Frequenza di rimbalzo? Ecco tutto quello che devi conoscere

Frequenza di rimbalzo? Ecco tutto quello che devi conoscere

In rete si trovano numerose informazioni sulla frequenza di rimbalzo, spesso corrette ma in certi casi un po’ fuorvianti, per cui mi sembra opportuno mettere in chiaro un po’ di cose sull’argomento. La frequenza di rimbalzo, detta anche bounce rate, è un parametro molto importante per misurare le prestazioni di un sito, più utile e concretamente comprensibile di altri puramente numerici come il PageRank o il numero di visitatori.

Se questi valori possono benissimo essere alti e derivare da cause esterne poco rilevanti o artificiose (link malevoli, script automatici) e corrispondere ad un ROI basso o addirittura nullo (puoi anche avere PageRank 10 e 10,000 visitatori al mese, ed avere un sito che non serve comunque a nulla o converte poco), il rimbalzo è un parametro un po’ più legato alla realtà pratica di ogni giorno, e non serve essere degli esperti per valutarne l’impatto.

Partiamo dall’inizio!

Secondo la definizione di Google (non che sia l’unica da prendere in considerazione, ma è quella implementata nominalmente in Google Analytics)

la frequenza di rimbalzo è la percentuale di sessioni di una sola pagina (ovvero le sessioni in cui gli utenti abbandonano il sito dalla pagina da cui sono entrati, senza interagirvi)

Messa così, non è molto comprensibile: può aiutare la comprensione considerare i due casi limite (100% di rimbalzo e 0% di rimbalzo), in modo da capire meglio di cosa stiamo discutendo. Quando parliamo di sessione di Google Analytics (come spiegato qui) ci riferiamo nominalmente al primo accesso ad una pagina del nostro sito (ovvero “le sessioni vengono incrementate con il primo hit di una sessione, indipendentemente dal tipo di hit“), il che è differente dagli accessi che, appunto, “vengono incrementati con il primo hit di visualizzazione di pagina o visualizzazione di schermata relativi a una sessione“.

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Può sembrare una cosa contorta – e per come la definisce Google non è molto chiaro, in effetti – ma è molto utile per capire di conseguenza l’importanza della percentuale di rimbalzo: se tutti gli utenti (100% di rimbalzo) abbandonano il sito in cui sono arrivati senza interagire, di fatto, è sicuramente un fatto negativo per le prestazioni del nostro sito (e probabilmente un ranking factor non esaltante lato SEO), il contrario si può invece dire di nessun visitatore (0% di rimbalzo, caso ideale) che non interagisce con il nostro web.

La percentuale di rimbalzo va ridotta in ogni caso oppure selettivamente?

Si usa pensare che la percentuale di rimbalzo si debba per forza ridurre: questo è vero in particolare per le pagine pensate per convertire, quelle in cui ci aspettiamo una action dell’utente come un acquisto, un semplice click o l’iscrizione ad una newsletter. Molte altre pagine, di fatto, possiedono una percentuale di rimbalzo che risulta essere irrilevante e che può fuorviare il focus dell’analisi. Molte pagine, in altri termini, servono solo come canali per arrivare alla sezione di interesse per il visitatore, ammesso che sappia già come muoversi e gli venga naturale farlo.

Un caso pratico di percentuale di rimbalzo

Casi pratici da me analizzati parlano di un rimbalzo che tende a rimanere costante, e che potrebbe subire drastiche riduzioni in prossimità di ottimizzazioni specifiche del sito, come nel caso seguente.

In questo caso sto considerando indistintamente il rimbalzo su un intero sito web.

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Messa così sembra quasi scoraggiante, visto che la percentuale di rimbalzo è assestata globalmente sull’85%, a parte quell’unica “valle” in mezzo e considerando che si tratta di un blog per cui sono interessato a mantenere al minimo il rimbalzo, favorendo per quanto possibile click ed interazioni dei visitatori.

Se a questo punto limitassi l’analisi solo alle pagine più visitate, ad esempio, sempre nello stesso periodo temporale otterrei risultati leggermente diversi e più complessi, ma anche più rispondenti alla realtà. Si notano in particolare dei picchi in basso piuttosto frequenti e pagine che, in media, rispondono meglio di quanto sembri alle esigenze dell’utente, considerando che si tratta di tutorial e guide da seguire passo-passo.

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Come si cambia la percentuale di rimbalzo a nostro vantaggio?

Di fatto il rimbalzo non è legato unilateralmente ad un intervento specifico: un rimbalzo prossimo al 100% può essere indice di pagine web scadenti, problemi di usabilità del sito, scarsa qualità dei contenuti senza contare casi limite di falsi negativi, del tipo landing page o siti volutamente poco interattivi (che andrebbero analizzati con strumenti ad hoc come gli eventi di Analytics). Tutto dipende dal sito, dagli interventi fatti, dal comportamento medio degli utenti e (forse) da ciò che si aspettano di fare in condizioni ideali, in particolare. L’agio che prova l’utente nel sito sembrerebbe, quindi, legato ad una percentuale di rimbalzo ottimale per lo stesso.

Perchè è importante ridurre la frequenza di rimbalzo?

Uno dei motivi per cui si tende ad abbassare la frequenza di rimbalzo è legato essenzialmente ai tempi di permanenza sulle pagine da parte dei nostri visitatori: tendenzialmente, infatti, questo indice esprime un “tasso di fuga” di chi finisce nel nostro sito, ovvero arriva nella pagina e chiude subito la stessa, magari perchè si rende conto di essere capitato nella pagina sbagliata.

Valori ottimali della percentuale rimbalzo, per quanto si tratti di numeri molto orientativi, possono aggirarsi tra il 20% ed il 60% in media.

Si tratta di una metrica molto interessante in ambito analytics e, indirettamente, influenza anche la SEO del sito, anche se non esiste alcuna relazione (al massimo correlazioni statistiche) diretta o dimostrabile tra ranking alti e frequenza di rimbalzo bassa. Di sicuro per quanto riguarda i blog, ad esempio, una frequenza di rimbalzo molto alta – del tipo prossima al 90% o oltre – tende ad essere associata ad un CTR molto basso o nullo sugli annunci che abbiamo inserito per monetizzare il sito, mentre se riusciamo a tenere il visitatore “incollato” alle nostre pagine sarà decisamente più probabile riuscire ad aumentare tale CTR.

Per un blog, e nella mia esperienza lavorativa, percentuali di rimbalzo ottimali si possono aggirare sul 70%, e possono corrispondere di solito (ma non è una regola da seguire passivamente o prendere come direttiva) ad un CTR medio sugli annunci di circa il 2% (in casi ottimali fino al 4%).

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