Strumenti APM (Application Performance Management): guida introduttiva


Pubblicato il: 25 Ottobre 2020

I tool software di tipo APM sono estramamente vari e potenti, e si possono sfruttare in una varietà impressionante di scenari diversi tra loro. Per questo, e per una serie di ambiguità innate nella sua definizione, hanno finito per essere strumenti molto citati quanto poco capiti nella pratica: ma molte aziende possono comunque usufruirne appieno, beneficiando degli innumerevoli vantaggi che sono in grado di offrire.

Definizione APM

Se vi state chiedendo che cosa siano gli APM, acronimo per gestione di performance di applicazioni, in inglese Application Performance Management, ma anche Application Performance Monitoring: quindi include sia il monitoraggio che la gestione delle performance di un’app. Si tratta in prima istanza di un modo per “tradurre” le metriche di performance, tipiche dell’IT e del marketing (come ad esempio KPI) in termini più orientati verso il mondo del business.

Nei campi della tecnologia dell’informazione e della gestione dei sistemi, la gestione delle prestazioni delle applicazioni (APM) consiste nel monitoraggio e nella gestione delle prestazioni e della disponibilità effettiva delle applicazioni software. APM si incarica, a livello pratico, a rilevare e diagnosticare eventuali problemi di prestazioni di applicazioni più o meno complesse, in modo da mantenere un livello di servizio previsto.

A cosa servono gli APM

In genere l’uso di un APM può essere utile ai seguenti scopi:

  • risolvere problemi inerenti lo sviluppo di codice dell’app o del sito
  • migliorare le performance del database dell’app o del sito
  • risolvere problemi di carico del server (load balancing)
  • risolvere problemi di codice integrato da terze parti
  • ottimizzare l’uso della memoria dell’app
  • configurare l’app o il sito in modo ottimale
  • risolvere problemi di velocità del sito
  • far emergere e risolvere adeguatamente problemi di UX nell’app o nel sito

APM in fase di collaudo del software

Spiegata in modo molto semplice, la gestione delle prestazioni delle applicazioni dettata dagli APM consiste anche nell’arte di gestire le prestazioni, la disponibilità e l’esperienza utente (UX) dei vari software. Operazioni che normalmente venivano eseguite mediante singoli test di carico, monitoraggio dell’utente reale (flusso dei visitatori e di comportamento) e analisi delle problematiche e dei “colli di bottiglia” sono tutti aspetti che emergono immediatamente dalla configurazione di un APM funzionale.

APM e software di log: similarità e differenze

Qualcuno potrebbe pensare che un semplice log possa essere assimilato ad un APM, ma non è così: nel caso dell’analisi dei log è l’operatore, infatti, che si incarica personalmente della fase di monitoraggio e di gestione, con la possibilità che possa anche prendere delle decisioni. Una app di tipo APM, integra in un singolo processo l’analisi del traffico attuale sul sito (nel caso di APM per il web) ed è il software stesso che lo aiuta a decidere cosa fare.

Metriche APM

Un’operazione di passaggio di significato, pertanto, che presenta utilità per il mondo della gestione delle aziende, e che sfrutta vari strumenti software da interfacciare alle app esistenti che possono essere, nella pratica, sia open source e gratis che a pagamento. Di fatto, nella pratica, un APM viene collegato esternamente all’app che si desidera monitorare, poi si avvia l’app APM e si estrapolano dati utili a valutare le prestazioni ad esempio in termini di velocità.

Un primo test che viene effettuato è una sorta di stress-test, ovvero si valutano le prestazioni dell’applicativo in presenza di un picco di richieste (ad esempio un picco di visitatori su una pagina web). Questo può essere utile per individuare eventuali criticità o cosiddetti “colli di bottiglia” che si possono, successivamente, correggere in fase di sviluppo o configurare diversamente per poi misurare nuovamente e valutare un sensibile miglioramento.

Un secondo test che viene considerato nella gestione e nel monitoraggio APM riguarda le risorse effettivamente utilizzate dall’app, quindi ad esempio la RAM occupata, lo spazio su disco sfruttato per la cache o la memoria virtuale (SWAP). Da questi due esempi si può intuire che APM sia piuttosto vasta e rischi di diventare anche alquanto vaga, tant’è che la Gartner ha proposto cinque requisiti chiave da rispettare perchè un software sia considerato APM:

  • Monitoraggio della user-experience (UX) dell’utente finale, sia attivo che passivo
  • Modellazione del runtime utilizzato dall’architettura applicativa
  • business transaction management, ovvero monitoraggio di ciò che effettivamente fa o “guida” l’utente finale
  • Application component monitoring, ovvero il monitoraggio delle singole componenti o moduli dell’app
  • Reportistica e data analytics applicativi

Se questi cinque requisiti sono da considerarsi piuttosto specialistici (un po’ per forza di cose), possiamo ridurli a soli tre elementi che riguardano il monitoraggio della UX, un tracciamento costante delle performance applicative e l’uso della AI.

Strumenti software APM

Per quanto riguarda la scelta del tool, c’è l’imbarazzo della scelta, tra tool in cloud come ad esempio Datalog ad arrivare a strumenti open source e free come Stagemonitor. Per quanto riguarda il mondo WordPress, ci sono delle soluzioni a pagamento che possono essere utilizzate (cccc, ccc) ma, per chi volesse sperimentare, esiste anche una libreria open source e free che si chiama proprio PHP APM. Sulla carta il suo utilizzo è semplice, in quanto si può installare nel sistema operativo che sta facendo funzionare MySQL e PHP + Apache / Nginx del nostro WordPress, e possiamo così tirare fuori i dati sulle prestazioni effettive del sito.

Il tutto avviene mediante un’installazione standard che avviene via SSH, e la possibilità di salvare le varie request che costituiscono i singoli “pezzi” del carico complessivo del sito.

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Grazie per aver letto Strumenti APM (Application Performance Management): guida introduttiva di Salvatore Capolupo su Trovalost.it
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