Perchè i produttori di videogiochi non dovrebbero demonizzare gli emulatori

Perchè i produttori di videogiochi non dovrebbero demonizzare gli emulatori

Emulazione, che passione! Agli appassionati di retrogame sarà subito venuto in mente il progetto MAME, ad esempio, che consente di giocare i titoli del passato procurandosi i file delle rispettive ROM. A ben vedere in un emulatore – di per sè un software che riproduce le caratteristiche di un altro, tipicamente su un sistema diverso dall’originario – non c’è nulla di malvagio o deprecabile: si tratta, anzi, di un prodotto che tende a dare una marcia in più all’interno dell’intricato scenario dei dispositivi, vecchi e nuovi, che ormai si affollano sui tavoli degli utenti. Esso, infatti, da’ la possibilità di provare l’ebbrezza di far funzionare software obsoleti e non più compatibili con nuovi hardware, oppure nel caso molto frequente di sistemi legacy (che usano a volte l’emulazione per consentirne lo sfuttamento anche dopo decenni).

Nell’industria dei videogame l’emulazione tende tuttavia ad essere vista come un fatto negativo: si lega infatti al fenomeno della pirateria, dato che la maggioranza delle vecchie ROM di retrogame sono disponibili gratuitamente in rete, e questo nonostante i diritti degli stessi siano ancora vivi e vegeti (il più delle volte, almeno). Un caso molto famoso a riguardo, ricordato dallo sviluppatore Frank Cifaldi in una recente conferenza sui videogiochi, riguarda la Connectix, che riuscì a guadagnare circa 3 milioni di dollari dalla commercializzazione di un emulatore di console Playstation: Sony gli fece causa ma la perse, sentenziando in qualche modo che il sostanziale reverse engineering effettuato dall’azienda per “ricostruire” una PS fosse del tutto lecito e legale.

L’emulazione nel campo dei videogame, di fatto, sembrerebbe essere la forma più sicura, economica e sostanzialmente migliore per ripubblicare vecchi giochi su hardware recenti, tanto esasperata da consentire, oggi, l’emulazione di vecchi titoli da sala giochi come Street Fighter 2 su un semplice browser (se l’idea vi piace, vi suggerisco un post a tema videogiochi, mentre il link per giocare è quello del sito della Kongregate). In questo caso, bisognerebbe trovare un compromesso accettabile sia per i videogiocatori che per i produttori, ed è in effetti ciò che ha fatto (almeno in larga parte, un po’ con tutti i giochi vecchi e nuovi) la piattaforma Steam, per esempio. L’emulazione apre un mercato, in definitiva, che in pochi avevano considerato e che sarà certamente curioso seguire fino in fondo (fonte).

Photo by markomni

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