Expertise, Authoritativeness and Trustworthiness (E-A-T) per la SEO

Expertise, Authoritativeness and Trustworthiness (E-A-T) per la SEO

Un aspetto molto poco considerato, ancora oggi, nella SEO moderna, è legato al paradigma E-A-T: ed è interessante affrontarlo anche per capire meglio cosa comporti per l’ottimizzazione delle nostre pagine su Google.

E-A-T: che cosa significa

E-A-T è l’acronimo di Expertise, Authoritativeness e Trustworthiness, ovvero Competenza, Autorevolezza e Affidabilità: indubbiamente tre fattori chiave per la valutazione in positivo delle pagine web sottoposte a Google, e che dovrebbero guidare il nostro copywriting in modo semplice ed efficace. Questo vale soprattutto per le ricerche di natura informazionale, ad esempio: vorrei saperne di più su un argomento prima di valutare, ad esempio, l’intervento di un tecnico. Caso tipico potrebbe essere quello di un problema ad una lampadina: posso cercare “lampadina non funziona” su Google e vedere, al di là degli annunci Google Ads di elettricisti in zona, informazioni su come cambiarne una, sulle tipologie, sui consumi, su dove acquistarla o a chi rivolgermi per farmi aiutare, sempre che se non sia possibile farlo da solo. Ovviamente questo pone anche ulteriori problematiche, tra cui la possibilità che trovi il numero di telefono di un tecnico di Voghera mentre a me servirebbe a Roma, ma questo rientra in ulteriori valutazioni che non faremo, almeno non in questa sede, per evitare di rendere dispersiva l’argomentazione.

In molti casi, infatti, il problema delle pagine che non si posizionano, nello specifico per quello che riguarda la diffusione di conoscenza corretta su un argomento, è legato anzitutto alla competenza di chi scrive: un conto dovrebbe essere un articolo sulla SEO scritto da John Mueller (che non pubblica articoli ma affida le proprie considerazioni a video ed hangout, di solito), altro conto è il fantomatico Francesco Pasticcio (magari pagato su Melascrivi o Freelance.com) per scrivere un articolo generico su “Come posizionare un sito web“. L’autorevolezza, del resto, è un concetto strettamente legato al primo, così come l’affidabilità può essere misurata in termini di serietà con cui viene affrontato l’argomento, livello di approfondimento e capacità di rispondere alle domande (ovvero alle ricerche per cui proviamo ad ottimizzare: di solito gli articoli e le pagine che si posizionano bene hanno il merito di fornire effettivamente una risposta alla query, non semplicemente di girarci attorno e fornire informazioni in surplus).

E-A-T nel dettaglio: come si usa per rivedere la qualità dei contenuti per la SEO

Per scrivere su WordPress non devi per forza far parte del team di sviluppo; per posizionarsi su “lampadine a led” non devi per forza essere parente di Edison; per parlare di diete non devi per forza essere un medico. Le linee guida che propone Google per rivedere criticamente i propri contenuti è ricca di sfumature e vie di mezzo, e si aggancia ad una serie di domande che ogni webmaster “penalizzato” dovrebbe porsi, e sono state suddivise in quattro gruppi omonimi.

Non prendete troppo alla lettera queste indicazioni, se posso darvi un suggerimento: non devono essere bloccanti, ma lette in modo proattivo e positivo, oltre che interpretate relativamente alle vostre necessità. Alcuni punti, peraltro, secondo me potrebbero non essere applicabili a tutti i casi. Si tratta delle domande che vengono poste ai quality rater nei test di reportistica che Google fa effettuare periodicamente ogni anno (leggi la mia intervista ad una quality rater di Google, per capire meglio di cosa si tratti).

Ogni domanda può avere una risposta con varie gradazioni (del tipo molto, poco, abbastanza, per nulla) che potrebbe, secondo un criterio abbastanza facile da intuire, avere un peso in positivo o in negativo (non dico direttamente sul ranking, che diventa troppo complicato da prevedere) ma quantomeno sul quality rate della pagina stessa.

Contenuti e qualità

  • Il contenuto della tua pagina fornisce informazioni originali, reportistica, analisi o ricerca?
  • Fornisce una descrizione comprensibile, sostanziale o completa dell’argomento?
  • L’informazione è davvero utile oppure è semplicemente ovvia?
  • Le informazioni sono tratte da altri siti, oppure danno informazioni realmente utili ed originali?
  • Se sono prese da altre fonti, sono riportate in modo critico oppure acritico?
  • Il titolo della pagina fornisce informazioni sintetiche, chiare e comprensibili?
  • Il titolo della pagina esagera nella forma o tende ad essere fuorviante (probabile riferimento al click-baiting, ndr)?
  • Condivideresti questa pagina con un amico (questo è fondamentale per capire quanto sia affidabile questo contenuto, per intenderci)?
  • Ti aspetteresti che questo contenuto venisse citato in un libro oppure in un’enciclopedia (ovviamente se state ottimizzando “pizzerie tiburtina” il discorso, qui, non dovrebbe valere, ndr)?

Competenza

  • Ci sono riferimenti nella pagina che siano chiari e diano informazioni sull’autore, comprovandone la competenza?
  • Il sito è autorevole nel suo settore, a livello globale?
  • Il contenuto è scritto da una persona esperta nell’argomento oppure no?
  • Il contenuto presenta errori a livello di contenuto, inesattezze o simili?
  • Saresti a tuo agio nel seguire queste indicazioni per questioni legate ad acquisti o addirittura alla tua vita?

Aspetto presentativo del contenuto

  • Sono presenti errori di grammatica o sintassi nel testo?
  • Il contenuto è accurato o sembra essere scritto in tutta fretta?
  • Il contenuto sembra essere massificato o riprodotto da vari autori, ognuno dei quali ripubblica lo stesso contenuto anche altrove o nello stesso sito, usando solo piccole variazioni?
  • Ci sono troppe ads nella pagina?
  • La pagina si vede bene da mobile, in particolare rispetto all’obiettivo della stessa (ad esempio finalizzare un acquisto o risolvere il problema posto dalla query)?

Aspetti comparativi

Questa è una cosa che tendo a fare durante le consulenze, in effetti, che è quella di verificare il “valore aggiunto” della pagina rispetto a quelle meglio posizionate dei competitor di quel sito.

  • Il contenuto offre valore aggiunto rispetto a quello degli altri siti analoghi?
  • Il contenuto è pensato davvero per aiutare chi cerca, oppure è solo mirato a rimanere in prima pagina forzando la realtà delle cose?

E-A-T: perchè è utile per migliorare la SEO

L’approccio E-A-T è in genere produttivo per la SEO, perchè permette di effettuare la revisione dei testi del proprio sito in modo ragionato, soprattutto se non sono scritti adeguatamente rispetto alle aspettative di chi legge: la forma italiana non è sempre fondamentale, ad esempio, perchè lo è in modo accentuato se sto facendo ricerche su un libro, ad esempio, e molto meno se stessi cercando un elettricista. Ospitare pareri di esperti qualificati nel vostro settore, di fatto, può essere un improvement sostanziale per il vostro sito web, anche se poi è sempre il consulente SEO a valutare l’opportunità di farlo o meno. Senza contare che, di fatto, Mario l’elettricista potrebbe avere qualche problema a scrivere bene dei testi di natura tecnica che rispondano a delle domande, e questo modello editoriale potrebbe (alla lunga) rischiare di portare il sito fuori target.

E-A-T e alcuni core update di Google

Un articolo del blog ufficiale di Google What webmasters should know about Google’s core updates  è illuminante in tal senso, e parla esplicitamente di E-A-T; l’articolo avvisa che sono in corso vari update per migliorare i risultati di ricerca un po’ per volta e con diverse “passate” successive, e che soprattutto ci sono dei quality raters che valutano, o potrebbero valutare, le vostre pagine. Motivo per cui è sempre meno utile ragionare solo in termini di parole chiave e di ripetizioni delle stesse, perchè se una pagina viene bocciata da un quality rater (un revisore dei contenuti che opera per conto di Google) per scarsa chiarezza, ambiguità e simili, sarebbe difficile fargli cambiare idea senza cambiare l’approccio editoriale al proprio sito.

Anche il BERT update, del resto, andato in rollout a novembre scorso, sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) aver ragionato così, almeno in parte: il riconoscimento del linguaggio naturale potrebbe aver avuto implicazioni per i testi scritti in modo meccanico o automatizzato, e questo è (purtroppo) tipico delle attività local che tendono, ancora oggi, a ripubblicare gli stessi contenuti più volte cambiando solo una o due parole chiave per ogni articolo. Aggiornamenti ulteriori molto famosi come Panda e Penguin, del resto, confermano che gli automatismi e le scappatoie per fare link building o per produrre contenuti più rapidamente dei competitor sembrano aver vita sempre più breve, soppiantate dall’expertise e (si spera) dalle competenze effettive di chi scrive sul web.

Del resto sul web scrive chiunque, non c’è spazio solo per i laureati (per dire), ma la cosa essenziale rimane quella di rimanere focalizzati sulle esigenze di chi cerca le nostre pagine, e dare loro “respiro” scrivendo i contenuti nel modo più adeguato.

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Informazioni sull'autore

Salvatore Capolupo

Consulente SEO, ingegnere informatico e fondatore di Trovalost.it, Pagare.online, Lipercubo.it e tanti altri. Di solito passo inosservato e non ne approfitto.