Trovare l’hosting giusto per il tuo sito: 10 cose da considerare Come evitare di partire con l'hosting sbagliato, con dieci suggerimenti generali validi per tutti (o quasi)

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Se hai un programma di creare un sito web, stai lavorando in locale per prepararti poi a metterlo online, scegliere l’hosting giusto sarà un aspetto fondamentale. Come fare al meglio questa scelta? Diciamo da subito che il rischio di prendere “lucciole per lanterne” è altissimo, ma la cosa importante è partire con la mentalità giusta: io stesso ho sbagliato decine di volte a prendere un hosting, ed è così che ho imparato a discernere tra le diverse offerte.

L’esperienza aiuta ed aiuta tanto sentire più provider, quindi proviamo a contattarne qualcuno e prendiamoci tutto il tempo che ci serve (o, dato l’argomento, “che ci server“).

In questo articolo ho cercato di mettere nero su bianco 10 “regole” per trovare l’hosting più adatto con tranquillità, valutando le proprie specifiche esigenze così come faremmo con un vestito su misura: passiamo quindi, senza altre chiacchere, ai punti principali da valutare, ed alla fine del nostro “viaggio” vi porterò qualche riferimento concreto da seguire.

  1. Influenza della velocità di caricamento della pagina sul posizionamento su Google/Bing – Su questo argomento è stato scritto di tutto e di più, nella maggioranza dei casi solo per alimentare un po’ di discussione sui blog SEO e, a dirla tutta, senza uno sbocco concreto a livello pratico. Nella mia esperienza la velocità di un sito è un fattore essenziale soprattutto dal punto di vista pratico: meno saranno i byte che il visitatore dovrà scaricare (quelli che sono scaricati da Google si vedono rapidamente dalla Search Console, dove ci sono le statistiche di scansione, Kilobyte scaricati giornalmente) meglio sarà in termini di fruibilità, percentuale di rimbalzo e così via. Si può pensare di velocizzare il server con il mod Pagespeed, quindi operando a livello sistemistico, ma nella pratica ho già espresso qualche riserva sull’effettiva utilità della cosa. La velocità, comunque, non è un valore assoluto e non deve diventare un’ossessione: conta moltissimo la qualità di quello che si fa, l’impatto della grafica ed i contenuti che si inseriscono nel sito, e questo ranking factor non dovrebbe, soprattutto, mai avere la meglio su alcun aspetto legato all’usabilità.
  2. La reale importanza del TTFB – Il Time-To First Byte è un parametro fondamentale per capire quanto impieghi un client medio a risolvere l’host ed a scaricare il primo byte: è una misura, in sostanza, dell’attesa del visitatore prima che inizia a vedere qualcosa sulla pagina. Da non sottovalutare, certamente, anche se ottimizzarlo non è una cosa da principianti e dipende da numerosi (e contrastanti) fattori, tra cui (nella mia esperienza) quelli legati al numero di plugin che vengono caricati in memoria. Leggi anche, a tal riguardo, Come gestire la RAM usando WordPress.
  3. Usare server Linux – Non è una scelta obbligata, ma nella pratica lo preferisco: i permessi si gestiscono facilmente con CHMOD (in Windows esistono solo i permessi di lettura e scrittura), c’è una buona flessibilità se utilizzate VPS e vi serve attivare moduli software particolari, il fatto che sia open permette di disporre di una documentazione su qualsiasi cosa davvero sterminata.
  4. Con Plesk o cPanel – Il pannello di gestione dell’hosting è un aspetto basilare che utilizzerete spesso, durante il ciclo di vita del vostro sito; Plesk e cPanel (e in parte il meno diffuso DirectAdmin) sono le soluzioni più all’avanguardia, e le ho anche messe a confronto in un articolo apposta. Assicuratevi che ci siano uno dei due prima di comprare il piano, di sicuro (anche qui) si tratta dei pannelli meglio documentati in rete.
  5. Assistenza – Ricordatevi, poi, che sia che dobbiate gestirvi un blog in WordPress oppure un e-commerce, l’assistenza dovrà esservi “amica” fin dall’inizio: inutile, a mio avviso, rivolgersi ad hosting che non rispondono neanche ad una semplice domanda sul commerciale, se poi potreste avere davvero bisogno senza ricevere supporto concreto. Bisogna pero’ sapersi liberare, nel contempo, dalla mentalità dominante di molti webmaster, che relegano qualsiasi responsabilità all’hosting (non funziona così), anche quelle legate a scripting scadenti sui propri siti web.
  6. Con la possibilità di creare sottodomini sotto lo stesso hosting – Non saprete bene cosa farete del vostro progetto web, ma la possibilità di creare sottodomini sotto lo stesso “tetto” è fondamentale e da tenere in conto fin dall’inizio. Diversamente, sareste limitati ad avere un singolo sito web e per creare sottosezioni a parte, tipo forum o sezioni di ticketing, dovreste ricorrere alle sottocartelle.
  7. PHP / MySQL / PHPMyAdmin: non solo PHP (che è fondamentale avere dalla versione 5.2 o 5.3 in poi, al momento in cui scrivo) e MySQL (che deve essere aggiornato il più possibile, anche se per l’uso normale da blog/forum non ci sono requisiti particolari, eventualmente richiedete le ultimissime versioni tipo la 5.6+ se pianificate che il vostro sito faccia uso di caratteristiche avanzate come le query geografiche), ma anche un buon gestore via browser del vostro database come PHPMyAdmin. Non tutti gli hosting lo offrono, e sembra opportuno richiederlo per sicurezza: a meno che troviate comodi i client MySQL per modificare dati e struttura del db, io personalmente li trovo da sempre indigesti.
  8. Presenza dei log accessibili anche da voi. Di norma, i log di sistema sono riservati alla consultazione da parte di amministratori e super-amministratori; non tutti gli hosting permettono ai clienti di visionarli, specie se hanno acquistato soluzioni condivise. Eppure l’analisi dei log del sito, cioè delle operazioni che vengono eseguite dagli script (sia quelli temporizzati, che quelli determinati dalle visite) è di importanza fondamentale sia in fase di debug che a scopo SEO, come ho avuto modo di scrivere in passato. Il fatto di accertarsi che l’hosting ne abbia a disposizione da dare ai propri clienti è di importanza basilare, ed è certamente una delle cose da chiedere prima dell’acquisto. Di solito si può accedere ai log sia come file di testo che mediante Plesk e cPanel: per leggerli, essendo file mediamente grossi, un buon editor di testo come TextWrangler per il mac o TextEdit per Windows dovrebbe fare al caso vostro.
  9. Hosting italiano o estero – Non voglio ripetere cose già scritte (sì, ne ho già parlato in molti altri articoli), ma la scelta della nazionalità dell’hosting non risponde ad una logica intuitiva o geografica, secondo cui l’hosting italiano è più veloce di quello estero: c’è la connettività ad internet di mezzo, l’ideale sarebbe rivolgersi a chi possiede, a fianco a buone macchine ben configurate, una connessione alla rete di alto livello.
  10. Con prezzo proporzionato alle necessità – Come ultimo punto, ma prioritario come importanza, vi è l’aspetto legato ai costi: dico sempre che il prezzo che si paga deve essere in stretta proporzione con l’uso che farete dell’hosting. Inutile spendere un capitare per un VPS che non sapete neanche configurare, altrettanto deleterio è pretendere che un hosting da 20 euro all’anno possa ospitare in tranquillità decine di siti web. Un bel giro tra le offerte più aggiornate del nostro sito può aiutarvi nella scelta e farvi mettere a confronto in modo ragionate le principali opportunità del settore.

Avevo promesso i riferimenti finali, e qui ve li lascio: si tratta di ricerche generiche, raccolte di hosting raggruppate per tipologie e per prezzo che penso possano servirvi. Il mio suggerimento è quello di  guardarle un po’ tutte, con calma e valutando le opportunità una per volta: l’hosting giusto potrebbe essere a pochi passi da voi. In bocca al lupo!

Se preferisci usare Google, puoi consultare la mia guida per cercare correttamente sui motori di ricerca.

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