Migliori VPS, dove trovarli

Migliori VPS, dove trovarli

Finalmente ci sei arrivato: il tuo sito è online da un po’, le visite iniziano a diventare tante e ti sei reso conto che a volte il sito non funziona come dovrebbe. Fermo restando che non è detto che cambiando hosting tu possa risolvere in automatico tutti i tuoi problemi, sicuramente la scelta di un buon servizio ha il proprio peso: e bisogna valutare non solo il nome del servizio a cui affidarsi, ma pure le caratteristiche dello stesso. Il VPS (Virtual Private Server, o server privato virtualizzato) non è altro che un servizio di hosting che è controllabile da remoto, in tutte le componenti del sistema operativo, che serve ad una cosa importante: permettere all’utente finale l’installazione di moduli aggiuntivi (ad esempio Linux, per la crittografia, per supportare SSL e così via) senza che debba essere il servizio di hosting a metterli a disposizione.

L’idea di fondo del VPS hosting (chiamato a volte server privato virtuale) si traduce, in termini tecnici, in una singola istanza di sistema operativo (Linux o Windows, di solito) che viene eseguita in ambiente virtualizzato. Questo significa che potremo disporre della potenza di un server dedicato all’interno di un vero e proprio sistema operativo in remoto, che potremo – con le opportune credenziali di accesso – configurare a nostro piacimento.

Molti dei piani di hosting condivisi, in vendita solitamente a 50-60 euro all’anno, possiedono evidentemente numerosi vantaggi, come abbiamo avuto modo di descrivere all’interno di svariati articoli del nostro blog: disponibilità di risorse “virtualmente” illimitate, la potenza di calcolo di Linux e dei suoi software (PHPMyAdmin, PHP, MySql, Perl, Python, cron-job…) e – per definizione – ambiente condiviso. Ma questa potenza è limitata ed i VPS riescono a sopperire a questa mancanza senza costringere il webmaster a comprare un servizio di hosting molto costoso, oppure un server interamente dedicato a lui.

Perchè scegliere un VPS?

Hosting condivisi, dicevamo: tale caratteristica finisce per essere, alla fine dei conti (e nei casi in cui il sito tenda a “succhiare” parecchie risorse, dalla CPU alla RAM), l’autentico “collo di bottiglia“, un limite sostanziale per l’operatività e lo sviluppo delle potenzialità del sito stesso. Esse, quindi, che vengono sopperite spesso da svariate soluzioni alternative di maggior livello tra cui i VPS: si tratta di istanze di sistema che vengono fornite così come sono (da configurare, o unmanaged) oppure pronte all’uso (managed, a costo maggiore), e che dispongono di una shell remota, basata su SSH, che offre tutto quello di cui un sistemista può avere bisogno. Il loro costo mensile è tipicamente dell’ordine di un buon servizio di hosting condiviso, solo che sarà interamente configurabile sia mediante desktop remoto che mediante terminale remoto sicuro o SSH.

Quando passare ad un VPS?

I casi in cui diventa necessario migrare ad es. il nostro WordPress da hosting condiviso a VPS (come abbiamo descritto in un tutorial del nostro blog) sono tipicamente quelli in cui il vostro numero di visitatori aumenta di parecchio.

Ciò accade tipicamente qualora:

  1. il server non regga il “carico” aumentato, e tenda a provocare frequenti downtime (sito inaccessibile);
  2. il log del server evidenzi errori legati alla RAM oppure allo spazio su disco non più sufficente;
  3. la navigazione del sito, nella media, sia piuttosto rallentata;
  4. abbiate bisogno di utilizzare moduli per ottimizzare le prestazioni (tipo mod_pagespeed);
  5. il flusso di visite sia talmente elevato che è necessario ricorrere ad una soluzione più potente (ed in questi casi è il provider a farvelo presente, di norma).

Cosa significa nel concreto “hosting in VPS”?

VPS è un acronimo per Virtual Private Server (server virtuale privato) e, salvo casi particolari, fa riferimento ad un tipo di tecnologia di cui non è effettivamente troppo agevole comprendere significato, motivazioni e vantaggi. Detta in termini spiccioli si tratta di una sorta di hosting dedicato più economico, che sfrutta il meccanismo della virtualizzazione per offrire prestazioni di livello molto più alto. Solitamente infatti, esso si implementa mediante software su un unico hardware, prevedendo un apposito hypervisor il quale possiede l’incarico di far girare tutto quello che serve su una singola macchina, consentendo così all’infrastruttura di poter concretizzare multi-istanze di VPS per altrettanti clienti.

Leggi anche: VPS italiani

In ambito hosting, questo tipo di soluzione – fino a qualche anno fa poco diffusa, se non a prezzi stratosferici – si sta diffondendo progressivamente tra i vari hosting provider (anche italiani, vedi ad esempio la VPS di Keliweb , di Netsons, di VPS-cloud o di Ovh), spesso a prezzi concorrenziali e dell’ordine di grandezza di quelli di un cloud o un semi-dedicato / dedicato.

Quanto costa?

I prezzi, per la cronaca, a differenza dei “cugini” hosting dedicati (30-40 euro all’anno nella media) si aggirano sulla 10 euro al mese, come accade nel caso dell’interessante proposta di Hosting virtuale (che peraltro sto sperimentando con soddisfazione da qualche tempo).

Come funziona?

Di solito ogni VPS alloca una quantità predefinita di risorse (CPU, RAM, hard-disk, solitamente sfruttando tecnologie di ultima generazione come i dischi SSD, ad esempio), grazie al funzionamento dell’architettura, sono “sempre disponibili” (quantomeno l’utente finale ha la piena illusione che sia così, durante il suo utilizzo). Ad esempio un host potrebbe disporre di 16GB di RAM, e 512MB potrebbero essere allocabili come memoria per ogni singola istanza. Questo, tradotto in altri termini, significa che tutte le macchine virtuali montate su quell’hardware disporranno di 16GB “dichiarati”, e questo sfruttando giusto il meccanismo della virtualizzazione (“possibilità di astrarre le componenti hardware, cioè fisiche, degli elaboratori al fine di renderle disponibili al software in forma di risorsa virtuale”).

Autonomia dei VPS

Bisogna tenere presente che ogni singola architettura virtuale funziona in modo del tutto indipendente dalle altre: ognuna, quindi, possiede il proprio filesystem separato, così come memoria disponibile e naturalmente le consuete applicazioni (Apache 2, MySql, PHPMyAdmin, PHP). Inoltre il cliente di un VPS può, a differenza dei comuni hosting condivisi, disporre del pieno controllo della macchina e riavviarla, stopparla o configurarla a piacere (solitamente mediante shell Linux).

Come funziona?

Bisogna poi specificare una cosa molto importante: al contrario delle soluzioni puramente cloud – che stanno prendendo una piega sempre più user-friendly non solo per i siti web, per la verità- non necessariamente un hosting in VPS è adatto a tutti i webmaster: teoricamente la loro configurazione va effettuata da un sistemista, a meno che non usiate pacchetti pre-fabbricati in condizioni particolari, oppure usufruiate di un servizio managed (che costa ovviamente un po’ di più, come suggerivo all’inizio). È bene quindi che abbiate una certa familiarità con i comandi Linux, con le procedure di installazione del pacchetto LAMP (un bundle per indicare Linux Apache MySql PHP) da linea di comando, così come con le procedure per la messa in sicurezza del sistema (protezione da attacchi DoS, DDoS, brute-force, SQL / code injection e così via). Non sottovalutate per nessun motivo questo aspetto, e tenete conto che dovrete fare un minimo di pratica per riuscire a configurare correttamente un VPS ed usarla con tranquillità.

Esempi reali d’uso. Svariati sono gli esempi di uso di una VPS in ambito internet, tra i quali dobbiamo annoverare usi che solitamente non sono consentiti o convenienti su altre architetture:

  • web hosting avanzato (gestione di flussi di traffico piuttosto corposi), che solitamente “fanno le veci” dei dedicati;
  • configurazione di data storage (file e/o grossi quantitativi di dati, tipo RapidShare), per quanto tali soluzioni tendano a basarsi anche su architettura cloud;
  • siti adult;
  • generici application hosting di vario tipo.
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