Architettura sito web: cos’è e a cosa serve

Architettura sito web: cos’è e  a cosa serve

In informatica si sente parlare spesso di “architettura dell’informazione“, sottintendendo una serie di concetti più o meno vaghi che poi, nella pratica, vengono ad essere concretizzati in una serie di attività; l’architettura WEB, nello specifico, è un po’ la struttura concettuale del World Wide Web per come lo conosciamo oggi. Basato sul modello TCP/IP, internet è un mezzo in evoluzione perenne che facilita la comunicazione tra aziende ed utenti oppure, in molti casi, tra utenti direttamente e senza intermediari. Per quello che ci interessa, la parte architetturale del web si basa su moduli, componenti (addon, plugin e CMS), formati di dati (come XML e JSON), interoperabilità tra diversi sistemi e sottosistemi.

Definizione di “architettura del sito”

La website architecture rappresenta in qualche modo come le varie pagine sono linkate tra loro, tipicamente mediante link interni, link dai widget e link nel menu. Una struttura ben realizzata ha due vantaggi:

  1. permette agli utenti di trovare subito, senza troppi click, quello che gli serve;
  2. permette al crawler dei motori di focalizzare i topic e, in modo indiretto, di “ottimizzare” parzialmente il sito.

Cos’è l’alberatura del sito

L’alberatura del sito web è la strutturazione, l’organizzazione logica e concettuale dei contenuti di un sito web, in modo da renderli facilmente reperibili a partire dalla home page. Questo il più delle volte corrisponde con una semplice regoletta pratica – che non è la Bibbia, ovviamente, ma serve per capirci – che in molti adottano: il numero di click per arrivare alla pagina target da ottimizzare, ad esempio quella di un prodotto, non dovrebbe essere superiore a 4 click complessivi.

Quando si parla di questo argomento, in genere, la confusione tende un po’ a regnare sovrana: un po’ per l’abuso della terminologia SEO che viene spesso associata – a volte in modo sostanzialmente improprio – all’alberatura del sito, si sono diffuse oscure leggende urbane per cui, ad esempio, se fai “bene” l’alberatura il tuo sito si posizionerà da solo. Un altro termine utilizzato mentula canis è, senza dubbio, la semantica e le sue interpretazioni: in tutto questo, in fondo, lo scopo primario è quello di facilitare la vita all’utente finale. Si tende a pensare che una struttura organizzata e orizzontale assicuri, in qualche modo, un buon ranking del sito web sui motori di ricerca: ma nella SEO nessuno può assicurare nulla, per quanto sicuramente questo intervento tenda a rendere il sito più facile da fruire e, come effetto indiretto, “ottimizzato”.

Non saremo quindi interessati a fare chiarezza nella terminologia teorica dell’argomento, che vede, su questi argomenti, articoli nettamente contraddittori (oltre al fatto che, non trascurabile, la web architecture è orientata sull’informatica e spesso vira su concetti ad alto livello come web service e client server che qui, per brevità, non tratteremo) tra loro, quanto cercheremo di capire i risvolti pratici di una corretta applicazione della strategia architetturale del nostro sito web.

L’architettura dei contenuti, in effetti, in molti casi su alcuni siti non è proprio presente: ed è facile accorgersene per via di due casi estremi, entrambi sulla base del menù di navigazione:

  • da un lato, infatti, si ragiona in termini di architettura SEO, per cui – sostanzialmente – le singole voci del menù si trovano a dover corrispondere con anchor text della coda lunga delle ricerche di interesse, anche a costo di forzature francamente ridicole (e di webmaster che chiamano il proprio sito “miglior webmaster economico Novara” messo rigorosamente in altrettanti<H1>);
  • dall’altro, del resto, si ragiona sullo scheletro del nostro sito web senza troppi mezzi termini: e di solito non ci sono viene di mezzi, o si mettono 4 voci in croce nel menu (peraltro tutte fuori target) oppure, al contrario, si creano fino a 3 o addirittura 4 sottolivelli di menù, con decine di voci che tutto sono tranne che un albero gerarchico (al massimo potrebbero essere un albero lovecraftiano tipo la divinità Shub Niggurath, se avete presente).

Alberatura flat

In genere il modello ideale di architettura web dei link interni, alla fine, viene determinata dalla presenza dei widget (che generano link sitewide, ovvero diffusi su tutte le pagine) ma anche e soprattitto dalla struttura del menu, che è un po’ il cardine dell’ottimizzazione in questione.

Come sono strutturate le informazioni presenti sul web? Questa è la domanda principale a cui dovremmo provare a rispondere: e questo ovviamente implica, il più delle volte, focalizzare le pagine più importanti da collegare e linkarle nel menù, ovviamente partendo dal presupposto che gli eccessi non sono idonei, in nessun caso:

  • in senso orizzontale, non è bene avere un menu con 3 voci di menu a fronte di (ad esempio) 300,000 pagine presenti nel sito, così come un menu troppo denso di voci rischia alla lunga di essere inusabile e inefficente, sia per gli utenti che per i motori;
  • in senso verticale o di profondità, le voci di menu non dovrebbero mai superare 3 o massimo 4 livelli.

Un’architettura del sito modello flat corrisponde con un modello “piatto”, ovvero che non ecceda in profondità e che non superi i 4 livelli di profondità (limite orientativo). Ad esempio se ho un ecommerce di cellulari, dovrei abolire un’eventuale struttura del genere:

Home -> Cellulari -> Android -> Samsung -> Nuovi -> Samsung Galaxy S20 (5 livelli)

e preferire una struttura a 3 livelli (è un esempio, ovviamente, da non prendere alla lettera e giusto per capirci):

Home -> Cellulari  Android -> Samsung -> Nuovi -> Samsung Galaxy S20 (4 livelli)

Nella successiva immagine tratta dal sito backlinko.com è mostrata una deep architecture, ovvero un’architettura in cui gli elementi importanti sono troppo profondi rispetto al cammino necessario per arrivarci. Eliminando i livelli e riducendoli a massimo 4 si risolve, in genere – per quanto ovviamente questa ristrutturazione abbia delle conseguenze da valutare caso per caso.

Alberatura a silos

Un’alberatura a silos corrisponde ad una struttura ordinata, gerarchica, in cui ogni foglia (nell’esempio precedente le foglie sono i cellulari Samsung Galaxy S20, per capirci) è raggiungibile con una serie di passi ragionati, che corrispondono ad una struttura precisa ad albero.

Ci sono molti aspetti da tenere in conto, a livello operativo, nel caso in cui si voglia considerare una ristrutturazione dell’architettura del proprio sito.

Categorizzazione

Questo è uno degli aspetti più cruciali del sito, soprattutto per quello che riguarda le categorie e le sottocategorie dei siti di e-commerce; vale, di riflesso, anche per le eventuali sottocategorie dei blog.

Non ci sono regole fisse in questi casi: il criterio che tendo a seguire in genere, comunque, per i blog è quello di ridurre al massimo le sottocategorie, anche in relazione al numero di post in gioco. Se ci sono 50 articoli nel blog e 15 categorie, c’è una potenziale dispersione delle pagine ed il crawl budget potrebbe, di fatto, non essere ottimizzato. Se invece il rapporto numero di blog e numero di categorie è più marcato (ad esempio 1000 articoli e 3 categorie), potrebbe essere necessario aggiungerne qualcuna e specificarle meglio. Le categorie di un blog sono in genere complicate da ottimizzare e posizionare bene lato SEO, e questo perchè (in genere) su WordPress non c’è molto margine di intervento se non a livello di title, meta description e contenuti (che spesso, su alcuni theme, non si possono nemmeno aggiungere perchè non sono supportati). C’è anche un discorso di profondità, che non dovrebbe – per un blog – mai andare oltre 3 sottocategorie al massimo, con un massimo di 4 se pero’ state ottimizzando un sito davvero molto grosso e quelle categorie sono strettamente necessarie.

Per quello che riguarda la struttura degli e-commerce, le cose sono simili: ma eccedere nelle sottocategorie ed in gerarchie che, ad esempio, prevedano una struttura non ad albero. Se ci sono loop, ovvero se ci sono sottocategorie comuni a prodotti foglia diversi, la questione va organizzata meglio e rischia, peraltro, di indurre confusione nella navigazione. È il caso tipico, del resto, in cui le categorie vengono usate di fatto come tag, e non per quello per cui sono pensate: le categorie infatti in genere servono a dividere, e non a raggruppare, i prodotti. Anche qui va fatto un discorso nelle due dimensioni: da un lato è bene non proporre all’utente

Se le categorie sono prorpio tantissime e non sono eliminabili, è più logico – a mio avviso – inserire nel sito un motore di ricerca interno che sia funzionale, piuttosto che inserirle in improbabili gerarchie all’interno di mega menu o altre amenità simili (che trovo utili, per intenderci, soltanto su siti modello Ebay). In questo, usare ache i breadcrumb o “briciole di pane” è fondamentale per far capire all’utente come è arrivato al prodotto, in termini di architettura dell’informazione.

Struttura URL

Questa è forse la fase più delicata di tutte.

Qui si potrebbero scrivere veri e propri trattati, tanti sono i casi da prendere in considerazione: ci limiteremo a considerare i casi più comuni in termini di architettura dell’informazione. Il problema è questo: se cambi l’architettura del tuo sito, devi fare attenzione a come si comporteranno gli URL, che nel 90% dei casi cambieranno radicalmente. Poi dipende dalla struttura dei permalink, ovviamente, ed alcune scelte potrebbero essere del tutto neutre (se ad esempio non usate il tag %category% nei permalink di WP, non cambia nulla se mettete mano alle categorie; diversamente, no).

La questione va gestita mediante redirect 301 adeguati, uno per uno o di gruppo, in base alle circostanze: se ad esempio state cancellando una categoria inutile o con pochi prodotti potreste:

  1. redirezionare l’utente alla home (ad esempio con un redirect 302);
  2. redirezionare l’utente su una ricerca (scelta usabile, in genere, e coerente);
  3. redirezionare l’utente su una pagina 404 o 410 (che può considerarsi ok se quella categoria non è posizionata);
  4. redirezionare su una categoria simile o equivalente (che è meglio se siete già posizionati).

La struttura degli URL, poi, deve seguire dei semplici requisiti:

  • gli URL dovrebbero essere “parlanti” ed espressivi (miosito.com/compra/iphone);
  • gli URL dovrebbero essere in genere molto brevi, o più brevi possibile;
  • è sempre meglio preferire URL facili da digitare per l’utente, evitando di mettere numeri strani o poco comprensibili per l’utente: al posto di un URL come /67-iphone-usati è molto meglio pulire la struttura /iphone/usati.

Il 99% degli interventi tecnici di questo tipo richiede competenze di programmazione, un approccio razionale al problema e, in molti casi, quantomeno una discreta base di SEO tecnica.

 

Immagine di copertina: Sven Mieke on Unsplash

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Redazione

Articolo scritto in collaborazione con Trovalost.it