Perchè il plagio noto come “lavaggio del cervello” potrebbe essere solo un mito

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Pubblicato il: 03-10-2021 21:24

Vi siete mai chiesti cosa sia davvero il pluri-citato “lavaggio del cervello“? In altri termini, è proprio possibile manipolare la volontà di una persona al punto di farle compiere gesti che mai compierebbe? Nella storia non solo recente, di fatto, i sospetti di brainwashing sono stati numerosi, ma non sono mai stati provati scientificamente a riguardo.

Tutto sembra nascere, a riguardo, durante la Guerra di Corea: si vociferò lì, per la prima volta, di prigionieri di guerra sottoposti a possibile brainwashing. Persone che improvvisamente, a causa di una forte o subdola opera di manipolazione (ad esempio da parte di un regime) perdono la propria volontà, il proprio sistema di valori per sposare una causa inedita e fare cose che mai avrebbero fatto. Durante il dilagare delle sette negli anni Settanta (e anche in seguito) si ricorse alla teoria del lavaggio del cervello per giustificare ciò che avevano fatto alle varie vittime delle stesse, negli anni.

Non è un caso che abbiamo usato il termine “teoria”, per riferire un qualcosa, che poi non sarebbe altro se non un concetto psicologico, secondo cui la mente umana può essere alterata o controllata da determinate tecniche psicologiche di manipolazione. Che lo si chiami controllo mentale, persuasione coercitiva, controllo del pensiero o addirittura rieducazione il concetto di fondo non cambia: si naviga spesso nell’idea che  il lavaggio del cervello riduca la capacità dei soggetti di pensare in modo critico o indipendente, per consentire l’introduzione di pensieri e idee nuovi e indesiderati nelle loro menti, nonché per cambiare i loro atteggiamenti, valori e credenze. Sembra una trama di un film di fantascienza di serie Z, vero?

Di fatto la comunità scientifica è divisa sul tema, come spesso accade: non c’è ancora nessuno (se non qualche “guru” di dubbia competenza) che riconosca l’efficacia effettiva del lavaggio del cervello, tanto che a inizio anni Ottanta l’American Psychological Association (APA) chiese di presiedere una Task Force incentrata sul tema (nota come Deceptive and Indirect Techniques of Persuasion and Control, ovvero DIMPAC), in modo da indagare sistematicamente se il lavaggio del cervello potesse essere stata la causa dell’adesioni in massa a nuove forme di culti o sette dell’epoca. Le conclusioni furono apparentemente lampanti: da un lato si affermava la presenza effettiva di tecniche manipolative in determinati ambiti:

I culti e i corsi di sensibilizzazione di grandi gruppi hanno generato notevoli controversie, a causa del loro uso diffuso di tecniche ingannevoli e indirette di persuasione e controllo. Queste tecniche possono compromettere la libertà individuale e il loro uso ha provocato gravi danni a migliaia di individui e famiglie.

Qualche anno dopo, tuttavia, il rapporto venne respinto ufficialmente dal Board of Social and Ethical Responsibility for Psychology (BSERP), perchè a loro dire mancante di rigore scientifico, e perchè considerato fazioso, concludendo di non avere a disposizione “informazioni sufficienti per orientarci a prendere posizione su questo tema“.

Andando a vedere la storia del termine,  il termine brainwashing fu usato per la prima volta da Edward Hunter nel 1950 per descrivere come il governo cinese sembrava indurre le persone a cooperare con loro. Hunter era un giornalista USA fortemente filogovernativo, convinto sostenitore della “guerra psicologica” oltre che noto per le sue posizioni anti-comuniste: di fatto, potrebbe, in teoria, essersi fatto influenzare da un qualche bias di conferma per trarre quelle conclusioni. Sono state proposte molte analisi e studi annessi ad esempio alla Germania nazista, all’operato di alcuni criminali USA e via dicendo, ma mai nessuno ha tratto informazioni certe sul tema. Il concetto di lavaggio del cervello viene comunque usato in alcune cause legali, in particolare per quanto riguarda la custodia dei figli; ora, può anche essere un tema nella fantascienza e nella cultura politica e aziendale, ma non viene ad oggi accettato come termine prettamente scientifico. Si preferisce, ad esempio, parlare di manipolazione coercitiva, forse meno suggestivo ma più flessibile, scientifico e corretto come termine.

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Molti scienziati e psicologi sono rimasti “appesi” sul tema e non si sono, giustamente pronunciati a riguardo; non si trovano definizioni di vera e propria pseudoscienza a riguardo, ma il sospetto rimane molto forte. Gli scettici sostengono che sia un termine prettamente pseudoscientifico, che ignori molte ricerche contrarie a riguardo e che tende indirettamente a disumanizzare le persone, negando la libera volontà di ognuno. In effetti a sentire Popper e la sua teoria sulla non falsificabilità, dato che non possiamo provare che il brainwashing non esiste, verrebbe meno la sua scientificità in automatico.

Immagine di copertina: Di Cesarleal – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9952197

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