Guadagnare con Adsense: la guida per non montarti la testa

Guadagnare con Adsense: la guida per non montarti la testa

Con questa guida mi piacerebbe fare un po’ di ordine su un argomento, come quello legato a Google Adsense ed annessi guadagni, molto discusso in rete, con l’idea di far capire meglio di cosa stiamo parlando e di come (e quando) possa esserci utile questo metodo. Le domande in questi casi sono tante, e cercheremo di rispondere alla maggioranza delle stesse, cioè:

  • come funziona Adsense
  • come vengono visualizzati gli annunci
  • come è possibile ottimizzare i guadagni
  • quanto si guadagna mediamente
  • cosa evitare quando si usa Adsense

Come funziona Google Adsense?

Si tratta di un network pubblicitario, cioè un servizio web che permette ai webmaster di visualizzare in automatico banner grafici o annunci testuali, il tutto gestito remotamente da Google. Mediante esso, basta iscriversi al sito ufficiale (è gratuito, ma è necessario avere un sito di buona qualità da collegare all’account) e diventare così un publisher di Adsense.

Come vengono visualizzati gli annunci?

Il fatto che il sistema sia automatizzato suggerisce il criterio che viene Il sistema di generazione di annunci delle pagine è, ad oggi, contestuale cioè dipende dal contenuto della pagina e, almeno in apparenza, dallo storico delle ricerche dell’utente: il webmaster o publisher degli annunci dovrà decidere semplicemente quale formato, colori e tipologia di annuncio si adatti meglio al proprio sito web, e Adsense – dopo qualche minuto dall’inserimento – dovrebbe essere in grado di generare gli annunci più pertinenti, analizzando ad esempio le parole chiave più ricorrenti ed i topic che riesce ad estrarre dalle nostre pagine. Ovviamente questo da un lato è un vantaggio, ma possiede anche dei limiti: ad esempio, non possiamo realizzare vere e proprio campagne pubblicitarie mirate ad un singolo prodotto o servizio).

In genere, la visualizzazione contestuale di Google Adsense permette di visualizzare sempre i migliori annunci in termini di guadagno, e questo suggerisce che sia possibile determinare o estrapolare delle strategie che possano essere valide per massimizzarne gli introiti.

Come si possono ottimizzare i guadagni?

La risposta in questo caso non sarà quella di cliccarsi da soli gli annunci, tantomeno di invitare i nostri amici a farlo: la cosa, anzi, è esplicitamente vietata dalle condizioni d’uso di Google Adsense, che è molto severa nell’applicare le regole del proprio programma. Piuttosto, è possibile individuare dei settori, alcune tipologie di argomenti e di tematiche che sono più redditizie di altre: tutto dipende dal fatto che ci siano, o meno, investitori che siano disposti a spendere in pubblicità. Non tutti i settori sono uguali, quindi, e questo suggerisce che sia necessario fare un po’ di test per capire se effettivamente lo sforzo vale il potenziale guadagno.

Ad esempio, se pubblico un sito di recensioni di film oppure di cellulari, gli annunci di Adsense saranno pubblicità orientate sul cinema (DVD, download digitali, biglietti sconto ecc.) oppure nuovi modelli di smartphone messi in vendita: questo suggerisce che in un blog in cui parliamo delle nostre giornate non sarà molto facile monetizzare come vorremmo. Alzando ulteriormente la posta, se scriviamo degli articoli su come procurarsi una carta di credito nuova, ad esempio, è plausibile che in questi

Quelli appena visti sono soltanto esempi suggeriti dalla mia esperienza, e non vanno presi alla lettera: del resto, molto del successo della nostra esposizione di banner ed annunci Adsense dipende da ulteriori fattori, come il layout del sito, l’usabilità ecc. che vedremo in seguito.

Adsense, fisco e ricezione dei pagamenti

In Italia, dal punto di vista fiscale, i guadagni di Google Adsense sono connessi all’emissione di una fattura a Google Ireland, nella quale indicare quanto si sta incassando volta per volta. La maggioranza dei commercialisti saprà come procedere in questi casi, per cui non mi dilungo ulteriormente usl tema. Nota a margine: per chi ha partita IVA coi cosiddetti “minimi” (regime dei minimi), l’emissione di fattura ad Adsense è più semplice che in altri casi.

Per ricevere i pagamenti, nella migliore delle ipotesi su base mensile, si deve inserire e configurare un IBAN di conto corrente bancario che possa ricevere agevolmente (lo scrivo per esperienza personale) bonifici dall’estero.

Quanto si guadagna?

Non si può rispondere in modo certo a questa domanda, per cui diffidate dai siti che vi danno cifre certe o sicure, o che vanteranno i propri guadagni pubblicamente (cosa peraltro non vista di buon occhio dalle condizioni d’uso del servizio). Per sapere quanto guadagnerete sappiate che dipende molto, come detto prima, dal portale o blog su cui poniamo i nostri annunci: di solito se il settore è fiorente (se c’è un mercato sostanzioso, o almeno molto cliccato o accattivante, se vogliamo) si possono raggiungere discrete cifre, anche significative su base mensile: non è per niente facile “campare” solo di questo, in genere.

Per iniziare a guadagnare concretamente si dovrebbe partire sempre, realisticamente, da una base di almeno 1000/1200 visitatori unici mensili, meglio se tematizzati con gli argomenti del sito, e con percentuali di rimbalzo non troppo alte. In genere queste statistiche sono comunque ottimiste: si scrive spesso che i tassi di conversione delle pagine web raramente superano il 2% (per intenderci: su 100 “occasioni”, solo 2 andranno a buon fine, in media), che è considerata una percentuale ottimale in molti casi. Considerate, poi, che queste percentuali sono ribassate da altri fattori che influiscono negativamente sulla rendita: la “cecità al banner” (il fatto che molti utenti tendono a non notare affatto le pubblicità online) e l’uso di software di blocco massivo delle pubblicità tipo AdBlocker.

Come si lavora con Adsense?

Come fare a guadagnare col proprio blog, una volta monetizzato con gli annunci di Adsense? La faccenda è condizionata da molti fattori, che spesso risultano concorrenti e che determinano, nel loro insieme, il fatto di riuscire a guadagnare qualcosa fin da subito. A condizionare il ritorno delle varie campagne, ed è bene sottolinearlo fin da subito, è in molti casi il contenuto del sito, per certi versi anche lo scopo dei contenuti, ovvero ciò che il crawler di Adsense riesce a “capire” del contesto in cui sono posti gli annunci. Se siete in un contesto in cui il click è facile o se, come spesso accade, vi trovate in uno in cui il visitatore tende a non cliccare nulla per paura di beccarsi popup o virus. Gli annunci di Adsense sono mediamente generati in automatico, e cercano la massima pertinenza rispetto a ciò che Google “riesce a capire” delle pagine (testo, termini usati, immagini e così via).

E i “guadagni automatici”?

Il mito – ingannevole, e tutto a vantaggio degli inserzionisti – di guadagnare guardando lo schermo di un computer (o peggio, di poter guadagnare senza lavorare) è duro, troppo duro a morire, specie sul web. Eppure basterebbe considerare anche solo i fattori elencati in precedenza per far crollare definitivamente questo mito.

Chiariamo subito che è molto difficile costruire le rendite milionarie di cui è fin troppo comune leggere sul web: Google Adsense non è un metodo miracoloso per guadagnare online, e non è affatto – nonostante tanti pseudo-corsi di formazione e guru vari sostengano il contrario – alla portata di chiunque. Questo forse è sgradevole da dire, ma vi garantisco che la maggioranza dei miei clienti che voleva fare leva su di esso sbagliava in partenza, e senza la possibilità di farsi correggere il tiro.

È rarissimo, ad esempio, che un giornale online riesca a coprire ogni sua spesa mediante annunci pubblicitari, per quanto essi siano spesso l’unica fonte esterna di potenziale guadagno (se il giornale è solo gratuito, ad esempio), ed abbiano diffuso un modello di business traballante quanto diffuso – della serie: pagare gli articolisti con annunci di Google, il che significa farli lavorare per pochi spiccioli.

Dopo anni di lavoro e di consulenze sui miei e su altri blog e siti, quindi, direi che è quasi impossibile guadagnare somme enormi, quantomeno negli scenari che ho visto “dal vivo”, e che – a livello pratico – è altrettanto raro costruire un modello di business che funzioni solo ed esclusivamente su Adsense. Nonostante questo, di altre cose vale la pena discutere.

Adsense e la SEO

Nel contesto dell’incremento dell numero di visitatori, una buona attività SEO (Search Engine Optimization) può avere la sua influenza in positivo sulle prestazioni del nostro sito come conversioni, click e guadagni Adsense. Il discorso sarebbe molto lungo, ma basti ricordare che la contestualità degli annunci deriva spesso indirettamente dalle query di ricerca per cui sono ottimizzate le pagine.

Vi basta poi sapere che ho visto più volta che una “buona SEO” connessa ad un buon traffico naturale proveniente dai motori si coniuga quasi sempre in modo armonioso con dei buoni guadagni con Adsense, tanto da riuscire a garantirne un reddito periodico nel tempo (questo ovviamente se riusciamo a posizionarci bene su Google e a rimanere in buone posizioni in SERP negli anni).

Alcuni suggerimenti pratici per usare Google Adsense al meglio

Cercherò ora di essere concreto, pratico ed essenziale, e al tempo stesso di darvi una dimensione corretta delle cose con un po’ di suggerimenti pratici, molti dei quali difficilmente – per quello che ne so – troverete su altri siti.

  1. Adsense è sempre più abile a capire il contesto in cui si trova, e questo non soltanto a livello di formato (da qualche mese sono stati introdotti gli ads che si adattano a qualsiasi dimensione del layout, in automatico) ma anche per quanto riguarda i contenuti. Se abbiamo un sito che parla di musica, Adsense genererà annunci pertinenti case discografiche o iTunes, per intenderci, mentre se il sito possiede un contesto meno focalizzato tenderà a generare annunci per un pubblico generalista. Impossibile dire chi e cosa faccia guadagnare di più, non ci sono regole per questo, bisogna sperimentare e “sporcarsi le mani” – per quanto mi sembri chiaro, dall’esperienza diretta, che ci siano settori che fanno monetizzare in modo più sicuro di altri, e che spesso essi coincidano con settori commerciali in cui le persone tendono a spendere con facilità (carte di credito, assicurazioni, alcuni tipi di servizi online, per fare tre esempi). Certo è che devi anche trovare annunci di aziende che offrano qualcosa di significativo e soprattutto di qualità, e la cosa è tutt’altro che scontata.
  2. Non uso più tantissimo Google Adsense: mi sembra giusto metterlo come secondo punto, e per una varietà di ragioni. Ho sperimentato vari siti, vari formati di ads ed ho testato l’ebbrezza, per così dire, di iniziare a convertire più di qualcosa mediante banner. Mi pare  comunque che ci siano modelli di affiliazione più efficaci, ed io mi trovo meglio (sulla tipologia media di pagine web su cui lavoro di solito, beninteso: tecnologia ed affini) a piazzare annunci pertinenti scelti da me, piuttosto che fidarmi di un “selettore automatico” esterno. La contestualità è certo bellissima e molto comoda, ma a volte funziona meglio la selezione manuale. Questione anche di scelte personali e di competenze, ma la cosa migliore resta quella di sperimentare entrambe le forme di ads, per capire meglio cosa funziona di più (e cosa viene più cliccato). Specifico anche che la riscossione dei pagamenti è, almeno ad oggi, una cosa che faccio una tantum.
  3. Ragionate in modo opportunistico, e siate sempre strategici nelle vostre scelte: il web offre opportunità di vario genere, spesso difficili anche solo da catalogare o raccontare, per cui qualsiasi spazio in cui sia lecito inserire annunci potrebbe fare al caso vostro. Basta trovare un webmaster che accetti la cosa, o che si trovi l’accordo giusto: non banale, ma se non avete un sito vostro da almeno 30.000 visite al mese forse è anche inutile parlare di Adsense. Guardatevi sempre attorno, quindi, e non pensate troppo ad Adsense come ad una macchina per soldi legata al numero di articoli che scriverete modello scimmietta.
  4. Non esistono rendite automatiche: non vi illudete. Chiariamo subito anche questo, con un esempio reale. Mediante un piccolo sito – un giornale online – che ho realizzato un po’ di anni fa, ancora oggi, mi arrivano – effettivamente senza fare nient’altro – piccole commissioni. Il sito è andato avanti dopo che l’ho fatto, e parte del traffico è stato dirottato in guadagni per il mio account. Questo per dire che è vero, da un lato, che con siti funzionanti, sempre attivi e visitati si può arrivare alle celebri rendite automatiche, ma è anche vero che in 9 casi su 10 si tratta di cifre molto piccole, sostanzialmente simboliche. I miracoli in questo campo non esistono (come in nessun altro) e difficilmente esisteranno, anche perchè se ci fosse davvero un metodo per ottenere guadagni elevati senza muovere un dito… staremmo un po’ tutti su una spiaggia alle Canarie, e pure da un pezzo. Difficilmente, insomma, potrete pensare di piazzare i vostri annunci anche sulla pagina più visitata a cui abbiate accesso, e senza dover fare più nient’altro.
  5. Ricorda sempre che Google Adsense fa da solo il prezzo. È importante saperlo, se vuoi trovare un modo per monetizzare il tuo sito: questo perchè se, ad esempio, decidi di fare uso delle affiliazioni dirette (quelle offerte dai vari servizi mediante link affiliati,nel caso ideale senza alcun marketplace – TradeDoubler, TradeTracker ecc. – intermediario: si prendono commissioni molto più alte, in media, con le affiliazioni dirette). In questo scenario, quindi, Adsense potrebbe non essere la scelta ideale per te. Certo è comodo da installare e da implementare, possiede prestazioni non paragonabili a nessun altro (a livello di utente non esperto, soprattutto) ma tieni conto che solo una piccola parte di publisher guadagna abbastanza, e gli inserzionisti di Adsense, per quanto “pressati” verso la qualità e propensi ad investire, cercano sempre di minimizzare le proprie spese. Il che si traduce, in soldoni, nel fatto che la maggioranza dei click di Google Adsense fruttano pochi centesimi di euro, il che vuol dire: per guadagnare cifre considerevoli servono fin troppi click – per fare un esempio pratico: per incassare 100 euro al mese a 0,10 euro a click, per dire, servono circa 1.000 (mille) click mensili, non pochi considerando che di solito il CTR medio delle pagine è attorno all’1-2% (su 100 visualizzazioni, insomma, solo una o massimo due portano ad un click effettivo).
  6. Adsense funziona bene – in genere – sui siti editoriali molto visitati, cioè quelli curati da una redazione, con attenzione e cura dei dettagli e con contenuti tematici. Ad esempio: giornali online, riviste di approfondimento, quotidiani, blog tematici. In realtà l’indicazione è di massima, e – devo dire – mi sono capitati, in più occasioni, portali critici che convertivano comunque poco o nulla. Lì gli interventi da fare possono essere tanti, e riguardano di norma 1) il layout del sito, 2) il tipo di contenuti,  3) la posizione degli annunci nella pagina. Intervenendo su questi tre fattori o su una loro combinazione qualcosa cambia, ma ovviamente se fate 10 visite al giorno è abbastanza difficile capire come muoversi, in ogni caso. Non è detto che Adsense non funzioni su forum o altri portali di diversa natura, ovviamente, ma ad oggi non ho esperienza positiva in merito.
  7. Abbiate una politica editoriale incentrata sia sulla qualità che sulla quantità, ovvero: individuate gli argomenti da trattare su cui abbiate delle competenze reali (vostre o del vostro personale dipendente, ad esempio), cercate di intercettare le ricerche più frequenti del momento (ad esempio quelle legate alla stretta attualità: gli strumenti per farlo non mancano, su tutti Google Keyword Planner e Google Trend), e non dimenticate che quello che scrivete verrà letto da persone, non da robot. In questo senso, quindi, la qualità è sempre l’arma vincente per guadagnare con Adsense, dato che chi si sofferma sulla qualità porta click quasi sempre produttivi/remunerativi, per varie ragioni, rispetto al “cliccatore medio” che bazzica pigramente su pagine di scarsa qualità e che, soprattutto, non vuole mai spendere nulla.
  8. Non fidatevi dei success case che trovate in rete, non perchè raccontino per forza baggianate (alcuni lo fanno, altri no), ma semplicemente perchè ogni sito fa storia a sè, e non può esistere un “esempio virtuoso” che possa surclassare tutti gli altri, in assoluto. Se Mario Rossi ha guadagnato 10.000.000 fantastiliardi di euro col suo sito sui migliori mangimi per animali domestici del Canada (ammesso che sia davvero così e le rendite non siano photoshoppate), non è detto che la cosa da fare sia copiare da lui. Di fatto, ci sono settori adatti ad Adsense ed altri, semplicemente, inadatti: ed un buon modo per capirlo è sfruttare ad esempio il tool di Adwords per capire su quali keyword si investe mediante di più. Se lo state facendo per settori di mercato in cui un click si paga 0.01 € in media, quasi certamente non vale la pena investirci.
  9. Basa il tuo sito su un settore di mercato specifico, e lavora bene su quello: inutile andare sul generalista perchè di solito converte poco o nulla. Articoli tematici, FAQ, tutorial, sono questi i contenuti che convertono al meglio (e non solo con Adsense, da quello che ho visto). Una buona SEO può aiutarti molto a tematizzare e a dirottare traffico di visitatori interessati ai tuoi annunci, ma sono necessarie buone competenze, pazienza ed un po’ di sana fortuna per avviare il discorso.
  10. Non cliccarti da solo gli annunci: il web è pieno di guide che ti spiegano che è anche così che si alzano grosse cifre, ma si tratta di suggerimenti in malafede e si rischia solo di farsi bannare (per sempre!) dal programma. Anche se il tuo amico bravo col computer ti ha garantito che basta cliccarti da solo gli annunci per guadagnare, non farlo mai, per nessun motivo: non è questo lo scopo di Adsense, e chi sostiene il contrario è in perfetta malafede o non capisce granchè di ciò che dice. Le norme del programma Adsense sono da tenere d’occhio in ogni caso, anche per capire se il tipo di sito che avete è adatto ad esso.

Invito nuovamente a diffidare, quindi, a non dare credito nè diffusione ai numerosi contenuti, guide e PDF acchiappa-click (che ironicamente, spesso, guadagnano essi stessi proprio con Adsense!) che si propongono come guide o “guru” sull’argomento, delle quali è sempre il caso di fidarsi fino alla curva, soprattutto quando tendono a semplificare le cose o a vendervi metodi “miracolosi” per guadagnare online (Photo by tinyfroglet ).

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