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Molti dipendenti USA sono disposti a prendere meno soldi pur di continuare a lavorare da casa

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Un nuovo sondaggio condotto dalla compagnia di assicurazioni Breeze avrebbe rilevato una cosa clamorosa, ma nemmeno più di tanto: il 65% dei dipendenti americani, il cui lavoro può essere svolto da remoto, sarebbe più che disposto a subire un taglio dello stipendio del 5%, pur di continuare a lavorare da casa. E non solo: molti dipendenti sarebbero persino disponibili a rinunciare ancora di più, in termini percentuali. Breeze ha rilevato che il 38 percento degli intervistati accetterebbe un taglio anche del 10 percento, il 18 percento arriverebbe al 20 percento e il 15 percento perderebbe fino al 25% della propria attuale busta paga.

Se il risparmio medio per chi lavora da cassa è stimato sui 325$ al mese, per chi non dovrà  più fare il pendolare, resta la considerazione che molti più soldi rimangono in banca per cui i sudati risparmi, per una volta, si possono anche racimolare.  Questa riduzione di stipendio si presta a facili abusi da parte delle aziende, che potrebbero applicarla in maniera marcata approfittando della situazione, ma c’è anche da dire che non tutti i dipendenti la pensano allo stesso modo.

Se quella potenziale (ad oggi, almeno9 riduzione media viene quantificata sull’articolo uscito su Bloomberg attorno al 5%, per cui se un dipendente medio prende 1500€ al mese sarebbe disposto, stando a questa logica, a prenderne 1.425€ pur di non avere il problema di andare in ufficio ogni giorno, prendere i mezzi o fare benzina e cosଠvia. Se è vero che quella percentuale sembrerebbe equa e corrispondente, in linea di massima, al risparmio dovuto al fatto che non ci sono più quelle spese, resta il fatto che lavorare stanca, e vale anche se uno lavora in smartworking.

Una grande percentuale di americani, da quello che emerge dal sondaggio, sarebbe disposta a rinunciare a una parte di stipendio pur di continuare a lavorare da casa. Pi๠tempo per se stessi, per la famiglia, per le attività  non lavorative, meno tempo per strada o imbottigliati nel traffico, o magari su mezzi pubblici non sempre all’altezza della situazione: insomma, si può perfettamente capire come posizione.

La dimensione smartworking a cui restiamo tendenzialmente favorevoli, con tutte le dovute riserve etimologiche del caso e considerando la sua diffusione sempre più capillare, comporta qualche problema di socialità  che tutti, da dipendenti o freelance che fossimo, abbiamo sofferto alla lunga in zona rossa e durante la lunghissima pandemia che ancora oggi viviamo. Sappiamo anche che per molti CEO e dirigenti di aziende con sedi prestigiose nelle grandi città  non è cosà¬: il valore degli immobili, alla lunga, rischia di svalutarsi, per cui sarà  sempre più necessario trovare delle vie di mezzo.

Foto di StartupStockPhotos da Pixabay

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