Che cos’è un servizio di hosting? Lo strumento più importante a supporto dei webmaster, spiegato in parole semplici

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Ad oggi domini e hosting fanno parte di una gamma di servizi utilizzati per il web così come lo conosciamo: portali, siti di news, servizi online di ogni genere, home banking, social network fanno tutti uso di servizi di hosting. Questo mondo è ancora oggi riservato per la maggiorparte dei casi ad una “nicchia” di specialisti: non è un mondo alla portata di chiunque, certo, ma c’è da dire che molte cose sono state molto semplificate, le interfacce sono sempre più user-friendly per cui anche un non tecnico può avere un sito, gestire un hosting e così via. Cerchiamo di capire un po’ meglio, a questo punto, di che cosa parliamo.

Definizione hosting

Un hosting è un servizio online che permette di pubblicare, utilizzare e modificare un sito online su internet. Nello specifico, esso fornisce ai clienti il software e l’hardware necessario per il funzionamento delle pagine web, ed il suo collegamento ad un DNS di dominio. Il servizio può essere, in genere, sia gratuito che a pagamento.

Definizione hosting per il web

Un hosting per i siti web viene detto comunemente hosting web oppure web hosting.

Definizione hosting per le immagini

Gli hosting per le immagini sono CDN o server cloud che permettono di visualizzare immagini in modo rapido e veloce. Un esempio potrebbero essere gli hosting per le immagini free, che abbiamo discusso qui.

Definizione hosting per i video

Un hosting per i video può essere una CDN o un server cloud, che viene usato internamente da Youtube e Vimeo (e molti altri servizi di streaming tra cui, ad esempio, Netflix o Amazon Video) per permettere lo streaming cioè la visualizzazione da remoto di film, serie TV ed eventi sportivi. Lo streaming video, a livello di hosting, permette di mostrare sia eventi in diretta che film pre-registrati on demand, cioè su richiesta.

web hosting significato

L’hosting si può specializzare in hosting per il web, quindi per siti e servizi web, ed ha il seguente significato. Un web hosting è un servizio, sia gratuito che a pagamento, che (molto in breve) permette ai siti internet di funzionare. Grazie ad esso, infatti, è possibile avere a disposizione uno spazio apposito per i file del sito (accessibile via FTP o SSH), un database per i contenuti (MySQL o altri), un linguaggio come PHP, un server per processare le richieste client-server.

web hosting esempi

Esempi di web hosting molto diffusi commercialmente ed altrettanto di successo sono: Siteground, Aruba, Noamweb e VHosting Solution.

Hosting web: cosa significa in italiano?

Hosting è una parola inglese praticamente non traducibile in italiano, che si potrebbe rendere come “ospitalità“: to host, in inglese, infatti, significa proprio ospitare – in senso più esteso il verbo è inteso anche come ospitalità ad esempio in case famiglia, case vacanza e così via.

L’ospitalità del nostro sito web, in sostanza, corrisponde con l’hosting che andremo a scegliere, cioè con il servizio di “accoglienza” del nostro sito inclusivo di:

  • FTP;
  • spazio web per i file;
  • database per il sito;
  • servizi aggiuntivi per lo stesso (cron job ad esempio);
  • log dei file di attività e di errore;
  • supporto ai linguaggi di programmazione server side come PHP, Perl, Python, ASP .NET, ecc.

Detta in modo semplice: l’hosting web è come una “casa” per i siti

Volendo fare un paragone con il mondo reale, gli hosting forniscono un servizio simile alle agenzie immobiliari: vi metteranno a disposizione varie tipologie di case (i server), che potranno essere sfruttate da voi (per siti o servizi web) ad uso abitativo, economiche, di lusso, ad uso ufficio e così via. In base a quanto sarete disposti a spendere, pertanto, ed alle vostre specifiche necessità, otterrete un servizio di tipo corrispondente.

Un hosting è un’infrastruttura accessibile mediante internet, per la quale una volta proceduto con l’acquisto, vi verranno fornite delle credenziali di accesso riservate (le chiavi di casa), in modo che possiate gestire in piena autonomia software (accessori presenti in casa), log di sistema (sistemi di sicurezza, antifurto), configurazione del dominio, database e file del sito (quello che troverete in casa a vostra disposizione).

Quando mi serve un web hosting?

In genere, a livello pratico, se avete bisogno di creare o mettere online un vostro sito (di qualsiasi genere esso sia, come vedremo), avrete bisogno di un servizio di hosting. Ci sono diverse tecnologie sfruttabili allo scopo, che possono cambiare in termini di tecnologie usate, linguaggi messi a disposizione, opportunità di creare servizi, CMS installabili e così via.

Tecnologie di web hosting più diffuse per siti e servizi web

I servizi di web hosting possono essere di diverse “taglie” o dimensioni a seconda delle rispettive prestazioni e caratteristiche: le prestazioni a cui si bada sono tipicamente uptime, velocità, tempi di attesa, livello dell’assistenza, hardware e software disponibili.

Un hosting può, di solito, appartenere di due grandi “famiglie”:

  1. hosting condivisi (in inglese si chiamano shared hosting), il tipo più diffuso e (di solito) economicamente conveniente: mediante il meccanismo della virtualizzazione permette che ad una singola macchina con un IP di rete assegnato siano associabili più di un indirizzo internet, ognuno indipendente dall’altro a livello di gestione, mentre a livello di prestazioni vi sono i limiti fisici della macchina stessa. Architettura storicamente molto diffusa per fornire hosting gratis (a volte senza pubblicità obbligatoria), viene offerte anche sui piani a pagamento solitamente molto economici. In Italia gli hosting gratuiti più diffusi sono Netsons, Il Bello e Altervista (vedi lista completa), mentre tra i migliori a pagamento ci sono SupportHost, Tophost, Noamweb e V-Hosting.
  2. hosting dedicati, VPS e cloud, che servono invece per utilizzi più avanzati, possiedono maggiori opzioni di configurazione e normalmente costano normalmente di più. Tra le soluzioni più comuni di questo tipo, ad esempio, troviamo OVH e Keliweb.

Differenze tra tipi di web hosting

In breve le differenze tra i tre elencati sono le seguenti, a livello architetturale:

  • dedicato: una macchina fisicamente singola, non utilizzata per altri scopi, molto costosa ma altrettanto efficente (ad un IP corrisponde un singolo sito, ad esempio);
  • VPS: server nei quali la macchina è solo una, ma mediante la virtualizzazione dei sistemi operativi ogni utente dispone del proprio sistema staccato dagli altri, come se ci fossero N macchine e massimizzando l’utilizzo di risorse. Soluzione molto complessa da gestire, in certi casi, ma anche efficente e veloce quanto un dedicato
  • cloud: architettura innovativa diffusa da qualche anno, consiste in un sistema scalabile di risorse, in modo da evitare sprechi. Il vantaggio per l’utente è che si paga in base alle prestazioni effettivamente fornite, ad es. mediante tariffa “a consumo”.

Oltre a queste quattro, esistono anche soluzioni ibride, cioè vie di mezzo tra più tipi di hosting, molto diffuse nella pratica, che permettono di avere ottime prestazioni a prezzi contenuti. Alcuni esempi da me utilizzati con successo sono gli hosting semi-dedicati e gli hosting condivisi load balanced (ovvero con “bilanciamento di carico” effettuato al fine di far sfruttare al meglio le risorse disponibili ed evitare o limitare rallentamenti nel funzionamento).

WEB hosting in termini legali

In termini legali, secondo l’articolo 16 del decreto legge 70 del 2003, l’hosting possiede ufficialmente un ruolo “consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da un destinatario del servizio“, ovvero fornisce supporto hardware e software per memorizzare (ma anche per gestire) i dati del sito, del servizio web e così via. Il suo ruolo è stato negli anni sempre meglio definito da varie sentenze della Cassazione, che si è espressa quasi sempre relativamente a casi di violazione del copyright sul web.

A cosa serve l’hosting web?

L’hosting serve a rendere possibile il funzionamento dei siti e dei servizi web che troviamo in giro su internet, dai più semplici come i blog (WordPress) ai più complessi come le RESTful API. Di fatto, senza hosting nessun sito – incluso quello che avete davanti agli occhi attualmente – potrebbe mai esistere, così come non potrebbero esistere Facebook, Google, Amazon e così via.

In genere l’hosting è indispensabile per:

  1. caricare i file (HTML, CSS, JS e PHP, ma anche .ASP)
  2. caricare i dati (database MySQL ad esempio) del nostro sito, e metterli a disposizione del pubblico;
  3. disporre dei servizi hardware e software per far funzionare il tutto (server, email, database, oppure WordPress, Joomla! ecc.);

Le potenzialità dei servizi di hosting sono molto numerose, e sarebbe difficile proporre in un singolo articolo una lista esaustiva dei vari servizi disponibili. Ad una primissima analisi, a seconda delle caratteristiche del server che sta funzionando, un hosting ha la possibilità di farvi ospitare (il verbo to host, in inglese, significa appunto “ospitare”):

  • un blog (WordPress, …);
  • un servizio di ricerca (motore di ricerca “verticale” o tematico);
  • un forum;
  • un portale (CMS);
  • un sito aziendale;
  • al limite, anche una singola pagina (la landing page della nostra attività);

La lista vista qui sopra non è certamente esaustiva, e serve semplicemente a far intuire quanto possano essere flessibili, in generale, i vari servizi di hosting. A parità di servizi offerti all’utente finale (che solitamente è il webmaster o il gestore dell’attività online) possono corrispondere, in generale, vari livelli di servizi di hosting e diversi tipi di tecnologie in ballo. Tutto dipende dalle tecnologie, dalle caratteristiche sottostanti o, se preferito, dal costo del servizio di hosting.

Non tutti i web hosting sono uguali

Ci sono due appunti che è necessario fare prima di procedere oltre: il primo riguarda il fatto che un servizio di hosting web non sempre è in grado di far funzionare “qualsiasi cosa”. Facciamo un esempio facile, e poi uno un po’ più tecnico: pensiamo a Youtube. Non è pensabile far funzionare una piattaforma complicata e con tutti queli utenti su un hosting condiviso, ovviamente, perchè non reggerebbe il carico e non sarebbe all’altezza del compito da svolgere. In questi casi, infatti, Youtube usa dei servizi in cloud hosting, che possono scalare sul numero e sul tipo di effettive richieste e che richiedono competenze tecniche avanzate per il suo utilizzo.

Al contrario, per un piccolo o medio sito di e-commerce potrebbe andare bene un hosting come quello di Keliweb o SiteGround.

Un altro esempio un po’ più tecnico: la tecnologia utilizzata da Google per far funzionare il suo servizio Blogger (per citare uno dei più noti) è proprietaria, nel senso che non c’è modo, ad oggi, di potersi creare un “blogger personalizzato”, cioè di prendere Blogger e farlo girare su un hosting nostro. Non avrebbe neanche senso farlo, e infatti ci apriamo il nostro blog lì ed usiamo le loro API ed i loro theme grafiici per farlo funzionare.

Di fatto, gli hosting web solitamente lavorano con CMS, siti web e blog che siano tipicamente open source, o per i quali quantomeno sia disponibile il codice sorgente. Motivo per cui il binomio tra software open source è diventato particolarmente intrigante negli ultimi anni: da un lato, è possibile anche per noi creare una copia in WordPress del nostro sito web preferito realizzato col medesimo linguaggio. Dall’altro, l’open source e la sua filosofia estensiva permettono di realizzare eventualmente moduli, plugin, estensioni e così via per poterlo rendere più potente, efficente ed utile per gli utenti mediante personalizzazioni del software.

Hosting e CMS, l’accoppiata vincente

Il secondo appunto che bisogna fare è legato alla diffusione dei classici CMS per la gestione dei siti web, che ha di fatto eliminato (da quasi vent’anni, di fatto) la necessità di dover editare manualmente pagine statiche in HTML: il CMS (acronimo di Content Management System) genera tutto quello che serve in automatico, permette di pubblicare pagine ed articoli in men che non si dica, consente pure di cambiare la grafica del sito a piacere: l’hosting, in tutto questo, offre concretamente il supporto tecnologico, sia hardware che software come detto, per farlo funzionare. Come hardware offre specificatamente la macchina su cui dovrà funzionare il CMS (RAM, CPU, hard disk che rappresenterà lo spazio web e così via): come software da’ numerose opportunità pre-configurate, e ad alto livello, su cui anche l’utente meno esperto di informatica potrà agevolmente mettere mano: servizi come cPanel, Plesk, FTP e così via.

Hosting web: “ospitare” non solo siti, ma anche servizi web

Il significato del termine hosting è, in generale, non necessariamente legato all’accezione legata ai siti web: quando ci si riferisce ad esso, in generale, si fa riferimento ad un dispositivo in rete che offre genericamente dei servizi agli utenti. Si noti come un hosting non metta a disposizione semplicemente le pagine web dei siti, ma anche:

  • elementi multimediali audio / video (podcast, Youtube);
  • applicazioni di vario tipo, editor di contenuti, mashup;
  • servizi web (i feed RSS sono il caso più semplice).

In questa piccola guida faremo riferimento, nello specifico, ad un hosting che può essere un singolo web server, un gruppo di essi oppure – nel caso più moderno ed attuale – un cloud hosting; quando si cerca un hosting, normalmente, lo si fa per disporre delle risorse necessarie, all’interno di una macchina remota, alla manutenzione e gestione di un servizio web come un sito, un portale, un blog o un servizio a carattere generale. In particolare esso gioca un ruolo determinante nell’ambito della creazione di un sito web e della determinazione delle sue prestazioni, come uptime, velocità di caricamento delle pagine, servizi software disponibili e così via.

Come funziona un web hosting

Il web hosting si basa sul modello client server, che consiste in un server (l’hosting principale) che offre un servizio di “ospitalità” per le pagine web del sito ai vari server: in particolare riesce a farlo mediante una macchina server, solitamente con sistema operativo Linux, che sarà in grado di ospitare le pagine web e farle funzionare. I client, cioè nel disegno sopra i vari computer che si connettono (che ad oggi potrebbero essere anche tablet, iPad, cellulari e via dicendo), fanno delle richieste, richiedendo le varie pagine che poi verranno mostrare nel browser.

Per approfondire il modello client-server clicca qui.

Il web hosting, ovvero hosting annesso al web – la “Grande Rete Mondiale” di connessione – è tipicamente un servizio misurabile solo in parte e per approssimazioni, ad esempio mediante i tempi di uptime medi: più sono alti, maggiore sarà la reperibilità media del server sul web, ma questo senza alcuna reale garanzia per il futuro (che non possiamo prevedere, ovviamente). In genere se decidiamo di affidarci ad un servizio di hosting X dobbiamo sperare che funzioni al meglio e fornisca tutte le garanzie necessarie.

Virtualizzazione” delle risorse dell’hosting

In molti casi la necessità di acquistare un hosting deriva da quella di disporre di risorse virtuali, cioè RAM, spazio su disco, processore che vengono quindi “virtualizzati” e resi disponibili in rete a diversi livelli, e mediante meccanismi di vario ordine e grado di affidabilità. L’utente non le “vede” materialmente (come avverrebbe con il computer che possiede in casa o in ufficio), ma può farne uso nello spazio messogli a disposizione dall’hosting stesso: soprattutto, ha la possibilità di accedervi mediante interne sfruttando dei canali riservati (tipicamente Plesk, cPanel e al limite un terminale remoto a cui inviare i comandi, detto SSH).

Un server – detto a volte “host”, in questo contesto –  altro non è se non un computer dedicato, connesso ad internet in banda larga, che permette con opportune politiche (anche di sicurezza) l’accesso alle pagine del sito.

Quali hosting scegliere?

Dovrebbe essere chiaro, a questo punto, a cosa serve un hosting web e perchè è così importante per far funzionare il web stesso: lo scopo di un servizio di hosting è quello di mettere a disposizione una macchina server, a determinate condizioni (specificate dal suo “tipo”: condiviso, dedicato, ecc.), in modo tale che un webmaster o il gestore del sito possa usufruire di questa risorsa per il proprio blog, sito web, portale di ecommerce e così via.

Housing vs. hosting: cosa cambia?

Bisogna distinguere l’housing (situazione in cui il server è allocato ed accessibile fisicamente dove ci troviamo noi: ad esempio se abbiamo una server farm, o installiamo un server a casa nostra dopo averlo acquistato) dalla più comune modalità di hosting virtuale o virtual server (o, ancora, virtual host), che significa che la macchina è “da qualche parte” nella rete.

L’hosting è quindi paragonabile ad un servizio di noleggio o affitto di una casa (sito), mentre l’housing equivale alla scelta di provvedere in autonomia alla propria abitazione (ad esempio costruendovela da soli, oppure comprandola).

Come accedere ai dati del proprio hosting?

I dati di accesso al nostro hosting sono distinti da quelli del CMS, nel senso che non corrispondono con la username e la password che useremo per modificare il sito (che faremo ad esempio in WordPress oppure in Joomla!). Si tratta di dati di accesso che ci vengono forniti via email all’attivazione del servizio, e mediante gli stessi potremo avere accesso alla macchina mediante quattro principali protocolli :

  1. FTP per accedere ai file, caricarne di noi, aggiornare gli esistenti, modificare directory e file (e relativi permessi di esecuzione/lettura/scrittura); disponibile su tutti gli hosting condivisi, dedicati, VPS, cloud, ibridi o semidedicati e così via.
  2. SSH per disporre di una console remota da cui sarà possibile installare da linea di comando servizi di vario tipo, ad esempio WordPress; disponibile SOLO su VPS e dedicati, di solito; assieme a FTP viene concesso in esclusiva solo ai gestori del sito, ovviamente.
  3. HTTP che consiste, solo in alcuni casi, in interfacce web per i nostri siti da cui poter accedere per modificare i contenuti, e che caratterizzano il cosiddetto “back-end”, disponibile in dipendenza della tipologia di sito e a prescindere dall’hosting usato. Questo protocollo è solitamente pubblico.
  4. HTTPS è l’analogo di HTTP con l’aggiunta di un certificato di autenticità (vedi qui) e di un meccanismo di crittografia dei dati, che cerca di renderlo più sicuro da attacchi informatici. Tale protocollo è riservato agli utenti che possiedano opportune credenziali, ad esempio dati sensibili, password e così via.

Web hosting: guida dalla A alla Z

Un web hosting è un servizio online, a disposizione degli utenti (sia in forma gratuita che a pagamento), che rende possibile che i siti possano stare online, funzionare ed essere aggiornati. La parola hosting, infatti, dall’inglese “to host” (cioè ospitare) serve a fornire una residenza fisica ai dati che saranno utilizzati dal sito, o più generalmente dal servizio web, app o cloud che sia. Cosa forse importante da sottolineare, un hosting rende la maggioranza dei propri servizi in maniera trasparente per l’utente, quindi il cliente di un hosting avrà un servizio pronto all’uso (esempio: FTP o SSH per caricare i file del sito, PHPMyAdmin o analoghi per amministrare il database ecc.) fornendogli servizi di alto livello con cui poter interagire coi file e coi contenuti del proprio sito, tipicamente mediante interfacce web e strumenti come FTP, SSH, cPanel, PHPMyAdmin e molti altri ancora.

Diciamo che, al giorno d’oggi, l’hosting fa riferimento ad un servizio online di natura diversa, fruibile mediante connessione ad internet, attraverso il quale gli sviluppatori e i webmaster possono mettere online sia servizi personalizzati che semplici pagine web di consultazione, di ricerca e molto altro.

Dal punto di vista pratico, un hosting corrisponde anche con un vero e proprio “affitto” di una macchina dedicata o di parte di essa (mediante virtualizzazione, in questo caso) che sia configurata per funzionare come server di contenuti web (ad es. mediante MySQL, Apache e PHP) oppure come macchina di uso più generico, da configurare caso per caso (servizi di VPS).

Eccovi, a questo punto 26 cose da conoscere sui servizi di hosting, da salvare nei vostri bookmark come futuro riferimento per i vostri acquisti.

A come a basso costo Inutile nascondersi sul fatto che prendere un servizio di hosting possa essere un investimento: non mancano, per fortuna, sul mercato le offerte decisamente economiche di web hosting, ma bisognerebbe sempre valutare caso per caso. Ad esempio, se si tratta di un sito semplice come un blog, si trovano hosting a meno di 50 euro all’anno; se invece si tratta di soluzioni progressivamente più complicate, potrebbe essere necessario comprare qualcosa di più dispendioso.

B come blog: inutile girarci attorno, la maggioranza dei piani di hosting serve dei semplici blog, sia come domini  principali (comunissimo per i privati: mioblog.it) che come sottodomini (caso tipico aziendale: blog.sitoufficiale.it). Per questo motivo moltissimi provider di hosting usano offrire pieno supporto a WordPress, sia mediante procedure automatiche che mediante l’installazione tradizionale.

C come cPanel: gli hosting con cPanel sono probabilmente i più diffusi e noti nell’ambiente, e vengono utilizzati per gestire gli aspetti di amministrazione del nostro sito, ad esempio database, dominio, sottodomini, file manager e via dicendo. Si tratta di uno strumento irrinunciabile per ogni webmaster, e che può essere sostituito con tranquillità anche da Plesk.

D come dove trovare le offerte? Le principali offerte di hosting proposte da trovalost.it sono presenti in homepage, oppure nelle pagine tematiche: Domini, Hosting condivisi, Hosting cloud, Hosting dedicati, Hosting Cloud, VPS (anche solo VPS italiani, se preferite, oppure hosting nostrani in genere), Servizi web.

E come estensioni: le estensioni sugli hosting non vanno confuse con quelle che servono direttamente i siti web, dato che sono utilizzate al fine di usufruire di servizi aggiuntivi per il nostro sito. Ad esempio, servizi aggiuntivi possono riguardare tipicamente il pannello di gestione dei domini / DNS / Name Server (a meno che non siano integrati con cPanel o Plesk).

F come file hosting: i servizi di file hosting sono leggermente diversi da quelli utilizzati per siti, dato che servono ad ospitare e mettere a disposizione file di grosse dimensioni e non siti web. Si basano su servizi di tipo cloud, ed uno dei più famosi è certamente Google Drive (che permette, eccezione quasi unica nel genere, sia di memorizzare documenti che immagini e siti statici).

G come gratuito: gli hosting gratuiti sono stati catalogati nel nostro sito nell’apposita sezione Hosting gratuiti, e conviene fare riferimento a quella.

H come https: di fatto, anche grazie alla famosa incursione di Google sull’argomento, sta diventando senza dubbio uno standard del settore, anche laddove non sarebbe esattamente necessario. Di fatto, è un bene che SSL sia diffusa sul massimo numero di siti, ma bisognerebbe sapere esattamente cosa comporta un certificato e come funzioni per evitare di avere problemi imprevedibili nel seguito.

I come italiani: contrariamente a quello che potreste temere, sono tantissimi gli hosting italiani e su questo sito ne troverete quanti ne volete. In molti casi hanno pure i server in Italia, cosa che molti webmaster sembrano preferire, e in altri casi tendono a localizzare all’estero i server per una questione di migliore connettività (ad esempio in Francia o Germania).

L come Linux: con buona pace dei fanatici di Microsoft ed Apple, è Linux il sistema operativo più diffuso in ambito web server, ed è soltanto un bene che sia così. Il suo software open source permette di mettere in piedi sempre più facilmente servizi web sicuri, stabili e con opzioni crescenti: bene farsene una ragione una volta per tutte, e magari imparare qualcosa su ambienti di lavoro nativi come SSH.

M come multidominio: una volta era la regola, ogni hosting condiviso – o quasi – permetteva di ospitare quanti domini si volesse, con ovvi limiti di spazio e banda (cioè senza esagerare). Oggi gli hosting che permettono di ospitare più di un dominio si presentano come tali, e devono permettere esplicitamente questa cosa: per cui, fate sempre attenzione quando scegliete.

N come Node.js / NGINX: due nuove tecnologie che gli hosting farebbero bene a tenere in grandissima considerazione, dato che emergeranno con una certa prepotenza nei prossimi anni. Il primo permette di implementare soluzioni complesse in semplice Javascript, il secondo si candida come robusta e più veloce alternativa ad Apache.

O come ottimizzato: l’hosting ottimizzato per [nome di CMS a caso] è stato un trend su Google per un certo periodo, qualche anno fa. Adesso sarebbe ora di dire che si tratta solo di una manovra commerciale per rendersi comprensibili con gli utenti meno esperti, un po’ come il mito dell’hosting illimitato, e che a fare la differenza era l’infrastruttura ASP / PHP / MS SQL / MySQL ed il sistema operativo. Nulla di male nel farlo, almeno diciamolo a chiare lettere.

P come più sicuro: la sicurezza è diventata una priorità per il settore del web hosting, ma non tutti i provider gli danno, ancora adesso, la giusta importanza. Se poi il webmaster affida ad una soluzione low-cost i propri dati e gli bucano il sito in seguito ad un componente fallato, i dati del sito stesso saranno persi per sempre. Se non riuscite a trovare un hosting davvero sicuro, quindi, almeno tenete sempre un backup aggiornato a portata di mano (e limitate al massimo il numero di script e plugin installati).

Q come quale scegliere: la scelta di un hosting è determinata da tantissimi fattori, spesso in conflitto tra di loro. In linea di massima, salvo situazioni particolari ed una buona preparazione in ambito tecnico, non potrai mai avere un hosting “buono” a prezzo degli hosting “stracciato”. Vedi anche: come scegliere il tuo hosting

R come reseller: le soluzioni reseller non sono buone solo per “rivendere” i servizi altrui: possono servire anche come hosting multidominio per ospitare tutti i vostri siti sotto lo stesso tetto. Lasciate perdere qualsiasi pippa mentale SEO sull’avere lo stesso IP o meno, perchè la comodità di poter gestire tutto con un reseller service è davvero enorme.

S come si salvi chi può: presto il mondo dell’hosting dovrà adattarsi ad esigenze rinnovate, come il cloud sulla bocca di tutti e la scalabilità dei servizi SaaS / PaaS. In questo caso, se gli hosting non sapranno fornire risposte adeguate sul mercato il rischio di restare tagliati fuori è altissimo. Per cui sarebbe bene essere pronti fin da subito a questo genere di soluzioni avanzate.

T come temere il peggio: gli attacchi informatici sono dietro l’angolo anche per i siti, e anche i nostri amatissimi Joomla! e WordPress non saranno esenti da attacchi. Meglio, quindi, ancora una volta, rinforzare la sicurezza del nostro sito, e tenere sempre backup di database e file sempre a portata di mano in versione recente.

U come uptime: l’importanza dell’uptime non si è mai smarrita in questi anni, e questo indice è molto interessante per valutare, quantomeno in modo veloce, che tipo di risposte fornisca mediamente il server. Non tutte le misure sono affidabili (io ho provato a calcolarle a mano, con un’app fatta nel lontano 2011, qui), e quasi tutti gli hosting tendono a dichiarare il 99.99% di uptime: sarà anche vero, per carità, ma non sempre si tratta di una misura indicativa (come tutto quello che riguarda la statistica in generale). I clienti è giusto che lo sappiano valutare nel modo più equilibrato possibile.

V come virtualizzazione: anche qui ci sarebbe moltissimo da dire, i vari virtual server sono arrivati a livelli di tecnologia inimmaginabili anche solo un paio di anni fa, e questo facilita notevolmente la vita a tutti. Resta da vedere, a questo punto, cosa succederà nei prossimi anni.

Z come Zend: anche qui vale il discorso accennato alla lettera S: Zend Framework potrà diventare facilmente uno standard per fare siti avanzati in modo modulare, scalabile e con sicurezza HTTPS già integrata. Da tenere d’occhio, senza dubbio: uno dei principali attori sul mercato Zend è al momento A2Hosting.

Guarda anche: trova il miglior hosting per il tuo sito!

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Informazioni sull'autore

Salvatore Capolupo

Consulente SEO, ingegnere informatico e fondatore di Trovalost.it, Pagare.online, Lipercubo.it e tanti altri. Di solito passo inosservato e non ne approfitto.