SEO: non per forza in prima pagina

SEO: non per forza in prima pagina

Forse voi non ne sapevate nulla, ma la prima posizione non equivale al meglio che possiate aspettarvi per il vostro sito web. Con questo non intendo certo scardinare le certezze di decine di consulenti del settore SEO che, ogni giorno, per merito o casualità riescono a raggiungere la sospirata prima posizione su Google. Il punto è che la SEO non può prescindere dalla quantità e dalla qualità delle visite al sito.

Certo, Google stessa ha sempre espresso indirettamente che ciò che conta per la migliore posizione è essere pertinenti, cioè saper fornire le giuste risposte (ottimizzare recall e precision) alle giuste domande (determinate con una buona keyword analysis). In questi termini la prima posizione conta tantissimo, almeno in teoria; nella pratica 1) è spesso molto difficile raggiungerla, specie se i competitor sono molto forti 2) non è detto che riuscirci sia la giusta strada.

Ma cosa vuol dire, allora, che migliorare il posizionamento di un sito non significa per forza andare in prima pagina?

Google non renderà verosimilmente mai noti i criteri che usa per decidere l’ordine di comparsa dei risultati per ogni ricerca: ma qualsiasi SEO con un minimo di esperienza sa che si tratta – quasi certamente – di un mix di fattori automatizzati e di fattori umani.

Da un lato struttura del markup / backlink, dall’altro “popolarità” indotta.

Per spiegare meglio l’idea che sto sostenendo, pensiamo per un istante ad un aereoporto: anche il più piccolo e meno attrezzato, in media, riceve un buon numero di visite annuali (specie se seguite questi suggerimenti).  La totalità dei viaggiatori che lo frequentano è, per intenderci, il volume di traffico generato – ad esempio dall’Italia – suddiviso tra “cercatori” di varie mete. Ogni meta può essere servita da più di una compagnia aerea, esattamente come più di un sito più rispondere meglio o peggio alla domanda espressa, ed è qui che nasce la concorrenza.

Inizio a rendere l’idea?

Di fatto, anche il miglior volo (in qualsiasi senso vogliamo intenderlo) può essere penalizzato dal fatto che non viene prenotato da nessuno: per essere prenotato, del resto, deve essere visionato. Il click su un risultato, in termini SEO, è condizione necessaria (ma non sufficente, di per sè) a produrre un risultato misurabile, a fornire un ROI concreto – che nel caso della SEO è quasi sempre una conversione.

Se non teniamo in conto questo e del modello di business dell’azienda, non stiamo facendo SEO ma, con rispetto parlando, ci limitiamo a giocare con i risultati di ricerca di Google.

Il senso dell’esempio dovrebbe essere chiaro: in ambito web, andare in prima pagina (cioè offrire la migliore – qualsiasi cosa ciò significhi caso per caso – soluzione per le richieste dell’utente) non è sinonimo di “ottimizzare il sito” se, nello specifico, il CTR è basso o nullo.

Se date uno sguardo al webmaster tools di Google, troverete probabilmente delle query a CTR nullo: sono interessanti? Sono a tema col sito? Possono portare conversioni? Molte mie attività SEO sono partite dall’analisi delle query a CTR basso (<2%) o nullo.

Del resto, facciamo attenzione ad una cosa ulteriore, se la prima pagina riusciamo a raggiungerla sul serio, esiste una questione insidiosa da affrontare: potrebbe in effetti essere sia causa che effetto. Detta in modo più semplice: se arrivo in prima pagina posso farlo indefinibilmente perchè “lo merito” o perchè le “circostanze” vogliono così.

Del resto il parallelismo con aeroporti e voli continua a valere nell’analisi delle mancate prenotazioni: sono tanti i fattori che possono influire sul successo di un’offerta, sia essa su Google o in un sito di booking, e dipendono da factors spesso difficili da quantificare (ad esempio la “sfiducia” in un brand per via di un recente incidente, di lamentele degli utenti in rete e così via). Ecco perchè a questo punto è così difficile, e forse mai sarà possibile, stilare una lista definitiva di aspetti che influenzano la SEO in positivo (o in negativo).

In sintesi, preferiresti avere un incremento di un tot precento di visite (che implica maggiori opportunità se le visite/i backlink sono tematici), o una prima posizione ottenuta via black hat che non mi porta alcuna conversione o click?

È chiaro quindi che di un posizionamento in prima pagina che non mi porta visite non ho davvero che farmene, così come un’offerta di volo low cost che non viene prenotata da nessuno e che un giorno finirà per essere soppressa. Il pubblico gioca sempre un ruolo importante, ed è indispensabile capirlo molto bene ed esserne convinti per poter fare SEO in modo realistico.

Photo by MattHurst

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