GDPR: l’adeguamento di Google Adsense

GDPR: l’adeguamento di Google Adsense

 

Chiunque abbia fatto login nel proprio account Google Adsense dopo la fatidica data di messa in vigore del decreto (qui i dettagli su cosa comporti in generale per i siti web il GDPR) ha visto la seguente schermata comparire all’interno del sito: Per consentire ai publisher di rispettare le Norme relative al consenso degli utenti dell’UE aggiornate di Google – si scrive –  sono ora disponibili impostazioni per il consenso degli utenti dell’UE.

Cliccando su Azione, a questo punto, è possibile intervenire e fare una scelta in termini di privacy, ovviamente ognuno sotto la propria esclusiva responsabilità in piena linea con il decreto stesso (Ulteriori informazioni porta ad una pagina che distingue formalmente la tecnologia da scegliere).

Annunci personalizzati o non personalizzati: quali scegliere?

Senza entrare nel merito sulla posizione di Adsense in merito al decreto (che certamente ci sarà tempo e modo di approfondire a parte, nei prossimi mesi), quello che figura è una scelta a cui i publisher dovreanno adeguarsi, ovvero:

Annunci personalizzati – Sono annunci che seguono lo storico dei cookie da parte dei visitatori, e che mostrano annunci sulla base dei siti visitati in precedenza dall’utente. Secondo la documentazione ufficiale questi annunci “raggiungono gli utenti in base a interessi, dati demografici e altri criteri. Dal momento che i fornitori di tecnologia pubblicitaria possono raccogliere, ricevere e utilizzare i dati personali degli utenti contenuti negli annunci personalizzati, devi identificare chiaramente tutti questi fornitori di tecnologia pubblicitaria quando ricevi il consenso dell’utente per la raccolta, la condivisione e l’utilizzo dei dati personali ai fini della personalizzazione degli annunci“. In altri termini, questo significa che se scegliete questa opzione per i vostri annunci, dovreste dare la possibilità ai vostri visitatori (questo è quanto ne riesco a dedurre in modo ragionevole, almeno) di bloccare in modo selettivo i cookie nel vostro visto, o quantomeno di avvisarlo della circostanza visto che si tratta di cookie traccianti le abitudini degli utenti.

Annunci non personalizzati – Sono annunci semplicemente contestuali, cioè che si basano sui contenuti della pagina web in cui compaiono (se ad esempio la pagina web parla di tecnologie informatiche vedremo molto probabilmente pubblicità di computer o smartphone). Secondo la documentazione ufficiale questi annunci “vengono indirizzati in base a informazioni contestuali anziché al comportamento passato di un utente“, ed ovviamente in termini di GDPR coincide con la scelta più “pulita” in termini di privacy; mostriamo annunci coerenti col contesto, senza andare a “spiare” nei cookie dell’utente.

Conseguenze dell’adeguamento del GDPR da parte di Google

Con questa scelta Google Adsense di fatto responsabilizza i propri publisher, dando loro l’opportunità di adeguarsi sulla base delle proprie scelte, per quanto nel mio account fosse impostata di default la prima possibilità. Personalmente, per come lavoro e per come sono abituato a lavorare, ho trovato più comoda la seconda opzione (Annunci non personalizzati), per cui ho scelto questa almeno per il momento e fin quando non saranno stati i browser (come sostengo con convinzione da tempo) a dare l’opportunità, di default, all’utente di scegliere selettivamente i cookie. Farlo da sito web è possibile, ma secondo me poco utile: l’utente medio non ha la preparazione tecnica adeguata per capire cosa stia facendo, e rischia di fare scelte comunque inconsapevoli e che violino lo stesso (anche se uno pensa il contrario) il GDPR.

Come accedere alle impostazioni del GDPR per Google Adsense

Per accedere in un secondo momento alla sezione, ovviamente, è possibile farlo in questo modo:

  1. Facendo login come sempre al proprio account AdSense.
  2. Andando nella sezione Consenti e blocca annunci, poi facendo click su Contenuti, successivamente su Tutti i miei siti e poi su Consenso degli utenti dell’UE (che evidentemente vengono trattati a parte rispetto a quelli mondiali).

Conclusioni

Il GDPR ha avuto un effetto decisamente radicale sulle realtà e sui modelli di business del web, e non tutti hanno avuto modo e tempo di adeguarsi in modo sereno.

Molte realtà internazionali come USA Today, ad esempio, sono arrivate a proporre una doppia versione del proprio sito: una per gli utenti UE alleggerita e sostanzialmente priva di pubblicità, e l’altra ordinaria per tutti gli altri utenti, con il risultato – calcolato da Attivissimo nel suo blog – che oltre il 90% del peso della pagina web era esclusivamente di script e pubblicità. Una cosa abbastanza assurda che evidenzia un modello di business, quello basato sulle pubblicità, che andrebbe aggiornato, rivisto e moderato già da diversi anni, come ho avuto modo di discutere a più riprese. Qui abbiamo assistito a realtà anche grosse che non sono hanno creato versioni separate dello stesso sito (una cosa piuttosto discriminante e sostanzialmente troppo radicale) pur di non scendere a compromessi con un GDPR sostanzialmente corretto, per quanto sia complesso da comprendere ed applicare nella realtà.

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