SERP: come sono organizzate le pagine dei risultati di Google

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Pubblicato il: 08-02-2021 18:46

Definizione SERP

Le SERP (Search Engine Results Page, ovvero pagine dei risultati di ricerca di Google) sono le pagine dei risultati di ricerca di Google, cioè la lista dei siti che escono fuori quando facciamo una ricerca. Le SERP non sono assolute: in genere sono sempre relative alla persona che cerca, alla sua posizione geografica, allo storico delle ricerche e al dispositivo utilizzato.

Ad esempio una SERP da anonimo (cioè senza essere loggati in Gmail) è quella che esce cercando , e a giorno 8 febbraio 2021 è la seguente:

Un altro esempio di SERP è quello che esce fuori se provo a cercare, ad esempio loggato in Gmail e con geolocalizzazione attivata, “ristoranti a Roma“:

E così via, ovviamente.

Cerchiamo di scoprire meglio a cosa servano, e perchè sia così importante ottimizzarle in ambito SEO.

Come lavorano le SERP di Google

I risultati di ricerca di Google non è noto pubblicamente come siano generati, con quale frequenza ed in base a quali effettivi fattori; per questo motivo, e per ovvie ragioni di convenienza e strategia commerciale, sono da sempre oggetto di affascinanti teorie e di studi effettuati per carpirne i segreti. Del resto è comprensibile, questa cosa interessa tutti, in fondo.

Il massimo sarebbe riuscire a comprendere i criteri usati da Google per costruire le SERP (cioè le pagine dei risultati di ricerca, Search Engine Results Page), ma come vedremo in realtà non serve spingersi così a fondo, e – anzi – rischia di diventare uno sforzo inutile. Tutto quello che c’è da sapere sui risultati di ricerca di Google è legato ad un’analisi coerente e puntuale di ciò che cercano gli utenti, di cosa si aspettano di trovare nelle pagine Web, e delle idee più innovative per risolvere i loro problemi.

In pratica per valutare una SERP noi andiamo a:

  • stabilire che cosa cerca l’utente per arrivare a determinate informazioni, prodotti o servizi;
  • valutare le intenzioni della ricerca (search intent): se è una query con cui voglio comprare, informarmi, passare il tempo, ecc.
  • stabilire se la posizione geografica dell’utente che fa la ricerca sia rilevante o meno (ad esempio nella ricerca dei risultati)
  • valutare, internamente da parte di Google, se sia il caso di considerare le ricerche precedentemente effettuate dall’utente, che possono costituire uno storico di ricerche condizionante (ad esempio se prima ho cercato “cos’è un ipad“, poi “ipad ricondizionati” ed infine se cerco semplicemente ipad in seguito, è plausibile che mi aspetti di comprarne uno a prezzo relativamente basso, e magari nemmeno dal sito della Apple).

Keyword research: la ricerca di parole chiave utili

Le pagine di ricerca di Google (SERP, cioè la lista di risultati che vengono mostrati per una certa ricerca) possono cambiare in base al tipo di ricerca che facciamo, e mostrarci cose diverse come pagine web, luoghi da visitare, offerte da comprare e così via. Per rispondere alla domanda “quali ricerche ottimizzare” per il mio sito, usualmente si effettua una keyword research ed il concetto di search intent (per capire quali ricerche siano più utili).

Questa pratica, per certi versi, rischia di essere castrante o limitante: spesso quello che interessa è procurare visite tematiche ed utili al sito, ed in motli casi è possibile farlo sfruttando parole chiave mediamente cercate e poco ottimizzate dai competitor, ad esempio.

In ambito SEO anche se non esiste una classificazione universalmente accettata, le principali classi di ricerche sono le seguenti. Si fa riferimento al termine query di ricerca per indicare la stringa di parole usate fare materialmente la ricerca.

  • Transazionali – sono le ricerche più interessanti, perché spesso riescono a finalizzare un acquisto. Per cui l’ideale in molti casi è creare delle pagine Web in grado di far vendere un prodotto un servizio da parte di chi stava cercando proprio quello. Esempio: migliori VPN
  • Informazionali – sono le ricerche tipiche di chi sta cercando informazione, ovvero si tratta delle serve piegate ai tutorial alle guide E a tutte le azioni relative a prodotti servizi passioni attività. Esempio: come installare WordPress
  • Di brand – si tratta delle ricerche più fatte per ottimizzare perché legate ad un brand. Il più delle volte Google tende a portarci, in queste ricerche, sui siti ufficiali dei marchi che si cercano. Esempio di ricerca di questo tipo: Facebook

Cosa comporta il fatto che un risultato sia in prima pagina?

Quando un risultato si trova in prima pagina significa che, dal “punto di vista” Google, quella pagina web o quella risorsa è massimamente coerente o pertinente rispetto alla ricerca, all’utente, al contesto, alle precedenti ricerche, alla posizione dell’utente (cioè se fa la ricerca da Roma, Cosenza o Milano) e così via. In genere i primi risultati di ricerca sono considerati ovviamente di maggior pregio dei successivi, e molti utenti tendono istintivamente a fidarsi degli stessi come se fossero sinonimo di qualità (in realtà non è così per forza, ndr).

Esiste anche un caso particolare: la cosidddetta posizione zero, che avviene soltanto per alcune ricerche e per siti impostati adeguatamente.

Per saperne di più sul posizionamento su Google, leggi la guida SEO avanzata (sì, è gratis!).

Che criteri usa Google per determinare il ranking?

In giro troverete varie risposte: backlink, ottimizzazione interna, rich snippet (forse sì, forse no), addirittura numero di condivisioni sui social, secondo alcuni, struttura link interni, qualità dei contenuti del sito, usabilità del sito, velocità di caricamento delle pagine. La verità è che nessuno di noi addetti ai lavori ne sa nulla, a riguardo, e che Google è da sempre (giustamente) molto “abbottonato” sull’argomento: semplicemente, c’è chi fa fruttare meglio l’esperienza e chi, invece, è solo più fortunello degli altri ;-)

Di conseguenza il meglio che si può fare è avere come riferimento una lista di fattori di posizionamento (ranking factor) con l’accortezza di prenderli sempre col beneficio del dubbio. Non ci sono metodi sicuri al 100% per portare il tuo sito in prima pagina su Google, in nessun caso.

Modi di dire: allevare una SERP in seno

Succede quando ottimizzi involontariamente i siti dei tuoi competitor, che poi vengono a leggerti e mentre lo fanno se la ridono sotto i baffi alla faccia tua (lo stai facendo anche tu, vero?)

[fine modalità scherzosa]

Fondamenti sulle SERP

Da un punto di vista puramente legato all’apparenza i motori di ricerca funzionano così:

  1. Un utente apre la pagina del motore ad esempio Google.it;
  2. Effettua una ricerca nella casella adibita allo scopo;
  3. Gli vengono mostrati dei risultati di ricerca;
  4. Clicca sul risultato che ritiene più consono, e soddisfa il proprio obiettivo (ricerca, acquisto, ecc.);
  5. Diversamente, prova a fare una ricerca diversa e torna al punto 2.

Formalmente questa sequenza non è sbagliata, ovviamente, ma di per sè non considera alcuni aspetti cruciali.

Su questo è necessario fare una serie di precisazioni: tanto per cominciare, infatti, la ricerca dell’utente raramente è “secca”, nel senso che è improbabile (ho comunque non è scontato) che che l’utente non solo riesca a trovare quello che vuole al primo colpo, ma anche che riesca anche solo a scriverlo in modo corretto.Non è quindi discorso esclusivamente di quali siti vengono inseriti nelle SERP, ma anche del modo in cui gli utenti effettuano le ricerche: processo, quest’ultimo, formalizzato il più delle volte attraverso una opportuna keyword research.

Il fatto che l’utente possa non cercare nel modo corretto quello che vuole È una probabilità tutt’altro che remota: questo ovviamente non perché il nostro amato sia un incapace, ma perché il processo di ricerca sui motori risponde ad un meccanismo complesso (ed ignorato, assurdamente, da molti SEO) noto come sessione di ricerca. Una sessione di ricerca è in genere una sequenza di ricerche di termini e di click sui risultati reputati più interessanti, E fa quindi riferimento ad una sessione un po’ più ampia in cui lo schema a cinque punti visto qui sopra può essere alterato, ripetuto e formalizzato in modi leggermente diversi.

Quello che fa la differenza in SERP il più delle volte E il numero di clic e vengono effettuati sul nostro risultato di ricerca: in questi termini abbiamo che spesso conta di più quanti clic facciamo sul risultato E non tanto il numero (1, 2, 3, … su Google) in cui riusciamo a posizionarci. Il criterio di scelta del risultato migliore da parte dell’utente, del resto, non è necessariamente il primo della lista, come una forma di SEO piuttosto ossessivo-compulsiva tende a farci credere: semmai, più realisticamente, è quello ritenuto più pertinente per l’utente, in modo del tutto soggettivo.

Per convincersi di questa cosa basta considerare una ricerca informazionale molto comune come a esempio hotel a Milano, che restituisce se e risultati diversi in base al periodo dell’anno, alla posizione geografica, alle ricerche precedenti, alle aspettative dell’utente che farà clic sui risultati Sulla base di preconcetti cultura personale aspettative e molti altri aspetti decisamente poco prevedibili.

Le SERP vengono aggiornate periodicamente da Google

In genere i risultati di ricerca di Google vengono aggiornati con periodicità, sulla base di più fattori: Google tende a “pingare” i siti web per verificare che non ci siano aggiornamenti sulle pagine, e nel caso in cui ne rilevi vengono assimilati e “digeriti” dal motore. In certi settori, quindi, come quelli dei tutorial e delle guide, è un bene aggiornare molto spesso le proprie pagine, sfruttando l’update di Google noto come Caffeine che vede di buon occhio le modifiche e gli aggiornamenti migliorativi. In altri settore come l’ecommerce invece potrebbe non essere necessariamente così, anche perchè magari uno non ha necessità nè modo di aggiornare le pagine o arricchirle.

Tutto questo processo, ovviamente, possiede inoltre un’influenza diretta in termini di posizionamento, e cambia dinamicamente le SERP nel tempo: ciò può avvenire con frequenza molto rapida su parole chiave molto competitive, anche se tendenzialmente i risultati migliori tendono a stabilizzarsi col tempo.

Le SERP possono migliorare o peggiorare

Per quanto possa sembrare una banalità, i risultati di ricerca dal punto di vista del sito che stiamo usando possono migliorare o peggiorare. Tale comportamento non è prevedibile a priori, e alla meglio si possono fare delle stime approssimate a riguardo.

In genere la valutazione delle SERP viene effettuata su base giornaliera; non ha senso considerare intervalli di tempo più piccoli (ed è anche molto dispendioso come lavoro), in casi critici e/o molto competitivi può avere senso considerare il ranking su base settimanale.

Le SERP potrebbero migliorare se lavori bene lato SEO

Anche qui rischia di scivolare una banalità ma resta come fatto direi quasi scientifico il fatto che se si lavora bene lato SEO ed in modo coerente con la natura del sito da ottimizzare, seguendo una linea editoriale che sia valida per quel particolare sito I risultati di ricerca possono migliorare sensibilmente soprattutto nel medio-lungo periodo. Non è detto che tutte le modifiche siano migliorative, E molte delle stesse possono sembrare del tutto irrilevanti.

Non tutte le modifiche che si fanno si notano in tempo reale, ma alcune legate all’esempio all’uso dei rich-snippet possono mostrare eccellenti risultati in modo quasi istantaneo rispetto alla data in cui sono stati introdotti.

Le SERP sono influenzate dai… ranking factor (ma anche no)

I ranking factor sono i fattori SEO che tendono ad influenzare l’aspetto delle sarà ed il loro comportamento. Bisognerà distinguere tra fattori quantitativi (legati al tipo ed al numero di backlink esterni, all’utilizzo della tecnologia di schema HTML schema.org, cosiddetti rich snippets) e fattori qualitativi (come ad esempio il tipo di <title>, il contenuto della meta description, …). In genere trovo questa visione tanto intuitiva quanto sostanzialmente ingannevole per i principianti: se ci si lega a questo schematismo dei fattori di ranking come “manopole” SEO, infatti, si rischia di compiere meccanicamente attività senza alcun senso, come esempio inserire per forza parole chiave all’ interno del <title>, anche qualora la natura della pagina Web non lo richieda affatto.

In genere gli unici ranking factor che siano degni di attenzione sono quelli coerenti con la natura del sito: esistono quindi fattori utili per gli e-commerce (ad esempio essere citati da un quotidiano nazionale, oppure da una rivista di settore, oppure ancora fare uso di rich snippet per i prodotti), fattori utili per i blog (essere linkati da altri blogger, ecc.) e così via.

Le SERP possono peggiorare se… lavori male

Questa è un’altra verità che emerge chiaramente dopo anni di lavoro del settore: se lavori male Google ti ignora o ti castiga. Ecco perché le attività SEO non dovrebbero mai essere affidate a presunti professionisti O pseudo esperti del settore. Chiunque e in grado di affibbiarsi l’etichetta di SEO specialist, ma sono davvero pochi quelli in grado di dare un miglioramento concreto alla SERP di interesse per la tua azienda.

Tipi di SERP: classiche

La SERP classica, statica e monolitica in realtà non esiste neanche più, perchè ogni pagina dei risultati è molto variabile, spesso di settimana in settimana, ed è comune anche che non tutti vedano le stesse cose (per i motivi elencati all’inizio).

Ad ogni modo, la SERP come elenco di risultati è fatta pressappoco così (attenzione: le SERP sono “soggettive e cambiano da PC a PC, potreste vedere qualcosa di diverso se cercate anche voi):

 

A volte possono essere presenti risultati legati alle mappe della zona in cui vi trovate.

Tipi di SERP: ricette

Appaiono come dei quadratoni cliccabili, direttamente nella zona above the fold, in cui è possibile scegliere tra vari siti: c’è un’immagine tratta dal sito, un titolo, il nome del sito e le stelline con le recensioni (se disponibili). Si ottengono con il rich snippet Recipe, per inciso, ammesso che Google decida di concedervelo.

Esempio: pasta con gamberi e zucchine

Tipi di SERP: traduzioni

Sono SERP che escono fuori quando si cerca, ad esempio, la traduzione di un termine inglese, specialmente se di uso molto comune. Sono risultati zero click, nel senso che non incitano di certo l’utente a cliccare su un sito, anche se in basso vediamo comunque vari risultati pertinenti.

Esempio: cosa significa lockdown

Tipi di SERP: FAQPage

Le pagine con domande e risposte (per l’implementazione: includere nella pagina web FAQPage) che si presentano come delle aree di testo cliccabili con domande e risposte: rispondono alle “domande più frequenti” da parte degli utenti. nel titolo c’è la domanda impostata nello snippet, cliccandoci sopra Google apre, sempre direttamente nella SERP, la risposta a quella domanda.

Sono degli snippet molto interessanti, secondo me, perchè funzionano anche molto bene per molti argomenti informazionali. Nella mia esperienza l’attribuzione sembra avvenire solo per i siti web che ricevano un certo numero di visite minimo. Su molti siti la loro presenza viene ignorata, perché magari considerata poco consona, fuorviante oppure perchè il crawler non ci è ancora passato oppure, ancora, ha rilevato degli errori.

Esempio: soccorso stradale (geolocalizzata su Roma)

Ricapitolando:

  1. le SERP sono soggettive (dipendono dalla posizione geografica, in alcuni casi, che può essere sottintesa o esplicitamente cercata);
  2. le SERP possono cambiare da un PC all’altro, e da una connessione all’altra;
  3. le SERP variano in modo imprevedibile,e  sono soggette ad un tasso di oscillazione dei risultati in dipendenza di ciò che succede “dietro le quinte” di Google e “dietro le quinte” di chi fa SEO;
  4. le SERP cercano di soddisfare la richiesta dell’utente sia mediante annunci a pagamento che risultati naturali (ciò è parte del modello di business adottato da Google)
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Grazie per aver letto SERP: come sono organizzate le pagine dei risultati di Google di Salvatore Capolupo su Trovalost.it
SERP: come sono organizzate le pagine dei risultati di Google (Guide, Zona Marketing)

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