Tanto tu ci metti cinque minuti

Tanto tu ci metti cinque minuti (News, Fuori dalle righe)
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Pubblicato il: 18 Gennaio 2021 , Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio 2021

La cosa più difficile del mestiere di consulente che, forse incautamente, mi sono scelto, sta proprio in questa frase: una frase killer, come giustamente sottolineato ad esempio da Mauro Baricca. Ed è un problema che, un po’ paradossalmente, ho risolto con le consulenze ad ore, cioè pagandomi in proporzione alle attività che vengono svolte.

Il che mi sembra anche giusto, e mette al riparo almeno in parte dai famigerati 5 minuti che, spesso, neanche 5 minuti sono (anzi, raramente è così). Mi capitava almeno due volte al mese di sentirmi dire questa frase, spesso anticamera di rapporti lavorativi che andavano in malora dopo qualche tempo. Sinceramente trovo spiazzante questa continua svalutazione del mio tempo, che avviene anche in forma di favori e favoritismi che spesso, per una forma di quieto vivere, sono quasi costretto ad accettare – per quanto abbia imparato a svincolarmi da chi, senza giri di parole, di questa disponibilità tende ad approfittare.

La frase più gettonata nel turbine di riorganizzazione e gestione del lavoro è proprio questa frase:

“Tanto tu ci metti cinque minuti!”

In genere quando il cliente dice una cosa del genere lo fa sia perchè “non vorrai mica farmi pagare un’ora piena“, sia perchè sa benissimo che la persona che ha chiamato è in gamba ed è veloce (no, non è scontato riconoscerlo, e per qualche strano motivo è raro che un cliente dica che il proprio consulente è “bravo”: non sia mai si monti la testa, meglio perseverare in questo atteggiamento retrogrado da “generoso finanziatore di artisti bravi col computer“). Questo lo dico da discreto psicologo in erba che, prima di avere conoscenze tecniche più o meno avanzate ed un certo polso nel risolvere le situazioni di emergenza, cerca sempre di leggere le situazioni.

E sì, quei 5 minuti che sembrano poco sono tantissimo, in realtà: includono un bagaglio di attenzione e di esperienze che potrei dedicare a fare altro. Includono conoscenze, esperienza, manualità con le tecnologie. Includono una forma di rispetto per me stesso che io, per primo, non avendo mai voluto fare il dipendente non ho mai fatto venire meno, anche a costo di contrasti coi vari capetti e datori più o meno improvvisati di lavoro.

Vero, per fare molte “cose” per uno che è abituato a farne (tanto da farne il proprio lavoro), non c’è dubbio che ci vogliano davvero cinque minuti, in alcuni casi; ma valutare le situazioni così, su una richiesta al volo e senza sapere alcuni dettagli che richiedono studio ed analisi approfondita, rischia di far passare l’idea, come dico sempre, che si possa seriamente creare un nuovo Youtube più bello per 500€ (ovviamente in italiano, per target cinquantenni sul web, si immagina). Purtroppo non funziona così: se dessimo a tutti questa disponibilità sarebbe davvero tragico, ed i primi a pagarne le conseguenze (non vogliono rendersene conto, e lo ripeto fino allo sfinimento) sono proprio quei clienti che vanno di fretta.

Mi spiace: non funziona così. Il tempo per noi che lavoriamo su più progetti è una delle risorse più preziose in assoluto, quasi più del denaro che (a volte tardivamente) fluisce sui nostri conti correnti. Se lo regaliamo o comunque lo concediamo con troppa disivoltura, finiamo per fornire bassa qualità ad un cliente che, spesso, paga tanto per averci a disposizione.

Capiteci: ci capita spessissimo di lavorare su siti online con visite in corso, in cui lo staging neanche è previsto (lo staging, per inciso, serve a fare test e modifiche sul sito prima di andare in produzione, come diciamo in gergo, cioè online). Lì per forza di cose devi essere veloce ed efficente: ma ci deve essere sempre un filtro alle richieste, altrimenti si fa male tutto.

D’accordo che, per forza di cose, siamo abituati a fare interventi lampo spesso e volentieri, quindi non è questione: quei cinque minuti costano fatica, riorganizzazione delle priorità, lavoro in più. Non è discorso di dire: “ah vabbè che sarà mai, gli faccio la modifica e vediamo se magari gli servono altri cinque minuti all’amico Fritz, qui“: è questione di gestire il proprio tempo in modo efficente. Anche a vostro vantaggio, da clienti – questo fa rabbia e non si vuole proprio capire. Quindi imparate ad aspettare, questo è il senso del discorso.

Se il tempo si gestisce male, del resto, e si fa tutto al volo (cosa impossibile, del resto) lasciando a metà altri lavori, crolla l’infrastruttura e finiamo per perdere clienti: cosa che nessuno di noi vuole, giusto? Per cui concedere continuamente, e a qualsiasi ora del giorno e della notte, modifiche da “5 minuti” ognuna finisce per generare più problemi che altro.

Riuscire ad essere ordinati e sistematici nelle cose è difficile, ed è per questo che in genere rinvio o nego richieste del genere: ma serve soltanto a fornire a tutti, garantito, un discorso di qualità. Ma tanto, ne sono sicuro, della qualità a molti non frega un accidente: e dispiace sentirselo ripetere, ogni volta, in questo amaro mondo di consulenze e districandosi tra “cuggini” più o meno bravi.

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