile accorgersi di come la prima impressione su una persona possa essere corretta in alcuni casi e fuorviante in altri.

Che cos’è davvero la prima impressione?

La prima impressione, a ben vedere, rientra in un qualcosa di ben noto nell’ambito psicologico: riguarda infatti almeno una distorsione cognitiva parecchio condizionante, nostro malgrado, in ambito lavorativo. Si giudica dalla prima impressione e si pensa addirittura che sia “l’unica cosa che conta“, in assoluto, perchè ad esempio non abbiamo tempo per fare altre valutazioni, ci serve dare freneticamente un responso al candidato (in una logica binaria del tipo assunto/non assunto forse anche abbastanza opprimente), in molti casi siamo totalmente convinti che la prima impressione sia talmente determinante. In realtà potrebbe essere un giudizio parziale viziato da una valutazione di solo una piccola parte delle cose, qualche che sia il motivo, ignorando ad esempio che un candidato ad un posto di lavoro che sia timido durante il colloquio potrebbe essere giudicato male quando, in realtà, potrebbe rivelarsi estremamente brillante in ciò per cui si propone.

In psicologia cognitiva la tendenza a giudicare sulla base della prima cosa che ci viene in mente è un bias noto come errore di disponibilità: in genere tende a colpire qualsiasi tipo di ragionamento facciamo, ed è alla base di molte valutazioni irrazionali o “di pancia”, che spesso facciamo senza nemmeno badarci.

Pensiamo ad un’auto nuova, ad esempio: abbiamo intenzione di cambiarla, non abbiamo idea di quale prendere e ne parliamo con un conoscente che l’ha da pochissimo cambiata. Ce ne parla in modo entusiastico ed acritico, sottolineandone i pregi e ignorandone i difetti (anche questo è potenzialmente un bias), e alla lunga noi ci compriamo esattamente lo stesso modello: alla prova dei fatti, in molti casi, l’auto non ci soddisfa. Ma allora perchè abbiamo agito in questo modo?

L’immediatezza e l’intensità (in questo senso intendiamo la parola “disponibilità”) di quella descrizione, tanto più se fatta da una persona amica (bias di autorità) hanno fuorviato il nostro ragionamento e ci hanno fatto deliberatamente ignorare dati che, se ragionati in modo freddo (le recensioni su riviste specializzate, parlare con più concessionarie ecc.), sarebbero stati d’aiuto per un acquisto più oculato. Sarebbe bastato pensare, a monte, che è improbabile che due auto abbiano e forniscano prestazioni identiche, senza contare che il vostro amico potrebbe aver avuto un banale colpo di fortuna. Esistono in letteratura scientifica, del resto, miriadi di esperimenti che evidenziano varie anomalie di ragionamento causate dal succitato errore di disponibilità.

Tornando a noi, a questo punto: si dice spesso che la prima impressione è quella che conta. A ragionarci un attimo ciò sembrerebbe in contrasto con l’errore di disponibilità, che stabilisce il fatto che molti diano valore senza motivo a ciò che è più facile da capire, da raggiungere, da ottenere o da rielaborare. Ci sono molte spiegazioni possibili a questo apparente paradosso, senza dimenticare che tendiamo anche ad attribuire qualità a persone sulla base della prima impressione: motivo per cui se una donna o un uomo è molto bello, per fare un esempio abusato, saremo propensi a credere che sia anche intelligente e creativa/o per coerenza con la prima impressione. L’errore di disponibilità è condizionante sul presente, senza dubbio, ma anche sulle valutazioni future che si effettuano, perchè il cervello umano ragiona sul principio di coerenza (a prescindere da come stanno le cose): ma in queste situazioni potrebbe facilmente farsi fuorviare o ingannare (molto marketing spicciolo si basa, in effetti, su un’interpretazione maliziosa di questi principi).

Morale: sarebbe il caso di imparare a sospendere il giudizio, in alcuni casi, e di riappropriarsi di questa capacità un po’ per volta, se doveste averla smarrita. I giudizi non vanno mai effettuati nè sui casi singoli nè tantomeno sulla combinazione arbitraria degli stessi; il giudizio stesso andrebbe scomposto in pezzi, senza lasciare che un’unica qualità positiva o negativa, per quanto saliente, influenzi la vostra opinione.

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Grazie per aver letto Miti e leggende sulla “prima impressione” di Salvatore Capolupo su Trovalost.it
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