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Come riconoscere le figure retoriche (con ESEMPI)

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In questo articolo trovate le principali figure retoriche più note ed utilizzate nella nostra lingua, corredate di almeno un esempio pratico per capire subito di cosa si tratta. Un dizionario pratico e veloce a cui potete fare riferimento per trovare esempi pratici di ogni figura, e riconoscerli facilmente. Ovviamente non si tratta di una trattazione rigorosa in termini scientifici, ma a semplice scopo orientativo e divulgativo.

Abusione / Catacresi

Si tratta di una forma di metafora secondo la quale si estende l’uso di un termine in un campo semantico differente da quello abituale.

Un esempio classico è quando diciamo gamba del tavolo o collo di bottiglia, estendendo due termini tipici del corpo umano a degli oggetti.

Adinato

Si tratta di una figura retorica che evidenzia l’impossibilità  che succeda qualcosa, subordinando il suo avverarsi a un altro evento impossibile.

Esempio: il classico esempio di adynaton è naturalmente quello di Checco Angiolieri, “s’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo“.

Aequivocatio / Diafora

Ripetizione di una parola in più contesti differenti tra loro, ad esempio:

Mi son avvicinato alla cassa del supermercato, per poi sentirmi dire: ‘Cassa il mio debito’

Aferesi

Soppressione della sillaba o vocale iniziale di una parola.

Temp’era dal principio del mattino, e ‘l sol montava ‘n sù  (Dante Alighieri)

Aforisma/Epifonema

Conclusione enfatica di una prosa in termini solenni.

stato che sia, dentro covile o cuna, è funesto a chi nasce il dì natale (G. Leopardi)

Allegoria

Espressione di un concetto astratto mediante un’immagine concreta. L’allegoria può implicare, nella lettura di un testo, un processo interpretativo completamente indipendente da quello creativo; il termine può pertanto riferirsi a un metodo specifico di lettura di un testo, in cui personaggi e dettagli narrativi o descrittivi sono presi dal lettore come una metafora elaborata per un qualche significato al di fuori di quello letterale.

L’esempio più comune di allegoria risale a Dante, nella rappresentazione delle “tre fiere” (il leone, la lupa e la lonza che rappresentavano superbia, avidità -cupidigia e lussuria.

Allitterazione

Ripetizione voluta e ricercata di un suono all’interno di più vocaboli di una frase, a scopo stilistico o di abbellimento.

Un esempio classico di allitterazione è, ad esempio, l’espressione “senza capo nè coda“.

Allusione

Figura retorica incentrata sull’uso di un sostantivo in senso lato o non letterale.

Ad esempio “un labirinto” per indicare delle strade molto intricate, oppure una vittoria di Pirro (con riferimento al noto fatto storico per indicare un successo ottenuto a prezzo molto caro).

Anacoluto

Figura retorica estremamente diffusa nella letteratura (non solo) italiana, che consiste nel privare di un seguito (anakà³luthon in greco) la coesione di una frase. àˆ tipico di alcuni generi di letteratura popolare

Esempio di anacoluto: il titolo del libro io speriamo che me la cavo

Anadiplosi

Consiste normalmente nella ripetizione di una parola a scopo espressivo, da una frase alla successiva.

Esempio di anadiplosi: “chè se Cesare venne e vide e vinse/venne, vinse e non vide il Gran Luigi” tratto da Sudate, o fochi, a preparar metalli, sonetto di Claudio Achillini

Anafora

Dal greco ἀναφορά ovvero “portare indietro”, “di nuovo”, consiste nella ripetizione di una o più parole all’inizio di una frase, in modo da sottolineare mediante ripetizione un concetto o rimarcare uno stile. Esempio:

Per me si va ne la città  dolente

per me si va nell’etterno dolore

per me si va tra la perduta gente

Analessi / Flashback / Retrospezione

Tipica struttura o tecnica narrativa dedicata al racconto o alla rievocazione di un fatto avvenuto in precedenza rispetto all’ordine temporale ordinario.

Analogia / Similitudine

Confronto o paragone tra due realtà  differenti, utilizzata nel linguaggio comune o nella letteratura a scopo descrittivo.

Esempio: Anna canta come un usignolo

Anaptissi / Epentesi

L’epèntesi o anaptissi consiste nell’aggiunta di un suono all’interno di una parola (anaptissi nel caso di una vocale).

Esempio: fantasima per indicare un fantasma

Anastrofe / Inversione

Indica l’inversione tra due termini di una frase.

Esempio: Di grande aiuto fu il suo consiglio

Anfibologia / Anfibolia

Indica ambiguità  o incertezza, e fa riferimento a frasi che possono essere interpretate in due modi diversi.

Esempio: La vecchia porta la sbarra, contadino si uccide dopo un addio alla famiglia con un colpo di fucile

Annominazione / Paronomasia

Figura retorica che consiste nell’accostare almeno due termini che abbiano un suono molto simile e un diverso significato.

Esempi di paronomasia: Carta canta. Fischi per fiaschi. Chi non risica non rosica. Dalle stelle alle stalle. Volente o nolente.

Antanaclasi

Ripetizione di una parola in un senso diverso dal precedente, molto usata negli slogan pubblicitari ad esempio.

Esempio: partimmo col treno per una gita e fu un treno funebre che dovemmo cantare alla fine.

Anteposizione / Anastrofe

Indica l’inversione tra due termini di una frase.

Esempio: Di grande aiuto fu il suo consiglio

Anticlimax

Indica una gradazione discendente, ovvero la disposizione di una serie di vocaboli in ordine decrescente di forza e di intensità  (dal più forte al meno forte). Molto usata come tecnica del comico.

Esempio: Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico nel fine settimana! (W. Allen)

Antifrasi

Uso di una frase o espressione in senso opposto a quello che si intenderebbe letteralmente.

Esempio (un po’ passivo-aggressivo): Che bel lavoro hai fatto!

Antitesi

Figura retorica che conferisce a due immagini consecutive / simmetriche una maggiore importanza, facendo leva proprio sulla contrapposizione che ne risulta.
Esempio classico: “mangiare per vivere, non vivere per mangiare

Antonomasia

Figura retorica che implica di cambiare nome ad un qualcosa, usando il tutto per riferire una parte o viceversa.

Esempio: il pianeta rosso per indicare Marte. Dire “Attila” per indicare qualcuno con indole distruttiva.

Apocope / Troncamento

La caduta di un fono o di una sillaba nella parte finale di parola, ed è tipico di alcune forme di letteratura. In italiano è preceduto dall’apostrofo in molte circostanze, come nel caso di po’ per indicare poco (che non si scrive con l’accento bensଠcon l’apostrofo, in forma corretta).

Esempio: ne’ per indicare nei, oppure de’ per indicare dei

Aposiopesi/ Reticenza / Sospensione

Indica una sospensione nel discorso che allude a qualche seguito o conseguenza, in genere.

Esempio: Mario è molto tirchio, mentre Luigi …

Apostrofe

Strumento espressivo in una frase atto a rivolgersi ad un uditore diverso da quello abituale.

Esempio: nel Purgatorio di Dante Alighieri leggiamo un bell’esempio di apostrofe, ovvero Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!

Arcaismo

Un termine desueto che può essere utilizzato per vari scopi retorici, tra cui una suggestione tradizionalistica o un effetto di solennità , ingenuità  o semplice comicità .

Asindeto

La coordinazione dei membri di una proposizione o di un periodo fatta senza l’ordinario ausilio della congiunzione copulativa e o altre forme di congiunzione coordinativa: es. detto fatto anzichè detto e fatto.

Assonanza

Forma di rima imperfetta che si ha quando, in due o più versi, le parole terminali contengono le stesse vocali a cominciare da quella accentata (mentre le consonanti sono diverse, ma per lo più di suono simile).

Bisticcio / Paronomasia

Associazione tra due parole in un discorso che abbiano significato diverso e una qualche forma di assonanza.

Esempi classici di bisticcio o paronomasia sono il classico «Chi non risica non rosica», ma anche «Senza arte nè parte», «Volente o nolente», «Il troppo stroppia».

Brachilogia

Brevità  del discorso, in contrapposizione alla verbosità  retorica.

Esempio: li uomini si vendicano delle leggiere offese, delle gravi non possono (Machiavelli)

Cacofonia

Effetto di “cattivo suono” determinato dalla giustapposizione tra termini che suonano in modo simile, in modo da creare un effetto sgradevole all’orecchio.

Esempio: che chi coglie

Catacresi / Abusione

Estensione del significato di un termine.

Esempio: il sole tace

Catafora

Anticipazione mediante pronome

Esempio: l’avevo già  sentita questa storia

Chiasmo

Incrocio di parole secondo lo schema AB – BA

Esempio:

Le donne, i cavallier,
l’arme, gli amori,…

Circolo

Figura retorica che si esplica nel terminare un periodo con la stessa parola con cui è cominciato.

Circonlocuzione / Perifrasi

Esempio: la mia dolce metà  per indicare la consorte

Clausola

ha lo scopo di ottenere maggiore efficacia comunicativa, conferendo un particolare ritmo alla parte finale di una frase.

Climax

Gradazione ascendente.

Esempio: Italia è suta corsa da Carlo, predata da Luigi, sforzata da Ferrando e vituperata da’ Svizzeri (Machiavelli)

Deissi

Deissi, dal greco indicare, è un modo per riferire elementi spazio-temporali all’interno di un discorso. Possiamo avere vari tipi di deissi: espressioni  referenziali, espressioni indicali, espressioni simboliche, deittiche, anaforiche, sintagmi (unibg).

Esempio: volevo chiederti, ma lଠdove lavori te, cercano per caso? ma dov’è che lavori, ad Alice?

Diafora / Distinctio

Ripetizione di una parola con significati distinti, usata ad esempio per enfatizzare un discorso.

Esempio: Gli affari sono affari.

Dialisi

Un inciso inserito in un discorso, avulso dal contesto.

Esempio: Ho scordato – ma poi chi se ne importa! – l’ombrello

Diallage

Convergenza di più argomenti a una conclusione.

Esempio: Assenza di senso: distruzione del senso, perdita del senso, constatazione che in nessun momento vi è stata traccia, indizio, sintomo di senso. (G. Manganelli, Rumori e voci)

Disfemismo

Figura retorica per la quale si sostituisce (come uso abituale o come coniazione scherzosa) una parola normale, spesso gradevole o affettuosa, con altra per sè stessa sgradevole o offensiva, senza dare all’espressione tono ostile. È anche l’opposto dell’eufemismo.

Esempio: questi birbanti, per dire “questi bambini vivaci”.

Dittologia

Ripetizione di una parola o di un aggettivo a fini espressivi o stilistici.

Esempio: un bacio grande, grande

Domanda retorica

In genere una domanda viene posta per avere una risposta, per confrontarsi o per trovare nuove prospettive, punti di vista e via dicendo. La domanda retorica, al contrario, è posta mantenendo la risposta implicita, sottintesa, semplicemente per argomentare un qualcosa che si vuole portare avanti (ad esempio durante un processo).

La domanda retorica è quindi esemplificata dal fatto di porre una domanda senza volontà  di richiedere informazioni, ma con una risposta sottintesa (a volte come forma di cortesia, ad esempio chiedendo “c’è un bagno in casa?”), e qualora sia usata come artifizio retorico essa fa in modo di eliminare le affermazioni che contrastando la domanda stessa.

Un esempio ironico ed ironico di domanda retorica è stato proposto da Umberto Eco: C’è davvero bisogno di domande retoriche?

Duplicatio

Significa duplicazione, raddoppiamento, sdoppiamento. Consiste nell’uso di sinonimi per esprimere il medesimo concetto e rafforzarlo.

Ellissi

Mancanza o omissione di un concetto di un elemento della sintassi, da considerarsi sottinteso perchè incluso implicitamente nel contesto della frase.

Esempio: Tuo fratello è ancora da te? No, [mio fratello] è andato via un’ora fa.

Enallage

Uso di una parte di un discorso invece di un’altra, in genere l’avverbio o l’aggettivo; anche inteso come scambio di due forme verbali.

Esempio: te lo dico domani, ritorno fra una settimana, per dire dirò, ritornerò.

Endiadi

Enfasi

Enjambement

Induzione di un prolungamento del periodo logico oltre la pausa ritmica naturale, mediante l’introduzione di un’interruzione all’interno di un verso, senza considerare il contenuto sintattico.

Esempio:

le secrete

cure che al viver uto furon tempesta (U. Foscolo)

Epanadiplosi

L’epanadiplosi è una figura retorica che consiste nella ripetizione di una parola o di un gruppo di parole all’inizio e alla fine di una frase, o di una clausola, per ottenere un effetto di enfasi o di risonanza. In altre parole, è una ripetizione in cui una parola o una serie di parole viene posta all’inizio di una frase e poi ripetuta alla fine della stessa frase.

Ecco un esempio di epanadiplosi:

“Amo te, te amo.”

In questo esempio, la parola “te” viene ripetuta all’inizio e alla fine della frase, creando un effetto di enfasi sull’amore rivolto a una persona specifica.

L’epanadiplosi è una delle diverse figure retoriche utilizzate nella scrittura e nella comunicazione per creare varietà stilistica e sottolineare determinati concetti o emozioni.

Epanalessi / Geminatio

L’epanalessi è una figura retorica che consiste nella ripetizione di una parola o di una serie di parole all’interno di una stessa frase o clausola, ma con alcune parole o elementi interposti tra le ripetizioni. In altre parole, è una ripetizione di parole separate da altro materiale linguistico.

Questo stile di ripetizione può essere utilizzato per enfatizzare una parola o un concetto specifico, creando un effetto di risonanza. L’interposizione di altre parole tra le ripetizioni serve a dare maggiore complessità e profondità alla struttura della frase.

Ecco un esempio di epanalessi:

“La mia speranza, la speranza che mi guida, è che troveremo una soluzione.”

In questo esempio, la parola “speranza” viene ripetuta con l’aggiunta di altre parole tra le ripetizioni, creando un effetto di enfasi sulla centralità della speranza nel discorso.

L’epanalessi è una tecnica retorica che può essere utilizzata per arricchire lo stile e l’efficacia comunicativa della scrittura, donando una certa musicalità o ritmo alle frasi e sottolineando i concetti chiave.

Epanodo

L’epanodo è una figura retorica che consiste nella ripetizione di parole o frasi all’inizio e alla fine di diverse clausole o frasi all’interno di un testo. In altre parole, è una ripetizione simmetrica di elementi all’inizio e alla fine di una serie di unità linguistiche.

L’epanodo può essere utilizzato per enfatizzare un concetto chiave o un tema rilevante all’interno di un discorso o di un testo. Questa figura retorica può conferire ritmo e struttura al linguaggio, creando un effetto di risonanza e facilitando la memorabilità del contenuto.

Ecco un esempio di epanodo:

“Sono venuto, ho visto, ho vinto. Ho vinto la sfida, ho vinto la paura, ho vinto me stesso.”

In questo esempio, la struttura delle frasi inizia con “ho vinto” e termina con la stessa espressione, creando un ritmo e sottolineando il concetto di vittoria in vari contesti.

L’epanodo è una tecnica retorica utilizzata per aumentare l’impatto comunicativo del discorso o del testo, aggiungendo struttura e coerenza al contenuto.

Epanortosi

L’epanortosi è una figura retorica che implica la correzione immediata di una parola o un’espressione appena detta, al fine di chiarire o enfatizzare il significato desiderato. In altre parole, l’oratore o lo scrittore introduce un termine o un’idea e poi, subito dopo, apporta una correzione o un’esplicazione per precisare il senso corretto o per intensificare l’effetto retorico.

Questa figura può essere utilizzata per sottolineare una specifica interpretazione o per introdurre un’idea in un certo modo, per poi correggersi o ampliare il concetto appena dopo. Questo crea un effetto di dinamismo e aggiunge interesse e profondità alla comunicazione.

Ecco un esempio di epanortosi:

“Ho apprezzato molto la tua partecipazione alla riunione, o meglio, devo dire che ne sono rimasto davvero colpito dalla tua partecipazione attiva e dalle tue idee innovative.”

In questo esempio, l’epanortosi avviene quando l’oratore corregge l’originale “apprezzato molto” con “rimasto davvero colpito,” aggiungendo intensità all’opinione espressa.

L’epanortosi è una tecnica retorica utilizzata per rendere il discorso più vivido, per focalizzare l’attenzione su un punto specifico o per creare una sfumatura di significato aggiuntiva.

Epentesi (o Anaptissi)

L’epentesi è una figura retorica che consiste nell’inserire una o più lettere o suoni all’interno di una parola, al fine di creare un effetto di suono o di enfasi. Questa figura può essere utilizzata per scopi stilistici o per aggiungere ritmo e musicalità al linguaggio. L’epentesi è spesso utilizzata per migliorare la fonetica di una parola o per adattarla a una determinata metrica o ritmica.

Ecco un esempio di epentesi:

“Silenzio” diventa “Silenzioso.”

L’epentesi può anche verificarsi in modo naturale nel processo di evoluzione linguistica, quando nuovi suoni o lettere vengono inseriti nelle parole per migliorarne la pronuncia o per adattarle a cambiamenti nel sistema fonetico di una lingua.

Epesegesi (vedi Epifrasi)

Epifonema (o Aforisma)

L’epifonema è una figura retorica che consiste in una breve e incisiva affermazione o esclamazione posta alla fine di un discorso, di una frase o di un passaggio scritto per sottolineare un punto chiave o per aggiungere un tocco emotivo. In altre parole, è una dichiarazione finale che sintetizza o enfatizza il messaggio comunicato.

L’epifonema può essere utilizzato per catturare l’attenzione dell’ascoltatore o del lettore, o per lasciare un’impressione duratura. Spesso è caratterizzato da un tono enfatico, passionale o riflessivo.

Ecco un esempio di epifonema:

“E così, in sintesi, la cosa più importante nella vita è amare ed essere amati.”

In questo esempio, la frase finale “la cosa più importante nella vita è amare ed essere amati” rappresenta l’epifonema, rafforzando il messaggio centrale del discorso.

L’epifonema è una figura retorica utilizzata per concludere in modo memorabile un discorso, un saggio o un testo, spesso riassumendo il tema principale o mettendo in risalto un concetto chiave.

Epifora (o Epistrofe)

Epifrasi (o Epesegesi)

Epistrofe (vedi Epifora)

Epitesi (vedi Paragoge)

Epizeusi (è un tipo di Epanalessi)

Eufemismo (contrario di disfemismo)

Figura retorica che consiste nell’uso volontario e mirato di una perifrasi che abbia effetto “ammorbidente” sulla forma, spesso perchè la sostanza di ciò che si vuole esprimere è troppo esplicita, offensiva o addirittura oscena.

Esempi

per non dire morire: passare a miglior vita, spegnersi, mancare, non esserci più, scomparire;

lasciare a desiderare per indicare un qualcosa di carente;

dire che qualcuno sia poco intelligente per non dire che è stupido

Eufonia

Figura Etimologica

Flashback / Retrospezione / Analessi

Tipica struttura o tecnica narrativa dedicata al racconto o alla rievocazione di un fatto avvenuto in precedenza rispetto all’ordine temporale ordinario. Il “flashback” è una tecnica narrativa utilizzata nella letteratura, nel cinema, nella televisione e in altri media per mostrare eventi o scene che si sono verificati in un periodo precedente rispetto al punto temporale attuale della narrazione. In altre parole, è un salto all’indietro nel tempo all’interno di una storia per fornire ulteriori informazioni sul passato dei personaggi o sugli eventi che hanno portato alla situazione presente.

L’obiettivo principale del flashback è quello di arricchire la trama, sviluppare i personaggi, fornire contesto o spiegazioni più approfondite, o rivelare dettagli importanti che influenzano la comprensione dell’opera nel suo complesso.

Ad esempio, in un romanzo potrebbe esserci un capitolo che descrive gli eventi che hanno portato al conflitto principale della storia, oppure in un film potrebbero essere mostrate sequenze del passato di un personaggio per spiegare il suo comportamento attuale.

Il flashback è un modo efficace per manipolare la struttura temporale di una storia e fornire al pubblico una visione più completa dei personaggi e degli eventi. Tuttavia, è importante utilizzare questa tecnica con cautela per evitare confusione nel pubblico e mantenere la coerenza narrativa.

Hysteron proteron (o Isterologia)

L’ “hysteron proteron” è una figura retorica che consiste nell’inversione di un’ordine logico o cronologico di eventi o concetti in un discorso o in una narrazione. In altre parole, è l’uso di un elemento in un ordine diverso da quello che ci si aspetterebbe naturalmente.

Questa figura retorica può essere utilizzata per enfatizzare o rendere più impressionante un certo aspetto del discorso, o per creare effetti di sorpresa e attenzione nell’ascoltatore o nel lettore. Tuttavia, l’uso dell’hysteron proteron può anche confondere o rendere il discorso meno chiaro se non utilizzato con attenzione.

Ecco un esempio di hysteron proteron:

“Io piango, perché sono solo.”

In questa frase, l’ordine naturale sarebbe “Sono solo, quindi piango,” ma l’ordine è invertito per mettere l’emozione (“piango”) prima e l’evento che la causa (“sono solo”) dopo, creando un effetto di enfasi sull’emozione stessa.

L’uso dell’hysteron proteron richiede una buona comprensione delle convenzioni linguistiche e narrative e può essere un modo creativo per manipolare la struttura delle frasi per ottenere specifici effetti retorici.

Inversione (vedi Anastrofe)

Invettiva

Un’invettiva è una forma di espressione verbale o scritta caratterizzata da un tono forte, critico, spesso indignato e accusatorio. È un discorso accorato e talvolta insultante che mira a condannare, biasimare o attaccare qualcuno, qualcosa o una situazione. Le invettive possono essere utilizzate per esprimere disapprovazione, rabbia, frustrazione o indignazione verso l’oggetto della critica.

Etimologia: La parola “invettiva” deriva dal latino “invehere”, che significa “inseguire” o “attaccare con parole”. L’origine etimologica riflette bene il significato e il carattere accusatorio della parola.

Esempio: Ecco un esempio di invettiva:

“Tu sei solo un ingannatore e un bugiardo, manipoli le parole per illudere chiunque ti ascolti. Non c’è nulla di vero o onesto in ciò che dici, e la tua ipocrisia è nauseante. Il tuo comportamento egoista e meschino è un’offesa per l’intelligenza di tutti noi.”

In questo esempio, l’invettiva è diretta verso una persona immaginaria. Si possono notare toni critici, accusatori e un forte senso di disapprovazione.

Le invettive possono essere potenti strumenti retorici, ma vanno utilizzate con cautela, poiché possono facilmente sfociare in linguaggio offensivo o denigratorio. L’obiettivo è spesso suscitare emozioni intense nell’ascoltatore o nel lettore, ma è importante mantenere un equilibrio tra l’espressione emotiva e il rispetto per gli altri.

Ipallage

Iperbato

L’iperbato è una figura retorica che consiste nell’inversione dell’ordine naturale delle parole in una frase o in una clausola. In altre parole, le parole vengono disposte in un ordine non convenzionale, spesso per scopi stilistici o retorici. L’iperbato può essere utilizzato per creare effetti di enfasi, sorpresa o per dare rilievo a determinati elementi del discorso.

Ecco un esempio di iperbato:

“Del tuo amore eterno parlerò.”

Nell’esempio sopra, l’ordine naturale sarebbe “Parlerò del tuo amore eterno,” ma l’iperbato crea un’attenzione speciale sull'”amore eterno” posizionandolo all’inizio della frase.

L’iperbato è spesso utilizzato nella poesia, nella retorica e nella letteratura per aggiungere un tocco di originalità e per catturare l’attenzione dell’ascoltatore o del lettore. Tuttavia, poiché può rendere il testo più complesso o meno immediatamente comprensibile, è importante utilizzarlo con attenzione e con un chiaro scopo comunicativo.

Iperbole

Esagerazione, per eccesso o per difetto.

Esempi: annegare in un bicchiere d’acqua. Non ci vediamo da una vita.

Si sentiva come se avesse attraversato il deserto del Gobi a piedi, bevendo solo dell’acqua piovana (Delacorta)

Ipostasi

L’ipostasi può riferirsi alla personificazione o alla trattazione di un concetto astratto come se fosse una persona o un oggetto concreto. Ad esempio, l’ipostasi di un concetto come “la giustizia” può essere rappresentata come una figura umana in un testo letterario.

Ipotassi

Ipotiposi

Ironia

Isocolon (o Parallelismo o Parisosi)

Isterologia (vedi Hysteron proteron)

Iterazione

Litote

Negazione del contrario di un’affermazione, per una forma di alleggerimento semantico e per una comunicazione più sobria e meno greve ad es.

Esempio: non mi sento benissimo per dire non sto bene

dire che qualcuno sia “poco intelligente” per non dire che è proprio stupido

Metafora

Dal greco antico μεταφορά (che si legge metaforà ) è una trasposizione di significato, un trasferimento di senso: grazie alla metafora posso esprimere un concetto sfruttando immagini provenienti da un contesto diverso da quello di cui parlo.

Un classico esempio di metafora: dire “la gamba del tavolo” (che non è una vera gamba umana, ovviamente), oppure “essere coraggioso come un leone”

La parola “metafora” ha una derivazione etimologica dalla lingua greca. Il termine greco corrispondente è “μεταφορά” (metaphorá), che deriva da due parole greche: “μετά” (meta), che significa “oltre” o “trasferimento”, e “φέρω” (phéro), che significa “portare” o “trasportare”.

Quindi, la parola “metafora” letteralmente significa “trasferimento” o “trasporto oltre”. In senso figurato, la metafora è una figura retorica che consiste nel trasferire il significato di una parola o di un concetto a un altro, sottolineando una somiglianza tra i due elementi. Ad esempio, l’uso della frase “il mondo è un palcoscenico” è una metafora, poiché trasferisce la caratteristica dell’azione teatrale al concetto di mondo.

La metafora è una figura retorica potente ed efficace che viene spesso utilizzata per creare immagini vivide, enfatizzare concetti o stimolare l’immaginazione dei lettori o degli ascoltatori.

Metonimia / Metonomia

Uso della causa in luogo dell’effetto, tipicamente in un rapporto qualitativo tra i termini.

Ad esempio: le sudate carte per indicare i libri sui quali si è faticosamente studiato.

Mixtura verborum / Sinchisi

Omoteleuto o Omeoteleuto

Onomatopea

Onomatopea

Ossimoro

L’ossimoro è una figura retorica che si basa sull’accostamento di due parole di significato opposto o contrastante all’interno di una stessa espressione. Questo contrasto crea un effetto di sorpresa e può portare a una riflessione più profonda sulla natura complessa delle cose. La parola “ossimoro” stessa deriva dal greco “oxymoros”, che significa letteralmente “acutamente stupido” o “pungentemente insensato”.

Spiegazione: L’ossimoro crea un effetto retorico interessante perché unisce due concetti contrapposti in modo da catturare l’attenzione dell’ascoltatore o del lettore, spingendoli a riflettere sulla complessità delle cose. L’uso dell’ossimoro può portare a un senso di tensione o ambiguità e può essere utilizzato per enfatizzare una particolare qualità o concetto all’interno di una narrazione o di un discorso.

Esempio: Un esempio di ossimoro è: “dolce amaro”.

In questo caso, “dolce” e “amaro” sono due aggettivi con significati opposti. “Dolce” evoca una sensazione di piacevolezza e dolcezza, mentre “amaro” indica un sapore aspro o sgradevole. L’uso dell’ossimoro “dolce amaro” cattura l’attenzione del lettore o dell’ascoltatore perché gli aggettivi contrastanti suscitano un senso di curiosità. Questa figura retorica può essere utilizzata per esprimere emozioni complesse o per creare effetti stilistici intriganti all’interno di testi letterari o discorsi.

Paradosso

Un paradosso è una situazione o un’affermazione che sembra contraddire la logica comune o le aspettative, ma che può contenere una verità nascosta o una struttura più complessa di quanto possa sembrare. In altre parole, è un’affermazione apparentemente contraddittoria che, tuttavia, può rivelare una profonda verità o implicazioni interessanti.

I paradossi sono spesso utilizzati per stimolare il pensiero critico, sfidare le convinzioni convenzionali e portare a nuove prospettive. Possono emergere in vari campi, tra cui la filosofia, la matematica, la scienza, la letteratura e la vita quotidiana.

Ecco alcuni esempi di paradossi:

  1. Paradosso di Fermi spiegato semplicemente
  2. Il paradosso dei gemelli spiegato in modo semplice
  3. Il paradosso di Simpson spiegato ai non statistici,
  4. Paradosso di Monty Hall
  5. Paradosso dell’infinito: Se dividi un intervallo di spazio infinito a metà, sembrerebbe che tu avresti ancora un intervallo infinito. Questo concetto contraddice l’intuizione perché sembra che l’infinito non debba poter essere diviso.
  6. Paradosso del mentitore: “Questa affermazione è falsa.” Se l’affermazione è vera, allora è falsa come afferma. Se è falsa, allora è vera. Questo paradosso mette in discussione il concetto di verità e falsità.
  7. Paradosso di Zeno: Il paradosso di Achille e la tartaruga è un esempio famoso. Se Achille dà un vantaggio alla tartaruga in una gara, sembra che Achille non dovrebbe mai raggiungerla, poiché ogni volta che raggiunge la posizione precedente della tartaruga, questa si è spostata leggermente avanti.
  8. Paradosso dei due barbieri: Immagina due barbieri, uno dei quali rade tutti gli uomini che non si radono da soli, e l’altro rade solo gli uomini che si radono da soli. La domanda è: chi rade il barbiere che si rade da solo? Questo paradosso mette in discussione la nozione di chi rade chi.

I paradossi spingono a pensare oltre i confini della logica tradizionale e possono contribuire alla riflessione filosofica, scientifica e creativa. Spesso sottolineano l’importanza di definizioni precise, esaminano le limitazioni della nostra comprensione o ci invitano a considerare prospettive diverse e nuove.

Paragoge (o Epitesi)

Parallelismo (vedi Isocolon)

Paratassi

La paratassi è una struttura sintattica in cui le frasi o le clausole sono collegate tra loro in modo coordinato, senza l’uso di connettivi o di elementi subordinanti che indichino le relazioni tra le diverse parti della frase. In altre parole, nella paratassi, le frasi vengono disposte una dopo l’altra senza utilizzare congiunzioni o frasi subordinate.

Questo stile di struttura sintattica è spesso utilizzato per ottenere un effetto di immediatezza, semplicità o per creare ritmo e velocità nella narrazione o nel discorso. Tuttavia, la paratassi può talvolta rendere il testo meno chiaro se le relazioni tra le frasi non sono evidenti dal contesto.

Ecco un esempio di paratassi:

“La notte era buia, le stelle brillavano.”

Nell’esempio sopra, le due frasi sono collegate in modo paratattico, senza l’uso di congiunzioni o subordinanti. Questo crea un effetto di semplicità e immediato proseguimento narrativo.

Contrapposta alla paratassi, c’è l’ipotassi, che è una struttura sintattica in cui le frasi sono collegate in modo subordinato o dipendente, utilizzando connettivi come congiunzioni o frasi subordinate. La scelta tra paratassi e ipotassi dipende dall’effetto stilistico e dalla chiarezza che si desidera ottenere all’interno di un testo.

Parechesi (vedi Paronomasia)

Parisosi (vedi Isocolon)

Paronimia

La paronimia è una relazione semantica tra parole che hanno una somiglianza fonetica o ortografica ma che hanno significati diversi. In altre parole, sono parole che suonano o si scrivono in modo simile, ma che hanno significati distinti e spesso appartengono a diverse categorie grammaticali.

La paronimia può causare confusione nei lettori o negli ascoltatori, poiché le parole simili possono essere scambiate l’una per l’altra, specialmente quando il contesto non è chiaro. Tuttavia, la paronimia può anche essere utilizzata in modo creativo in scrittura o discorsi per creare giochi di parole o effetti stilistici.

Ecco alcuni esempi di coppie di parole paronime:

  1. Morbido e Morto: Queste parole suonano simili, ma hanno significati molto diversi. “Morbido” si riferisce a qualcosa che è soffice o delicato, mentre “morto” si riferisce a qualcosa che è senza vita.
  2. Partire e Partecipare: Anche se queste parole condividono la radice “part-“, hanno significati opposti. “Partire” significa lasciare o andare via, mentre “partecipare” significa prendere parte o essere coinvolto in qualcosa.
  3. Piano – Pianto: “Piano” può riferirsi a uno strumento musicale o a qualcosa di liscio, mentre “pianto” si riferisce all’atto di piangere.
  4. Corso – Corpo: “Corso” può significare un percorso o una lezione, mentre “corpo” si riferisce all’organismo umano.

La paronimia sottolinea l’importanza di comprendere il contesto e l’uso appropriato delle parole per evitare equivoci e malintesi. Nella scrittura e nella comunicazione, è utile prestare attenzione alle parole simili e alle loro sfumature di significato al fine di evitare confusioni.

Paronomasia (o Annominazione o Parechesi)

Perifrasi (o Circonlocuzione)

La perifrasi è una figura retorica che consiste nell’esprimere un concetto o un termine attraverso una serie di parole o espressioni più lunghe e descrittive. In altre parole, è un modo di circonlocuzione che viene utilizzato per evitare di utilizzare una parola o un termine diretto, spesso per renderlo più elegante, raffinato o per creare un effetto stilistico particolare.

La perifrasi può essere utilizzata per vari scopi, tra cui l’aggiunta di enfasi, la creazione di immagini vivide o l’evitamento di una parola diretta che potrebbe risultare troppo cruda o offensiva.

Ecco un esempio di perifrasi:

“La città eterna” al posto di “Roma”.

In questo esempio, “la città eterna” è una perifrasi che viene utilizzata per riferirsi a Roma, sottolineandone la sua longevità e importanza storica.

La perifrasi è una tecnica retorica utilizzata in vari contesti, dalla letteratura alla comunicazione quotidiana, per aggiungere varietà stilistica, enfasi o per creare un certo effetto sulla comunicazione.

Personificazione (vedi Prosopopea)

Pleonasmo

Il pleonasmo è una figura retorica che consiste nell’aggiungere parole o informazioni superflue a una frase, cioè utilizzare termini ridondanti che ripetono concetti già espressi dal contesto o da altre parole nella stessa frase. In altre parole, è l’uso di elementi linguistici che aggiungono poco o nessun significato aggiuntivo alla comunicazione.

Contrariamente alla maggior parte delle figure retoriche, il pleonasmo non mira a enfatizzare o a creare effetti stilistici particolari, ma può essere considerato una forma di errore linguistico o una caratteristica di uno stile di comunicazione informale o colloquiale.

Ecco alcuni esempi di pleonasmo:

“Salire su”: “Salire” implica già un movimento verso l’alto, quindi “su” è superfluo.

“Uscire fuori”: “Uscire” indica già un movimento verso l’esterno, quindi “fuori” è ridondante.

“Vedere con i propri occhi”: Il verbo “vedere” implica già l’uso dei propri occhi, quindi “con i propri occhi” è inutile.

In alcune situazioni, il pleonasmo può essere utilizzato intenzionalmente per sottolineare un punto in modo esagerato o per creare un effetto comico. Tuttavia, nella scrittura formale e nella comunicazione più precisa, è consigliabile evitare l’uso di pleonasmi, poiché possono rendere il linguaggio meno chiaro ed efficiente.

Poliptoto o Polittoto (o Variazione)

Polisemia

La polisemia è un fenomeno linguistico in cui una singola parola ha più di un significato o più di un’interpretazione correlata. In altre parole, una parola polisemica ha diverse accezioni o sfumature di significato che sono tutte collegate tra loro in base a un filo di somiglianza concettuale.

La polisemia è un aspetto comune delle lingue naturali e contribuisce alla ricchezza e alla complessità del linguaggio. Spesso, le diverse accezioni di una parola polisemica si sono sviluppate nel corso del tempo in base all’uso e al contesto culturale, storico e linguistico.

Un esempio di parola polisemica è banco, che può significare

  1. Un mobile o un oggetto su cui le persone si siedono, come “banco di legno”.
  2. Un istituto finanziario che gestisce operazioni bancarie, come “banco di credito”.
  3. Un tavolo su cui vengono esposti beni o prodotti, come “banco di frutta”.
  4. Un luogo in cui vengono svolte attività specifiche, come “banco da lavoro”.

Nell’esempio sopra, la parola “banco” ha diverse accezioni, ma tutte sono collegate in qualche modo al concetto di base di un’appoggio o di un luogo di attività.

La polisemia è una caratteristica importante del linguaggio che può portare a giochi di parole, ambiguità e varietà di significati. È fondamentale considerare il contesto in cui una parola polisemica viene utilizzata per determinare quale significato sia più appropriato in una data situazione.

Polisindeto

Premunizione

Preterizione

Prolessi o Flashforward

Prosopopea (o Personificazione)

Prostesi o Protesi

Reiterazione

Reticenza (o Sospensione)

Retrospezione / Analessi / Flashback

Tipica struttura o tecnica narrativa dedicata al racconto o alla rievocazione di un fatto avvenuto in precedenza rispetto all’ordine temporale ordinario.

Ripetizione

Sillessi / Sillepsi

Similitudine / Analogia

Confronto o paragone tra due realtà  differenti, utilizzata nel linguaggio comune o nella letteratura a scopo descrittivo.

Esempio: Anna canta come un usignolo

Sinalefe

Sinchisi (o Mixtura verborum)

Sincope

La sincope è una figura retorica che consiste nell’eliminazione o nell’abbreviazione di una o più lettere o sillabe all’interno di una parola. Questo può essere fatto per ragioni stilistiche, per creare un ritmo diverso o per adattare la parola a una metrica specifica.

Ad esempio, “d’onore” anziché “d’onorevolezza”.

Sineddoche

La sineddoche è una figura retorica che coinvolge l’uso di una parte di qualcosa per rappresentare il tutto, o viceversa. In altre parole, si tratta di utilizzare una parte di un concetto o di un oggetto per rappresentare l’intero concetto o oggetto, o viceversa.

Ad esempio, “tutte le mani a bordo” per indicare “tutte le persone a bordo”, o “acquistare una nuova vettura” per riferirsi all’intero veicolo.

Sineresi

Sinestesia

Sinonimia

Sospensione (vedi Reticenza)

Straniamento

Tmesi

Troncamento / Apocope

La caduta di un fono o di una sillaba nella parte finale di parola, ed è tipico di alcune forme di letteratura. In italiano è preceduto dall’apostrofo in molte circostanze, come nel caso di po’ per indicare poco (che non si scrive con l’accento bensଠcon l’apostrofo, in forma corretta).

Esempio: ne’ per indicare nei, oppure de’ per indicare dei

Variatio

In un contesto ben determinato e molto breve, un cambiamento di termini o costrutti quale procedimento stilistico per evitare ripetizioni e monotonia. Si può presentare quale commistione di termini al singolare e al plurale, nomi comuni e nomi propri per aumentare l’espressività  e la scorrevolezza del testo.

Esempio: Gli obblighi di imparare il futuro dal passato erano caduti fuori dal passato, sul futuro, dalle cose deperibili dell’eternità , del tempo.

Variazione / Poliptoto

Ripetizione di una parola già  utilizzata in un contesto molto breve.

Esempio: Cred’io ch’ei credette ch’io credesse (Dante)

Zeugma

Quest’ultima figura retorica indica un rapportare più elementi coordinati e paralleli di una frase a un singolo elemento che, normalmente, dovrebbe essere ripetuto.

Esempio: Salvatore andò a Roma, Giuseppe a Milano

Foto di Marisa Sias da Pixabay

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