Il paradosso di Fermi spiegato semplicemente


Nel vasto universo che si estende davanti a noi, c’è spazio per l’inaspettato, il misterioso e il sorprendente. Mentre esploriamo il cosmo, ci immergiamo in un viaggio che ci offre la possibilità di fare scoperte straordinarie e di gettare uno sguardo su fenomeni che sfidano la nostra comprensione. Uno di questi enigmi affascinanti è rappresentato dagli UFO, oggetti volanti non identificati, che hanno catturato l’immaginazione di milioni di persone in tutto il mondo.

L’entusiasmo per la possibilità degli UFO è radicato nella curiosità umana e nella voglia di esplorare ciò che è al di là dei confini della nostra conoscenza. Mentre le prove concrete possono essere limitate e spesso soggette a interpretazioni diverse, il fatto stesso che esistano innumerevoli relati di avvistamenti da parte di osservatori credibili e ben addestrati alimenta l’emozione di ciò che potrebbe trovarsi oltre l’orizzonte.

Le narrazioni di incontri con UFO ci spingono a immaginare scenari in cui la vita intelligente e avanzata potrebbe manifestarsi in forme che sfuggono alla nostra comprensione attuale. Questi racconti stimolano la nostra creatività e ci invitano a riflettere su possibilità che vanno al di là delle convenzioni convenzionali. Le storie di avvistamenti, a volte accompagnate da video e fotografie intriganti, fanno sorgere domande sulla nostra posizione nell’universo e sulla nostra comprensione delle leggi della fisica.

Inoltre, la ricerca sugli UFO può fungere da motore per l’innovazione tecnologica e scientifica. L’indagine di fenomeni insoliti spinge gli scienziati a considerare nuove prospettive e a sviluppare nuove tecnologie di rilevamento e monitoraggio. Questo stimola il progresso nelle discipline connesse e potrebbe aprire la strada a scoperte che vanno ben oltre il campo dell’ufologia.

La possibilità degli UFO, sebbene ancora avvolta da un velo di mistero, ci ricorda che l’universo è un luogo vasto e sorprendente che ci offre continuamente opportunità di esplorazione e scoperta. Mentre intraprendiamo questo viaggio di conoscenza, lasciamoci ispirare dalla meraviglia di ciò che potrebbe ancora essere sconosciuto e affrontiamo il futuro con apertura mentale e curiosità ardente.

Cosa dice il paradosso di Fermi

Nonostante le nostre argomentazioni, finora non sono state trovate prove definitive di civiltà extraterrestri né ricevuti segnali di comunicazione. Ciò ha portato al dilemma: se le civiltà extraterrestri sono così probabili, perché non le abbiamo ancora individuate?

Il paradosso di Fermi (che prende questo nome dal fisico che lo formulò come paradosso o domanda senza risposta) riguarda la potenziale discrepanza tra la presunta probabilità di esistenza di civiltà extraterrestri avanzate nell’universo e la mancanza di prove osservative concrete di tali civiltà. In altri termini:

Se ci sono così tante stelle e pianeti potenzialmente abitabili nell’universo, dove sono le prove delle civiltà extraterrestri?

Le argomentazioni principali che contribuiscono al paradosso ed alla sua generale accettazione includono:

  1. Il numero di stelle e pianeti: L’universo è vasto e contiene un numero incredibile di stelle e pianeti. Data questa vastità, sembrerebbe probabile che alcune di queste aree abbiano sviluppato civiltà tecnologicamente avanzate.
  2. Tempo: L’universo ha avuto sufficiente tempo per lo sviluppo di civiltà avanzate, dato che molte stelle sono molto più antiche del nostro sole.
  3. Copertura spaziale: Se anche una piccola frazione delle civiltà avanzate avesse avuto successo nella colonizzazione interstellare, dovremmo aspettarci di vedere segni di questa attività o almeno ricevere segnali di comunicazione.
  4. Principio di mediocrità: Questa idea suggerisce che non siamo particolarmente speciali o unici nell’universo, e quindi dovremmo aspettarci di condividere lo spazio con altre civiltà.

Ci sono molte possibili spiegazioni per il paradosso di Fermi, tra cui la possibilità che le civiltà avanzate siano troppo distanti per entrare in contatto o che le barriere tecnologiche o biologiche rendano difficile la comunicazione o la colonizzazione interstellare. Il paradosso di Fermi continua a stimolare il dibattito tra gli scienziati e a intrigare le menti di chi si interessa all’astrobiologia e all’esplorazione spaziale.

La spiegazione del paradosso di Geoffrey Landis basata sulla teoria della percolazione

L’approccio dello scienziato e ingegnere aerospaziale statunitense Landis al paradosso di Fermi si basa sulla “percolation theory” (teoria della percolazione) e potrebbe essere un modo di esplorare e analizzare il problema alla luce di modelli matematici e teorie di percolazione. Questo approccio potrebbe cercare di affrontare il paradosso di Fermi da una prospettiva probabilistica, considerando fattori come la diffusione delle civiltà extraterrestri nell’universo, la comunicazione interstellare, le barriere tecnologiche, le limitazioni delle risorse e altre variabili. La percolazione, per inciso, è il passaggio lento di un liquido attraverso una massa porosa, come visibile nella seguente simulazione. In termini teorici cerca di rappresentare il comportamento di una rete di connessioni (che sia ad esempio composta da particelle) qualora vengono rimossi nodi o collegamenti nella stessa (fonte).

Il problema è ben noto in fisica, ed afferma che in ogni problema di percolazione, ci sarà un valore critico della probabilità di percolazione, Pc, che dipenderà dalla dimensionalità dello spazio (ad esempio le 3 dimensioni) e dal grado di connettività N. Se prendiamo un valore di P<Pc, la colonizzazione terminerà sempre dopo un numero finito di colonie e la crescita avverrà in “cluster”di civiltà non colonizzanti. Per P>Pc, al contrario, i cluster cresceranno indefinitamente fino a riempire tutto lo spazio, sia pur ammettendo l’esistenza di piccoli vuoti delimitati da civiltà non colonizzanti. La probabilità che un dato punto sia un punto isolato non occupato è PN; le probabilità che esistano ammassi più grandi di punti isolati sono proporzionali a potenze più elevate di P. Infine, per percolazione critica, P vicino al valore di Pc, gli ammassi crescono in strutture frattali di forma irregolare. Esistono in questo caso regioni piene arbitrariamente grandi, così come regioni vuote arbitrariamente grandi.

La spiegazione della percolazione del paradosso di Fermi suggerisce pertanto che uno dei casi elencati spiegherebbe perché gli extraterrestri colonizzatori non hanno (ancora) visitato la Terra:

  1. P<Pc, e la colonizzazione si interrompe rapidamente, per cui non potrà mai avvenire;
  2. valore di P prossimo a Pc, seconda ipotesi, t.c. esistono aree non colonizzate di estensione molto grande, in una delle quali si troverebbe la Terra;
  3. P>Pc, in modo che la Terra si troverebbe, terza ipotesi, in uno dei tanti piccoli vuoti non occupati.

In sostanza l’approccio di Landis utilizza la teoria della percolazione per spiegare il potenziale motivo per cui non abbiamo rilevato civiltà extraterrestri: ovvero, che ciò possa essere collegato a modelli di distribuzione probabilistica e connessione che non lo permetterebbero.

Nella foto: Enrico Fermi astronauta, reimmaginato da Midjourney

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