Come promuovere un ebook?

Abbiamo visto in precedenza come e dove creare un ebook, quale software usare per crearli (Calibre) e quale dispositivo si possa utilizzare (un ebook reader come il Kindle, ad esempio) per poterne usufruire con comodità; in questo nuovo articolo andremo a vedere al meglio come sia possibile promuoverlo per cercare di venderne qualche copia.

#1 Vendere agli amici ed ai parenti, ma anche no

Diciamo subito una cosa: liberatevi da subito dal provincialismo dilagante che vi impone di vendere prima di tutto ai vostri contatti di Facebook, Twitter e via email. Dal mio punto di vista, le migliori conversioni si effettuano coi clienti anonimi, quelli che capitano sul vostro sito web perchè sinceramente interessati alle vostre tematiche, al vostro modo di fare o di essere. Può andare benissimo parlare di quello che si è fatto e convincere prima di tutto se stessi di essere dei buoni scrittori: ma per molti versi, se ci pensate, il punto non è questo. Vi serve trovare contatti accomunati da una passione per un certo tema, non semplicmente contatti da aggiungere a casaccio per fare numero.

Se mia cugina di secondo grado comprasse il mio ebook su come far breccia nel cuore delle MILF (faccio un esempio casuale) probabilmente lo farebbe solo come “incoraggiamento”, o per semplice cortesia (o perchè costretta dalle circostanze); nel frattempo vi illudete che l’ebook si venda da solo, e non è così. L’ebook è un mercato complesso, che sta approdando in Italia a fatica con gli stessi ritmi (e le stesse difficoltà, per certi versi) dei video on demand; fin quando ci saranno autori stra-noti che campano sulle spalle di una casa editrice molto grossa, e soprattutto fin quando sarà facile scaricarne gratuitamente una copia pirata, sarà abbastanza difficile convincere il lettore medio che un ebook sia meglio. Tanto più che siamo un paese notoriamente avulso (per non dire diffidente) verso la tecnologia, e che si lascia ancora oggi incantare dalla beffa propinata – credo in modo del tutto involontario – dalle case editrici del “fascino della carta stampata“.

#2 Superare il blocco tecnologico da #hipster

Piccola digressione sul tema promozionale, che è importante tenere presente. Avete presente il commento qualunquista che potete sentire nei bar, nei pub, nei circoli letterari oppure nei peggiori blog? Sì, mi riferisco a quel lettore che afferma di essere “all’antica”, che “il libro cartaceo” ha ancora il suo fascino e guai a chi glielo tocca. La fragranza della carta, un’assurdità in ogni senso, un feticismo markettaro che le case editrici hanno saputo imporre, di fatto, nei gusti della massa. Voglio dire, neanche si trattasse di una birra, di un pane appena sfornato o di un caffè. Questa, in altri termini, è un’esigenza di mercato, è il mercato (e non i lettori “all’antica”, che si fanno pilotare da quest’idea) a suggerire che il lettore debba restare ancorato a questo formato a tempo indefinito. Non è questione di essere diventati tutti degli hipster della carta stampata, intendiamoci: si tratta solo di superare questo blocco tecnologico che ci impedisce di valorizzare ciò che davvero conta: le storie ben raccontate, l’originalità, l’innovazione. E questo vale a prescindere dal formato che si stabilisce per la sua distribuzione commerciale.

Ho sentito da qualche parte che si diventa autori di professione solo quando si ritenga, noi per primi, con convinzione che qualcuno debba pagarci per leggere i nostri scritti: e credo sul serio che sia così, ma non basta ancora. Di contro, del resto, questo stereotipo del “feticismo della carta”, del libro un po’ invecchiato nella borsetta, da leggere in un prato fiorito con la persona che ami in una zona in cui possibilmente non ci siano wireless, è un’odioso trend vuotamente anti-tecnologica che crea un presupposto errato: che di contro il libro digitale non costi nulla. Anche perchè me lo scarico dal web, che ci vuole! E questo è falso, tanto che la legge italiana (non appena trovo il link lo integro nell’articolo) considera l’ebook un prodotto software prima che uno editoriale.

Avevo già scritto, del resto, che la creazione di un ebook è tanto costosa in termini di tempo e denaro quanto quella di un equivalente cartaceo, senza contare che il suo formato (che assomiglia più al formato web che a quello impaginato tradizionalmente) richiede competenze, tempo, fatica. Per questo invito sempre le persone a fare attenzione a non diffidare meccanicamente dalla tecnologia, per quanto obiettivamente si debba trovare un formato unico di ebook adattabile su qualsiasi lettore, giusto per non costringere il lettore a comprare un dispositivo diverso per ogni formato disponibile (cosa che di fatto attualmente succede). Da bravi autori di ebook, prima di promuoverci dobbiamo fare molta attenzione a questo aspetto ed essere davvero convinti di ciò che facciamo.

#3 Quali canali sfruttare per vendere un ebook?

Vendere un ebook è più semplice se si seguono i dettami tipici della campagna di promozione di un sito: si cerca di far parlare di sè, si stabiliscono relazioni tematiche e collaborazioni, si cerca di intercettare quali richieste di mercato risponda il proprio ebook. Se scriviamo horror, cerchiamo community di appassionati del genere e proviamo a proporci, ovviamente senza spammare e senza essere troppo markettari. Se la segnalazione è tematica non ci sarà null di male nel farlo, meglio ancora se contattiamo gli amministratori del sito o della pagina e chiediamo le modalità migliori per promuoversi. Diversamente, potremmo proporre degli estratti da inserire in Google Libri per valorizzare il nostro lavoro e farlo conoscere, un po’ come ho fatto io col mio racconto “Fame chimica“. Per sapere da dove partire, basta dare uno sguardo al programma partner, mediante il quale sarà possibile sottoporre il vostro ebook, stabilire che percentuale mettere online in consultazione libera (senza download) e così via. In molti casi, inoltre, potrebbe essere di vostro interesse una consulenza specifica per cercare di valorizzare il vostro ebook.

I canali distributivi sono quindi i social network, principalmente, in particolari su gruppi e pagine annessi alle tematiche trattate nell’ebook stesso: Linkedin, Google Plus, Twitter, Facebook.

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