7 terribili stereotipi sulla creazione di siti web Alcuni comunicati pubblicati sul web possono risultare fuorvianti: ecco la top-ten da salvare nei preferiti per non sbagliare più (utile anche per i principianti)

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Settimana scorsa, ormai, mi è capitato di leggere un po’ di comunicati commerciali relativi ad offerte di hosting, quelli che Google Alert settimanalmente mi notifica: non mi ha meravigliato tanto che questo settore sia fermo alle solite formule commerciali da almeno 10 anni, quanto la diffusione di idee sbagliate e semplicistiche che questi articoli contribuiscono, spesso involontariamente, a formare negli utenti. Ho provato a mettermi nei panni dell’utente medio che legge certe cose e, devo essere sincero, ho avuto qualche brivido di troppo: motivo per cui ho buttato giù questa lista di stereotipi duri a morire sulla creazione dei siti web, nel tentativo di fare chiarezza in merito.

  1. HTML non è un “linguaggio” di programmazione. Semmai è un markup per rappresentare i vari “pezzi” della pagina in maniera statica, ed è quanto i CMS come WordPress e Joomla! generano in automatico. Ecco perchè si usano i CMS: per evitarci di editare le pagine HTML una per volta. A volte si può fare pure, per carità, ma è un approccio più da nerd anni 90 che altro, visto che gli strumenti automatici ci sono e sono validi. Pensare ad HTML come ad un linguaggio di programmazione tipo ASP o PHP è semplicistico quanto fuorviante: e serve che l’utente medio lo sappia, e questo non perchè dobbiamo essere tutti informatici provetti o salire in cattedra. Serve saperlo perchè un editor HTML impedisce di creare funzionalità avanzate, le cosiddette “pagine dinamiche”, e permette solo di modificare/creare solo pagine statiche. Importante quindi saperlo perchè con i tool automatici tanto citati dall’article marketing si rischia di prendere numerosi abbagli, e senza rendersene conto. Circa 14 milioni e mezzo di pagine di Google, al momento in cui scrivo e nonostante tutto, riportano questa fuorviante espressione: “linguaggio HTML”, che a me francamente ha davvero stancato. Per approfondire leggi anche: siti statici vs. siti dinamici.
  2. Creare il tuo sito web in pochi minuti. Questo sì che è un miraggio: per quanto gli strumenti di lavoro siano semplificati al massimo (e nei prossimi anni sarà tutto ancora più veloce), è impossibile pensare di creare un sito in pochi istanti dal nulla, soprattutto senza un minimo di esperienza regressa. La diffusione delle piattaforme cloud e la loro enorme flessibilità contribuiranno a questi tool in maniera determinante: nulla di male in ciò, anzi è meglio iniziare ad adeguare il nostro approccio come professionisti del settore già da oggi, senza essere pregiudizialmente contrari alle soluzioni di hosting + sito “easy“.
  3. Tutto gratis / Tutto free / Non si paga niente. Non è così, ed è irrealistico pensarlo: nel settore dei siti e degli hosting si paga proporzionalmente all’uso che si fa del sito, in onore alla logica “cloud” succitata. Gli editor di siti per “non tecnici” (alla Wix per intenderci, ma potrei citare anche Squarespace oppure i website builder offerti da GoDaddy), dividono in due le caratteristiche offerte ai clienti. Da un lato vi forniscono il tema grafico gratuito, l’hosting sicuro, l’editor HTML intuitivo e veloce, i “pezzi” della pagina da “montare” con il drag’n drop. Tutto verissimo, per carità, ma per abilitare le funzioni avanzate c’è bisogno anche di app ulteriori, e non sono tutte gratis: il calendario nel sito Wix ad es. è un’app integrabile gratuitamente, la gestione di eventi dinamici lo è soltanto se ne inserite fino ad un certo numero, poi costa circa 5 euro in più al mese.
  4. La creazione di siti web deve essere affidata esclusivamente a dei consulenti. Altro mito decisamente controverso, ma qui basterebbe tenere sempre in considerazione il budget in gioco: in base a quanto vogliamo spendere, avremo un servizio equivalente. Il problema è che la maggioranza delle persone vuole tutto al prezzo minimo, e questo – unito ad uno squilibrio commerciale di fondo, che su internet è amplificato per mille – porta ad un settore che produce spesso siti di bassa qualità/flessibilità e, di conseguenza, conosce periodicamente crisi. Pazzesco pensare di avere un portale personalizzato in WordPress a poche centinaia di euro con consulente a disposizione su Skype 24/7, altrettanto fuorviante è chiedere ad un tool facilitato per utenti inesperti di eseguire funzioni avanzate (è una contraddizione in termini). Se siamo in grado di aggiornarci da soli, invece, tanto meglio.
  5. I siti vanno col “pilota automatico” e poi “non dovrete preoccuparti di nulla”. Ennesimo miraggio del web è quello di farsi convincere che una volta creato il proprio sito “in pochi click” sia finito il nostro lavoro, e possiamo goderci il panorama. Colpa di un mix di fattori stavolta – che meriterebbero un articolo a parte, tra cui la mitologia del “guadagno facile” sul web diffusa da molti “addetti ai lavori” – che hanno contribuire a costruire quest’altro, insopportabile mito, del sito creato una tantum e poi, bacchetta magica, tutto a posto e non serve più fare nulla. Falso: un sito deve e può essere modificato nel tempo, va rivisto ed adattato al tipo di visitatori che ne costituisce la linfa vitale e deve essere tecnologicamente adeguato ai tempi (responsive, ad esempio): usare un approccio statico, e senza affidarsi ad un professionista del settore, rischia di confinarci in un’isola di illusioni in cui, presto o tardi, moriremo di fame.
  6. I tool automatici per la creazione del sito permettono di “fare tutto”. Altro mito piuttosto distorto derivato da esigenze di vendere servizi ad ogni costo: se è vero che negli ultimi anni gli strumenti di supporto automatico per il web – come Softaculous – hanno fatto passi da gigante, resta vero che questi tool sono utili per installare i CMS, non per gestirli e mantenerli in seguito. Quando permettono di fare questi tool è un set di opzioni limitato: a molti va benissimo così, per carità, quindi nulla in contrario che si usino, anzi. Ma se avete pretese di alzare l’asticella, questi tool non è detto che facciano per voi.
  7. Le aziende hanno per forza bisogno di un sito web. Altro mito di marketing, forse il più celebre in assoluto, è quello che impone la necessità assoluta di avere sito, altrimenti si è – come in parte avviene, in effetti – fuori dal mondo. Ma se vendo banane nel mio quartiere, per dire, e vivo bene con quello che ho, a ben vedere, il sito non mi serve praticamente a nulla. Forzare la mano in questa direzione – e molti consulenti lo fanno – significa semplicemente forzare un mercato ad essere ciò che non sarà mai: il mito di internet come luogo in cui ognuno prospera felicemente in automatico è un po’ anni novanta, anche qui, e sarebbe ora di estinguerlo. Sarebbe anche importante fare un po’ di differenze, e capire bene il contesto in cui ci si sta muovendo: ad esempio se l’azienda promuove prodotti oppure servizi, o se possiede un modello di business solido. I servizi si adattano più facilmente ad essere promossi sul web, di norma, per i prodotti invece serve maggiore attenzione, senza dimenticare che un negozio online è esattamente pari, dal punto di vista fiscale, ad uno tradizionale e prevede costi di stoccaggio/logicistici che l’euforia del “sito facile” potrebbe farci, ingiustamente, trascurare.

È vero quindi che il settore dei siti web è cambiato, e che molti webmaster “vecchia scuola” necessitano di aggiornarsi e non farsi saltare i nervi quando escono fuori soluzioni per creare siti very-easy: i tempi richiedono una maggiore semplicità nell’uso di queste tecnologie, e gli strumenti che oggi sono avanzati domani potrebbero, e devono, diventare di uso comune (le email crittografate, ad esempio). Giusto così, non voglio demonizzare nessuno: il vero problema probabilmente non sono tanto le persone che non sanno niente di tecnologia, ma quelle che non hanno le idee chiare su quello che vogliono.

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