Hosting per più siti con IP distinti: come e perchè

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Pubblicato il: 28-02-2021 08:29 , Ultimo aggiornamento: 28-02-2021 10:54

Normalmente i servizi di hosting sono in grado di dare supporto per un singolo dominio: questo tipo di hosting sono detti hosting condivisi ed hanno un prezzo abbastanza equilibrato, almeno ad oggi, che può andare dalle 20 alle 100€ all’anno al più. Questi servizi permettono di ospitare un singolo dominio e far funzionare un sito, ad esempio in WordPress, sullo stesso, dando supporto a PHP, pannello di controllo cPanel o Plesk, accessi FTP, backend per il database (phpMyAdmin, in genere) e via dicendo. Ma cosa succede se ad esempio volessimo ospitare più siti ?

Il problema dei costi degli IP

A fronte di una richiesta apparentemente lecita da parte di alcuni utenti, ovvero quella di mantenere distinti gli IP dei vari domini (il che, beninteso, è una good practice a livello tecnico e non vuol dire che uno voglia aggirare le norme di Google per forza!), c’è un problemino che è anche facile da immaginare: mantenere gli IP distinti in genere ha un costo aggiuntivo rispetto a quello dell’hosting. Questo costo, per come gira il mercato oggi, consiste nell’acquisto di un addon (dedicated IP o IP dedicato) che è tipicamente ricorrente e può arrivare fino a quasi un centinaio di euro al mese.

In realtà, comunque, ci sono modi relativamente “economici” o comunque sostenibili per avere più domini con IP diversi:

  • utilizzare un hosting VPS, come quelli offerti da Digital Ocean che è in grado di creare una droplet per ogni sito, ognuna delle quali avrà un IP distinto dagli altri in termini di classe C;
  • sfruttare più hosting dedicati con IP dedicato, che è l’opzione anche la più costosa;
  • usare più servizi di hosting diversi tra loro.

La differenza tra IP condiviso e dedicato è stata affrontata formalmente in questo articolo.

Il problema degli IP della stessa classe C

Pensiamo ad esempio ad una web agency che offra la possibilità non solo di gestire siti di più clienti, ma anche di fornire l’hosting per gli stessi: è una possibilità che fa gola a molti potenziali clienti, soprattutti quelli che hanno bisogno di servizi managed cioè gestiti. Il problema che non deve essere sottovalutato in questo caso è legato agli IP associati a quei domini: se un’agenzia utilizza un hosting condiviso c’è il rischio, almeno in teoria, che possa offrire lo stesso “vicinato” a tutti i propri clienti, anche se magari si occupano (come spesso accade) di cose completamente diverse tra loro. Questo problema è noto tecnicamente come IP di classe C, ed è piuttosto semplice da capire con un esempio.

Prendiamo un dominio, pippo.it, che abbia un IP assegnato (che poi potrebbe coincidere, in molti casi, con il record A del dominio stesso) ed immaginiamo che tale IP sia 123.101.11.137; tale indirizzo IP identificherà quattro classi di IP, che sono rispettivamente:

  • classe A: 123
  • classe B: 123.101
  • classe C: 123.101.11
  • classe D: 123.101.11.137

Se due IP hanno la stessa classe C, a questo punto, è un caso particolare di potenziale “cattivo vicinato”, ed è una situazione che può essere potenzialmente a rischio dal punto di vista dello spamming in vari ambiti (server SMTP di posta, link building per la SEO, un singolo sito che fa spam che rende “equivoci” quello dello stesso vicinato che magari non ne sapevano nulla). Se usiamo un hosting gratuito, ad esempio, gli IP verranno assegnati (senza possibilità di scelta per l’utente) ai vari domini che saremo andati a creare “al volo”, ma c’è un problema: tali domini avranno plausibilmente tutti la medesima classe C. Questo vale anche per alcuni hosting economici, soprattutto non italiani, ed è un problema che come abbiamo visto può riflettersi negativamente a livello SEO (ma anche nei casi di rimozione dalla blacklist di IP che inviano posta in SMTP).

Come fare allora a verificare che, data una lista di domini, non ci siano “duplicati” o cattivo vicinato del genere? Uno dei tool più comuni è senza dubbio ip-report.com, che è un tool free a cui possiamo dare “in pasto” una lista di domini, lui andrà a determinare l’IP di ognuno e poi raggrupperà la lista per potenziali duplicati di classe C. Se ad esempio forniamo la lista dei domini che ci linkano in formato CSV (ad una colonna) da backlink della Search Console o da quelli generati dai vari tool SEO come Ahrefs, SEOZoom o SEMRush, potrebbe essere una diagnosi utile per individuare eventuali duplicati di classe C, che il tool evidenzia in automatico (bisogna saperlo usare, questo tool: i duplicati sono caratterizzati da una N in rosso, come vediamo in basso, ma la lista ha senso soltanto se la ordiniamo per indirizzo IP, logicamente).

Molti sono i casi possibili: più domini con stesso IP (il che è un sotto-caso particolare degli IP di classe C)

IP identici anche se il dominio è uguale (falso positivo, in questo caso):

IP non disponibile per problemi tecnici (potrebbe essere un “falso positivo” anche qui).

Hosting condivisi vs hosting con IP dedicato

Per moltissimi servizi di hosting condiviso l’IP viene “riciclato” più volte: del resto è anche comprensibile, essendo servizi economici, assocciare allo stesso IP (mediante un meccanismo noto come virtual hosting) più domini, quindi ad esempio potremmo avere sullo stesso IP anche domini di nostri potenziali concorrenti, o “siti amici”:

pippo.it -> 123.456.789.123

coseinutili.com -> 123.456.789.123

thesecats.org -> 123.456.789.123

Questo è potenzialmente un problema da vari punti di vista, come abbiamo visto: ad esempio se coseinutili.com fa qualche azione SEO sconsiderata, oppure più semplicemente viene spammato, potrebbe emergere un problema noto come “cattivo vicinato”: in pratica se quel sito sullo stesso IP viene penalizzato, potreste subire una penalizzazione anche voi. Se quell’IP viene usato per inviare mail di spam, ad esempio, potreste finire in blacklist senza saperne nulla – e in certi casi, senza generalizzare troppo, a Google o alle liste antispam per i servizi di posta questa cosa potrebbe non piacere. Ogni sito è idealmente identificato da un IP distinto, detto anche IP dedicato, che serve a mettere le “cose in chiaro” e a prevenire un potenziale problema o equivoco, costa quasi sempre di più e permette di gestire in autonomia il proprio IP.

In definitiva, un sito di qualità e pronto a ricevere molte visite e traffico da Google dovrebbe, almeno in teoria, avere IP univoco ed assegnato solo a lui: questo effetto si può ottenere con servizi come Google Cloud, VPS come DigitalOcean e servizi di hosting dedicato in genere. Questo non è un fattore SEO vero e proprio, in effetti, ma certo potrebbe distinguervi dalla concorrenza cheap che hosta tutto su hosting condivisi a bassissimo costo.

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