Hanno ucciso Super Mario ⚰️

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Pubblicato il: 06-04-2021 11:21 , Ultimo aggiornamento: 28-04-2021 17:40

Il personaggio di Super Mario è uno dei simboli più distintivi e conosciuti della fine del secolo scorso, e la sua fama ha travalicato il confine virtuale dello schermo dei videogiochi per diventare fenomeno di massa e brand di successo. Ora alcuni suo fan sfegatati ne celebrano anche la morte. Vi spieghiamo perchè.

Il 31 marzo i giochi Super Mario 3D All-Stars e Super Mario Bros.35 creati apposta per celebrare il 35° compleanno della superstar indiscussa dei videogiochi, sono stati ritirati dal commercio. Ovviamente, non appena la Nintendo ha pubblicato la notizia sul suo account Twitter, le vendite dei due giochi sono letteralmente schizzate alle stelle, toccando punte di incremento del 276% in UK.

Un po’ per ironia un po’ per l’ansia tipica dei fan di qualunque fenomeno di costume (quale Super Mario è da decenni) la notizia del ritiro dal mercato dei due prodotti ha fatto nascere la “leggenda metropolitana” che la Nintendo abbia “fatto morire” il suo eroe più conosciuto proprio in occasione del suo 35° compleanno, per dedicare la sua attenzione su altri personaggi e altri prodotti.

Ovviamente la notizia è priva di fondamento e, semmai, dovremmo stupirci del contrario: Super Mario è ormai un “marchio” trascinante dell’intera industria dei videogames di cui, siamo sicuri, la Nintendo difficilmente farà a meno per ancora molto tempo. In fondo stiamo parlando di un vero e proprio mito i cui primi 35 anni di vita sono solo un piccolo passo verso l’immortalità cui è destinato: e non siamo noi ad affermarlo ma i numeri. Pensate che la scorsa settimana, una cartuccia del gioco Super Mario Bros. del 1985 intatta e ancora sigillata all’interno del guscio da esposizione, è stata battuta all’asta alla cifra di 660 mila dollari. Con questi numeri il mito non può ancora morire.

Ma ora vediamo un po’ qual è la storia del simpatico omino con i baffi.

Per capire chi sia Super Mario basta pensare che anche mio padre, che ha settant’anni e non sa neanche da dove si accenda un PC, lo conosce. D’altronde, il nostro eroe, nato nel 1981 dal genio dell’autore giapponese Shigeru Miyamoto, è apparso in centinaia di videogames, pubblicità, serie di cartoni animati, due film – uno per il solo mercato nipponico e uno, prodotto in america nel 1993, distribuito in tutto il mondo – più un terzo con uscita programmata nel 2022, merchandise a tonnellate e incalcolabili riferimenti nei più disparati campi dello scibile. In ultimo, immancabile, un parco giochi inaugurato nel febbraio 2021 a Osaka, dedicato ai personaggi dei videogame della Nintendo, dove la parte del leone nelle varie attività ludiche presenti è ovviamente dedicata a Super Mario, ormai diventato una sorta di alter ego nipponico di Mickey Mouse.

Eppure ne è passato di tempo da quando la Nintendo rilasciò sul mercato il primo videogame  che lo ha visto protagonista (Donkey Kong, in cui Mario appare con il nome di Jumpman).

I videogame, negli ultimi quaranta anni, hanno visto un’evoluzione impressionante: da pesanti mobili da sala giochi, sono entrati nelle case di tutti noi tramite le consolle, aggiornandosi al ritmo incessante del progresso tecnologico, sposando la tecnologia 3D, divenendo multiplayer, adattandosi alla tecnologia WiFi e, siamo sicuri, sposerà qualsiasi innovazione ci riserverà il futuro. Ma nonostante tutto, il simpatico idraulico dalla salopette blu e berretto e camicia rossi, continua a non perdere appeal e seguito di pubblico ed è ormai possibile equiparare l’importanza storica del suo personaggio nel mondo dei videogame a quella che, appunto, Topolino ha avuto nei cartoni animati. In fondo, se solo negli ultimi due anni sono stati realizzati ben sei videogame ambientati nel magico mondo di Super Mario un motivo dovrà pure esserci.

L’intuizione di Miyamoto nel creare il personaggio è stata quella di far indossare i panni da eroe ad un “tipo qualunque”, un idraulico, appunto – senza offesa per gli idraulici – senza doti da supereroe nè capacità “magiche” ed esoteriche. L’omino in blu è la più geniale ed esauriente rappresentazione della quotidiana corsa dell’uomo moderno contro i problemi che gli si presentano. Ed è proprio la corsa la prima caratteristica del gioco (ovviamente non ci riferiamo alle sue prime apparizioni nel mondo dei videogames, nè alle innovazioni degli episodi moderni della saga, bensì al famosissimo Super Mario Bros. del 1985, quello che ha reso mitico e irripetibile il personaggio): lo sfondo del gioco non si ferma mai, scorre sempre da destra verso sinistra, non lasciando che qualche piccolo istante di tempo al giocatore che manovra l’avatar di Mario per pensare a come reagire ai pericoli che gli si parano davanti.

Il gioco diventa subito una corsa ad ostacoli che Mario dovrà fronteggiare con le poche abilità che ha a disposizione: saltare gli ostacoli (fissi e mobili), prenderli a pugni (solo dal basso verso l’alto) o schiacciarli. Di tanto in tanto, Mario si imbatte in dei power-up che lo aiutano in vari modi, regalandogli qualche istante di invulnerabilità, un’arma, o facendolo diventare gigante. Nei trentadue livelli del gioco, suddivisi in otto “mondi”, Mario dovrà destreggiarsi tra nemici diventati a loro volta figure di culto (e di merchandise) quali i classici funghi a pois con gli occhi e le tartarughe (chiamate Koopa Troopa) e, ogni quattro livelli superati, dovrà affrontare e sconfiggere il malvagio “boss” Bowser che ha rapito la principessa del Regno dei Funghi che verrà liberata solo al completamento dell’ultimo livello.

Capire da dove nasca il successo di Super Mario è una domanda aperta che suggerisce diverse soluzioni. Ancor di più se si considera che questo nasce negli anni ’80, un periodo in cui il fenomeno dei videogames era all’apice della diffusione – divenendone presto un fenomeno di massa -, e dovendo combattere contro la concorrenza di migliaia di videogiochi presenti sul mercato, prodotti da decine di aziende operanti nel settore, tutte dotate di cospicui mezzi finanziari da investire nella promozione degli stessi. Di certo, come accennato, il fatto che l’eroe del gioco sia un “uomo comune” senza particolari doti, ha giocato a suo vantaggio, favorendo l’impersonificazione del giocatore nel personaggio.

Non secondaria è stata la semplicità del gioco (ovviamante riferendoci alle “regole” dello stesso, poichè alcue fasi sono davvero difficilissime da superare) immediatamente comprensibile da chiunque ma che, essendo ricco di scorciatoie e sottolivelli nascosti, stimolava il giocatore ad esplorare ogni angolo dello schermo, alla ricerca di “segreti” sconosciuti agli altri players. Sicuramente l’aspetto grafico è stato determinante nella creazione del mito: il “mondo” è costruito in maniera semplice ma mai banale, i personaggi sono facilmente riconoscibili e disegnati con pochi ma caratteristici tratti salienti. L’eroe, poi, è un colpo di genio della grafica animata che è diventato un punto di riferimento per tutti i videogiochi a venire. In ultimo, anche la colonna sonora – con i relativi effetti sonori – è diventato un vero e proprio marchio di fabbrica non solo di un videogioco, ma di una intera generazione.

Ovviamente, il merchandise ha avuto il suo impatto dirompente sul destino di Super Mario. La Nintendo, da subito, ha scommesso tutto su di lui come personaggio di punta nella vasta campagna pubblicitaria messa in piedi per promuovere la sua prima consolle, la Nintendo Entertainment System, che subito ha soppiantato nelle preferenze dei giovani (e non solo) dell’epoca il predecessore Commodore 64 e il quasi coevo Sega Master System. Da allora, tante cose sono cambiate nel mondo dei videogame, settore tecnologico che ha trainato lo sviluppo dell’informatica forse più di quanto abbia fatto la ricerca scientifica e ingegneristica ma il simpatico ometto baffutto e l’allegra combriccola di buffi personaggi che lo accompagnano è sempre sulla cresta dell’onda. In fondo il personaggio è risultato essere perfetto per incarnare molteplici ruoli e avventure: lo possiamo trovare nelle vesti di pilota di macchine, di personal trainer, di cuoco, di giocatore di golf, nulla sembra essergli precluso e a nessuno suscita antipatia.

Insomma, se proprio si dovesse scegliere una mascotte che identifichi alla perfezione l’ultimo quarto del secolo scorso, non abbiamo dubbi che la scelta ricadrebbe sul simpatico Super Mario, con la consapevolezza che il magico Mondo dei Funghi in cui abita continuerà a vivere ancora a lungo.

Photo by Cláudio Luiz Castro on Unsplash

5/5 (2)

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