Come trovare l’hosting che ospita un sito


Pubblicato il: 15-03-2021 00:00 , Ultimo aggiornamento: 25-04-2021 11:43

Conosciamo l’indirizzo del sito web (ad esempio trovalost.it), e vorremmo scoprire a quale servizio di hosting si appoggi. Una curiosità che cercheremo di soddisfare con questo articolo, che abbiamo oggi deciso di estendere – ed approfondire – rispetto al passato. Vedremo quindi come sia possibile, mediante appositi tool, scoprire chi sta attualmente ospitando un qualsiasi sito.

Come risalire all’hosting usando dei tool gratuiti

Come sapere su che hosting si trova un sito? Questa operazione si può attraverso dei tool esterni, tra cui uno dei seguenti.

  • Hostadvice.com/tools/whois/ (consigliato) Hostadvice è un servizio di comparazione hosting molto famoso, che permette di effettuare il controllo di cui parliamo all’indirizzo indicato. Basta inserire nella casella di testo il nome del sito di cui vogliamo trovare le informazioni sull’hosting, e ci verranno fuori molti dati interessanti. Ci ho provato per Trovalost.it poco fa, e questo è stato il risultato:

Sì, compare esattamente proprio quello che stavo cercando e mi aspettavo di trovare! Dai test che ho fatto anche in seguito, sembrerebbe il tool che ha mostrato maggiore precisione.

  • Hostlogr.com Come suggerisce il nome, questo sito permette di trovare l’host di un sito qualsiasi: basta inserire il nome del sito all’interno e cliccare su “Search” per tirare fuori le informazioni desiderate. C’è da aggiungere che questo strumento funziona soltanto su alcuni siti, per quanto riguarda quelli molto giovani (o particolarmente “protetti” lato server, sotto questo punto di vista) potrebbe non funzionare. Dipende insomma da una molteplicità di fattori, ed in media soltanto i domini più “vecchiarelli” e con uno storico piuttosto corposo sembra essere adeguato. Curiosità: se provate a cercare Google.com, vi verrà restituito un telegrafico “Hosted by Google” :-)
  • WhoisHostingThis.com Questo servizio, uno dei più famosi del settore senza dubbio, permette di inseriree un sito web e determinare, nell’ordine:
  1. il nome dell’hosting provider o carrier, che è (per inciso) il servizio di alto livello che fornisce la connettività al servizio di hosting stesso (che non sempre è uguale al nome commerciale dell’hosting: ad esempio per Aruba coincide con Aruba stesso, per Keliweb è Wind Telecomunicazioni Spa, per Tophost è Seeweb SRL e per V-Hosting risulta Hetzner Online)
  2. WHOIS, riporta un link su cui è possibile cliccare per avere informazioni sul dominio (cosa che potete fare anche dal nostro sito alla sezione verifica scadenza di un dominio, che fornisce anche il WHOIS)
  3.  l’indirizzo IP (oppure gli indirizzi) pubblico/i che sono associati al dominio, normalmente mediante configurazione di record A / AAA, altra informazione che potete trovare anche dal nostro sito alla pagina IP finder- Trova o verifica IP di un dominio;
  4. Name Servers, ovvero i name server che sono associati al dominio (di solito sono almeno 2)

Nota: le informazioni riportate potrebbero non essere sempre esatte, in quanto si basano su una tecnica di deduzione dell’informazione dai name server che risultano: motivo per cui vanno sempre prese col beneficio del dubbio.

Se vuoi saperne di più su come cercare queste informazioni (ed altre) mediante Google, clicca qui.

Come risalire all’hosting guardando i record NS del dominio

Trovare l’hosting di un sito non è semplice: ci sono vari indizi che bisogna raccogliere e poi, in base ad essi, dedurre di che hosting si tratta. Si può fare anche manualmente, volendo, o almeno ci si può provare: se ad esempio andiamo a fare un check del DNS del dominio, possiamo andare a guardare i record NS del sito. In genere i Name Server, infatti, possono fornire un’indicazione utile su dove sia hostato il dominio: per esempio se il dominio contiene arubadns.net, si tratta di un dominio che viene hostato su Aruba.

In alcuni casi, pero’, come visto nella FAQ sugli hosting senza dominio, ci sono molti siti che hanno il DNS staccato dall’hosting, quindi è un po’ più complicato dedurre a mano questa informazione e bisogna, pertanto, ricorrere ai dei tool automatici. Sconsiglio di fare uso della linea di comando, in genere, perchè soprattutto per i principianti può essere ostica da interpretare: ad ogni modo, possiamo vedere le informazioni sul DNS e sui NS del sito mediante terminale (su Mac, Windows, e Linux) e comando:

whois

che ad esempio si può usare così (attenzione allo spazio tra whois e il nome del sito):

whois trovalost.it

e restituisce una cosa del genere:

Domain: trovalost.it
Status: ok
Signed: no
Created: 2015-05-02 15:39:03
Last Update: 2020-05-18 00:46:02
Expire Date: 2021-05-02

[…]

Nameservers
walt.ns.cloudflare.com
rita.ns.cloudflare.com

che, in questo caso, non dice nulla di interessante: Trovalost, infatti, non è hostato su CloudFlare :-), bensì gestisce semplicemente il DNS mediante esso. Attenzione che poi nel WHOIS trovate anche informazioni sul Registrant, a volte, ma quest’ultimo è solo l’ente presso cui è registrato il dominio, non vi dirà nulla sul servizio di hosting utilizzato. Se vi sentite imbranati con la linea di comando, potete usare in alternativa per il tool via web che trovate qui: WHOIS.

L’hosting non coincide per forza con il mantainer del dominio

Sfatiamo un mito molto diffuso: chi gestisce un dominio non coincide per forza con chi gestisce l’hosting! Anche se potrebbe sembrare strano, è proprio così e non è neanche una rarità: posso avere un dominio su TopHost e gestirlo su un mantainer esterno, come ad esempio GoDaddy (in veste di registrant, in questo caso, e non di hosting).

L’altra cosa che bisogna chiarire è che il gestore del dominio e quello dell’hosting possono tranquillamente essere diversi tra loro: non coincidono per forza, e anzi non sono rari i casi di siti web che hanno un dominio gestito da Google e l’hosting con un servizio francese o italiano differente. Questo complicherebbe alquanto la comprensibilità del nostro discorso, per cui cercheremo di comprendere mediante questi strumenti gratuiti come si possano carpire informazioni esclusivamente sull’hosting utilizzato da quel sito.

Scoprire l’hosting di un sito: altre cose da sapere

Quante volte avete trovato un sito non di vostra proprietà ed avreste voluto sapere su che hosting sta funzionando? La risposta è possibile, anche se con un piccolo margine di errore, con questo sistema. Scoprire l’hosting di un sito web non è semplice, in generale, perchè si tratta di un’informazione non univoca e non determinabile con certezza assoluta (come avverebbe, invece, ad esempio se interroghiamo il WHOIS di un dominio); nonostante questo, ci sono tecnologie a nostra disposizione, disponibili nella forma di servizi gratuiti, in grado di fornire l’informazioni richiesta in modo abbastanza affidabile, tutto sommato.

Perchè non è facile identificare l’hosting di un sito

La legittima curiosità che attanaglia molti di noi: troviamo un sito che ci piace, e vorremmo scoprire su quale hosting è ospitato. Non c’è un modo unico per farlo, ma questo soprattutto per via della grande varietà di configurazioni diverse che si possono incontrare. Si possono ad esempio virtualizzare gli host, ospitarli su più mirror, configurare il dominio su più IP differenti e così via; è anche possibile che per ragioni di sicurezza o convenienza non sia possibile tracciare questa informazione perchè il server si rifiuta di fornirla, ad esempio.

Premesso che si tratta di un dato non banale da ottenere, e che va spesso al di là delle reali informazioni che è possibile reperire riguardo ad un sito web, i dati che troveremo con questi strumenti vanno sempre presi col beneficio del dubbio. La procedura, ovviamente, è soggetta ad un certo margine di errore.

Non si tratta, in questo caso, di trovare le informazioni di WHOIS (che ci forniscono l’anagrafica di chi ha registrato il dominio o, al massimo, i nameserver utilizzati, e che in certi casi potrebbe non corrispondere all’hosting realmente utilizzato, come avviene nel caso dei domini di addon ) o semplicemente l’IP, bensì risalire esattamente all’azienda che gestisce hosting e dominio del sito: ad esempio Keliweb, Altervista, Aruba, TopHost e via dicendo.

Che cos’è un servizio di hosting?

Si tratta dello strumento forse più importante a supporto dei webmaster, e che qui proveremo a spiegare in parole semplici. Il servizio di hosting viene pagato annualmente o su base mensile, e consiste nella possibilità di avere online il sito, disporre di PHP, MYSQL ed un server web, e di tenere funzionanti i DNS del dominio.

Cosa cambia tra hosting e dominio

L’hosting è rappresentato dallo spazio web del sito, dal database e dai servizi software utili per farlo funzionare. Un dominio, invece, rappresenta il nome del sito.

Definizione hosting

Un hosting è un servizio online che permette di pubblicare, utilizzare e modificare un sito online su internet. Nello specifico, esso fornisce ai clienti il software e l’hardware necessario per il funzionamento delle pagine web, ed il suo collegamento ad un DNS di dominio. Il servizio può essere, in genere, sia gratuito che a pagamento.

L’hosting si può specializzare in hosting per il web, quindi per siti e servizi web, ed ha il seguente significato. Un web hosting è un servizio, sia gratuito che a pagamento, che (molto in breve) permette ai siti internet di funzionare. Grazie ad esso, infatti, è possibile avere a disposizione uno spazio apposito per i file del sito (accessibile via FTP o SSH), un database per i contenuti (MySQL o altri), un linguaggio come PHP, un server per processare le richieste client-server.

Ad oggi domini e hosting fanno parte di una gamma di servizi utilizzati per il web così come lo conosciamo: portali, siti di news, servizi online di ogni genere, home banking, social network fanno tutti uso di servizi di hosting. Questo mondo è ancora oggi riservato per la maggiorparte dei casi ad una “nicchia” di specialisti: non è un mondo alla portata di chiunque, certo, ma c’è da dire che molte cose sono state molto semplificate, le interfacce sono sempre più user-friendly per cui anche un non tecnico può avere un sito, gestire un hosting e così via.

Esempi di web hosting

Esempi di web hosting molto diffusi commercialmente ed altrettanto di successo sono: Siteground, Aruba, Noamweb e VHosting Solution.

Hosting web: cosa significa in italiano?

Hosting è una parola inglese praticamente non traducibile in italiano, che si potrebbe rendere come “ospitalità“: to host, in inglese, infatti, significa proprio ospitare – in senso più esteso il verbo è inteso anche come ospitalità ad esempio in case famiglia, case vacanza e così via.

L’ospitalità del nostro sito web, in sostanza, corrisponde con l’hosting che andremo a scegliere, cioè con il servizio di “accoglienza” del nostro sito inclusivo di:

  • FTP;
  • spazio web per i file;
  • database per il sito;
  • servizi aggiuntivi per lo stesso (cron job ad esempio);
  • log dei file di attività e di errore;
  • supporto ai linguaggi di programmazione server side come PHP, Perl, Python, ASP .NET, ecc.

L’hosting web è come una “casa” per i siti

Volendo fare un paragone con il mondo reale, gli hosting forniscono un servizio simile alle agenzie immobiliari: vi metteranno a disposizione varie tipologie di case (i server), che potranno essere sfruttate da voi (per siti o servizi web) ad uso abitativo, economiche, di lusso, ad uso ufficio e così via. In base a quanto sarete disposti a spendere, pertanto, ed alle vostre specifiche necessità, otterrete un servizio di tipo corrispondente.

Un hosting è un’infrastruttura accessibile mediante internet, per la quale una volta proceduto con l’acquisto, vi verranno fornite delle credenziali di accesso riservate (le chiavi di casa), in modo che possiate gestire in piena autonomia software (accessori presenti in casa), log di sistema (sistemi di sicurezza, antifurto), configurazione del dominio, database e file del sito (quello che troverete in casa a vostra disposizione).

Quando mi serve un web hosting?

In genere, a livello pratico, se avete bisogno di creare o mettere online un vostro sito (di qualsiasi genere esso sia, come vedremo), avrete bisogno di un servizio di hosting. Ci sono diverse tecnologie sfruttabili allo scopo, che possono cambiare in termini di tecnologie usate, linguaggi messi a disposizione, opportunità di creare servizi, CMS installabili e così via.

Tecnologie di web hosting più diffuse per siti e servizi web

I servizi di web hosting possono essere di diverse “taglie” o dimensioni a seconda delle rispettive prestazioni e caratteristiche: le prestazioni a cui si bada sono tipicamente uptime, velocità, tempi di attesa, livello dell’assistenza, hardware e software disponibili.

Un hosting può, di solito, appartenere di due grandi “famiglie”:

  1. hosting condivisi (in inglese si chiamano shared hosting), il tipo più diffuso e (di solito) economicamente conveniente: mediante il meccanismo della virtualizzazione permette che ad una singola macchina con un IP di rete assegnato siano associabili più di un indirizzo internet, ognuno indipendente dall’altro a livello di gestione, mentre a livello di prestazioni vi sono i limiti fisici della macchina stessa. Architettura storicamente molto diffusa per fornire hosting gratis (a volte senza pubblicità obbligatoria), viene offerte anche sui piani a pagamento solitamente molto economici. In Italia gli hosting gratuiti più diffusi sono Netsons, Il Bello e Altervista (vedi lista completa), mentre tra i migliori a pagamento ci sono SupportHost, Tophost, Noamweb e V-Hosting.
  2. hosting dedicati, VPS e cloud, che servono invece per utilizzi più avanzati, possiedono maggiori opzioni di configurazione e normalmente costano normalmente di più. Tra le soluzioni più comuni di questo tipo, ad esempio, troviamo OVH e Keliweb.

Se non sai quale offerta scegliere, consulta la nostra guida ai migliori hosting.

Differenze tra tipi di web hosting

In breve le differenze tra i tre elencati sono le seguenti, a livello architetturale:

  • dedicato: una macchina fisicamente singola, non utilizzata per altri scopi, molto costosa ma altrettanto efficente (ad un IP corrisponde un singolo sito, ad esempio);
  • VPS: server nei quali la macchina è solo una, ma mediante la virtualizzazione dei sistemi operativi ogni utente dispone del proprio sistema staccato dagli altri, come se ci fossero N macchine e massimizzando l’utilizzo di risorse. Soluzione molto complessa da gestire, in certi casi, ma anche efficente e veloce quanto un dedicato
  • cloud: architettura innovativa diffusa da qualche anno, consiste in un sistema scalabile di risorse, in modo da evitare sprechi. Il vantaggio per l’utente è che si paga in base alle prestazioni effettivamente fornite, ad es. mediante tariffa “a consumo”.

Oltre a queste quattro, esistono anche soluzioni ibride, cioè vie di mezzo tra più tipi di hosting, molto diffuse nella pratica, che permettono di avere ottime prestazioni a prezzi contenuti. Alcuni esempi da me utilizzati con successo sono gli hosting semi-dedicati e gli hosting condivisi load balanced (ovvero con “bilanciamento di carico” effettuato al fine di far sfruttare al meglio le risorse disponibili ed evitare o limitare rallentamenti nel funzionamento).

Hosting per il web

Un hosting per i siti web viene detto comunemente hosting web oppure web hosting.

Hosting per le immagini

Gli hosting per le immagini sono CDN o server cloud che permettono di visualizzare immagini in modo rapido e veloce. Un esempio potrebbero essere gli hosting per le immagini free, che abbiamo discusso qui.

Hosting per i video

Un hosting per i video può essere una CDN o un server cloud, che viene usato internamente da Youtube e Vimeo (e molti altri servizi di streaming tra cui, ad esempio, Netflix o Amazon Video) per permettere lo streaming cioè la visualizzazione da remoto di film, serie TV ed eventi sportivi. Lo streaming video, a livello di hosting, permette di mostrare sia eventi in diretta che film pre-registrati on demand, cioè su richiesta.

WEB hosting in termini legali

In termini legali, secondo l’articolo 16 del decreto legge 70 del 2003, l’hosting possiede ufficialmente un ruolo “consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da un destinatario del servizio“, ovvero fornisce supporto hardware e software per memorizzare (ma anche per gestire) i dati del sito, del servizio web e così via. Il suo ruolo è stato negli anni sempre meglio definito da varie sentenze della Cassazione, che si è espressa quasi sempre relativamente a casi di violazione del copyright sul web.

A cosa serve l’hosting web?

L’hosting serve a rendere possibile il funzionamento dei siti e dei servizi web che troviamo in giro su internet, dai più semplici come i blog (WordPress) ai più complessi come le RESTful API. Di fatto, senza hosting nessun sito – incluso quello che avete davanti agli occhi attualmente – potrebbe mai esistere, così come non potrebbero esistere Facebook, Google, Amazon e così via.

In genere l’hosting è indispensabile per:

  1. caricare i file (HTML, CSS, JS e PHP, ma anche .ASP)
  2. caricare i dati (database MySQL ad esempio) del nostro sito, e metterli a disposizione del pubblico;
  3. disporre dei servizi hardware e software per far funzionare il tutto (server, email, database, oppure WordPress, Joomla! ecc.);

Le potenzialità dei servizi di hosting sono molto numerose, e sarebbe difficile proporre in un singolo articolo una lista esaustiva dei vari servizi disponibili. Ad una primissima analisi, a seconda delle caratteristiche del server che sta funzionando, un hosting ha la possibilità di farvi ospitare (il verbo to host, in inglese, significa appunto “ospitare”):

  • un blog (WordPress, …);
  • un servizio di ricerca (motore di ricerca “verticale” o tematico);
  • un forum;
  • un portale (CMS);
  • un sito aziendale;
  • al limite, anche una singola pagina (la landing page della nostra attività);

La lista vista qui sopra non è certamente esaustiva, e serve semplicemente a far intuire quanto possano essere flessibili, in generale, i vari servizi di hosting. A parità di servizi offerti all’utente finale (che solitamente è il webmaster o il gestore dell’attività online) possono corrispondere, in generale, vari livelli di servizi di hosting e diversi tipi di tecnologie in ballo. Tutto dipende dalle tecnologie, dalle caratteristiche sottostanti o, se preferito, dal costo del servizio di hosting.

Non tutti i web hosting sono uguali

Ci sono due appunti che è necessario fare prima di procedere oltre: il primo riguarda il fatto che un servizio di hosting web non sempre è in grado di far funzionare “qualsiasi cosa”. Facciamo un esempio facile, e poi uno un po’ più tecnico: pensiamo a Youtube. Non è pensabile far funzionare una piattaforma complicata e con tutti queli utenti su un hosting condiviso, ovviamente, perchè non reggerebbe il carico e non sarebbe all’altezza del compito da svolgere. In questi casi, infatti, Youtube usa dei servizi in cloud hosting, che possono scalare sul numero e sul tipo di effettive richieste e che richiedono competenze tecniche avanzate per il suo utilizzo.

Al contrario, per un piccolo o medio sito di e-commerce potrebbe andare bene un hosting come quello di Keliweb o SiteGround.

Un altro esempio un po’ più tecnico: la tecnologia utilizzata da Google per far funzionare il suo servizio Blogger (per citare uno dei più noti) è proprietaria, nel senso che non c’è modo, ad oggi, di potersi creare un “blogger personalizzato”, cioè di prendere Blogger e farlo girare su un hosting nostro. Non avrebbe neanche senso farlo, e infatti ci apriamo il nostro blog lì ed usiamo le loro API ed i loro theme grafiici per farlo funzionare.

Di fatto, gli hosting web solitamente lavorano con CMS, siti web e blog che siano tipicamente open source, o per i quali quantomeno sia disponibile il codice sorgente. Motivo per cui il binomio tra software open source è diventato particolarmente intrigante negli ultimi anni: da un lato, è possibile anche per noi creare una copia in WordPress del nostro sito web preferito realizzato col medesimo linguaggio. Dall’altro, l’open source e la sua filosofia estensiva permettono di realizzare eventualmente moduli, plugin, estensioni e così via per poterlo rendere più potente, efficente ed utile per gli utenti mediante personalizzazioni del software.

Hosting e CMS, l’accoppiata vincente

Il secondo appunto che bisogna fare è legato alla diffusione dei classici CMS per la gestione dei siti web, che ha di fatto eliminato (da quasi vent’anni, di fatto) la necessità di dover editare manualmente pagine statiche in HTML: il CMS (acronimo di Content Management System) genera tutto quello che serve in automatico, permette di pubblicare pagine ed articoli in men che non si dica, consente pure di cambiare la grafica del sito a piacere: l’hosting, in tutto questo, offre concretamente il supporto tecnologico, sia hardware che software come detto, per farlo funzionare. Come hardware offre specificatamente la macchina su cui dovrà funzionare il CMS (RAM, CPU, hard disk che rappresenterà lo spazio web e così via): come software da’ numerose opportunità pre-configurate, e ad alto livello, su cui anche l’utente meno esperto di informatica potrà agevolmente mettere mano: servizi come cPanel, Plesk, FTP e così via.

Hosting web: “ospitare” non solo siti, ma anche servizi web

Il significato del termine hosting è, in generale, non necessariamente legato all’accezione legata ai siti web: quando ci si riferisce ad esso, in generale, si fa riferimento ad un dispositivo in rete che offre genericamente dei servizi agli utenti. Si noti come un hosting non metta a disposizione semplicemente le pagine web dei siti, ma anche:

  • elementi multimediali audio / video (podcast, Youtube);
  • applicazioni di vario tipo, editor di contenuti, mashup;
  • servizi web (i feed RSS sono il caso più semplice).

In questa piccola guida faremo riferimento, nello specifico, ad un hosting che può essere un singolo web server, un gruppo di essi oppure – nel caso più moderno ed attuale – un cloud hosting; quando si cerca un hosting, normalmente, lo si fa per disporre delle risorse necessarie, all’interno di una macchina remota, alla manutenzione e gestione di un servizio web come un sito, un portale, un blog o un servizio a carattere generale. In particolare esso gioca un ruolo determinante nell’ambito della creazione di un sito web e della determinazione delle sue prestazioni, come uptime, velocità di caricamento delle pagine, servizi software disponibili e così via.

Come funziona un web hosting

Il web hosting si basa sul modello client server, che consiste in un server (l’hosting principale) che offre un servizio di “ospitalità” per le pagine web del sito ai vari server: in particolare riesce a farlo mediante una macchina server, solitamente con sistema operativo Linux, che sarà in grado di ospitare le pagine web e farle funzionare. I client, cioè nel disegno sopra i vari computer che si connettono (che ad oggi potrebbero essere anche tablet, iPad, cellulari e via dicendo), fanno delle richieste, richiedendo le varie pagine che poi verranno mostrare nel browser.

Per approfondire il modello client-server clicca qui.

Il web hosting, ovvero hosting annesso al web – la “Grande Rete Mondiale” di connessione – è tipicamente un servizio misurabile solo in parte e per approssimazioni, ad esempio mediante i tempi di uptime medi: più sono alti, maggiore sarà la reperibilità media del server sul web, ma questo senza alcuna reale garanzia per il futuro (che non possiamo prevedere, ovviamente). In genere se decidiamo di affidarci ad un servizio di hosting X dobbiamo sperare che funzioni al meglio e fornisca tutte le garanzie necessarie.

Virtualizzazione” delle risorse dell’hosting

In molti casi la necessità di acquistare un hosting deriva da quella di disporre di risorse virtuali, cioè RAM, spazio su disco, processore che vengono quindi “virtualizzati” e resi disponibili in rete a diversi livelli, e mediante meccanismi di vario ordine e grado di affidabilità. L’utente non le “vede” materialmente (come avverrebbe con il computer che possiede in casa o in ufficio), ma può farne uso nello spazio messogli a disposizione dall’hosting stesso: soprattutto, ha la possibilità di accedervi mediante interne sfruttando dei canali riservati (tipicamente Plesk, cPanel e al limite un terminale remoto a cui inviare i comandi, detto SSH).

Un server – detto a volte “host”, in questo contesto –  altro non è se non un computer dedicato, connesso ad internet in banda larga, che permette con opportune politiche (anche di sicurezza) l’accesso alle pagine del sito. Vedi anche: virtualizzazione.

Quali hosting scegliere?

Dovrebbe essere chiaro, a questo punto, a cosa serve un hosting web e perchè è così importante per far funzionare il web stesso: lo scopo di un servizio di hosting è quello di mettere a disposizione una macchina server, a determinate condizioni (specificate dal suo “tipo”: condiviso, dedicato, ecc.), in modo tale che un webmaster o il gestore del sito possa usufruire di questa risorsa per il proprio blog, sito web, portale di ecommerce e così via.

Housing vs. hosting: cosa cambia?

Bisogna distinguere l’housing (situazione in cui il server è allocato ed accessibile fisicamente dove ci troviamo noi: ad esempio se abbiamo una server farm, o installiamo un server a casa nostra dopo averlo acquistato) dalla più comune modalità di hosting virtuale o virtual server (o, ancora, virtual host), che significa che la macchina è “da qualche parte” nella rete.

L’hosting è quindi paragonabile ad un servizio di noleggio o affitto di una casa (sito), mentre l’housing equivale alla scelta di provvedere in autonomia alla propria abitazione (ad esempio costruendovela da soli, oppure comprandola).

Come accedere ai dati del proprio hosting?

I dati di accesso al nostro hosting sono distinti da quelli del CMS, nel senso che non corrispondono con la username e la password che useremo per modificare il sito (che faremo ad esempio in WordPress oppure in Joomla!). Si tratta di dati di accesso che ci vengono forniti via email all’attivazione del servizio, e mediante gli stessi potremo avere accesso alla macchina mediante quattro principali protocolli :

  1. FTP per accedere ai file, caricarne di noi, aggiornare gli esistenti, modificare directory e file (e relativi permessi di esecuzione/lettura/scrittura); disponibile su tutti gli hosting condivisi, dedicati, VPS, cloud, ibridi o semidedicati e così via.
  2. SSH per disporre di una console remota da cui sarà possibile installare da linea di comando servizi di vario tipo, ad esempio WordPress; disponibile SOLO su VPS e dedicati, di solito; assieme a FTP viene concesso in esclusiva solo ai gestori del sito, ovviamente.
  3. HTTP che consiste, solo in alcuni casi, in interfacce web per i nostri siti da cui poter accedere per modificare i contenuti, e che caratterizzano il cosiddetto “back-end”, disponibile in dipendenza della tipologia di sito e a prescindere dall’hosting usato. Questo protocollo è solitamente pubblico.
  4. HTTPS è l’analogo di HTTP con l’aggiunta di un certificato di autenticità (vedi qui) e di un meccanismo di crittografia dei dati, che cerca di renderlo più sicuro da attacchi informatici. Tale protocollo è riservato agli utenti che possiedano opportune credenziali, ad esempio dati sensibili, password e così via.
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Grazie per aver letto Come trovare l’hosting che ospita un sito di Salvatore Capolupo su Trovalost.it
Come trovare l’hosting che ospita un sito (Guide)

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