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Zoombombing: cos’è e come funziona

Uno dei primi casi noti di zoombombing è avvenuto nel marzo 2020, quando la University of Southern California (USC) ha sperimentato un episodio di zoombombing durante una lezione online. Gli studenti stavano partecipando a una lezione tramite Zoom e un intruso ha interrotto la lezione con contenuti offensivi, immagini indecenti e insulti.

Questo incidente ha attirato l’attenzione sui rischi di sicurezza delle riunioni online non protette e ha spinto molte istituzioni a prendere misure per migliorare la sicurezza delle loro riunioni virtuali.

Significato zoombombing

L’etimologia di “zoombombing” deriva dalla combinazione di due parole: “Zoom” e “bombing”.

  1. Zoom:Zoom” è il nome di una piattaforma di videoconferenza molto popolare. È diventata ampiamente utilizzata per le riunioni virtuali, le lezioni online, le videochiamate e altri scopi di comunicazione a distanza.
  2. Bombing: Il termine “bombing” è spesso utilizzato in contesti in cui un gran numero di persone invade improvvisamente uno spazio o un luogo. In questo caso, il termine deriva dalla parola “bomb”, che rappresenta un’azione di invasione rapida e massiccia.

Quindi, “zoombombing” si riferisce all’atto di interrompere o disturbare una riunione o un evento online ospitato sulla piattaforma Zoom, utilizzando l’analogia del “bombing” per indicare l’invio improvviso e non autorizzato di partecipanti o contenuti indesiderati.

Casi di zoombombing

Ci sono stati diversi casi di zoombombing riportati dai media e dalle autorità. Ecco alcuni esempi di casi reali di zoombombing:

  1. Scuole e istituti educativi: Durante la pandemia di COVID-19, molte scuole e istituti educativi hanno iniziato a utilizzare piattaforme di videoconferenza per le lezioni online. Ci sono stati casi in cui intrusi hanno interrotto le lezioni con contenuti inappropriati, linguaggio offensivo o immagini disturbanti, creando problemi per gli insegnanti e gli studenti.
  2. Riunioni aziendali: Anche le riunioni aziendali sono state bersaglio di zoombombing. Intrusi sono entrati in riunioni aziendali online, spesso condividendo immagini o messaggi offensivi, mettendo a rischio la privacy delle conversazioni interne e causando interruzioni.
  3. Eventi pubblici: Anche gli eventi pubblici che si sono spostati online a causa della pandemia sono stati soggetti a zoombombing. Ad esempio, conferenze, webinar e seminari aperti al pubblico sono stati interrotti da individui che hanno condiviso contenuti inappropriati o hanno disturbato i partecipanti.
  4. Incontri religiosi: Anche le cerimonie religiose trasmessi online non sono sfuggite al zoombombing. Intrusi hanno interrotto servizi religiosi con contenuti inappropriati o offensivi.
  5. Eventi politici: Anche gli eventi politici trasmessi online sono stati soggetti a zoombombing. Durante le elezioni o le discussioni politiche, alcuni partecipanti indesiderati hanno cercato di creare caos con interruzioni o messaggi provocatori.

Come abbiamo visto, lo “zoombombing” è un termine che si riferisce all’atto di interrompere o disturbare una riunione online, solitamente ospitata sulla piattaforma di videoconferenza Zoom, attraverso l’accesso non autorizzato o la condivisione di contenuti inappropriati. Questo comportamento coinvolge spesso la partecipazione indesiderata di individui o gruppi che inviano messaggi offensivi, immagini indecenti o altro tipo di contenuti disturbanti durante una riunione.

Il termine deriva dalla combinazione di “Zoom”, che è il nome della piattaforma di videoconferenza molto utilizzata, e “bombing”, che fa riferimento all’atto di invadere improvvisamente uno spazio con un gran numero di persone o contenuti.

Per prevenire il zoombombing e mantenere le riunioni online sicure, è consigliabile utilizzare le funzioni di sicurezza messe a disposizione dalla piattaforma, come l’utilizzo di password per le riunioni, il controllo delle opzioni di condivisione dei partecipanti e l’uso di sale d’attesa per consentire solo l’accesso di partecipanti autorizzati.

Contromisure: cosa fare per evitare lo zoombombing

Il concetto di “zoombombing” potrebbe applicarsi anche ad altre piattaforme di videoconferenza e comunicazione online simili a Zoom. Anche se il termine stesso fa riferimento a Zoom, l’idea di intrusi che interrompono o disturbano riunioni o eventi online può verificarsi su qualsiasi piattaforma che consenta la condivisione di link o l’accesso a riunioni virtuali.

Piattaforme come Microsoft Teams, Google Meet, Webex e altre offrono funzionalità simili di videoconferenza e comunicazione a distanza. Se le misure di sicurezza non vengono prese in considerazione, è possibile che si verifichino interruzioni simili su queste piattaforme.

Le piattaforme di videoconferenza di norma forniscono opzioni per proteggere le riunioni, come l’utilizzo di password, la gestione dei partecipanti e le impostazioni di condivisione. È importante utilizzare queste funzioni per prevenire l’accesso non autorizzato e mantenere la sicurezza durante le riunioni online.

Altre piattaforme di videoconferenza, tra cui la stessa Zoom, hanno preso provvedimenti per migliorare la sicurezza delle riunioni online e prevenire il zoombombing. Tuttavia, è sempre importante adottare misure di sicurezza aggiuntive, come l’utilizzo di password per le riunioni, il controllo delle impostazioni di condivisione e l’attivazione delle funzioni di moderazione, per proteggere la privacy e la sicurezza durante le riunioni virtuali.

Immagine generata da Midjourney

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