Reputazione online: cos’è e come lavorarci

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Pubblicato il: 05-05-2021 14:57 , Ultimo aggiornamento: 21-05-2021 15:04

La reputazione online è uno degli aspetti più interessanti, e spesso sottovalutati, ai quali sono interessate sia le aziende che i singoli individui. Di fatto, la reputazione rappresenta, in ambito digitale, il modo in cui un utente, una realtà aziendale oppure un professionista si presenta sul web.

Cosa si intende per web reputation

La reputazione sul web è ciò che vediamo ad esempio su Google quando proviamo a cercare il nostro nome; se ci provate anche voi, usciranno fuori un insieme di risultati tratti dai vari siti che raccolgono informazioni su di voi. Se in alcuni casi potranno uscire risultati di cui sarete anche consapevoli (ad esempio: il vostro profilo Facebook o Twitter), ce ne potrebbero essere altre di cui, invece, non sarete consapevoli. La cosa potrebbe sorprendere ma bisogna sempre ricordare, di fatto, che Google è uno strumento sempre più potente e ad ampio spettro, e per quanto gli strumenti per la privacy non mancano ci sarà sempre, più o meno, chi proverà ad abusarne a nostro svantaggio.

È anche possibile, in alcuni casi, richiedere una consulenza sulla propria reputazione online o su quella della propria azienda, al fine di provare, generalmente, di “correggere il tiro” in caso ad esempio di articoli sgradevoli o diffamatori, contenuti che violano la nostra privacy, recensioni negative e così via. Queste consulenze solo molto specialistiche e vanno valutate caso per caso, perchè non sempre è possibile intervenire: se ad esempio vi recensiscono male un prodotto, è più corretto rivedere forma e sostanza di quel prodotto invece di prendersela con chi lascia recensioni negative. Diverso è il caso, ad esempio, in cui le recensioni negative sono finte o messe lì apposta, ed in quel caso si possono provare delle azioni per farle rimuovere, anche qui – purtroppo – non sempre con la garanzia di successo.

L’ossessione per il controllo: una tendenza da combattere

Sono numerose le aziende che si occupano di reputazione digitale, di fatto, e molte di esse insistono su concetti canonici: spulciare il web alla ricerca di riferimenti “scomodi” per qualcuno, e provare a farli rimuovere. Se questo può essere visto in ottica costruttiva come lotta allo spam che affligge molte aziende, che vengono scrapate (cioè il loro sito viene copiato, in tutto o in parte) spesso a loro insaputa, con il clamoroso risultato (a volte) che i contenuti copiati salgono su Google ed emergono prima di noi – per altri versi può essere visto come un qualcosa di clamorosamente fraintendibile, ovvero illudersi che il web possa rappresentare esattamente l’immagine che vorremmo di noi stessi. Questa tendenza, vagamente narcisistica e determinata da mille cause (sulle quale non indagherò, per amor di brevità) si riflette nell’idea che trattare la reputazione digitale possa significare avere il controllo completo del web: cosa che è in generale falsa, dato che il web per sua natura è incontrollabile e i contenuti “scomodi” rimossi oggi potrebbero comunque riemergere domani.

La tendenza, nella seconda accezione, a contrastare il diritto all’informazione sfruttando “trucchetti” spesso nemmeno funzionanti, alla lunga, può essere parte di molte strategie SEO atte a lavorare in questa direzione, per quanto poi sia più logico (anche se non sempre praticabile) far emergere ad esempio un sito ufficiale di una persona, o di un’azienda, che porti lecitamente avanti le proprie ragioni. In questo modo, alla lunga, si potrebbe ottenere qualche risultato, per quanto poi sulle recensioni negative, ad esempio, non ci sia molto da fare se non, al limite, utilizzare strategia di crisis management, rispondere ai commenti negativi e cercare se possibile di rimediare al problema riscontrato dall’utente.

Quali sono gli strumenti utili per la reputazione online

In genere nelle analisi professionali di reputazione online intervengono vari tool che sono sulla falsariga di quelli usati per la SEO (SEOZoom, SEMRush ecc.). In realtà può anche bastare solo Google, ed il senso della consulenza si esplica nel fatto di sapere come modificare i risultati, o provando a farli rimuovere o chiedendo una rettifica. È nostro diritto farlo, soprattutto se i contenuti fossero anche solo involontariamente diffamatori o poco gradevoli nei nostri confronti, ma ovviamente – al tempo stesso – vale anche il diritto di cronaca da parte di chi scrive.

Come rimuovere un contenuto da Google

Per cancellare un contenuto da Google possiamo ricorrere alla guida ufficiale di Google, e su questa falsariga decidere di:

  • contattare il proprietario del sito per far rimuovere il contenuto (cosa più semplice e spesso inaspettatamente funzionante);
  • far rimuovere per “giusta causa” il contenuto a Google su richiesta, allegando documentazione (eventualmente anche legale o amministrativo-burocratica), cosa che è una prassi nel caso di immagini intime pubblicate senza consenso, pubblicazione di deep fake pornografici, contenuti palesemente falsi o diffamatori, casi di doxxing (contenuti che indicano nome, indirizzo, telefono, cognome, indirizzo, città di una persona che non ha motivo o non vuole farsi trovare), richieste di estorsione per rimuovere un contenuto, informazioni riservate di natura medica, finanziaria o di identità.

Il GDPR per la privacy è molto chiaro a riguardo, e si può fare riferimento allo stesso (magari con l’aiuto di un consulente legale) per maggiori informazioni. Google si è adeguato da anni a questa normativa, e secondo una sentenza del 2020 se ad esempio c’è un articolo che ci diffama possiamo farlo de-indicizzare dai motori ma non cancellare dall’archivio del giornale, che deve rimanere archivio, per l’appunto, a scopo di documentazione.

La reputazione online è una sorta di SEO “al contrario”, se vogliamo, in cui cerchiamo di togliere i risultati poco rilevanti (ricordiamo che non ci sono regole assolute, e che non possiamo manipolare i risultati come vogliamo nel 100% dei casi: spesso, di fatto, non ne abbiamo modo nè diritto). A seconda del sito web che ci cita o che esce cercando su un motore il suo nome, comunque, possiamo provare diversi tipi di interventi.

Per monitorare il nostro nome ed i risultati di ricerca che lo riguardano nel tempo, possiamo fare uso ad esempio dello strumento di Google Alert.

Sito personale

I contenuti di un sito personale o aziendale che ci (auto)cita può essere cancellato o modificato, banalmente, ed in questo caso non dovremmo avere problemi di alcun tipo nel farlo. Dopo un po’ che la pagina è stata modificata o cancellata, dovrebbe sparire dai motori (in caso facciamo uso dello strumento di rimozione da Google, ed i siti su cui abbiamo il controllo sono l’unico caso in cui possiamo farlo).

Linkedin

Se abbiamo un profilo Linkedin che non vogliamo più fare apparire su Google, possiamo modificarlo, anche qui, oppure cancellarlo.

Siti generici e blogche ci citano

Se non vogliamo essere citati da un risultato di ricerca che ci cita su un blog o sito di cui non sapevamo nulla, possiamo semplicemente provare a contattare la redazione dalla sezione contatti di quel sito, che dobbiamo cercare nella pagina con CTRL F sul browser, oppure cercando sezioni come chi siamo e simili. Il modulo di contatto, qualora non ci fosse, ci spinge a rivolgerci al servizio di hosting di quel sito e chiedere all’hosting la rimozione, facendo presente il problema alla sezione abuse dell’hosting. Possiamo scoprire l’hosting di un sito seguendo questa guida sul web.

Teniamo conto, comunque, che per come funziona il web chiunque potrà sempre ricreare un contenuto fake e posizionarlo, per cui non esiste un modo per tutelare ognuno di noi al 100%.

Facebook / Instagram

Se abbiamo un profilo Facebook che non vogliamo più far vedere sui motori per motivi di privacy o altro, possiamo rendere il profilo non visibile sui motori. Possiamo anche decidere di cancellare il profilo Facebook, come spiegato qui.

Se abbiamo un profilo Instagram che non vogliamo più far vedere sui motori anche qui per motivi di privacy o altro, possiamo escuderlo da Google rendendolo privato. Possiamo anche togliere immagini, modificare nome (ad esempio mettendo un nickname al posto del nome reale) e seguire le istruzioni ufficiali come ulteriore referenza. Possiamo anche decidere di cancellare il profilo Instagram, come spiegato qui.

Conclusioni

Dovrebbe essere chiara, a questo punto, l’importanza della reputazione online sulla base del numero di compromessi ed accortezze che riusciamo ad ottenere, e che abbiamo descritto in questo articolo. La reputazione vale addirittura per il mercato nero del darkweb, un mondo risaputamente de-regolamentato in cui ci si rivolgere comunque, tendenzialmente, a venditori affidabili. A maggior ragione, quindi, dovrebbe valere sul web che tutti navighiamo ogni giorno.

Foto di mohamed Hassan da Pixabay

4.5/5 (2)

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