Configurare un hosting senza impazzire: 4 cose da sapere

Configurare un hosting senza impazzire: 4 cose da sapere

Se avete appena acquistato un servizio di hosting per il vostro sito, dovrete fronteggiare una serie di difficoltà che, soprattutto con pazienza ed esperienza, si potranno quasi sempre aggirare senza l’intervento di un tecnico o dell’assistenza.

#1 : mod_rewrite / htaccess

[aesop_content width=”300″ columns=”1″ position=”none” img=”http://trovalost.it/wp-content/uploads/2014/02/inferno-1.jpg” imgrepeat=”no-repeat” color=”#FFFFFF”]Sulla documentazione del mod_rewrite è riportato “lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate”. (anonimo sviluppatore & filosofo urbano)[/aesop_content]

Non ci sono dubbi che la configurazione del mod_rewrite / htaccess sia una delle cose più importanti (ed altrettanto complesse) da effettuare, oltre ad una delle domande che affolla maggiormente i forum del settore: lo scoraggiamento, in questi casi, è più che lecito ma non dovrebbe mai prendere il sopravvento. Del resto si tratta di un qualcosa che abbiamo dovuto fare infinite volte in questi anni, e ho capito definitivamente che non esiste una soluzione che possa valere universalmente per qualsiasi caso. Ricordatevi che in generale l’ordine in cui inserite le direttive ha un peso (e solitamente un ordine errato si riflette in un sito non più visibile), e che la cosa migliore è testare per gradi le varie soluzioni, assemblandole nel tempo con un po’ di esperienza. Ecco come configurarlo in un tutorial strutturato “per esempi”.

#2 : tempi di uptime

[aesop_image img=”http://trovalost.it/wp-content/uploads/2014/02/Carneade.jpg” imgwidth=”300″ caption=”Uptime! Questo nome mi par bene d’averlo letto o sentito (molto liberamente tratto da ‘I Promessi Sposi’)”” align=”left” captionposition=”left” lightbox=”off”]

L’uptime misura quanto tempo, in un anno, un server risulta essere attivo e funzionante (esempio: 99.98%, ovvero 57.8 minuti/anno di disservizio medio), ed è un parametro molto importante per valutare, in maniera quantomeno orientativa, la qualità di un provider. Tutto questo non tiene conto delle motivazioni che possono essere causa di un disservizio (il che sarebbe fondamentale da capire, caso per caso), per questo in larga misura si tratta di un’ossessione parzialmente ingiustificata. Esso infatti, a prescindere dalle cause (disservizi di rete, errori di configurazione del server e/o di alcuni siti o altri fattori indipendenti dal provider) misura il tempo in cui, solitamente in un anno, il vostro server (e quindi il sito che viene su di esso ospitato) sia funzionante ed attivo: si tratta di una stima su uno storico che può essere usata solo sotto opportune condizioni. Se la rilevazione è inferiore ad un anno, ad esempio, non è statisticamente attendibile. La cosa si complica notevolmente, in effetti, perchè ha senso misurarlo su siti web perfettamente funzionanti, che potrebbero sempre passare periodi di downtime per motivi non legati all’hosting (circostanza non comunissima, in effetti, ma da tenere in considerazione). Ho approfondito questo interessante argomento all’interno di un post apposito, che vi invito a leggere per chiarirvi le idee. In soldoni: tutti i provider (disonestamente, a volte) dichiarano 99,99…9% di uptime, se poi questa percentuale non venisse rispettata non è detto che debba per forza essere “colpa” loro.

#3 : sapete cos’è una shell (SSH)?

Schermata 2014-02-18 alle 18.12.16Esiste un diffuso e semplicistico luogo comune che ha raccontato, in questi anni, che chiunque possa mettere in piedi un sito, chiunque possa occuparsi della sua gestione e così via. Che ci vuole, racconta lo stereotipo: basta saper usare un client FTP, PHPMyAdmin, installare wordpress, saper installare due plugin SEO e così via. La realtà degli hosting è decisamente più complessa di così: queste approssimazioni grossolane, del resto, rischiano di rendere problematica la gestione del vostro sito per cui è bene documentarsi per bene. I vostri primi esperimenti dovranno avvenire su installazioni / domini di prova gratuiti (vedi le liste qui e qui), cercando di comprendere le cose essenziali: in realtà, anche se noi non vediamo nulla (il più delle volte) esternamente, SSH rimane la base di funzionamento di qualsiasi servizio di hosting (e, azzardo, qualsiasi servizio online diffuso mediante internet).

SSH è un protocollo sicuro, in breve, per poter accedere ai comandi remoti di un sistema UNIX/Linux, permettendovi di:

  1. accedere ai file ed alle directory con annesse funzionalità (permessi ecc.);
  2. impostare il vostro server Apache ed abilitarne i moduli;
  3. gestire le risorse del sistema;
  4. potenziare il livello di sicurezza del server.

In pratica tutti i vostri comandi, compresi quelli che usiamo abitualmente (FTP, ecc.) sono “traducibili” in sequenze di istruzioni che potreste impartire via console, quindi accedendo come super-amministratori al server e dando comando di eseguire quello che vi serve (creare una cartella, effettuare l’upload di un sito, creare un database). Non sapere questo, di fatto, equivale a considerare (erroneamente) un “giocattolo” un servizio di hosting, e vi condanna all’oblio nel caso in cui il sito vi venga violato da qualcuno, ad esempio. Peraltro SSH è indispensabile se gestite un VPS (ad esempio per software di forex) oppure un server dedicato (server di giochi, servizi avanzati, web services): vi permette infatti di agire a livello di sistema operativo e di installare servizi non solitamente disponibili, ad esempio mod_pagespeed (le mie riserve in merito sono espresse qui). FTP ed altri servizi simili sono, di fatto, soltanto un involucro di questo genere di operazioni, basilari o avanzate che siano.

#4 Come registrare i domini?

La cosa più semplice quando dovete registrare un dominio è quello di procurarvi un hosting: dedicato, condiviso, VPS o gratuito che sia, avrete l’arduo compito di associarlo al vostro hosting oppure, se preferite, delegare un buon provider a farlo. Diversamente potete comprare il dominio su servizi come NameCheap o Pop.it (che vendono anche estensioni senza hosting, se necessario, a prezzi molto competitivi), e poi collegare “manualmente” ad un hosting a parte o già in vostro possesso configurandoli come domini di addon. Se poi dovete registrare un dominio per Google, infine, esiste una procedura ad hoc per farlo. Sono numerose, quindi, le opportunità che si potranno presentare per mettere online il vostro sito web: tutto sta nel prendere familiarità con la terminologia e capire le differenze e lo scopo delle stesse.

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