Calcio & Videogames: un amore così grande!

Calcio & Videogames: un amore così grande! (News, Fuori dalle righe)
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Pubblicato il: 27 Aprile 2021 , Ultimo aggiornamento: 28 Aprile 2021

Quali sono state due tra le più grandi passioni dei giovani (e non solo) degli ultimi quaranta anni? Ovviamente il calcio e i videogames! Non c’è da stupirsi quindi se, quando i due mondi si sono incontrati in sala giochi, consolle e PC, il successo sia stato immediato, continuando ancora oggi, senza cenni di un calo d’interesse.

Ricordi di gioventù!

Non avete il fisico del calciatore? Avete due tostapane al posto dei piedi? Vi secca praticare sport, stancarvi e sudare? Non esistono squadre di calcio nel luogo in cui vivete e vi è impossibile raggiungere la squadra più vicina disposta a mettervi in rosa? Se, nonostante abbiate risposto di “” a tutte o solo ad alcune delle domande di cui sopra avete comunque una passione smodata per il “gioco del pallone“, non c’è problema, potete comunque giocare a calcio, anche se in forma virtuale!

Da quando i videogames hanno fatto la loro comparsa nell’ultimo quarto del secolo scorso e, soprattutto, a partire dagli anni ’80, quelli dedicati al calcio sono stati centinaia e hanno avuto quasi tutti un successo travolgente che – nelle sale giochi come sugli scaffali dei negozi dedicati – surclassavano tutti gli altri videogiochi si trovassero al loro fianco. Ricordo ancora la mia infanzia tra gli anni ’80 e ’90 e le lunghe attese a guardare i miei coetanei disputare il loro “campionato del mondo virtuale” prima che arrivasse il mio turno di inserire il gettone nella grande consolle delle dimensioni di un armadio. A decine di videogame ho “investito” decine di migliaia lire, nella speranza di poter alzare quella Coppa del Mondo che, seppur virtuale, ci sembrava più vera di quella che si contendevano i calciatori professionisti: in fondo giocavamo ai videogame attraverso uno schermo, esattamente come attraverso lo schermo televisivo guardavamo le partite “vere”… quale differenza volete che ci sia in tutto ciò per un ragazzino di dieci anni?

Soprattutto in Europa, dove il calcio si vive e respira ovunque, i videogames calcistici sono da sempre uno dei motori trainanti dell’intera industria video-ludica e non deve stupire se i tornei dedicati ai “videogiocatori” dei vari capitoli della serie “FIFA”, abbiano ormai una discreta visibilità mediatica, diffusione globale e montepremi considerevoli. E’ semplicemente il segno dei tempi che cambiano: mentre Ronaldo e Messi guadagnano milioni (ormai, negli anni, diventati miliardi) vincendo trofei “veri”, i videogiocatori professionisti guadagnano un discreto bottino vincendo i tornei “virtuali”. In un’epoca in cui spendiamo nel “virtuale” molto più di quanto ci vogliamo arrendere a credere, tutto ciò non deve stupire, poichè è solo un fattore conseguenziale a ciò che avviene nella realtà.

Ma quando nascono i videogiochi per il calcio? Come sono evoluti? Quali sono i titoli migliori?

Le origini: l’epoca Arcade e gli anni ’80

In principio erano gli Arcade e gli Arcade erano presso… Tokyo!

Parafrasiamo la Bibbia non per blasfemia ma per la semplice constatazione del fatto che, come noto, nei videogiochi delle origini la parte del leone la svolgevano americani e giapponesi. Ed è proprio ad un giapponese – Tomohiro Nishikado, noto soprattutto per essere il “padre” del videogioco cult Space Invaders – che si deve la realizzazione del primo videogame ambientato nel mondo del calcio: Soccer del 1973. Questo primo esempio di soccergame, in realtà, ricorda molto poco lo sport che tanto amiamo, in quanto è una semplice evoluzione del videogioco Pong (uno dei primi arcade game mai commercializzati) dove, anzichè la singola “racchetta” per giocatore di Pong, in Soccer ne troviamo due, una a simulare l’attaccante, l’altra a simulare il portiere.

Per iniziare a vedere qualche videogioco in cui siano presenti degli avatar dalle sembianze “umanoidi” bisogna attendere il 1980 con il gioco NASL Soccer. In questo gioco, commercializzato dalla Mattel, il campo di calcio era visibile solo una sezione per volta e in ogni sezione erano presenti solo tre giocatori per squadra, tranne le sezioni dove si trovavano le porte in cui era presente anche il portiere. Si potevano disputare solo partite tra due giocatori, mentre non si poteva giocare contro il computer.

Ma negli anni ’80 vedranno la luce infiniti titoli di giochi del calcio soprattutto perchè infinite saranno le consolle che verranno commercializzate in quegli anni, e nessuna casa di produzione voleva essere priva della sua reinterpretazione dello sport più amato del mondo nel suo catalogo.

Non è un caso, quindi, se uno dei videogiochi più “credibili” dei primi anni ’80 fosse International Soccer del 1983, sviluppato per la consolle più venduta dell’epoca, il Commodore 64. Le squadre sono composte da sette giocatori e non è previsto un “torneo”: la partita è sempre singola e si può disputare o nella modalità giocatore contro giocatore, oppure giocatore contro computer. Ogni giocatore può scegliere il colore della divisa e, quando si sfida il computer, è possibile scegliere il livello di difficoltà da 1 a 9. Sono ancora lontani i tempi in cui il regolamento dello sport “vero” verranno applicati ai videogame, non sono presenti punizioni e rigori (ma ci sono calci d’angolo e falli laterali), e per strappare la palla all’avversario basta sovrapporglisi.

La vera rivoluzione nel settore arriverà verso la fine degli anni ’80, quando le consolle saranno dotate di tecnologie grafiche e processori molto più potenti: sono gli anni della Nintendo NES e del Sega Master System, console dalle prestazioni ridicole se paragonate a quelle disponibili oggi ma che, all’epoca, erano letteralmente mostruose.

Da questo momento in poi, le varie aziende rivali (tra cui, oltre alle appena citate Nintento e Sega spiccano la Amiga e la Atari) cercano di realizzare prodotti sempre più realistici ed innovativi, dove le partite saranno strutturate in tornei (a richiamare spesso competizioni calcistiche realmente esistenti quali campionati nazionali o coppe internazionali), inizierà ad essere applicato anche nel videogame il regolamento dello sport “reale” e gli avatar dei calciatori verranno sviluppati in maniera tale da avere sembianze il più possibili umanoidi e non semplici schematizzazioni del corpo umano.

Fine anni ’80 inizio anni ’90: ad un passo dalla rivoluzione!

E’ il 1985 quando avviene un importante cambio di prospettiva nei videogiochi del calcio. La locuzione “cambio di prospettiva” non è metaforica poichè nel videogame per sale giochi Tehkan World Cup, la visuale del campo da gioco non sarà più laterale ma dall’alto e il giocatore dovrà affrontare un torneo in cui dovrà vincere in sequenza sette partite prima di diventare Campione del Mondo (curiosità: alla fine del gioco, mentre sullo schermo compare l’immagine della consegna della Coppa del Mondo, si può ascoltare il brano Jerusalem del gruppo prog-rock britannico Emerson, Lake&Palmer). La visuale dall’alto (che un po’ ricorda una nota scena del film Uccelli di Hitchcock) sarà per alcuni hanni sarà quella preferita dai programmatori nei giochi del calcio e verrà utilizzata nei famosissimi videogames sviluppati dalla Sensible Software che, dalla pubblicazione di Microprose Soccer 1988, darà vita alla fortunata serie dei Sensible Soccer che verranno rilasciati in vari capitoli fino al 1998 con ulteriori rivisatazioni per le moderne consolle anche nei primi anni del 2000.

Nel 1990 i videogames dedicati al calcio fanno la loro comparsa anche sulle consolle portatili. E’ il caso di Nintendo World Cup sviluppato sia per la NES (la consolle domestica della casa nipponica) che per il piccolo e portatile Game Boy distribuito con un successo mondiale clamoroso a partire dall’anno precedente.

Sulla scia di quanto avvenuto negli anni ’80, anche durante i primi anni ’90 la sequela di videogiochi basati sul calcio sarà interminabile, nasceranno serie di succeso come KickOff e ogni competizione calcistica del “mondo reale” – Campionati del Mondo ed Europei su tutti – verrà presa a pretesto per creare delle trasposizioni video-ludiche più o meno ufficiali.

Gli avatar si faranno sempre più sofisticati e credibili, comparendo, a volte, con i volti caricaturali di calciatori reali. I calciatori, a loro volta, inizieranno a concedere il diritto di utilizzo dei loro nomi mentre, altre volte, questi verranno storpiati proprio per evitare di pagare le spese relative ai diritti stessi. Verranno introdotti i personaggi degli arbitri (con relative caratteristiche di magnanimità/severità) e il regolamento verrà fatto rispettare sempre più “alla lettera”, con l’introduzione delle sostituzioni e del fuorigioco. Anche le simulazioni di pubblico, spalti, stadi, condizioni del campo e clima inizieranno ad essere considerati parte necessaria ed imprescindibile nello sviluppo dei nuovi videogames. Si affacceranno sul mercato anche i primi videogames manageriali anche se il loro successo – almeno fino alla pubblicazione di Ultimate Soccer Manager del 1995, vera e propria pietra di volta per questo genere di videogames – sarà trascurabile.

Insomma, la rivoluzione è alle porte e inizierà nel 1996.

“EA Sport FIFA” vs “Konami Pro Evolution Soccer”: scontro tra titani.

Quando nel 1993 la FIFA (la Federazione Calcistica Internazionale) concesse l’esclusiva di utilizzo di nome e marchio nei videogames alla EA Sports, fu subito chiaro che qualcosa stava cambiando. Una partnership così importante ed economicamente rilevante era il chiaro simbolo da parte della EA Sports di voler produrre un gioco il più possibile realistico sotto tutti i punti di vista e, da parte della FIFA, di voler publicizzare il “prodotto calcio” anche attraverso l’industria video-ludica.

La EA Sports iniziò a immettere in commercio i primi prodotti con il logo FIFA nel ’93, ma la vera rivoluzione arrivò a partire dal 1996 – anno di pubblicazione del videogioco FIFA ’96 – quando, grazie al perfezionamento del videogioco alle caratteristiche tecniche della consolle Sony PlayStation – che stava iniziando a fagocitare l’intero ramo di mercato – si assiste ad un vero e proprio boom di vendite sia del videogioco che della consolle che spiazzerà la concorrenza facendo diventare i prodotti EA Sport il punto di riferimento del settore. I punti di forza dei giochi della serie “FIFA” – a partire da FIFA ’96 – sono la visuale isometrica che permette di rendere al giocatore una visione prospettica realistica sia del campo che dei calciatori e, soprattutto, la possibilità di poter utilizzare i veri nomi sia delle squadre che dei calciatori appartenenti a decine di campionati, tra i più importanti del mondo. Questo espediente (che è costato alla EA Sports fior di quattrini per ottenere i diritti di sfruttamente d’immagine) ha reso possibile la totale immersione ed impersonificazione del giocatore nella squadra con cui sceglieva di disputare il campionato o una coppa internazionale. Sulla scia dei primi videogame manageriali, venne introdotta la possibilità di fare le sessioni di calciomercato per cui ogni team aveva un budget a disposizione che dipendeva anche da fattori come incassi delle partite e sponsor (che a loro volta dipendevano dall’andamento della squadra in campionato).

Dal 1993 in poi, ogni anno la EA Sports ha pubblicato il videogioco relativo alla stagione in corso con le formazioni aggiornate ma senza troppi stravolgimenti dal punto di vista della giocabilità in modo tale da permettere al giocatore di “portare in dote”, anno dopo anno, il bagaglio “tecnico” acquisito nel tempo.

Nel cercare di mettere il bastone tra le ruote al tentativo di EA Sports di monopolizzare il mercato dei soccergames, il rivale più credibile (nonchè l’unico che abbia dimostrato di averne le capacità) è la giapponese Konami che con la sua serie denominata PES (Pro Evolution Soccer) iniziata nel 2001 – preceduta dal 1995 al 2001 dalla serie International Superstar Soccer – ha messo a disposizione dei videogiocatori una piattaforma di gioco particolarmente incentrata sulla grafica iperdettagliata e sulla credibilità delle fasi di gioco. Avendo la EA Sports quasi monopolizzato i diritti esclusivi di tornei e team, la Konami è costretta spesso a mettere dei nomi di fantasia a calciatori e squadre di cui non può sfruttare la vera denominazione (emblematico il caso della Juventus che diventerà Piemonte FC).

Ciò nonostante, gli amanti dell’esperienza di gioco più verosimile possibile alla realtà generalmente preferiscono PES a FIFA, anche se, ad una persona non dotata di un occhio particolarmente allenato a vedere i dettagli dei videogame, che si trovi ad osservare per caso un frammento di partita di uno qualunque dei due giochi, con le tecnologie grafiche che oramai mettono “in campo” ambedue, sembrerà di vedere una partita reale, in uno stadio reale, davanti ad un pubblico reale.

In attesa di vedere cosa ci riserverà il futuro dei soccergames, il consiglio che comunque vogliamo dare ai giovani amanti del calcio è quello di andare ogni tanto a dare dei calci ad un pallone reale, in un campetto reale, anche se non è San Siro virtuale: va bene passare un po’ di tempo ai videogiochi e fare finta di essere Messi o Ronaldo, ma il gusto che dà l’essere una “vera” schiappa che non riesce a fare un “vero” stop con un “vero” pallone ai piedi non sarà mai paragonabile all’effimera soddisfazione di un eurogol virtuale!

 

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