Una guida SEO seria (di S. Capolupo)

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Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre 2020

Tempo di lettura: <1 minuti

Con questo articolo vorrei proporvi una guida base per le attività SEO che possono risultare utili per migliorare la visibilità del vostro sito web. Cercherò di essere molto sintetico e di dire le cose che vanno bene per tutti i siti o quasi – ovviamente si tratta soltanto di un riferimento generale che è valido per la maggiorparte dei siti web, e fate sempre attenzione che il vostro sito, in condizioni particolari o non prevedibili, potrebbe richiedere degli interventi ulteriori qui non trattati. In generale, comunque, si tratta di una guida a carattere generale che cerca di mettere in evidenza le principali attività che si possono svolgere per la SEO del vostro sito.

Leggi questa guida e scoprirai tutto (o quasi) quello che bisogna sapere per fare SEO. E se qualcosa non fosse chiara, fammelo sapere :-)

Premessa

Questa guida SEO gratuita è stata scritta dopo circa 3 anni di lavoro continuativo su siti realmente esistenti (quasi sempre, miei progetti editoriali), con l’obiettivo di aiutare chi si occupa di un sito web, almeno a grandi linee, ad ottimizzare i contenuti pubblicati nelle pagine e la struttura del proprio sito in ottica SEO (Search Engine Optimization). Cercheremo di procedere per gradi, e di coprire ogni singolo aspetto ispirandomi ad esempi pratici di operatività che utilizzo abitualmente durante le nostre consulenze.

Che cos’è la SEO?

Sulla falsariga della definizione ufficiale fornita da Google:

SEO è l’acronimo di “Search Engine Optimization” o “search engine optimizer“, ovvero Ottimizzazione per i motori di ricerca. La decisione di avvalersi di un SEO è una decisione importante che può potenzialmente migliorare il tuo sito e consentirti di risparmiare tempo, ma può anche rischiare di danneggiare il tuo sito e la tua reputazione.

Per quanto sia orientata su una supercazzola andante, questa è forse una delle definizioni più incisive ed efficaci che ci possano essere, secondo me; la SEO ha degli aspetti benefici per la visibilità ed i riscontri del sito web per cui viene realizzata, ma bisogna saper lavorare per vederne qualcuno. Da un certo punto di vista puoi davvero migliorare le prestazioni del tuo sito, dall’altro rischi (per via del fatto che nessuno sa come funzioni davvero Google o magari imperizia, inesperienza e simili) di danneggiarlo.

Secondo una logica un po’ meno raffinata quanto espressiva, la SEO si lega ad una serie di desideri dei proprietari dei siti, che cercano spesso come diventare primi su Google, a volte come diventare primi su internet, molto spesso come portare un sito in prima pagina, come essere in prima pagina su google, come aumentare le visite al sito (cosa che chiedono i blogger, molto spesso, per aumentare le visualizzazioni ed i click di Google Adsense) e, meglio ancora in ottica business, come aumentare le vendite del proprio sito di e-commerce.

Se hai un sito web, potresti essere interessato a renderlo visibile sui motori, a valorizzarne alcuni aspetti oppure ad esporre meglio le tue idee imprenditoriali: in questo la SEO può darti una grossa mano, se non certamente l’unica possibile una delle più durature ed efficaci nel tempo. Per chi non avesse ben presente, la SEO (Search Engine Optimization, o in italiano ottimizzazione per i motori di ricerc) riguarda (secondo la definizione di Wikipedia):

tutte le attività volte a migliorare la visibilità di un sito sui motori di ricerca (quali ad es. Google, Yahoo!, ecc.) al fine di migliorare (o mantenere) il posizionamento nelle pagine di risposta (SERP, o risultati di ricerca) alle interrogazioni degli utenti del web.

Le parole chiave in queste sede riguardano quindi il “migliorare” ed il “mantenere” (i grassetti sono miei): questo evidenzia fin da subito che la SEO è un’attività continuativa nel tempo, per cui – come dico spesso durante i miei corsi – è sempre possibile migliorare il proprio sito per i motori, a patto di essere disposti a mettere mano a qualsiasi aspetto tecnico o contenutistico del vostro portale.

A che serve la SEO

L’obiettivo è quello di rendere il sito visibile, o più visibile, sui motori di ricerca. Nella migliore delle ipotesi finirai in prima pagina per un insieme di ricerche, che può essere “indotto” dalle circostanze d’uso (ma non imposto, come avverrebbe con gli annunci di Google Ads che sono relativi a chiavi di ricerca specifiche). In altri casi puoi migliorare la visibilità del tuo sito, ricevere traffico a tema e così via.

In breve grazie alla guida SEO potresti:

  • aumentare il traffico organico sul tuo sito
  • aumentare le conversioni del sito (se vendi qualcosa)
  • migliorare il tasso di click sui banner del tuo blog (se usi ad esempio Google Adsense e simili)

Nota: SEO non è SEM

Il traffico organico (SEO) non deve essere confuso con quello a pagamento (ad esempio generato con annunci di Google Adwords), e che viene identificato nell’immagine successiva come SEM. In genere, poi, i risultati SEM compaiono a destra e in alto nei risultati delle ricerche, mentre quelli organici o naturali compaiono nello spazio rimanente.

A seconda delle ricerche effettuate, possono avere più o meno importanza gli annunci SEM o i risultati di ricerca SEO.

Come funzionano i motori di ricerca

Parlando di SEO è fondamentale, anzitutto, premettere come funzionino i motori di ricerca.

I motori di ricerca sono software molto complessi, che si possono schematizzare in vari modi, in genere abbastanza difficili da comprendere se non si è del settore. Uno dei più accessibili secondo me è senza dubbio il seguente. Vediamo un po’!

Esso schematizza in alto delle risorse (resources: tutte le pagine web mondiali, ad esempio), poi dei dispositivi intermedi che raccolgono e gestiscono risorse (tra cui il crawler, che è incaricato di scansionare le pagine), poi il motore di ricerca (search engine come Ask, Google, Bing, …) che riceve delle “domande” (query o ricerche) e restituisce all’utente delle risposte (response), ovvero delle pagine con i risultati.

Vantaggi dall’essere primi su Google

Google raccoglie gran parte del traffico web di ogni ordine e grado: dovrebbe essere ovvio che apparire nelle prime pagine di ricerca sia un vantaggio enorme per le realtà commerciali che possiedono un sito, così come per chi volesse vendere servizi, consulenze o farsi conoscere per quello che è, o per ciò che sa fare.

I vantaggi al comparire nelle prime pagine dei risultati di ricerca si possono elencare in una serie di aspetti collaterali e collegati:

  • Aumentare il numero di visite al sito;
  • Aumento del numero di iscrizione al sito;
  • Incremento della visibilità e del prestigio del brand;
  • Aumento del numero di vendite di prodotti o conversioni;
  • Aumento dei guadagni derivanti da banner pubblicitari;
  • Incremento del potenziale the commerciabilità di una pagina Web – ad esempio per quanto riguarda la vendita di banner o di link.

A questo si aggiunga il prestigio di comparire su Google per una certa ricerca, anche agli occhi del proprio pubblico, dei potenziali clienti o della concorrenza: non è poco.

Come aumentare la visibilità del proprio sito su Google?

Contrariamente a quello che potete aver letto su questo argomento, pero’, con questa guida SEO è bene far presente che:

  1. Essere in prima pagina su Google purtroppo non è per tutti; è inutile, penso, illudersi o banalizzare la questione. Non sempre c’è spazio per noi nelle ricerche che ci piacerebbero.
  2. Le tecniche utilizzabili per migliorare il posizionamento sui motori richiedono di conoscere e capire come funziona il Web, almeno per certi aspetti;
  3. Non esistono ricette sicure per finire prima pagina;
  4. Non esiste la certezza assoluta di finire in prima pagina;
  5. Anche se non riuscite a posizionarvi per la ricerca che vorreste, potete comunque riuscire a soddisfare quasi tutti i punti precedenti facendo ricerca di nuove parole chiave (keyword research);
  6. Se vi dovessero proporre di andare in prima pagina garantita per pochi euro, quasi certamente si riferiscono a risultati a pagamento senza dirvelo (per saperne di più leggi l’articolo Google Adwords non è SEO)

Pre-requisiti INDISPENSABILI (SEO onsite)

Generalmente i siti web realizzati a regola d’arte sono più agevolati al fine di attività SEO; per quello che ci interessa, le cose più importanti sono che:

  1. tutte le pagine del sito funzionino correttamente;
  2. tutte le pagine del sito carichino in tempi accettabili;
  3. tutte le pagine siano collegate in modo coerente.

Ovviamente possono esistere una miriade di casi intermedi, che vanno affrontati in modo individuale mediante consulenze.

Requisiti per essere primi su Google

Per essere primi su Google e comparire per un buon numero di ricerche è necessario, anche se può sembrare inutile ad alcuni, disporre come prima cosa di un sito web che sia ben realizzato.

Google negli ultimi anni, infatti, ha iniziato a badare molto all’aspetto tecnologico e funzionale delle pagine Web, invitando i webmaster a seguire una serie di procedure specifiche e di buone pratiche al fine di rendere il sito fruibile per il target di riferimento. Se non avessi presente questo termine, ti basti sapere che il target di riferimento e il gruppo di potenziali clienti e visitatori del tuo sito che potrebbero essere interessati ai contenuti dello stesso: ci sono vari modi per definire un target, ed è indispensabile farlo prima (e durante) le attività SEO.

Ma che cosa vuol dire sito web “ben realizzato“? In quest’ottica, le indicazioni riportate dalle istruzioni per i webmaster sono molto utili, e basterebbe rispettare i requisiti riportati su quella pagina per avere un sito già di medio livello, quasi pronto a entrare nelle prime pagine di Google.

Se molti requisiti sono di natura intuitiva (per esempio Fai in modo che il tuo sito web si distingua dagli altri nel tuo campo), molti altri sono di natura più tecnica, e possono richiedere l’intervento di personale o consulenti specializzati, soprattutto se avete avuto problemi di spam o con contenuti generati di fretta o auto-generati.

Lo spirito generale per fare in modo che un sito arrivi nelle prime pagine di Google è riassumibile in una lista di requisiti.

Prestazioni del sito

L’utilizzo di servizi di hosting efficienti (in particolare in termini di TTFB e SRT, quest’ultimo ad esempio dovrebbe essere al massimo di 200 ms, un requisito molto difficile da soddisfare nella pratica) per caricare le pagine del sito Web più velocemente possibile è fondamentale per la SEO, e l’uso generalizzato di SSL sulle pagine Web – e vale anche per i semplici blog. Del resto è noto da diversi studi come i visitatori nella metà dei casi (53%) tendano ad abbandonare subito i siti Web che impieghino più di 3 secondi a caricare la pagina.

Per misurare le prestazioni del sito è consigliabile fare uso di tool che misurino i tempi di caricamento della pagina, e possano aiutare ad individuare eventuali colli di bottiglia, ovvero criticità che possono essere eliminate o snellite al fine di velocizzare il caricamento delle pagine.

I principali tool sono elencati di seguito: in linea di massima, possono dare risultati diversi sulla base di criteri diversi, per cui cercate di ottimizzare il vostro sito almeno per un paio di essi.

Non tutti gli strumenti sono affidabili allo stesso modo per qualsiasi sito, per cui si consiglia di testarne un paio alla volta, e di cercare di dare priorità alle notifiche realmente significative. PageSpeed Insights, ad esempio, fornisce un alto livello di complessità della metrica (che tiene conto anche dei tempi di caricamento del DOM e di aspetti “esoterici” legati alla UX, ad esempio) unito ad un basso livello di affidabilità nelle misurazioni, che purtroppo sembrano differire di parecchio anche facendo test consecutivi sullo stesso sito.

GTMetrix e Pingdom, al contrario, sembrano essere tool più uniformi che personalmente, in genere, tendo a preferire per una misurazione univoca dei tempi di caricamento di un sito.

Come indicizzare un sito per la prima volta

Quando avete il sito appena aperto, se non avete mai fatto SEO o se comunque avete creato il sito senza occuparvene, è possibile che non siate indicizzati per nulla; in questo caso, ci sono delle procedure standard da seguire.

Per indicizzare un sito segui questo tutorial; se il sito fosse invece già indicizzato ma non porta traffico e/o nessuno lo considera, continua a leggere!

Indicizzazione e posizionamento non sono la stessa cosa

Posizionamento è una cosa, indicizzazione è un’altra: in quest’ottica, deve essere chiaro fin da subito che un risultato di ricerca può essere presente in Google o Bing senza che compaia in prima pagina.

I risultati di ricerca sono anche soggettivi (dipendono dalla posizione dell’utente, dal browser che usa e dalle ricerche precedentemente fatte), i primi posti sono limitati ed è importante capirlo, esserne consapevoli. La frustrazione sarà enormemente ridimensionata, e sapremo affrontare il problema della nostra SEO nel modo migliore.

L’indicizzazione rappresenta il fatto che una pagina web sia presente nei risultati di ricerca.  Un buon posizionamento indica indice che quella pagina non solo è indicizzata, ma è anche presente tra i primi risultati – o tra quelli più pertinenti e/o rilevanti.

Quindi i due concetti sono diversi, anche a livello di difficoltà: chiunque può indicizzare il proprio sito, in pochi riusciranno a posizionarlo.

Pertinenza e rilevanza

Il concetto di pertinenza e di rilevanza sono fondamentali per le attività SEO, e molti SEO anche esperti tendono a non averla troppo chiara: sono concetti di Information Retrieval che indicano, rispettivamente, l’attinenza oggettiva di una pagina web rispetto alla ricerca (pertinenza) e quella soggettiva o relativa per l’utente (rilevanza).

I motori di ricerca puntano a restituire agli utenti risultati che siano un mix di questi due concetti, con gradazioni diverse a seconda dei casi: se cercassimo la data di nascita di Napoleone, una pagina web autorevole con la sua biografia sarebbe una risposta senza dubbio molto pertinente.

Se, invece, stessimo cercando hotel economici, la pertinenza da sola non basterebbe, e sarebbe necessario utilizzare un concetto relativo ad esempio alla posizione geografica (rilevanza, quindi rispetto alla posizione da cui facciamo la ricerca ad esempio). Motivo per cui, in molti casi, i siti non riescono a posizionarsi nonostante i nostri sforzi: se le pagine sono pertinenti (e quello, bene o male, riescono a farlo un po’ tutti) ma non sono abbastanza rilevanti per l’utente che fa la ricerca, è difficile che riescano ad avere un buon ranking per Google.

SERP: quali opportunità offrono?

Nel gergo della SEO i risultati di ricerca vengono indicati come SERP, ovvero Search Engine Result Pages.

I risultati di ricerca o Search Engine Result Pages. sono le pagine che vengono restituite da Google o Bing, e che contengono i risultati pertinenti con la ricerca effettuata. Ad esempio, se cercassimo “hotel Milano” troveremmo una stragrande maggioranza di hotel della zona, poi siti per cercare hotel, siti ufficiali di alberghi e così via.

Vediamo ora nel dettaglio, a questo punto, come possiamo fare SEO con facilità ed in 5 pratici passi.

Messa a punto, realizzazione e verifica del sito

Già da questa fase, nell’approcciare alla materia, dovremmo conoscere i rudimenti dei motori di ricerca: quindi scansione, indicizzazione, posizionament, crawler, funzionamento generale dei motori, pertinenza ed un po’ di altri concetti che sono splendidamente espressi nel sito di Google “Dentro la ricerca“. Nell’approcciare alla materia ottimizzazione del sito, poi, bisogna essere molto critici, anche a costo di risultare sgradevoli: ad esempio molte tecnologie utilizzate anche oggi come Adobe Flash, ad esempio, non sono idonei per la corretta indicizzazione dei contenuti delle pagine. I siti web lenti o con errori al proprio interni, per fare un altro esempio, rischiano di essere indicizzati solo in parte o per nulla. Al tempo stesso, vecchie strategie hanno ceduto il passo alle novità, e non dovrebbero essere più usate da nessuno come ad esempio i siti web statici, quelli con layout poco usabili e così via. Nulla vieta di fare SEO su qualsiasi sito, ovviamente, ma è chiaro che ci sono delle precondizioni che è molto meglio rispettare.

Come prima cosa, quindi, se volete dedicarvi a fare attività SEO in modo serio, dovrete ovviamente disporre di un sito web adatto allo scopo: questo comporta una duplice verifica, che da un lato riguarda l’aspetto tecnico (come è stato realizzato il sito, della serie: è stato fatto a regola d’arte, o ci ha lavorato vostro cuggino bravo col computer?) e dall’altro interessa l’aspetto contenutistico (FAQ, articoli, landing page; e anche qui scatta la domanda fatidica: articoli e FAQ sviluppati da professionisti della scrittura, o buttati giù alla meno peggio?) ma anche funzionale (UX, tecnologia responsive, ed altri discorsi tecnici) del sito stesso. In caso di difficoltà si possono affiancare, se è il caso, eventuali progetti paralleli alla SEO legati ad un restyling grafico, ad una ristrutturazione dei contenuti ed all’individuazione di ciò che funziona (che andrà valorizzato) e ciò che invece non funziona (che andrà radicalmente cambiato o rimosso). Ulteriori considerazioni si possono svolgere, in questa fase, andando a valutare il nome di dominio scelto per il sito, e su questo importante punto rimando al mio articolo sulla scelta di un buon nome di dominio internet. In linea generale, una buona scelta del dominio, del CMS, dei contenuti da promuovere e di eventuali funzionalità che rendano unico il vostro sito: in molti casi, infatti, riescono a posizionarsi molto bene sui motori i siti che offrano servizi molto richiesti in modo originale (esempio: Tripadvisor) piuttosto che siti che offrano sempre la solita solfa.

Attivare la Search Consoke

Per poter avviare il discorso SEO, dovrete attivare la Search Console di Google ed assicurarvi che il vostro sito sia scansionabile in tutte le sue pagine con gli appositi strumenti. Le pagine importanti devono ovviamente avere un certo risalto e, al tempo stesso, il sito dovrebbe contenere sempre qualcosa che lo rende unico nel suo genere. Inoltre, per facilitarci la vita, più contenuti originali posteremo nel sito più sarà agevole fare SEO.

In questa fase sarà necessario annotare le eventuali criticità (un esempio tipico: contenuti scadenti, poco utili o thin), che andranno risolte durante il lavoro – o comunque nel minor tempo possibile. Anche se queste analisi non hanno diretta influenza sul posizionamento e sull’indicizzazione del sito, almeno in questa fase, è bene tenerne nel giusto conto, questo soprattutto per evitare di complicare le attività da svolgersi in seguito.

Per fare buona SEO, bisogna quindi partire da un ottimo/buon sito, anche se non sempre ci sono le condizioni per poter cambiare le cose, e sarà quindi necessario adattarsi.

Individuare dei topic (argomenti) da ottimizzare

Lo scopo delle attività SEO è quello di portare traffico dai motori di ricerca per finalizzare degli obiettivi (conversioni, vendite, lead, click ecc.), ovvero persone che cerchino su Google e riescano a trovare agevolmente il nostro sito web per un insieme di ricerche (di solito concordato all’inizio, ed affinato in corsa). La classica keyword research che si usava fare in passato, a questo punto, sembra aver ceduto il passo ad un approccio ancora più flessibile: si stabiliscono, si analizzano e si annotano degli argomenti generali, che possono corrispondere a settori di mercato, gruppi di ricerche pertinenti e così, e si inizia ad ottimizzare partendo dalla “coda lunga”. Di fatto, take long tail corrisponde con un gruppo di specificità – in concreto, un gruppo molto popoloso di parole chiave, frasi di ricerca ecc. – tipiche che il sito è in grado di offrire, che vengano incontro alle effettive richieste del mercato (o almeno delle ricerche più comuni). Ovvio che tali argomenti andranno trattati nel sito con modalità, tempistiche e strumenti da stabilire caso per caso: un blog tematico, un sito di ecommerce con descrizioni molto ricche, una serie di FAQ (risposte alle domande poste più di frequente) e così via.

Ottimizzare la long-tail

In linea di massima, poi, le frasi lunghe della coda lunga sono il modo più soft per approcciare al discorso SEO, anche se non bisognerebbe mai fissarsi su poche parole chiave da ottimizzare ossessivamente, e sarebbe più opportuno mantenere il discorso molto flessibile (cioè variarle a seconda delle necessità, delle opportunità e così via). Un errore che spesso si commette in questa fase, in effetti, corrisponde nel cercare di forzare la presenza delle parole chiave nel testo del sito, così come all’inizio del title e così via: se è vero che questa tecnica a volte funziona (spesso in modo indiretto), è una strategia che tende a “cristallizzare” il sito, e a renderlo poco sfruttabile.

Dopo aver passato più o meno indenni il punto 1 ed il 2, si cerca di attraversare un fase intermedia, in cui:

  1. si cerca di capire – punto davvero fondamentale per le attività SEO – cosa cercano gli utenti che potrebbero essere interessati al nostro sito (ai suoi servizi, ai suoi prodotti, ai suoi contenuti); qui si può ricorrere a strumenti automatici di keyword research, ma anche il confronto con gli esperti del settore (coi commercianti, coi tecnici ecc.) in questione può essere prezioso;
  2. si cerca di integrare, correggere o ricreare i contenuti del sito in modo che provino a rispondere alle “domande” poste dal punto precedente: questo può comportare ulteriore lavoro da effettuare, che può andare dalla rielaborazione alla riscrittura ex novo di articoli e contenuti di qualità, alla stesura di un gruppo di FAQ tematiche fino ad arrivare alla determinazione di infografiche, app e servizi pubblicamente disponibili (ad esempio: motori di ricerca verticali) che possano rendere il nostro sito web unico e distinguibile dalla concorrenza.

Ottimizzare il sito lato onpage

La fase di ottimizzazione sulle singole pagine passa per un check o audit SEO, che tipicamente si può eseguire con degli strumenti gratuiti disponibili in rete: per assistere a questa fase, ci sono anche strumenti a pagamento o utilizzabili gratis almeno nelle prime fasi.

Quello che bisogna controllare, se non per tutte le pagine del nostro sito almeno per quelle più orientate agli obiettivi dello stesso (conversioni, vendite, iscrizioni ecc.), è che i seguenti elementi siano coerenti:

  • i tag title siano ben scritti, abbastanza chiari e significativi rispetto al contenuto della pagina;
  • le meta description siano presenti su tutte le pagine;
  • le pagine siano correttamente indicizzabili (ovvero si possano scaricare per intero senza errori ed abbiano sia l’attributo robots che il file robots.txt ben scritti);
  • i contenuti delle pagine siano sufficentemente utili, chiari e concisi rispetto al pubblico di riferimento (o meglio, a quello che si aspetta di trovare il profilo del “cercatore medio” identificato in precedenza);
  • le immagini, se possibile, siano provviste di tag alt contenente una descrizione dell’immagine;
  • si evitino di utilizzare immagini al posto del testo (ad esempio nel menù o nel logo del sito), in modo da facilitarne l’identificabilità da parte di Google.

Quando consideriamo i link testuali interni (deep link), in particolare, dobbiamo poi ricordarci che sono un modo per “dire” indirettamente a Google di cosa parla una pagina, come avviene nel caso del prossimo link che parla dell’estensione di dominio .cloud: il testo àncora (anchor text), in questo caso, è indicativo/descrittivo di cosa contiene il collegamento destinazione. Non tutti i link dovranno essere necessariamente così mirati, ovviamente (un esempio che tende ad essere così in modo naturale, ad esempio, è il menù principale del nostro sito), perchè altrimenti andremo in sovraottimizzazione, ed in generale è bene sapere possono esistere vari tipi di testi ancora per i link: con anchor text anonima, casuale, brandizzata, mirata ad una determinata ricerca e così via. In ottica SEO, per dirla in modo semplice, serve in genere un’amalgama di tutti questi elementi per ottenere risultati stabili nel tempo.

Mentre controlliamo questi elementi, cosa che andrà fatta sia adesso sia eventualmente in itinere (se aggiungiamo contenuti o se modifichiamo gli obiettivi del sito), può essere molto utili iscrivere il proprio sito alla Search Console ed a Google Analytics.

Ottimizzare il sito offpage

Questa quarta fase è forse una delle più impegnative, ma senza questa difficilmente sarà possibile ottenere dei risultati concreti; l’ottimizzazione esterna di un sito passa per attività che vanno dai canali di promozione tradizionali (pubblicità) fino alle classiche attività di link building. Google da’ molta importanza all’aspetto link in ingresso verso il nostro sito, e tende a conferire maggiore attenzione a chi viene più spesso “citato” o riferito da altri siti web. Si possono costruire backlink verso il nostro sito sia chiedendoli (e questo significherà pagarli, a volte) che cercando di instaurare relazioni (attività di PR) che mediante partneship commerciali, attività di guest post, attività sui forum di settore, sui blog e sulle web directory. Una particolare attenzione, in modo se possibile ancora più marcato rispetto al passo precedente, va data agli attributi dei backlink in ingresso (che dovrebbero essere in modo equilibrato sia con rel=”nofollow” che senza) sia alla qualità dei siti linkanti (meglio pochi siti che ci linkano, ma sempre di buona o ottima qualità) che al contesto in cui ci linkano (idealmente dovranno linkarci siti del nostro settore, non a casaccio) che al modo in cui ci linkano: anche qui, dunque, con anchor text anonima, casuale, brandizzata, mirata ad una determinata ricerca e così via.

Questa fase può essere molto lunga ed impegnativa, e può durare in media almeno 6-8 mesi prima che si possano iniziare a vedere dei risultati. Anche in questa fase la cosa davvero difficile è riuscire non solo a raggiungere, ma anche a mantenere i risultati: più pulite ed efficaci saranno le nostre strategie, in genere, più sarà semplice riuscire a raggiungere e mantenere negli anni le prime posizioni per il nostro sito.

Monitoraggio e manutenzione lato SEO / SEM

Normalmente i vantaggi derivanti dalle attività SEO saranno ben visibili solo nel lungo periodo: l’effetto benefico più tipico è legato, infatti, ad un incremento del traffico di ricerca al nostro sito (visibile sia mediante i dati della Search Console che Analytics), ovvero più visitatori che arrivano al nostro sito mediante Google, Bing ed eventualmente altri motori specifici. Del resto, che ciò comporti necessariamente un miglioramento della visibilità per le ricerche esatte che ci aspettavamo non è sempre vero, anzi: in molti casi il pubblico (cioè chi fa le ricerche su Google o Bing) “spinge” in una direzione differente, ma altrettanto interessante e commercialmente sfruttabile, rispetto a quella che ci eravamo prefissi. La cosa essenziale in questa fase è legata, oltre alla misurazione dei risultati, alla valutazione della portata finanziaria degli stessi: non tutti i posizionamenti in prima pagina portano un rientro o meglio ancora una redditività / ROI (Return On Investment), anzi molti di essi tendono ad essere farlocchi e poco utili all’azienda. La cosa complessa, come detto più volte in questo articolo, è legata anche al mantenimento dei risultati, tanto che sembrerebbe paradossalmente alla portata di tutti riuscire a portare un sito in prima pagina (sfruttando tecniche illecite, black hat, acquisto di link e così via), ma poi bisogna vedere quanto tempo riusciremo a mantenerli e con quali costi aggiuntivi, senza contare il rischio di penalizzazioni che farebbero sparire in tutto o in parte il nostro lavoro dall’indice di Google.

Certo tutto questo lavoro va monitorato costantemente, e questo possiamo farlo con i tantissimi tool che sono disponibili sul mercato, a cominciare da quelli di Google ma senza trascurare quelli commerciali come Majestic SEO o SEOZoom, che permettono di scoprire – anche se in modo non sempre troppo preciso – molte più informazioni utili di quanto permetta di fare Google stessa: sui backlink, sulle anchor text in ingresso, sul numero e tipo di domini che ci linkano, su come sta lavorando la concorrenza e tanto altro.

Idea: diminuire i tempi di caricamento delle pagine Web

Snellire i tempi di caricamento pagine Web è tipicamente un lavoro per professionisti, e passa per una fase di test del sito di analisi delle componenti coinvolte, dell’eliminazione di eventuali addon che non funzionino o siano obsoleti, dal cambio del servizio di hosting se necessario della rimozione di plugin e dell’integrazione nel sito di funzioni specifiche per velocizzare il caricamento delle pagine. Purtroppo non esistono ricette valide in tutti casi: bisognerà procedere per esperienza e per tentativi, ovviamente senza stravolgere il sito attuale e senza modificarne troppo l’assetto (se possibile).

La principale complicazione di questa attività è dettata dall’esigenza di non stravolgere l’assetto del sito, ma anche dal fatto che le ottimizzazioni di velocità possono produrre esiti diversi su pagine diverse: quindi, ad esempio, potreste riuscire a ottimizzare bene la home page, e poi dover ripetere il lavoro per le singole pagine degli articoli, per quell’archivio, per le pagine autore, per i risultati di ricerca e così via.

Cosa funziona di più

Non saremmo una vera guida SEO se non vi dicessimo cosa funziona meglio: dipende!

In genere le ottimizzazioni personalizzate, cioè quelle specifiche su ogni pagina Web in questione, sono quelle che funzionano meglio; a livello di ottimizzazioni globali, più facili da fare ma spesso meno efficaci, è possibile intervenire sugli indici del database sul potenziamento del server che fa girare il sito, sull’aumento della RAM dello stesso, sul potenziamento della vCPU e così via.

L’hosting utilizzato

A livello di server, può essere utile implementare una politica efficente di gestione della cache sia lato client che lato server (ci sono varie opzioni disponibili, e sono praticamente impossibili da riassumere in un singolo articolo), sfruttare dei moduli di caricamento per le pagine che vadano ad alleggerire il carico di lavoro (per esempio moduli di Apache o NGINX), evitare l’uso di hosting condivisi – su cui potreste non avere a disposizione il massimo della potenza computazionale che vi serve.

Rimuovere l’inutile, rendere il sito più essenziale

Un criterio molto “alla buona” per alleggerire i tempi di caricamento di una pagina è determinato dalla rimozione dei widget inutili all’interno delle pagine Web, che tipicamente occupano risorse computazionali e non sempre vengono usati dagli utenti finali (per cui appesantiscono il sito senza fornire valore aggiunto). In genere, infine, si riescono a ridurre i tempi di caricamento delle pagine riducendo al minimo il plugin installati, specialmente nel caso di WordPress che viene spesso “appesantito” da un numero di plugin superiore a una decina.

L’essenzialità è una scuola di pensiero che, purtroppo, non sempre è accettata nè compatibile con la vision del sito (e del cliente); ma la cosa essenziale, penso, è riuscire a trovare un compromesso.

Idea: aggiornare le pagine periodicamente (Google Caffeine)

Di solito i siti che si posizionano meglio su Google riescono a mantenere questo privilegio nel tempo anche perché vengono aggiornati periodicamente: Google infatti si accorge di questi cambiamenti, e tende a mantenere le informazioni aggiornate “a galla” tra i risultati di ricerca.

Questa caratteristica, nota almeno dal 2010 come Google Caffeine, è una modifica strutturale al trattamento dei risultati di ricerca, e si può sfruttare nella pratica aggiornando le nostre pagine Web periodicamente, ad esempio aggiungendo dettagli ad un tutorial, correggendo le pagine 404 linkate, rimuovendo porzione di testo obsolete e cercando di mantenere la massima pertinenza tra ricerca che porta alla pagina (“come fare SEO“, ad esempio) e contenuto della stessa (ad esempio, l’articolo di questa pagina).

Idea: verificare la coerenza dei contenuti

Questo è un altro punto fondamentale, che dovrebbe far parte di una qualsiasi strategia SEO: la coerenza dei contenuti è un fattore difficile da misurare in numeri, ma di fatto è determinante rispetto agli utenti finali.

SEO su siti di ricette

Tutto dipende dal singolo sito, sempre: mi è capitato ad esempio di occuparmi di un paio di blog di ricette, per il quale era fondamentale non proporre le solite cose presenti da anni su svariati siti Web, ma puntare a contenuti originali (ad esempio ricette tipiche, non scopiazzate dal web: i duplicati sono uno dei fattori più diffusi e penalizzanti per questi siti) e cercare – al tempo stesso – di spaziare al massimo con gli argomenti pertinenti alla cucina.

Vedi ad esempio quello che ho fatto per ricettediognitipo.com.

SEO su un sito di carte di credito

Ho fatto lo stesso per un blog che si occupa di carte di credito: visto che il target del sito sono potenziali clienti di servizi finanziari, è importante utilizzare i giusti termini tecnici, massimizzare il rapporto tra visualizzazioni e conversioni sulle pagine e saper rispondere alle domande più frequenti, ad esempio mediante articoli approfonditi e di confronto tra le offerte.

Guarda quello che ho fatto su pagare.online.

SEO su siti di comparazione offerte

Per quanto riguarda il mio sito di comparazione offerte Trovalost.it, ancora, sono partito dal presupposto che dicono contenuti davvero coerenti dovessero andare aldilà dei soliti tutorial, per cui ha lavorato per creare dei plugin personalizzati che permettessero di confrontare agevolmente le offerte, una cosa che raramente si sarebbe vista su siti concorrenti, che – da quello che avevo visto – lavorano esclusivamente sul copywriting (o imparando a farlo con un corso SEO ad hoc).

Guarda quello che ho fatto per trovalost.it.

Il problema è anche capire quale criterio sfruttare: cosa è più importante per il nostro sito? Si parte dal presupposto che gli utenti debbano trarre beneficio, o almeno essere interessati ai contenuti delle nostre pagine Web. Altrimenti nostro lavoro rischia di diventare inutile, purtroppo non è neanche facile far passare quest’idea ai clienti, che la considerano spesso troppo dispendiosa e si intestardiscono nel fare di testa loro.

Idea: farsi linkare dall’esterno. Ottimizzazione off-site

Su questo bisogna fare un discorso parte, distinguendo tra i link guadagnati in modo spontaneo (ad esempio farci citare come fonti da Wikipedia, cosiddetta link earning) e quelli procurati in modo forzoso, a pagamento oppure mediante richieste. Sono anni che non distinguo più, di fatto, tra le due pratiche: per me quello che conta che ci sia qualcuno nell’ecosistema del Web che si sia accorto di me, e mi conceda un backlink. Ovviamente bisogna fare una serie di discorsi preliminari e mettersi – anche qui – nella giusta ottica: per ulteriori informazioni vi rimando al post specifico sulla link building.

Consigli per la link building

In linea di massima, in questa sede, considerate che le tecniche di LB più sono facili da realizzare, in genere, più sono rischiose: non abusate link nei commenti, fate attenzione ai link che inserite sui forum (specialmente se sono forum poco curati o abbandonati), preferite sempre i link esterni singoli, che provengano dall’interno di altri articoli, e non da widget o link in aree strane (es. footer).

Idea: creare delle aree per “attrarre” visite

Questa è un’altra tecnica che vedo immensamente sottovalutata dai webmaster e dai blogger: creare delle pagine Web come ad esempio landing page ottimizzate con le migliori offerte del momento, ho comunque raggruppamenti di dati che offrono una qualche utilità all’utente finale (per il motivo più banale: perché li ricercano spesso) è una tecnica eccellente per aumentare le visite al sito, e per finire in modo naturale tra i primi risultati di ricerca. Quello che è importante capire è quando valga la pena di farlo, visto che la maggior parte di queste aree tematiche sono già occupate da molti anni dai nostri concorrenti, che ci hanno pensato prima e meglio di noi. Ecco perché, ancora una volta, il tocco di personalità all’interno del sito è fondamentale: se ci limitiamo a imitare le cose fatte da altri, è difficile che Google e gli utenti si accorgano di noi.

Un modo per attirare visite può essere quello di scrivere articoli incentrati su ricerche effettuate molto di frequente, ovviamente che abbiano un qualche legame con l’argomento principale del sito: in questo ci può aiutare molto consultare Google Trends.

Idea: check periodico di qualità dei backlink esterni

Quando abbiamo iniziato a fare SEO periodicamente, dopo un po’ di tempo, ci saranno un po’ di siti che sperabilmente ci hanno citato o linkato: stabilire se valgo meno la pena di far mantenere questi back link o meno è uno dei compiti più importanti per poter mantenere il posizionamento su Google. L’effetto dei link solitamente è globale, quindi non è possibile identificare uno specifico backlink che ci faccia salire sui motori per una certa ricerca: la cosa essenziale è che il proprio profilo di link, cioè l’insieme di tutti backlink che ci siamo guadagnati, siano costanti nel tempo, siano uniformi e di qualità.

Se riusciamo a individuare backlink di spam niente panico: basta che li mettiamo in disavow, il posizionamento del nostro sito potrebbe beneficiare anche di molto, per cui è opportuno effettuare questo controllo e l’aggiornamento del file del disavow periodicamente (ad esempio, tre o quattro volte all’anno: in genere i backlink “dubbi” è sempre meglio metterli in disavow, nella mia esperienza, ma poi dipende anche dal settore; se è spammato di suo, meglio non farlo).

Idea: link interni contestuali

Molto spesso per quanto riguarda questo aspetto ci facciamo ingannare dalle tecniche di link building, che la maggior parte delle persone:

  1. non capiscono per nulla
  2. capiscono a modo proprio (e spesso sono peggiori dei primi)
  3. tendono a declinare linkando a caso e in abbondanza
  4. imponendosi regole assurde e astratte per farlo
  5. seguendo passivamente gli inutili suggerimenti del primo blog SEO che trovano per strada.

Il processo di creazione di link interni ad un sito, invece, deve essere naturale: il link serve infatti a fornire approndimenti, materiale supporto di quello che si scrive, fonti autorevoli, simpatie per un brand o una persona e così via. Non esistono regole matematiche nè intuitive per linkare bene le sezioni del sito: ricordatevi che il menù del sito crea già da solo dei link interni, e che è sempre opportuno variare le anchor text (le parole linkate) che vengono utilizzate all’ interno del sito.

Evitate inoltre di utilizzare chiavi di ricerca esatte all’interno dei link: nella lingua italiana questa tecnica è piuttosto orribile da vedere, vi espone a rischi enormi di penalizzazioni da parte di Google e, a confronto, linkare parole chiave della coda lunga alternate con ancore anonime È una tecnica molto più naturale efficiente lato SEO e redditizia.

Il problema, a questo punto, è che molti di voi non vogliono crederci :-)

Quanto tempo ci vuole a fare SEO?

Riassumendo, la Search Engine Optimization (SEO) è l’insieme delle tecniche e delle good practice utili per migliorare un sito web e renderlo facilmente reperibile sui motori. Lo scopo di queste attività, che sono di diverso tipo e modalità, è quello di facilitare gli utenti ed i futuri visitatori del sito a trovare facilmente quello che stavano cercando, ammesso che il sito sia in grado di soddisfare i requisiti appena visti.

Quando si inizia a dedicarsi SEO, una delle domande più frequenti è legata al sapere quanto durerà: ok, facciamola, ma quanto tempo ci vorrà? La fretta, in questi casi, è cattiva consigliera: non fosse altro che si tratta di un lavoro i cui benefici, se ben realizzato, si concretizzano soltanto nel lungo periodo.

Sebbene poi esista, e possa servire, un approccio SEO “sporco e cattivo”, il più delle volte degenera in tecniche black-hat, che rimangono sempre (sempre!) sconsigliabili e di cui, per brevità, non parleremo in questa sede.

Se proprio volete una risposta secca, generalmente una consulenza SEO minima dura almeno 6 mesi, salvo casi particolari e sulla media dei blog e dei siti web su cui ho lavorato in questi anni.

Il tempo di realizzazione della consulenza, poi, in modo da vederne gli effetti nel concreto tende ad allungarsi per una serie di ragioni:

  • tempi di “assorbimento” delle modifiche da parte dei motori di ricerca (vedi sezione successiva);
  • tempo di approvazione dei backlink, che non è detto compaiano (ed abbiano effetto) in tempi brevissimi;
  • tempo di ricerca delle fonti: chi fa SEO a livello di link building, deve considerare il tempo necessario a procacciare link di qualità, ammesso che sia possibile, valutarne costi e benefici e così via;
  • brainstorming;
  • fase generale di try & test: si prova a fare delle modifiche e a valutarne gli effetti sulla base di vari tool o parametri;
  • fase di valutazione dei risultati ed eventuali correzioni in corsa della strategia, in base a cosa funziona, concretamente (CTR e posizioni migliorate) e a cosa invece non sembra funzionare.

Fermo restando quanto scritto, ed il fatto che raramente prima di 6 mesi vedrete dei risultati concreti (questo soprattutto se non avete mai fatto SEO prima d’ora), un lavoro SEO rapido potrebbe operare sull’incremento del volume di traffico sul sito, cioè portare più visitatori attivi ed interessati agli argomenti del sito possibili.

Il concetto di “traffico qualificato”

Arrivare nelle prime pagine dei risultati di ricerca, essere primi su Google e via dicendo, è un qualcosa a cui la SEO tende con decisione, e questa cosa ovviamente non è mai cambiata negli anni. Ma non è solo questo: una buona SEO deve saper portare traffico qualificato al tuo sito, cioè visitatori che siano davvero interessati a quello che offri col tuo sito, e che possano aiutarti a vendere, convertire, aumentare i click, aumentare l’interesse nel sito e creare una campagna di web marketing interest based (basata sugli interessi dei visitatori).

I motori di ricerca, in questo, saranno il mezzo utilizzato per portare i visitatori, ed il traffico sarà denominato traffico organico, nello specifico.

SEO = Risultati organici

Generalmente la SEO si occupa della parte organica dei risultati, cioè quelli che appaiono subito dopo i risultati visibili in molte ricerche come “Annunci” a pagamento. Le due cose sono ben distinte tra di loro, per quanto molti partner di Google giochino a confondere gli utenti sotto questo punto di vista, promettendo “prime posizioni garantite” quando invece, per ovvie ragioni, nella SEO nessuno può nè dovrebbe promettere nulla.

SEO su siti verticali

Anche sulla base degli esempi di ottimizzazione su siti che gestisco personalmente emerge una cosa importante: ogni sito, soprattutto se “verticale”
(ovvero incentrato su un tema specifico, come ad esempio la finanza online o la fotografia) possiede un ottimo potenziale di visibilità che può essere sfruttato, o meno, utilizzando una serie di buone “abitudini” e di piccole / grandi finezze lato tecnico.

Le tecniche qui indicate valgono in generale, ovviamente, ma sono particolarmente indicate per i siti web di questo tipo.

Fattori di ranking SEO

I fattori di ottimizzazione del sito vengono convenzionalmente suddivisi in due tipologie:

  • fattori on-page, quindi interni al sito
  • fattori off-page, ovvero esterni al sito

Per la parte di ottimizzazione esterna si può fare riferimento alle tecniche di
PR e link building; per quelle interne, invece, basta seguire le indicazioni di questa guida SEO, che sono valide per qualsiasi sito che abbia senso posizionare su Google.

SEO onpage su siti verticali

La SEO cosiddetta on page serve proprio a mettere su le basi
perchè questo potenziale sia sfruttabile al 100%, anche se (c’è da dire)
non è detto che ciò basti, da solo, per posizionare un sito.
Ad ogni modo si tratta di suggerimenti comunque utili, se non per
posizionare il proprio sito, quantomeno per renderlo massimamente visibile sui motori
e migliorarne l’aspetto in SERP.

Quali sono i fattori on-page oggi (2020)

I fattori onpage riguardano tutti i singoli aspetti delle pagine web del sito, quindi, ad esempio:

  • i tag title delle pagine;
  • i meta tag description;
  • il file robots.txt
  • l’organizzazione del menù del sito;
  • i link interni tra gli articoli e le pagine;
  • il tipo, l’esaustività, l’utilità e la “correttezza” (in senso lato) dei contenuti.

Andremo quindi a vedere, nel dettaglio, come ottimizzare ognuno di questi singoli aspetti.

Ottimizzare il <title> della pagina

Quello che diremo per una singola pagina, ovviamente, andrebbe esteso a tutte le pagine potenzialmente interessanti del sito (il bravo SEO deve anche capire quali siano, ovviamente); quindi l’operazione andrebbe ripetuta a partire dalla home e ri-visitando, se necessario, tutte le altre pagine web del sito. Fare il lavoro in parte, del resto, può servire a sperimentare alcune tecniche e vedere quanto e se funzionino – per quanto poi sia l’ottimizzazione nel suo complesso a produrre, nei casi reali, la maggioranza dei risultati positivi di maggiore rilevanza.

Un title si modifica via HTML / FTP (siti statici) o mediante CMS (Joomla!, WordPress ecc.) ed è sempre caratterizzato da un tag di apertura e di chiusura:

<title> … </title>

In genere dovrebbe descrivere in modo semplice, lineare e sintetico quanto esposto nella pagina. Una delle prime regole da utilizzare da qui in poi, del resto, riguarda la scelta delle modalità espressive: come scrivere un buon title? Ogni pagina web fa storia a sè, e non è detto che si riesca al primo tentativo a determinare il miglior title per la SEO. Bisogna provare, non c’è altro modo, e dare una sbirciata a come hanno fatto i nostri competitor per capire se non sia il caso di emularli o di capovolgere la prospettiva.

È in genere sempre consigliabile creare title univoci, pertinenti
rispetto al contenuto della pagina, ma anche intuitivi per l’utente medio:
un titolo dovrebbe essere composto da poche parole o da una frase possibilmente di senso compiuto,
evitando che sia troppo breve (a meno che non siate dei poeti ermetici in erba)
o inutilmente lunga (perchè Google potrebbe troncarla nei risultati di ricerca).

La tendenza generale che ho registrato leggendo libri, tutorial, ascoltando colleghi e clienti, è che a volte sembra che fare SEO implichi dover ottimizzare tutti i title del sito indistintamente. Se si legge su un blog (magari autorevole) che le parole chiave vanno messe sempre a sinistra nel title, o comunque prima possibile, c’è il rischio che siate tentati a fare cose senza senso, e vi illudiate di aver ottimizzato il sito applicando la regoletta pure alla pagina Chi siamo. Falso!

In altri termini:

  • Filtra: non tutti i title vanno ottimizzati indistintamente, perchè non tutti hanno la stessa importanza. Se desideri massimizzare i contatti, ottimizza la pagina Contattaci, ma fallo sempre in modo funzionale al contesto. Meglio una pagina alla volta, manualmente.
  • Seleziona: punta le pagine web che, ad esempio, ti portano più traffico o più guadagni. Se fai sempre le stesse cose su qualsiasi pagina il sito ne risulterà appiattito, globalmente peggiorato.
  • Targetizza: non fare mai siti web alla “di tutto un po’“, danno un’idea di dilettantismo e piacciono poco a Google. Specializza il tuo sito su argomenti specifici e pubblica molte pagine originali su quegli argomenti, settori commerciali o categorie che siano.

È anche questione di ottimizzare le risorse, velocizzare il lavoro e renderlo efficente.

I <title> andrebbero testati, aggiornati e rivisti periodicamente

È bene dare un senso strategico a questa attività di editing o re-editing del title fin da subito: bisogna sempre pensare che il sito non è il nostro specchietto per le allodole, ma servirà agli utenti, per cui a volte bisognerà sacrificare il modo in cui scriveremmo un title per noi stessi o per la nostra vanità (“la miglior azienda leader nel settore“…), il tutto in favore di come gli utenti cercano il contenuto di quella pagina (ad esempio, per quanto sia un esempio abusatissimo, usando l’aggettivo “economico” che riflette comunque il punto di vista del consumatore, non certo del proprietario del sito e-commerce). Si tratta di tecniche complesse, in realtà, che solo la pratica può insegnare e far affinare, e che si richiamano ad una specie di reverse engineering di algoritmi di analisi dei dati e di Information Retrieval (recupero dell’informazione).

Bisogna far corrispondere la ricerca da ottimizzare la pagina con il title?

In genere non è davvero necessario, anche se molti SEO fanno così – in mancanza di altri indizi.

Una delle base dell’IR (Information Retrieval, la disciplina informatica nonchè base fondante della SEO), del resto, è che la corrispondenza delle parole chiave non deve
essere per forza esatta.

I motori evoluti come Google sono in grado di riconoscere anche corrispondenze parziali,

per cui non servirà per forza far corrispondere la ricerca ed infilarla brutalmente nel title. In alcuni casi particolari, a dirla tutta (e rischiando di fare SEO in modo un po’ borderline), questa pratica potrebbe essere utile – ma solo se il contenuto della pagina stessa è particolarmente pertinente, originale e via dicendo.

Per concludere sui title, vale la pena di proporre altri due approfondimenti a tema:
il primo riguarda l’idea di mettere le parole chiave sempre
a sinistra nel title
(è falso, in genere: se penalizzate la lingua italiana
per queste “tecniche” elementari, rischierete semplicemente di non farvi capire da nessuno), il secondo riguarda l’idea di onnipotenza allucinogena da cui molti SEO, ancora oggi, sono stregati: il fatto che il title “decida” come far apparire un risultato di ricerca (falso anch’esso: ne ho parlato qui per esteso).

Se è vero che il title in molti casi appare come prima linea cliccabile del risultato dei motori di ricerca, è anche vero che questa regola è smentita da alcuni casi pratici
(ad esempio: per Google lo stesso title di pagina web potrebbe apparire in modo leggermente diverso, ed è un dato di fatto).

Il title, per concludere, deve trovarsi nella sezione <head> della pagina HTML; alcuni theme potrebbero non rispettare questa regola per cui, in questi casi, andrebbero subito corretti. Un title eventualmente fuori dalla sezione <head> (nel body ad esempio), per Google e per i browser,  è come se non ci fosse.

URL della pagina – Ottimizzazione degli URL

Stesso discorso di prima: sembra che fare SEO implichi dover ottimizzare tutti gli URL del sito indistintamente. Giustamente se uno legge su un blog (magari autorevole) che è opportuno inserire sempre una parola chiave negli URL, c’è il rischio che uno crei URL anche senza senso:

miosito.it/hosting-PHP (che è ok, contiene la chiave “hosting PHP”)

miosito.it/chi-siamo-hosting-PHP (che ha molto meno senso, contiene la chiave “hosting PHP” ma la pagina non parla di quello)

In altri termini:

  • Filtra: non tutti gli URL vanno ottimizzati indistintamente, perchè non tutti valgono lo stesso. Se vuoi massimizzare i contatti, ottimizza la pagina Contattaci, ma fallo sempre in modo funzionale al contesto. Meglio una pagina alla volta, manualmente.
  • Seleziona: punta le pagine web che, ad esempio, ti portano più traffico o più guadagni. Se fai sempre le stesse cose su qualsiasi pagina il sito ne risulterà appiattito, globalmente peggiorato.
  • Targetizza: non fare mai siti web alla “di tutto un po’“, danno un’idea di dilettantismo e piacciono poco a Google. Specializza il tuo sito su argomenti specifici e pubblica molte pagine originali su quegli argomenti, settori commerciali o categorie che siano.

È questione, ancora una volta, di ottimizzare le risorse, velocizzare il lavoro e renderlo efficente.

L’URL di una pagina corrisponde con il suo indirizzo e serve ad identificarla in modo univoco nel sito (questo perchè non possono esistere due URL uguali con contenuti diversi, ovviamente); di solito di cerca di utilizzare un URL breve – per motivi pratici, essenzialmente – e si può editare liberamente lato CMS con l’editor di permalink di WordPress o Joomla!.

L’esempio di URL per questa pagina, ad esempio, è:

https://www.capolooper.it/linee-guida-seo.html

ed è sia quello che vedete anche nella barra indirizzi del vostro browser che in corrispondenza della seconda riga dei risultati di ricerca. In questo caso ho inserito la parola chiave linee guida SEO che è l’argomento del tutorial ed ovviamente una delle keyword per cui mi piacerebbe posizionarmi o farmi trovare facilmente su Google.

Attenzione che, poi, in molti siti gli URL non sono univoci ed è opportuno che lo siano: in genere, infatti, per Google una stessa pagina potrebbe avere indirizzi diversi, del tipo queste sono le varianti di URL più comuni:
varianti sito stess apagina

Queste quattro sono quelle basi, quindi con HTTPS, senza HTTPS, con WWW davanti e senza WWW davanti. La cosa essenziale è che sia definito un URL finale, quale che sia, che finisca sempre con un codice server 200 e che le versioni alternative puntino a quest’ultima pagina mediante redirect 301. In altri casi la situazione può essere ancora più complessa, ad esempio:


https://sito.com/pagina
sito.com/pagina
https://www.sito.com/pagina/

In questi casi si usano tool di diagnostica come HTTPstatus,

e ci si diverte (?) con le configurazioni del sito lato server, htaccess, cPanel e DNS zone.

HTTPS: la navigazione sicura

Sull’uso di SSL devo premettere una cosa: era molto scettico sull’adozione di HTTPS su tutte le pagine indistintamente, e questo soprattutto per un fatto di praticità.  Nello specifico mi sembra assurdo costringere tutti i blogger tutti webmaster, anche quelli meno esperti tecnicamente, a doversi configurare da soli un sito Web, senza contare che si trattava di un tipo di consulenza che tuttora svolgo. Per fortuna arrivo di certificati gratuiti come Let’s Encrypt hanno permesso di far passare i siti in HTTPS in modo molto più facile, ma ancora questa idea non è passata in modo universale come avrebbe dovuto.

Molti webmaster pensano che sia soltanto una questione di ranking, sostengono che sia una complicazione di troppo (quando in realtà non lo è, o almeno non lo è più) – quando in realtà è anche un fatto di ranking, ma è soprattutto una questione di sicurezza per il proprio sito: ed è in quest’ottica che il problema andrebbe inquadrato. Ad oggi HTTPS non è più una cosa opzionale, ma deve obbligatoriamente essere utilizzato dei siti Web: garantirà la sicurezza delle transazioni e la consultazione del sito in ogni sua pagina. Con qualche piccola accortezza tecnica, poi, si può anche migliorare grazie a SSL la velocità del caricamento delle pagine, sfruttando lo standard HTTP/2.

In sintesi: HTTPS permette di aumentare la sicurezza del vostro sito e di evitare che le connessioni tra il vostro sito e i vostri visitatori siano intercettabili. Oltre a questo, HTTP S può migliorare la velocità di caricamento della pagina (a determinate condizioni tecnologiche), ed è anche ufficialmente un fattore di posizionamento (vedi HTTPS as a ranking signal).

Ottimizzare le meta-description della pagina

Stesso discorso di prima: sembra che fare SEO implichi dover ottimizzare tutte le meta description del sito indistintamente. In genere è opportuno che le meta description siano riscritte da zero e non contengano cose già presenti nel testo della pagina, o che al limite le contengano ma senza tag di alcun genere (sono campi di testo puro, ricordo).

In altri termini:

  • Filtra: non tutte le meta description vanno ottimizzate, perchè non tutte valgono allo stesso modo. Se desideri massimizzare i contatti, ottimizza la pagina Contattaci, ma fallo sempre in modo funzionale al contesto. Meglio una pagina alla volta, manualmente.
  • Seleziona: punta le pagine web che, ad esempio, ti portano più traffico o più guadagni. Se fai sempre le stesse cose su qualsiasi pagina il sito ne risulterà appiattito, globalmente peggiorato.
  • Targetizza: non creare mai ottimizzazioni alla “di tutto un po’“, giusto per acchiappare traffico: danno un’idea di dilettantismo al lettore, e piacciono poco a Google. Specializza il tuo sito su argomenti specifici e pubblica molte pagine originali su quegli argomenti, settori commerciali o categorie che siano.

È questione, ancora una volta, di ottimizzare le risorse, velocizzare il lavoro e renderlo efficente.

Una meta description si modifica via HTML / FTP (siti statici) o mediante CMS (Joomla!, WordPress ecc.) ed è sempre scritta così (anche qui, sezione <head></head> della pagina):

<meta name=”description”> … </meta>

Anche qui valgono le considerazioni fatte per il title: qui in sostanza avrete spazio per spiegare meglio di cosa si occupa ogni pagina, a cosa serve, perchè uno dovrebbe cliccarci nelle ricerche e così via. Si possono inserire keyword per cui ci si vuole posizionare anche qui, ovviamente: ma bisogna sempre stare lontani da forzature del contenuto e da corrispondenze troppo rigide, se non strettamente necessarie.

Nei risultati di ricerca la meta description corrisponde a volte con la terza riga del risultato di ricerca, ma non è detto (neanche qui) che Google non estragga dalla pagina una description diversa, più o meno efficace.

Ottimizzare i meta-robots

Da non confondersi con il robots.txt, si tratta di meta tag che impongono dei vincoli di scansionabilità alle pagine web.
consiglio di non modificarli e lasciarle le impostazioni di default salvo problemi espliciti.

Per maggiori informazioni leggete la guida dedicata ai meta tag robots.

Ottimizzazione dei contenuti multimediali

In genere sui contenuti multimediali come i video si tende a lavorare su title e meta description, che possono essere manipolati in modo diverso a seconda dei casi. Tutto dipende da quello che ci mettono a disposizione, fermo restando che ci sono piattaforme per la pubblicazione di contenuti che non sono molto SEO oriented, E quindi non permettono di ottimizzare.

Ad esempio per ottimizzare i video su YouTube sono disponibili il titolo del video – che corrisponde con il title – e la descrizione dello stesso – che, in genere, corrisponde con la meta description.

Quali pagine bisogna ottimizzare?

URL, title e meta description andrebbero revisionati periodicamente ed e ventualmente riscritti per tutte le pagine web del sito, sia con plugin SEO automatici (ove possibile) che mediante revisione puntuale (una pagina alla volta, per capirci).

Questo lavoro va fatto almeno sulle pagine che si intende valorizzare e poi, di riflesso, su quelle che puntano a quelle pagine.

Ottimizzare le parole chiave: l’arte della keyword research

Sulla ricerca di parole chiave o keyword research dovremo spendere parecchio parole: non lo faremo per brevità, ma cercherò comunque di farvi capire di cosa si tratta. Ammettiamo di avere un sito web che offra consulenze in ambito informatico: offriamo software e hardware per aziende di vari settori, ad esempio Pubbliche Amministrazioni, aziende e così via.

La prima domanda che dobbiamo farci è la seguente:

cosa cerca chi desidera i servizi/prodotti che sto offrendo?

Sembra un contorto gioco di parole, ma è una domanda fondamentale: sapreste rispondere? Per evitare di restare troppo sul vago, proviamo quindi a pensare mediante personas, ovvero profili di utenti astratti, ideali, che pero’ corrispondono ad un tipo di potenziale cliente (detto anche prospect) ben preciso.

Poniamo che la nostra azienda di informatica realizzi siti web, e sia specializzata nell’uniformarli al recente GDPR, ovvero la normativa europea che impone ai software in generale di adattarsi ad una serie di regole che rispettino maggiormente la privacy ed i diritti dei consumatori. Un primo profilo che potrebbe arrivare nel nostro sito potrebbe essere il responsabile di una Pubblica Amministrazione, che ha letto qualcosa in merito e gli interesserebbe trovare qualcuno che possa adeguare il sito ufficiale della PA. Cosa cercherà? Questa è la domanda da porsi! Si procede per tentativi, provando ad “immedesimarsi” nel potenziale cliente, quindi ad esempio:

adeguamento siti GDPR

Intendiamoci, è solo un esempio ed è la prima che mi è venuta in mente, probabilmente ne troverete anche altre migliori. Segnatevi le ricerche che vi sembrano plausibili: una volta che ne avrete trovate un buon numero, sarete sulla buona strada per una bella keyword research. Passiamo ad un altro tipo di personas, ovvero i responsabili di un’azienda privata che, anche qui, desidera questa volta creare un sito da zero, per la propria azienda, conforme al GDPR. Cosa cercherà?

creazioni siti conformi GDPR

altro esempio abbastanza simile, peraltro. Anche qui prendiamo nota di tutte le ricerche utili, e poi procediamo con un terzo, quarto, possibilmente quinto tipo di personas. Una volta ultimata la lista di parole chiave, dobbiamo chiederci: le parole chiave che ho elencato, ammesso che siano effettive, trovano una corrispondenza all’interno del mio sito?

Se la risposta è no, dovremo adeguare il sito alla ricerca, quindi ad esempio creare una pagina nel sito della nostra azienda informatica che “risponda” a quella ricerca, come se fosse la risposta di una FAQ, in qualche modo. In questo modo stiamo potenziando la pertinenza della pagina web del nostro sito, aumentando le probabilità di essere trovati e reperibili in prima pagina.

Ovviamente è solo un discorso introduttivo, quello che sto facendo qui, ma serve comunque a far capire ai principianti di cosa stiamo parlando.

Qui entriamo a bomba in un argomento che è difficile da trattare per intero in un singolo tutorial: proviamoci lo stesso. È chiaro che, in prima istanza, le parole chiave per cui vogliamo posizionarci su Google possano inserite nell’URL, nel title, nella meta-description, nel testo della pagina. AL di là del fatto che non serve infilare la keyword sempre e comunque in ogni luogo possibile (anche se l’assistente editoriale di SEOZoom, ad esempio, sembra incoraggiare i copy a farlo: questo, secondo me, è semplicemente sbagliato), la decisione davvero difficile da realizzare è il seguente:

quali parole chiave bisogna usare?

Prima di rispondere a questa domanda, astraiamo il discorso da considerazioni SEO salsicciose (della serie: infiliamo un po’ di tutto nel “budello” del sito, e che dio ce la mandi buona) e cerchiamo di dare un senso al sito: la struttura ed il testo devono riflettere criteri logici ed essere comprensibili, come abbiamo visto.

Per capire quali keyword convenga usare è necessario fare una scrematura all’inizio, della serie:

  • se desidero incrementare il traffico sul sito nel breve periodo, devo puntare parole chiave molto popolari (ad esempio mediante Google Trend), che sono parole tipicamente brevi e generali (ad esempio “SEO“, oppure “bitcoin“);
  • se invece voglio posizionarmi rapidamente, devo puntare la coda lunga (long tail), ovvero le parole chiave più specialistiche per cui, se tutto va bene, dovrebbe esserci meno concorrenza (ad esempio “consulenti SEO val brembana” oppure “sportello bitcoin roma ostiense“)

La buona SEO, pertanto, deriverà da un mix saggio e meditato di queste due cose, in genere (e da una sana botta di culo che, in questi casi, aiuta sempre). Escludete le keyword inutili per il vostro business, e concentratevi su quelle che secondo voi sono più produttive, più cercate o più popolari tra gli utenti.

Il lavoro di identificazione delle keyword più adatte a rappresentare i contenuti di una pagina deve tenere conto, inoltre, di quali sono le parole che meglio potrebbero descrivere le informazioni presenti nel sito, quali sono i rispettivi volumi di ricerca o popolarità, e soprattutto in che modo ciò che mettiamo nel sito viene posizionato da competitor molto forti, da cui provare a prendere esempio in modo creativo e sempre costruttivo.

Alcuni tool per le parole chiave sono lo stesso Google (il suggerimento delle parole mentre si digita è spesso illuminante, per capire su cosa creare la prossima pagina o articolo, ma anche le ricerche correlate lo sono), gli operatori di ricerca di Google, Google Trends, Keywordtool.io, Ubersuggest ed il tool di Google Ads KeywordPlanner (che va inteso nel modo corretto e giusto come spunto lato SEO, perchè riguarda volumi di ricerca a pagamento, non organici).

Ottimizzare i contenuti del sito

Qui il discorso diventa un po’ più complesso, ed è facile sbagliarsi senza rendersene conto. Sgombriamo come prima cosa il campo da considerazioni inutili, della serie:

  1. non esistono una lunghezza massima o minima per un buon articolo lato SEO: l’ottica è scorretta, ed il massimo numero di battute al più vi potrebbe interessare se scrivete per un quotidiano tradizionale che deve essere impaginato.
  2. non è necessario ripetere sempre la stessa parola chiave più volte, e non è vero che più la ripetete meglio è (keyword stuffing).

Un buon contenuto, in generale, non è neanche detto che debba essere ben scritto in italiano (anche se, ovviamente, scrivere bene in italiano è sempre qualificante agli occhi di chi legge): un buon contenuto è in target con quello che si aspettano gli utenti. È scritto per loro, e solo per loro, ed è uno dei motivi per cui l’auto promozione fine a se stessa, senza strategia, non funziona: un conto è scrivere “siamo i più fighi sul mercato” (alchè l’utente medio direbbe “sì vabbè” e chiuderebbe il vostro sito), decisamente un altro è scrivere “le nostre offerte sono uniche” (e fammi vedere quali sono, va).

Al di là di tutto, per fare buoni contenuti ci vuole un buon copywriter, non c’è altra via, ed è anche importante che sappia scrivere bene su quegli argomenti che ci interessano – e qui spezzo una lancia in favore dei copy assunti nelle aziende, questo perchè se sono all’interno troveranno molto, molto più facilmente le parole da usare di un qualsiasi copy prelevato da MelaScrivi o trovato per strada.

Altra regola base, per quanto spesso non semplicissima o possibile da applicare: aggiornate i contenuti degli articoli, perchè Google considera la data di pubblicazione come fattore di posizionamento (questo in base ad un vecchissimo Google Update andato sotto il nome di Google Caffeine). Spesso molti contenuti sul web si posizionano male perchè non sono aggiornati, o perchè hanno link scaduti o non funzionanti all’interno.

A livello di leggibilità e buon editing, fate usare i paragrafi ai copy (la maggioranza dei testi redatti sul web sono semplicemente illeggibili), separateli bene da CSS, usate in modo saggio il bold e la formattazione, dividete in testo in sottoparagrafi con appositi tag di heading, se necessario, e ricordatevi che no, il bold non serve ad ottimizzare.

Architettura del sito: come organizzare i topic (argomenti)

Questo argomento è particolarmente ostico per i principianti, può essere affrontato in modo più razionale da chi abbia presente anche per sentito dire delle tecniche di clustering: i cluster infatti non sono altro che raggruppamenti omogenei di dati che rispondono ad un determinato criterio.

Esempio classico che si fa in questi casi, per capirci, è quello di una cesta in cui siano presenti palline colorate. Se proponessimo ad una persona di sceglierne una molto probabilmente finiremmo per metterlo in difficoltà, perché non saprebbe quale scegliere ed avrebbe difficoltà non solo a scegliere, ma anche a focalizzare le scelte di cui dispone, visto che – ad esempio – la sua pallina preferita potrebbe essere in fondo alla cesta. Gli algoritmi di clustering cercano di mettere ordine a questo disordine, separando le palline per colore e creando delle piccole montagne ordinate, in modo che ognuno a prima vista possa riconoscere ed individuare subito ciò che vuole.

Esempio di palline suddivise per colore, quando inizialmente erano alla rinfusa – By Chire [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], from Wikimedia Commons
Riportando il discorso del Web, organizzare gli argomenti o topic del sito è come raggruppare le palline per colore diverso: ci sono varie tecniche che si possono utilizzare, così come ci sono molti concetti di “colore” che si possono sfruttare. Ad esempio, i colori potrebbero essere le categorie del sito, anche essere i tag (anche se è un po’ una forzatura), potrebbero essere aree tematiche e così via. È chiaro che, qualunque sia la scelta del criterio, i cluster che decidiamo di mettere all’interno del nostro sito – ad esempio sfruttando l’ottima tecnica del SEO siloing – devono essere un numero ragionevole, perché altrimenti abbiamo solo spostato il problema, senza risolverlo.

Di solito la classificazione dei contenuti del sito riflette quella del menu dello stesso, anche se – meglio specificare – mi sono capitati siti molto complessi per i quali questa regola non era applicabile, le voci del menu diventavano troppe (anche facendo siloing) e si doveva ricorrere a criteri diversi: ad esempio attivare i suggerimenti per la ricerca interna nel sito. La semplicità, in ogni caso, è un criterio che dovrebbe guidare qualsiasi sito web, così come la riduzione al minimo delle parti con cui si interagisce con lo stesso – soprattutto per evitare confusione nell’interfaccia.

L’analisi dei tempi di reazione dell’utente alla visualizzazione della pagina, e la facilitazione del compito nel fargli trovare subito quello che gli serve, va oltre la SEO e si colloca in quella più generale della User eXperience (UX).

L’importanza della semantica e del contesto

Considerazioni sul contesto di un contenuto, un ambito ancora oggi troppo sottovalutato da molti SEO.

Per intenderci, se usiamo un gergo troppo tecnico per un title ed il nostro target di utenti è generalista, rischiamo di non essere capiti – e, di conseguenza, ignorati da Google. Utilizzando invece il linguaggio colloquiale, anche i modi di dire (se è il caso!) o comunque la terminologia più simile a quella che usano gli utenti per cercare qualcosa, avremo maggiori possibilità di posizionarci meglio. Uno dei maestri dell’arte del “farsi capire dal pubblico” è Salvatore Aranzulla, che è riuscito da tempo a costruire un business su un target generalista, facendo capire anche ai più newbie come fare cose semplicissime (o un attimo più complesse) lato tecnico-pratico, e posizionandosi in modo mostruosamente efficace, direi, su un sacco di ricerche.

Ottimizzazione dei testi

Ripeti sempre all’interno del sito le parole chiave che vorresti ottimizzare, ripetile fino allo sfinimento anche se il testo non ha senso, se riuscirai a farlo finirà in prima posizione. E invece no, stavo scherzando!

Per ottimizzare davvero i testi devi chiedere l’aiuto di un copy professionista, non c’è altro modo.

E poi: la corretta formata italiana ha sempre la precedenza su qualsiasi “calcolo” SEO ti posso venire in mente; i veri professionisti, in questo, riescono a scrivere buoni testi SEO senza stravolgere la forma italiana.

Ottimizzazione immagini

Da quando faccio questo mestiere (2009) ho da sempre l’impressione che l’ottimizzazione di immagini sia sopravvalutata: ci hanno sempre insegnato a riempire l’attributo alt del tag img, ma sono sempre stato molto scettico sull’utilità effettiva di questa pratica. Certo, nessuno ci vieta di inserire parole chiave anche qui, ma a livello di rientro concreto che cosa otterremo?

Se abbiamo un sito di fotografia posso comprendere il privilegio, ma per tutti gli altri portali la mia impressione è che, a volte, non convenga affatto ottimizzare le immagini, ma sia molto meglio ottimizzare le pagine web. Il nostro scopo, ovviamente, può essere anche quello di regalare belle immagini ai nostri visitatori, ma se poi non visiteranno il sito – cosa che avviene di frequente: chi cerca immagini poi difficilmente va ad aprire il sito, anche se Google per desktop (da qualche tempo) impedisce di scaricare le pagine direttamente ed obbliga ad andarci – questo lavoro sarà stato inutile. Ecco perché sono scettico su questa pratica, ma poi ovviamente bisognerebbe vedere nel concreto.

Una cosa che ho notato e posso affermare con una discreta certezza è che caricare nel proprio sito immagini originali non presenti in precedenza sul Web è – in genere – più funzionale ad un buon posizionamento di quanto non sia riciclarle da altri siti. Motivo per cui chiedo sempre nei clienti di darmi foto e materiale promozionale che siano inediti sul Web, perché in questo modo è relativamente più facile emergere.

Il testo apposto sulle immagini non viene letto da Google, punto primo: almeno, non ad oggi. Quindi se create un banner con su scritto “BLOG” non avrete modo di farlo “vedere” a Google. Come fare?

Regola 1: rinominare l’immagine come blog-logo.png, ad esempio

Regola 2: utilizzare l’attributo alt=”Logo del blog” all’interno del tag <img>

Non sempre ha senso ottimizzare le immagini, in genere.

Ottimizzare le Anchor Text

Le anchor text sono il testo ancora che si accompagna ad un link, che sia esso esterno o interno; parlando di SEO onpage ci riferiremo solo ai link interni in questa sede. Se uso una anchor text:

le nostre offerte

è una anchor text “parlante” Google e gli utenti dovrebbero capire che si tratta di un link con le offerte del mio sito di e-commerce. Se uso un’anchor text anonima del tipo.

clicca qui

non è il massimo dell’usabilità ma non è sbagliato lato SEO (come il 90% dei blog di settore racconta, secondo me sbagliando), anche perchè Google potrebbe dedurre di che si tratta analizzando il testo vicino al link (almeno, dovrebbe essere così secondo un algoritmo base di IR a “corrispondenza parziale”).

Le anchor text per vari tipi vanno distribuite in modo uniforme, logico e coerente nel sito, senza pensare troppo alla SEO e, anche qui, evitando di usare solo ed esclusivamente corrispondenze esatte (rischio sovra-ottimizzazione).

Ottimizzare la struttura del sito

La buona struttura del sito aiuta la corretta indicizzazione ed il posizionamento, ma non è una disciplina prettamente SEO: il meglio che possiamo dire, qui, è che la struttura del menù deve essere coerente con le sezioni e sottosezioni del sito, e che è meglio evitare menù con sole parole chiave linkate all’interno e con link esterni senza senso.

La struttura del menu dovrebbe corrispondere alla struttura “ad albero” che caratterizza il sito stesso e lo renda soprattutto facile da consultare.

Paginazione dei contenuti

Ogni pagina web dovrebbe avere un attributo rel=”canonical” per evidenziarne l’URL in modo univoco ed evitare duplicazione di contenuti indicizzati. A livello di paginazione, poi, è opportuno usare gli attributi rel=”next” e rel=”prev” per indicare le pagine precedenti e successive, anche se queste cose tipicamente le devono fare gli sviluppatori dei temi e nel 90% dei casi sono già pronte all’uso.

Evitare la duplicazione dei contenuti

È abbastanza importante evitare i contenuti duplicati nel sito,
che possono essere volontari (ricopio lo stesso articolo un po’ ovunque nello stesso sito)
oppure involontari (il sito è configurato coi piedi, oppure il mio theme è fatto male e
Google tende ad indicizzare più volte le stesse pagine o parte delle stesse).

Dal punto di vista SEO si intendono come “contenuti duplicati” contenuti identici
tra loro ma associati a URL diversi tra loro.

Ottimizzare e verificare la sitemap XML

La mappa del sito contiene informazioni utili sul sito stesso e la sua struttura (che in parte potrebbe coincidere con quella impostata nel menù). Si tratta di un file XML che potrete generare dall’esterno (sito statico) oppure dall’interno (CMS) mediante plugin, e che contiene:

  1. data aggiornamento di ogni pagina
  2. priorità di ogni pagina
  3. meta informazioni su ogni pagina e sull’identificazione dell’URL
  4. raggruppamento logico delle pagine (post, categorie, pagine, tag, ecc.)

Sulle sitemap XML consiglio di leggere la guida apposita.

File robots.txt

Sul file robots.txt consiglio di non modificarlo salvo problemi espliciti; per maggiori informazioni leggete anche qui la guida dedicata.

Tempi di caricamento delle pagine

Se un sito è lento a caricare, in genere, è difficile che riesca a posizionarsi bene: su questo argomento c’è tantissimo da dire, e c’è anche da sottolineare che questi interventi richiedano skill avanzate e non sia semplicemente discorso di installare o disinstallare qualche plugin. Va valutata l’infrastruttura dell’hosting (se è un condiviso c’è spesso scarso margine di intervento), quella del sito (PHP troppo vecchio, ad esempio, tende ad essere il 50% più lento dell’ultima versione), quella del coding del sito, dei tempi di TTFB, della latenza del server, degli indici del database MySQL e via dicendo.

Per saperne di più prova a leggere la guida su come rendere più veloce WordPress e farlo caricare più rapidamente.

 

Cosa faccio se c’è troppa concorrenza nel mio settore?

La keyword research risolve un problema che hanno molti siti: suggeriscono cosa fare qualora la loro ricerca preferita sia già “occupata” da altri concorrenti più famosi, più grossi e che magari hanno fatto SEO in passato (e continuano a farne). Cosa fare? Basta modificare le ricerche, spesso anche leggermente, e cercare di “entrare in SERP” creando pagine pertinenti alle nuove ricerche seguendo i criteri indicati (in massima parte, pertinenza e/o rilevanza).

sitemap: cos’è e a cosa serve

La sitemap è la mappa del sito: un file in formato XML generato in automatico dal CMS che usate (ad esempio Joomla! o WordPress) che contiene un catalogo di URL delle singole pagine presenti nel sito. Un modo comodo e pratico perchè i motori di ricerca vedano questo file e possano indicizzarne più velocemente contenuti, ma anche “vedere” gli aggiornamenti che fate nel tempo. In genere, una sitemap errata o impostata male potrebbe impedire l’indicizzazione corretta del sito.

Per WordPress si usano plugin come Google XML Sitemap per generare in automatico la sitemap, che è opportuno registrare nella Search Console di Google.

robots.txt

Si tratta di un file generato manualmente o dal CMS che usate, e che contiene indicazioni specifiche / direttive per i motori di ricerca (per i crawler, precisamente) che specificano cosa scaricare e cosa ignorare, dove trovare la sitemap e così via. In genere, un robots.txt impostato male potrebbe impedire l’indicizzazione corretta del sito.

Per saperne di più leggi l’articolo specifico su questo argomento, tutti i modi per indicizzare un sito web.

Fattori di posizionamento (ranking) SEO

Sui fattori di posizionamento ci sarebbe tanto da dire: in realtà sono solo una narrazione efficace, molto concisa (quanto imprecisa) per spiegare alle persone cosa fare per migliorare il posizionamento del proprio sito. Nella realtà, i fattori di ranking non sembrano esistere: parlarne mi pare pertanto un errore logico (non sono “manopole” che regolano il posizionamento a piacere… purtroppo), di concetto (sono aleatorie, nel senso che non valgono per tutte le pagine, non danno certezza di essere efficaci e, soprattutto, possono avere efficacia non dimostrabile o incidentale).

I fattori di ranking ricadono pure in un noto equivoco statistico, ovvero la confusione tra correlazione e causalità.

Ottimizzazione on-page: i meta tag

I meta tag sono informazioni generate in automatico all’interno delle pagine web, e che i principali CMS come Magento, Prestashop, WordPress e così via generano in automatico. I meta tag più famosi, e certamente da ottimizzare, sono i seguenti:

  • title, cioè il titolo della pagina web;
  • meta description, cioè la descrizione della stessa;
  • meta tag robots, che hanno funzioni in parte analoghe a quelle del file robots.txt, cioè impediscono ad una pagina di essere indicizzata (e permettono, a determinate condizioni, di rimuoverla dai risultati di ricerca)

I tag non elencati (author, meta keyword, ecc.) hanno importanza molto contenuta o nulla, almeno in generale. Esistono anche dei tag particolari per evidenziare prezzi e recensioni di prodotti (detti rich snippets, formalizzati dal sito Schema.org e riconosciuti da Google). In genere eccovi un po’ di regole generali per ottimizzare title e meta description:

  1. inserire sempre un titolo originale, unico (cioè non ripetuto più di una volta all’interno del sito) e pertinente con il contenuto della pagina;
  2. inserire sempre una meta description originale, unica (cioè non ripetuta più di una volta all’interno del sito) e pertinente con il contenuto della pagina;
  3. ricordatevi che alcuni CMS possono modificare i title di default: ad esempio, possono aggiungere il nome del sito in coda;
  4. ricordatevi che Google non è obbligato ad indicizzarvi in SERP con i title e le meta description che inserite, e che ci sono molti altri fattori che determinano come si vedrà quella pagina in SERP (ad esempio, le anchor text esterne)

Ottimizzazione on-page: link interni

In genere l’organizzazione dei link interni serve 1) a garantire la navigabilità del sito e 2) la facilità per l’utente nel raggiungere le varie pagine web. I link interni possono essere utilizzati come “guida” per l’utente allo scopo di suggerirgli il contenuto: ad esempio, potrei linkare un contenuto che contenga una guida per la link building con un’anchor text “parlante”, autoesplicativa per l’utente (e, a quanto pare, anche per i motori di ricerca).

In genere non esistono regole prefissate per ottimizzare i link interni: la cosa migliore è assecondare la logica della UX e di un sito semplice ed intuitivo, e non farsi troppo condizionare da presunte (quanto fallaci) logiche SEO contro la leggibilità e la scorrevolezza del testo.

Ottimizzazione on-page: ottimizzazione di immagini

Prima di procedere all’ottimizzazione delle immagini del tuo sito, prova sempre a chiederti:

ha senso per il tuo sito ottimizzare le immagini?

Se vendi prodotti ed hai una componente visuale molto forte, senza dubbio conviene farlo: tanto più che di recente Google ha modificato radicalemente Google Images, obbligando di fatto i cercatori di immagini ad aprire la pagina web del sito con l’immagine, per vederla. Per voi si traduce in una visita, e comunque devi valutare se il gioco valga la candela (ad esempio: può darsi semplicemente che uno si scarichi la tua immagine e se ne vada senza leggere i contenuti della pagina stessa).

In genere le immagini si ottimizzano inserendo un testo descrittivo nell’attributo alt.

Non farti confondere da: tag di enfatizzazione, headings

Quando formatti il testo di un articolo, specie se fai copywriting SEO, ricordati che:

  1. i tag di enfatizzazione <em>, <strong>, <b>, <i> non faranno di te un SEO: non sono ottimizzazioni vere e proprie, ma servono soprattutto a migliorare la leggibilità del testo. Interpretarli in altro modo è semplicemente sbagliato: se bastasse usare bene questi tag, in effetti, chiunque potrebbe posizionarsi in prima pagina soltanto formattando bene un articolo (e sappiamo che non è così).
  2. non ripetere le keyword all’infinito, anche se hai letto che questo significa fare SEO: semmai, questo significa cadere in un comportamento fuori da ogni logica, visto che i motori non sono ingenui e non si limitano a contare quante volte una keyword venga ripetuta;
  3. prediligi sempre un linguaggio consono al tipo di pubblico a cui ti rivolgi: un conto è scrivere un testo per un sexy shop, altro linguaggio sarà richiesto da un sito della PA.

Dulcis in fundo: ricordati che se il fatto di aver trovato pagine web in prima posizione su Google (o magari in posizione zero) che apparentemente rispondano al caso 1 o 2, non è detto che sia dipeso da quello. Infatti:

  • la modifica in questione potrebbe essere incidentale; potrebbe essere, anche qui, un caso di correlazione, cioè due misure che hanno lo stesso andamento senza influenzarsi tra loro
  • non ci sarebbe comunque modo di provare che la tecnica abbia funzionato o meno;
  • il sito in prima pagina potrebbe essere stato influenzato da fattori esterni (link building);
  • la modifica potrebbe essere stata successiva al posizionamento, ad esempio (e molti lo fanno) per mandare fuori strada i concorrenti.

Ottimizzazione off-page: la link building

In genere la link building serve 1) a garantire autorevolezza ad un sito (ad esempio se venite linkati da Wikipedia come fonte) e 2) aumentare la probabilità per l’utente nel raggiungere le pagine del vostro sito da altri siti web esterni. I link esterni possono essere utilizzati come “guida” per l’utente allo scopo di suggerirgli il contenuto: ad esempio, potrei linkare un contenuto che contenga una guida per la link building con un’anchor text “parlante”, autoesplicativa per l’utente (e, a quanto pare, anche per i motori di ricerca).

In genere non esistono regole prefissate per la link building: un criterio plausibile rimane quello di sfruttare sempre backlink di qualità, e farsi linkare in modo utile e produttivo.

Influiscono sui link prodotti dalla link building, tra l’altro: l’anzianità dei siti linkanti, il tipo interazioni sulla SERP dei siti linkanti, la reputazione dei siti linkanti, l’uso di EMD (Exact Match Domain), il tipo, la qualità ed il numero di contenuti.

Non farti confondere da: keyword density

Keyword density: ma serve davvero?

Cavolate: non credere ad una parola di chi ti parla di keyword density. Non basta ripetere all’infinito le parole chiave nel testo, o secondo ipotetiche percentuali “ideali” per posizionarsi in prima pagina.  Non è nemmeno una metrica SEO: è una metrica di Information Retrieval molto vecchia, scopiazzata da un vecchio articolo accademico degli anni 70. Se poi ci riesci, magari credi di esserci riuscito per quello: l’inganno è subdolo, e le false cause nella SEO abbondano spesso anche tra i più esperti.

Per saperne di più leggi la keyword density manda fuori strada.

Metriche onsite leggermente più avanzate, se vi interessa affrontare l’argomento in modo un po’ meno brutale, sono state descritte nel mio dizionario SEO.

Ottimizzazione heading (H1, H2, …)

Per ottimizzare l’heading si può intervenire direttamente nell’editor di WP, ad esempio, dato che per i theme principali l’H1 coincide con il titolo dell’articolo e, per la cronaca, non deve per forza coincidere con il contenuto del tag <title>.

In genere nella SEO si tende a sfruttare l’heading H1 per la keyword principale e quelli H2, H3 per le varianti di coda lunga, ma non c’è una regola fissa e sempre funzionante a riguardo.

Ottimizzazione mediante tag di enfatizzazione <strong>, <b>, <em>, <i>

I vari tag di enfatizzazione in genere servono per la leggibilità del testo e per evitare di renderlo troppo monocorde; non sembra ci sia una vera e propria correlazione con il posizionamento, anche se c’è molto disaccordo su questo, in generale, nelle varie community.

Redirect 301

Il redirect 301 serve a far puntare un URL (o un gruppo di URL) verso una nuova destinazione, in modo trasparente sia per utenti che per motori. Il redirect 301 ha natura permanente, a differenza del 302 che invece è solo temporaneo (ad esempio un redirect 302 ad una pagina di “lavori in corso”).

Utilizzare correttamente il 301 è utile per l’ottimizzazione di link sia interna che esterna, ed è uno degli strumenti più avanzati per i SEO al fine di incrementare la visibilità del sito su cui lavorano. La logica di fondo è quella di:

  • usare in modo efficente i redirect 301;
  • eliminare i loop di reindirizzamento;
  • ridurre al minimo il numero di redirect necessari.

Cosa succede se fai male la SEO

Chi lavora male o in modo non adeguato alla nicchia di riferimento, tipicamente, viene ignorato da Google, o addirittura penalizzato per pratiche scorrette (spam, keyword stuffing, ecc.).

Può anche capitare di lavorare bene e di non riuscire comunque a posizionarsi bene, nel qual caso è sempre opportuno valutare altre possibilità di promozione come Facebook Ads e Google Ads.

Errori SEO “di concetto”

Le attività SEO vanno sempre finalizzate ad un obiettivo. Nulla è peggio di una SEO generica, senza obiettivi specifici o “come viene, viene“. Questo è uno dei primi punti che mandano in crisi molti proprietari di siti web: ma l’obiettivo non era arrivare in prima pagina, a qualsiasi costo, perchè io lo voglio e quindi basta che pago un SEO bravo e lo otterrò?

Non per forza, purtroppo, e le cose – più che altro – sono molto più complesse.

Certo, sarebbe importante arrivare in prima pagina per settori competitivi ma bisogna anche mettersi d’accordo su quali ricerche investiamo tempo e denaro, o meglio quale tipologia o gruppo di ricerche focalizzate. Questo visto che non sempre, ad oggi, si riesce a lavorare su chiavi di ricerca specifiche, altra brutta abitudine poco realistica: posizionami su “X” e stai zitto, ti dicono, quando si potrebbe comunque arrivare a clienti e visite a buon tasso di ROI ottimizzando la coda lunga del sito. Il consulente SEO, del resto, non è proprio un operatore informatico al servizio di un padrone che, bontà sua, spesso non sa quasi nulla di SEO (altrimenti perchè chiamare un SEO?).

Un altro errore molto diffuso è quello, secondo me, di vedere la SEO come un fine, e non come uno mezzo: moltissimi infatti creano un sito allo scopo di acchiappare traffico, senza troppa cognizione di causa, senza approfondire gli argomenti in modo effettivo e senza una vera strategia di marketing. Fanno i loro siti e tipicamente, a volte, per un po’ funziona pure: riempiono il sito di parole chiave rilevanti, le provano un po’ tutte, fanno quella che si chiama “copywriting SEO” o alla peggio keyword stuffing (cioè scrivere articoli in cui si ripetono ossessivamente le parole chiave, senza quasi mai dare valore aggiunto all’utente), e quindi succedono le seguenti due cose:

  1. Google li ignora, e continua ad ignorarli
  2. Google li premia per un po’, poi li banna e spariscono dai risultati di ricerca

In troppi casi, devo dire, i clienti ricadono nel caso 2, e devo riconoscere che è davvero frustrante e poco produttivo lavorare con persone che, in molti casi, sbagliano dall’inizio e partono da presupposti che non possono che portare al fallimento. Ovviamente, poi, se le cose vanno bene, il merito è di tutti; se le cose vanno male, la colpa è di uno e di solito, per comodità e paraculismo, la colpa è sempre del SEO.

Se la tua SEO non funziona, dovresti prendertela con Google (non al SEO)

Ma perchè non fare causa a Google, ad un certo punto, mi chiedo, se uno non si dovesse posizionare e pensa di “meritarselo”? Ci sono casi interessanti, realmente accaduti,  a riguardo dei “danni” che Google avrebbe procurato a varie aziende e che vale la pena conoscere: negli USA e in Europa sono abbastanza comuni le aziende che fanno causa a Google (non ai SEO, peraltro) per danno di immagine e simili.

Caso recente di cui ho scritto un po’ di tempo fa, Foundem, un comparatore di prezzi che non è chiaro perchè sia stato penalizzato, e per cui è stato chiamato in causa come terza parte l’esperto di digital marketing Philipp Kloeckner. O perchè, secondo loro, Google li ha rimossi volutamente dai risultati o non vuole renderli visibili o vorrebbe boicottarli: quelle cause, di fatto, se casomai un giorno fossero vinte da qualche azienda, minerebbero parecchio all’immagine di Google che rischierebbe, a quel punto, il tracollo. Quindi non vi complicate la vita: lavorate bene, con coerenza e passione, e senza aspettative irrealistiche.

Lo scrivo senza offesa: se siete un piccolo elettricista che non sa nulla di web, per intenderci, non potete avere grosse pretese di posizionarvi per “miglior carpentiere d’Europa” perchè, di fatto, per come funziona Google, dovreste avere visibilità su vari portali, farvi intervistare da giornalisti di grosse testate e non basterà mai, come molti pensano, spammarsi su varie directory free o a pagamento ed incrociare le dita – urlando al complotto da parte di chiunque se Google non vi considera.

SEO Google PDF

La guida SEO di Google sembra non essere più disponibile in PDF dal sito ufficiale: fino a qualche tempo fa, infatti, si poteva trovare dall’indirizzo ufficiale:

http://www.google.com/intl/it/webmasters/docs/search-engine-optimization-starter-guide-it.pdf

che attualmente va in redirect sulla guida in HTML. In genere sarebbe preferibile utilizzare sempre quest’ultima, visto che potrebbe contenere le ultime novità e potrebbe (quasi certamente) essere aggiornata in tempo reale.

I vantaggi della guida ufficiale di Google, a mio avviso, sono legati anzitutto alla possibilità di disporre di una serie di indicazioni valide in generale per qualsiasi sito web. Poi le istruzioni sono molto ben dosate, vengono spiegate in modo eccellente, comprensibile anche dai principianti e senza “pensare troppo” all’ottimizzazione – per chi possieda siti inutilmente sovra-ottimizzati (ad esempio con troppi link interni), può essere molto utile.

Qualsiasi consulente SEO serio, del resto, dovrebbe conoscere questo documento a menadito.

Guide generali

Queste sono guide utili per la SEO di carattere generale, a partire dalle istruzioni per webmaster fino ad arrivare al quality rating. Si scende poi nel dettaglio con le guide per indicizzare un sito, per effettuare la SEO in pochi e semplici passi e per fare link building e promozione del sito.

Istruzioni per webmaster (Google): https://support.google.com/webmasters/answer/35769?hl=it

Documento ufficiale sul quality rating (Google): http://googlewebmastercentral.blogspot.in/2015/11/updating-our-search-quality-rating.html

http://www.bing.com/webmaster/help/webmaster-guidelines-30fba23a

SEO Yoast, i semafori e gli equivoci che genera

SEO Yoast è molto utilizzato dai blogger WordPress ma, a mio avviso, non è affatto la soluzione ideale per tutti i siti. Si basa peraltro su approssimazioni grossolane, ed è impreciso nell’attribuire il corretto significato ai termini. Il tutto è ben sintetizzato da questo video di Giorgio Taverniti, che sottoscrivo in pieno.

Buone alternative per WordPress possono essere ad esempio SEO Ultimate.

Il problema generale dei software SEO, del resto, è che riflettono il punto di vista soggettivo (e opinabile) di chi li ha realizzati, i quali spesso si prendono “lussi” eccessivi e partono da presupposti errati fin dall’inizio.

3 articoli fondamentali da leggere

[analisi on-page] Un articolo del blog di Davide Pozzi che illustra una tecnica estensiva molto interessante per l’analisi on page di un contenuto sul web.

[analisi dei backlink] Illustra in modo esaustivo le più diffuse tipologie di anchor text in ingresso ad un sito, facendo intuire già da allora i rischi legati alle sovraottimizzazioni. Datato 2012, ma a mio avviso ancora validissimo come approccio – ad esempio nel caso in cui sia necessario ripulire un profilo di link dallo spam.

Altro must di Enrico Altavilla, da leggere e (direi) quasi imparare quasi a memoria.

Strumenti utili per la SEO

Più o meno, a questo punto, vi ho raccontato quasi tutto quello che vi servirebbe sapere per far crescere il vostro sito sui motori di ricerca. All’interno del blog potete trovare molti altri approfondimenti a partire dai link suggeriti che trovate qui in basso. Gli strumenti utili per monitorare le prestazioni del vostro sito sono quelli di Google, ovvero la Search Console e/o Google Analytics: per settori molto competitivi potete pensare di sfruttare software a pagamento di vario genere (SEOZoom, ad esempi). Sono software abbastanza costosi, c’è da dire, ma in genere valgono il prezzo che hanno, anche perché vi permettono di disporre di informazioni che diversamente sarebbero difficili o impossibili da reperire.

Siamo alla fine. Il conteggio parole mostra attualmente 12.719 parole e, come dire, ce l’abbiamo fatta. Grazie della lettura, e … buona SEO a voi :-) .

Video-lezioni gratis: le basi della SEO

Per concludere, un po’ di corsi SEO gratis che ho caricato su Youtube.

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