Quanto vale un dominio: la nostra guida orientativa

Quanto vale un dominio: la nostra guida orientativa

Acquistare domini su aste online o backorder è una pratica molto diffusa ancora oggi: esplosa letteralmente qualche tempo fa, ed utilizzata essenzialmente per scopi SEO, si tratta di una buona tecnica se usata con intelligenza, ma che può facilmente danneggiare il sito se usata male. Cerchiamo quindi di capirci qualcosa in più, in modo da capire meglio come valutare un dominio internet e stabilirne un “valore” di mercato.

Da cosa dipende il valore di un dominio

Non esistono regole per valutare un dominio, e soprattutto la valutazione cambia a seconda delle circostanze, delle persone e della soggettività di ognuno. Per intenderci, se oggi volessi sbarazzarmi del dominio trovalost.it (credo, per inciso, che questa cosa farebbe gola ad alcuni) e venderlo, farei un prezzo dettato da quanto lavoro ci ho fatto sopra (tanto, più di quanto si possa immaginare e di quanto abbia raccontato pubblicamente) per

  • farlo posizionare su Google con un lavoro di anni (i primi risultati decenti non li ho visti prima di tre anni, a conti fatti)
  • costruirci un brand sopra facendo PR (Public Relationships)
  • ripagarmi il lavoro di copywriter (o di copri-water) fatto per scrivere tutti i contenuti (o quasi)
  • affermarmi come sito “leader nel settore” (per parodiare un’espressione orribile che a me fa molto ridere, e che uso solo scherzosamente) della tecnologia.
  • considerare che su molte query per cui cerco di posizionarmi da tempo Google non mi considera (è sicuramente un gombloddo, penso)

Insomma, nel mio caso, il prezzo del dominio sarebbe più o meno proporzionato, ad esempio, al numero di articoli pubblicati, al numero di visite ricevute, a quanto traffico riceve da Google: pero’ tutto sommato, in questo caso, decido io a prescindere da tutto, anche perchè il progetto è ancora vivo e vegeto (e lo sarà per molti anni, spero). E molti altri proprietari, realisticamente, potrebbe fare come me; altri, invece, potrebbero fare valutazioni di ordine diverso.

Valore di un dominio: backlink in ingresso

In altri casi, pero’, il valore di un dominio può essere deciso da altri fattori, come ad esempio (e mi pare di capire che funzioni così, vista dall’esterno) il numero di backlink in ingresso del dominio stesso. Ma non si tratta dell’unico parametro che potremmo pensare di valutare, in effetti.

La tabella di sopra è tratta da un sito che mostra i domini scaduti giorno dopo giorno, e stabilisce una valutazione su vari parametri, per colon..a Prendiamo un sito famoso, insomma, come expireddomains.net: prendo questo come esempio perchè si tratta di uno dei pochissimi servizi che supporta una marea di estensioni (TLD) differenti, e soprattutto è possibile consultarlo gratuitamente.

Come valuta i domini expireddomains?

Ti interessa il SEO? Ecco due strumenti da avere ad ogni costo! SEMRush e SEOZoom

In quella tabella potete vedere varie colonne con numeretti vari, mi concentrei sulle seguenti 4:

  • BL
  • ABY
  • ACR
  • Status

Ordinare la lista in base ad ognuno di questi parametri comporta un filtro selettivo su vari criteri che adesso vedremo un po’ per volta.

Attenzione: il prezzo riportato nella colonna Status sembra essere orientativo. Il prezzo effettivo potrebbe essere diverso o peggio rincarato, ed in genere non dovrebbe dipendere dalle considerazioni di questo articolo (ovviamente, direi)

BL: il numero di backlink del dominio

Uno dei parametri più importanti, secondo me: BL vi dice quanti BackLink sono rivolti al dominio scaduto in questione, secondo i tool di:

  • Majestic SEO
  • SEOKicks.de
  • SemRush
  • SearchMetrics

Il prezzo, in prima istanza, sembra essere anche proporzionale al numero di backlink: questo non avviene sempre, per intenderci, ma in molti casi se un dominio con 10 backlink costasse 50 €, uno con 1000 backlink potrebbe costarne ad esempio 250€ (faccio stime a spanne, molto a spanne, giusto per capirci – ed in base a quello che ho visto).

Quei tool fanno una stima del numero di backlink che quel dominio possiede, quasi sempre al ribasso: quindi vedrete solo una piccola percentuale dei backlink che quel dominio possiede. Quindi massima attenzione: molti domini sono “truffaldini” in tal senso, perchè la gente li spamma da forum e siti discutibili usando tecniche black hat al fine di gonfiarne il valore e cercare di rivenderli quando, probabilmente, non valgono davvero nulla. Una volta che lo acquisterete, in caso, vedrete tutti i backlink collegando la searCh Console di Google, ma prima no. Quindi è un fattore di rischio sul quale, peraltro, nessuno sa davvero nulla. E se ereditate un dominio che possiede link spam? E se il dominio che sto comprando fosse stato penalizzato?

Per risolvere in parte questi dilemmi ci sono i parametri successivi da prendere in considerazione.

ABY: l’età del dominio

ABY è la “data di nascita” di quel dominio secondo archive.org, quindi anche qui è una stima. In genere i domini più anziani sembrebbero avere maggiore potenziale lato SEO, ma questa è una cosa che tra i SEO crea eterne discussioni ancora oggi.

In genere i domini più vecchi sono quelli che costano di più, ma non è una regola assoluta.

ACR: il numero di pagine indicizzate su archive.org del dominio

Questo parametro permette di ricostruire lo storico del dominio, e vi mostra cosa ha indicizzato l’archivio di web.archive.org su quel dominio. È interessante per capire cosa facevano i precedenti proprietari, che tipo di sito avevano e via dicendo. In genere è uno dei parametri che tengo più in considerazione per l’eventuale acquisto di un dominio scaduto.

Non sembra influenzare direttamente il prezzo, se non in alcuni casi.

Questo parametro, peraltro, l’ho usato per scrivere il mio algoritmo di valutazione dei domini scaduti .it, che potete trovare qui.

Status: lo stato del dominio (oppure il costo)

Per trovare subito domini low cost in quella tabella di expireddomains.net fate una cosa: ordinate i risultati per Status decrescente, e vedrete subito domini con status Available. Questi domini sono quasi sempre liberi (lo status è orientativo e potrebbe non essere aggiornato, vi ricordo) e spesso valgono abbastanza poco, pero’ almeno li comprerete a prezzo standard di mercato, ad esempio con il registrar low cost Dynadot.

Gli status indicano il prezzo diretto, espresso in dollari, oppure riporta la scritta Make Offer che significa che quel dominio è all’asta.

Cosa faccio col dominio acquistato, poi?

Ci sarebbe da discutere su quanto si possa o si debba spendere, ma questa credo sia una valutazione imprenditoriale che ognuno debba fare per sè: non entro nel merito, insomma, se non per ribadire quanto detto all’inizio (è inutile spendere una follia se non hai un progetto e gli strumenti IT per portare avanti un buon sito). Molta gente, del resto, compra compulsivamente domini (ed io l’ho fatto per un po’ di tempo, lo ammetto!) senza sapere bene cosa ne farà: se da un certo punto di vista questa cosa piace a molti (ed è francamente esaltante, per certi versi), da un altro punto di vista, più razionale, è un po’ una follia. Rischiate di parcheggiare per anni (e di pagare rinnovi a vuoto) di domini che non vedranno mai la luce.

Un progetto solido, lo avete per il vostro dominio? Secondo me è opportuno che ne abbiate uno, perchè diversamente rischiate di non combinare nulla e di investire male i vostri soldi. Questo è quanto: e se parlo di progetto intendo proprio essere attrezzati perchè quel dominio diventi come minimo una landing page decente.

Del resto potete valutare tra diverse opzioni alternative tra di loro, per decidere cosa fare del dominio recuperato:

  • creare un sito, lavorarci lato SEO per un po’ di tempo, farlo crescere come traffico e poi rivendere il dominio con tutto il sito che avete creato;
  • creare un sito a tema (tipo aspirapolveri, iPad, hosting – vabbè… – e via dicendo) per creare portali o blog affiliati verticali
  • tenere parcheggiato il dominio in attesa di usi futuri non meglio specificati
  • redirezionare il sito, con tutti i backlink annessi e l’eventuale traffico, verso un vostro sito. Nessun blog SEO parla apertamente di queste cose, in effetti, ma credo ragionevolmente che molti l’abbiano fatto. È una cosa che ho sperimentato per qualche tempo, e che alla lunga potrebbe portare risultati positivi lato SEO ma, a conti fatti, anche qui è un rischio enorme: sembra che Google non veda molto di buon occhio questa pratica, tant’è che uno dei siti che gestisco aveva subito un calo di traffico considerevole tempo fa, ed avevo fatto un redirect 301 da un dominio scaduto secondo me “buono” (nei termini discussi qui sopra) verso il mio. Nulla di fatto: Google sembra avermi penalizzato per una pratica che, di fatto, è abbastanza black hat. Quindi ho alleggerito il carico, ed usato un redirect 302, come a dire: portami solo traffico ereditato da quel sito. Peggio che peggio: alla fine ho dovuto rinunciare, ho parcheggiato quel dominio e l’ho fatto scadere. Quindi, come a dire, regolatevi.

…e le aste di domini?

I servizi di aste online, in questa fase, non li tratteremo, perchè lì i prezzi sono spesso completamente de-regolamentati (per non dire folli, a volte), ed investire in trattative di questo tipo significa, al giorno d’oggi, fare un ragionamento soprattutto sull’uso che faremo del dominio stesso. Se spendi 2000 € per un dominio, per intenderci, poi non puoi in seguito farti fare il sito da “tuo cuggino” bravo col computer a 200€ in nero, perchè semplicemente (a mio umile avviso, s”intende) non ha alcun senso. Investire su un dominio internet comporta, per come la vedo io, l’idea di fare un investimento sostenibile che si possa recuperare, secondo me, nel giro di massimo un anno o due; diversamente, rischiano di essere soldi buttati.

Nota: se vuoi saperne di più sulle aste di domini, leggi qui.

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Informazioni sull'autore

Salvatore Capolupo

Consulente SEO, ingegnere informatico e fondatore di Trovalost.it, Pagare.online, Lipercubo.it e tanti altri. Di solito passo inosservato e non ne approfitto.