Gli utenti di Pornhub in Louisiana dovranno accedere con un documento che ne provi la maggiore età

Guardare siti hard da residenti nello stato federale della Louisiana (USA) sembra essere diventato molto difficile: in barba a qualsiasi principio di neutralità della rete, che prevederebbe eguali condizioni di accesso per tutti gli utenti di internet, l’accesso a Pornhub richiederà di presentare la patente di guida o comunque un documento d’identità. Tutto questo grazie a una legge recentemente approvata dal Governo della Lousiana, che richiede la verifica dell’età per qualsiasi sito web che contenga il 33,3% o più di materiale pornografico. La notizia è stata lanciata dal sito della Fox circa un’ora fa, ed apre un importante, ennesimo dibattito sulla libertà su internet e sulla neutralità della rete. La legge nasce per iniziativa del senatore dello Utah Mike Lee, che avrebbe recentemente proposto una legge che richiede la verifica dell’età per l’accesso ai siti hard anche a livello nazionale.





Come avviene la verifica

I siti porno verificano l’età del visitatore tramite un’applicazione esterna, LA Wallet, che richiede un documento d’identità o una patente di guida dello Stato della Louisiana. L’utente di Twitter Public Defendering ha registrato il processo in un video e lo ha inserito in un tweet. Funziona così: una volta dentro Pornhub, l’IP viene identificato come appartenente allo stato della Lousiana, e a questo punto viene chiesto di autenticarsi via LA Wallet. A quanto siamo riusciti a capire dal sito ufficiale, LA Wallet sembrerebbe (in piccolo, e a prima vista) una sorta di SPID per lo stato della Lousiana, in quanto prevede autenticazione forte degli utenti mediante username e password che siano collegate a documenti personali (carta d’identità o patente).

La schermata di login si limita, ad oggi, a “promettere” che i dati non saranno memorizzati da nessuna parte da parte di Pornhub, ma – per una questione tecnica che deduciamo dalla cronaca disponibile – è plausibile che vengano memorizzati, sia pur temporaneamente, da parte dell’app di autenticazione. La questione rischia di passare in secondo piano, del resto, per via dell’enfasi moralizzatrice con cui la proposta di legge è passata. Ma se un giorno quei dati non fossero mantenuti riservati e finissero pubblicati da qualche parte, chi ne risponderebbe, viene da chiedersi: Pornhub, LA Wallet o magari il governo della Lousiana?

La legge della Louisiana – scrivono nel testo della distopica schermata di login – ci impone ora di mettere in atto un processo di verifica dell’età degli utenti che si collegano al nostro sito dalla Louisiana. La privacy e la sicurezza della comunità di Pornhub sono la nostra priorità, e vi ringraziamo per la vostra collaborazione.

Qual è il problema di un provvedimento del genere

Se non fosse chiaro lo scenario, proviamo a riassumere brevemente il concetto di fondo e quali sono i potenziali rischi. Da sito web consultabile da chiunque, Pornhub diventa accessibile esclusivamente con autenticazione forte (quindi esponendo i propri dati personali: nome, cognome, codice fiscale, ecc.). La questione è interessante perchè è possibile che altri stati mondiali possano prendere esempio da questo caso, che rischia di diventare il primo di una lunga serie.

Di fatto, il primo problema è la violazione della net neutrality: la neutralità della rete, che garantisce pari condizioni di accesso alla rete a chiunque, viene apertamente violata. E mentre non è chiaro perchè sia stato inserito quel 33% dei contenuti hard rispetto a quelli complessivi (e come si premurino a calcolarli, soprattutto: guarderanno i video uno per uno, conteggiandoli?), rimane il problema che un provvedimento del genere viola il diritto alla privacy di molte persone, di fatto costrette ad autenticarsi per accedere ad un sito per adulti, e con il rischio che i loro dati siano un giorno sottratti, exfiltrati (è successo varie volte in passato) ed esposti anche accidentalmente al pubblico. Senza contare l’aspetto comportamentale ulteriore: tante persone potrebbero non sentirsi a proprio agio nel dover fornire un documento d’identità per accedere ad un sito del genere, disincentivandone l’uso.

Va anche specificato un ulteriore aspetto tecnico: chi decide che un IP sia della Lousiana? Per come funziona internet, la geolocalizzazione degli IP è spesso imprecisa, e si dovrebbe combinare con altri dati per essere davvero efficace. Cosa che un contesto come quello di un sito hard non consente, per sua stessa natura, senza contare che dovrebbe bastare un servizio di VPN per cambiare IP ed aggirare tecnicamente il blocco. Alla fine, da questione di stato, potrebbe ridursi tutto ad una ennesimo “guardie e ladri” tra hacker scaltri e legislatori non sempre avveduti tecnicamente.

Manteniamo più di una perplessità su una legge del genere, tanto più che si è visto – dall’esperienza passata, dal know how e dal buonsenso – che questi provvedimenti tendono a generare un effetto “coperta corta”: si vorrebbe tutelare qualcosa o qualcuno, a volte anche in buonafede, ma si finisce per complicare la vita a chi non c’entra nulla. Del resto non c’è motivo di pensare ad un adulto consenziente e consapevole, che decide di accedere ad un sito del genere in piena libertà, e debba presentare un documento di identità. A questo punto tanto valeva creare un green pass (o magari… un red pass) che, se non altro (e con tutti i limiti del caso, anche lì), non esponeva tutti i dati che espone un sistema tipo SPID.

Foto di Sam Williams da Pixabay



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